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25 Jul

Il Made in Italy aiuta i giovani... Ma la crisi?

Pubblicato da Mimma Cavaccini  - Tags:  #ATTUALITA'

E’ una firma, un simbolo, l’omonimo di qualità, di creatività, di bellezza. E’ la nostra storia, la nostra cultura, la nostra arte, la nostra tradizione. E’ la grandezza del nostro passato, l’immagine del nostro presente e la salvezza per il nostro futuro. E’ il Made in Italy.

I giovani, non solamente stanno dimostrando capacità di sostenere il Made in italy, ma mostrano anche creatività e voglia di innovazione. Tra le aziende guidate da giovani che hanno ricevuto più riconoscimenti dalla Coldiretti vi è un’impresa siciliana che si occupa di allevamento di lumache, utilizzate per produrre un pregiatissimo caviale.

 

 

Un’altra azienda guidata da un giovane pugliese produce mobili ecologici ricavati dalla fibra di fico d’India che altrimenti sarebbe destinata alla discarica.

Il mercato del Made in Italy è fatto anche di grandi marchi conosciuti nel mondo che necessitano di figure manageriali che siano in grado di promuovere e migliorare i settori che più rappresentano la produzione italiana e cioè la moda, il lusso, ma anche il settore enogastronomico e turistico.

Le figure di P.R., addetto stampa, retail e brand manager sono molto richieste e necessitano di una formazione appropriata che fornisca le basi necessarie per aumentale la consapevolezza delle potenzialità dei Brand italiani.

Come prepararsi a questi mestieri? In Italia ci sono diverse università che offrono master orientati al marketing della moda e dei beni di lusso; lo IULM, ad esempio, propone un master specifico dedicato al settore Made in Italy volto a formare figure che possano non solo essere preparate nel campo del marketing e della comunicazione, ma che siano in grado di applicare queste competenze alla realtà italiana.

 

L’industria creativa sfida la crisi. Le figure più richieste nel mondo del lavoro e quelle del futuro

 

L’istituto europeo di design (IED) ha condotto un’indagine sul settore dell’industria creativa che ha dato risultati positivi, dimostrando di resistere alla crisi molto meglio di altri settori: nel 2012, infatti, l’industria creativa e culturale ha prodotto in Italia il 5,4% del Pil e ha impiegato circa 1,4 milioni di persone.

Dunque i lavori creativi rappresentano oggi una nicchia in controtendenza rispetto al resto del mercato lavorativo che oggi si mostra afflitto dall’incubo della disoccupazione. L’Italia è la seconda industria creativa a livello europeo, preceduta solo dalla Germania, per il numero di imprese attive nel settore: circa 178 mila. Tra le figure creative più richieste nel settore emerge quella di Interior Designer ossia colui che si occupa della progettazione degli spazi in diversi ambiti: pubblici, privati, luoghi pubblici di servizi o anche luoghi pubblici di consumo. Altri profili molto richiesti sono quelli che sono attivi nel settore della moda, come il Fashion Designer, specializzato nella progettazione e realizzazione di collezioni di abbigliamento, il Textile Designer che si occupa della ricerca legata ai nuovi materiali e alle tecnologie produttive, il Product Manager, specializzato nella gestione dei processi di creazione e produzione del prodotto moda, e l’Accessorizer Designer, il cui ruolo è incentrato sulla progettazione di borse, scarpe, piccola pelletteria e così via.

Tra i creativi non poteva essere escluso il Graphic Designer, ossia il professionista in grado di spaziare dalla grafica editoriale all’identità visuale di aziende ed enti, dal packaging all’annuncio pubblicitario, fino alla progettazione di un allestimento della mostra.
Secondo lo IED anche le figure di Art director e Coprywiter, rispettivamente responsabile della strategia creativa e responsabile della parte scritta della campagna creativa, hanno reagito bene alla crisi. Dalla ricerca effettuata dallo IED emergono interessanti elementi che andrebbero a identificare le figure professionali che saranno più richiesta in futuro: il primo posto spetta al Digital Media manager data la crescente diffusione dei social network e di concetti come viral marketing, brand reputation, gamification e realtà aumentata; ampio spazio nel mondo del lavoro sarà riservato a figure come Interaction designer, professionista in grado di utilizzare tutte le nuove tecnologie mutlimediali; Transmedia producer, un esperto di storytelling, attivo nell’audiovisivo e nei new media in produzioni multiplatform rivolte all’intrattenimento, alla comunicazione e all’informazione; Hospitality designer e Hospitality manager che si occupano della costruzione strategica del brand e della sua comunicazione on site e on line.

Arts manager, impegnato nella gestione di progetti artistici, nalla programmazione di eventi, nello sviluppo di attività di raccolta fondi e di gestione delle risorse. Infine anche il Manager del territorio, specializzato nel rilevare, gestire e rigenerare le qualità ambientali, culturali e imprenditoriali di un luogo, definendone le strategie di sviluppo, sarà un professionista buone possibilità occupazionali.

 

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