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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

23 Oct

Vietato scegliere.....

Pubblicato da Adele Lapertosa  - Tags:  #DANGER NEWS

Aborti, in Italia nel 2013 calati del 4%.

Ma interruzioni clandestine oltre 15mila

I risultati del rapporto del ministero della Salute inviato al Parlamento sull'applicazione della legge 194. Resta alto il numero degli obiettori di coscienza tra ginecologi, anestesisti e infermieri.

Continua a calare il numero di aborti in Italia e a rimanere alto quello degli obiettori di coscienzatra ginecologianestesisti e infermieri, anche se quei (pochi) che eseguono le interruzioni volontarie di gravidanza sono comunque sufficienti rispetto agli interventi che si fanno: queste alcune delle conclusioni che emergono dalla relazione inviata al Parlamento dal ministero della Salute sull’applicazione della legge 194. Dati che confermano quelli dell’anno precedente, ma che, secondo i ginecologi della Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194), raccontano una realtà diversa da quella che invece vivono ogni giorno medici e pazienti.

Secondo la relazione infatti, nel 2013 sono state notificate 102.644 interruzioni di gravidanza, cioè il 4,2% in meno rispetto al 2012, e il tasso di abortività è risultato pari a 7,6 aborti per 1.000, con un calo del 3,7% rispetto al 2012. Tante ancora le donne straniere che ricorrono all’interruzione di gravidanza, visto che sono circa il triplo delle italiane, anche se stanno iniziando a stabilizzarsi, mentre l’Italia in Europa è uno dei paesi con il minore ricorso all’aborto tra le minorenni, rispetto agli altri Paesi dell’Europa Occidentale. Più o meno stabile, dal 2005, il numero di aborti clandestini, che secondo i calcoli dell’Istituto superiore di sanità per il 2012 sono stimabili in 12-15mila tra le italiane e 3-5mila tra le straniere.

Il dato più interessante, e a tratti sorprendente, è quello che riguarda invece l’obiezione di coscienza, che pur avendo numeri da capogiro, non provocherebbe sostanzialmente problemi ai colleghi non obiettori che devono lavorare di più né complicazioni alle pazienti. La relazione contiene infatti i risultati del primo monitoraggio su aborti e personale obiettore, condotto dal ministero insieme alle Regioni. Da qui emerge che nel 2012 in media sono stati obiettori più di dueginecologi su tre (69,6%), la metà degli anestesisti (47,5%) e per il personale non medico c’è stato un ulteriore incremento, con valori che sono passati dal 38,6% nel 2005 al 45% nel 2012. Poi ci sono i “picchi” di alcune regioni, come Molise e Basilicata, dove i tassi di obiezione tra i ginecologi si aggirano sul 90% e quello tra gli anestesisti sull’80%. Ma, secondo i dati, le “ivg” vengono effettuate nel 64% delle strutture disponibili, dunque con una copertura “soddisfacente”, tranne che in Molise e nella provincia autonoma di Bolzano. E, considerando il numero di aborti che ogni settimana deve fare ogni ginecologo non obiettore, ipotizzando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1,4 a settimana, un valore medio fra il minimo di 0,4 della Valle d’Aosta e quello massimo del Lazio, con 4,2.

Il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere è dunque “congruo” rispetto alle ivg effettuate, “quindi gli eventuali problemi nell’accesso al percorso – conclude la relazione – sono dovuti eventualmente ad una inadeguata organizzazione territoriale”. Soddisfatta Eugenia Roccella, parlamentare Ncd. “L’obiezione di coscienza – rileva – non rappresenta un ostacolo al ricorso alle interruzioni volontarie di gravidanza. Le criticità segnalate sono dovute alle eventuali inadeguatezze sanitarie delle diverse regioni, ma non si possono usare gli obiettori per mascherare i problemi dell’organizzazione sanitaria locale”. “Favole” secondo Giovanna Scassellati, ginecologa non obiettrice dell’ospedale San Camillo di Roma. “Noi così crediamo alle favole – commenta amara – Il San Camillo fa un terzo di tutte gli aborti della regione Lazio. Nel mio reparto di ginecologia, siamo senza primario, lavoriamo sotto organico e su un sacco di turni. Il problema è che non ci si ribella mai, e quando lo si fa, si viene penalizzati”. Anche i numeri sul carico di lavoro settimanale non collimano con quelli della realtà lavorativa quotidiana, come conferma Silvana Agatone, presidente della Laiga. “All’ospedale Pertini di Roma siamo in tre a fare 80 interruzioni di gravidanza al mese, cui ci sono ad aggiungere gli aborti terapeutici – evidenzia – I dati della relazione sono viziati da una distorsione di fondo, perché monitorano l’offerta e non la domanda. Sappiamo che ad esempio nel Lazio e nelle Marche ci sono ospedali che fanno 2-3 interventi a settimana, costringendo così le donne a ‘emigrare’ in altre strutture e regioni”.

Aborto, il Consiglio d’Europa boccia l’Italia: “Viola i diritti delle donne”

Il Comitato europeo dei diritti sociali ha accolto il ricorso dell'Ippf mettendo nero su bianco come l'obiezione di coscienza renda praticamente impossibile il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza. 

“A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza“. Dopo quasi un anno e mezzo di attesa, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa si esprime in merito al ricorso, presentato nel novembre 2012 dall’International planned parenthood federation european network‘ (Ippf).

Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso che ha presentato un altro ricorso su cui L’Europa deve ancora esprimersi “è un atto forte che sancisce un diritto fondamentale e incontrovertibile per le donne: quello della libertà di scegliere della propria vita e del proprio corpo, con un’assistenza sanitaria adeguata, come prevede la legge”. 

Il ministero della Salute risponde con una nota: “In Italia il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori negli ultimi trent’anni si è dimezzato, passando da 3.3 aborti a settimana nel 1983 agli attuali 1.7 “, si legge nel documento che ripropone un dato già contestato dalla Laiga – Appare difficile, a fronte di tali dati, sostenere che il numero elevato degli obiettori di coscienza sia un ostacolo per l’accesso all’Ivg. Il ministero comunque ha già avviato, insieme alle regioni, un monitoraggio che coinvolge ogni struttura sanitaria in cui potenzialmente potrebbe essere presente un accesso Ivg, e anche ogni singolo consultorio: le schede di raccolta dati, concordate nell’ambito di un tavolo tecnico ministero-regioni, sono già state inviate alle singole regioni, che le stanno elaborando. Il ministero valuterà se sia il caso di fornire questi dati, peraltro pubblici, al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, per effettuare delle controdeduzioni”.

Sull’argomento interviene anche la deputata di Ncd Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute durante il governo Berlusconi IV, nel periodo tra il 15 dicembre 2009 e 16 novembre 2011. Per l’ex radicale “il documento è un pronunciamento del tutto immotivato e pretestuoso, frutto di una non conoscenza dei dati italiani”. Il Comitato europeo dei diritti sociali è poi, secondo la deputata del nuovo Centrodestra “un oscuro organismo del Consiglio d’Europa che ha emanato un documento contro l’Italia sostenendo che il numero dei medici obiettori impedisce l’attuazione della 194 – scrive in un comunicato – Va ricordato però che proprio il Consiglio d’Europa il 7 ottobre 2010 ha approvato una risoluzione che difende con grande forza il diritto all’obiezione e lo estende non solo alle persone ma addirittura alle istituzioni“. Poi anche Eugenia Roccella utilizza il dato contestato dalla Laiga: “Va ricordato anche che secondo l’ultima relazione al parlamento sulla 194, il carico di lavoro per i ginecologi che fanno gli aborti (cioè i non obiettori) è soltanto di 1.7 interventi a settimana, considerando tra l’altro, in un anno, soltanto 44 settimane lavorative. Il pronunciamento di oggi appare dunque del tutto immotivato e pretestuoso, frutto di una non conoscenza dei dati italiani (che pure sono facilmente accessibili) e di una volontà strumentale da parte dell’Ippf di attaccare l’Italia”.

 

Ministero Salute: “Meno aborti ma più obiettori”.

“E’ merito della Chiesa”

 
 
 

Sempre meno aborti in Italia, che può vantare un tasso tra i più bassi fra i paesi industrializzati. Nel 2012 sono stati 105.968, con una riduzione del 4,9% rispetto al 2011, in un solo anno quindi, e del 54,9% rispetto al 1982. Continua invece l’aumento dei medici obiettori: del 17,3% in 30 anni. E rimane alto, anche se si sta stabilizzando, il numero delle donne straniere che interrompono le gravidanza: ormai sono una su tre.

“Per la prima volta – ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha presentato in Parlamento i dati nella relazione annuale – è stato avviato un monitoraggio articolato. I dati indicano che per l’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi la legge ha avuto complessivamente una applicazione efficace. Stiamo lavorando per verificare, insieme alle Regioni, la presenza di eventuali criticità locali per giungere al più presto al loro superamento”. 

Nella Relazione del ministero della Salute viene confermato il trend degli anni precedenti: una diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) secondo tutti gli indicatori. I dati preliminari indicano che nel 2012 sono state effettuate 105968 Ivg con un decremento del 4,9% rispetto al dato definitivo del 2011 (111.415 casi) e un decremento del 54,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’Ivg (234.801 casi). Dal 1983 il tasso di abortività è diminuito in tutti i gruppi di età. Tra le minorenni, nel 2011 è risultato pari a 4,5 per 1000 (stesso valore del 2010), con livelli più elevati nell’Italia settentrionale e centrale.

Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale, così come minore è la percentuale di aborti ripetuti e di quelli dopo 90 giorni di gravidanza. Rimane alto il ricorso da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra un terzo degli interventi totali in Italia: un contributo che è andato crescendo negli anni e che si sta stabilizzando. Anche tra queste donne, comunque, si inizia ad osservare una tendenza alla diminuzione al ricorso all’Ivg.

LAIGA: “DATI UFFICIALI NON TENGONO CONTO DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA - I numeri della Relazione vengono però messi in dubbio dalla Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194/78 (Laiga) che mettono l’accento sulle “differenze abissali esistenti tra le varie regioni” le quali rendono assolutamente non significativo il dato riportato su scala nazionale”. La Laiga apprezza la notizia dell’attivazione di un tavolo tecnico con le regioni per monitorare le singole strutture e da questo si aspetta “dati sulle reali condizioni di lavoro dei pochi ginecologi” che permettono l’applicazione della 194 e informazioni “sugli ostacoli che incontra il diritto alla salute delle donne nella stragrande maggioranza delle regioni”, poiché “costrette a migrare per interrompere una gravidanza indesiderata”. Diritto negato come quello dell’interruzione farmacologica, o Ru486, spesso inaccessibile “per difficoltà legate alla necessità di ricovero ordinario previsto in quasi tutte le regioni”, mentre se somministrata in day hospitalpermetterebbe notevole riduzione di tempi e di costi.

MOVIMENTO PER LA VITA: “BUONA NOTIZIA. MERITO NOSTRO E DELLA CHIESA - Lettura opposta per il Movimento per la vita che definisce una “buona notizia” quella sull’obiezione di coscienza dei ginecologi “in costante crescita”. “La Relazione ministeriale – spiega il presidenteCarlo Casini – fa il calcolo di quanti aborti deve praticare un medico non obiettore ogni settimana. Il calcolo dice 1,7: un dato che dimostra l’assurdità ideologica e intollerante dei ricorsi promossi davanti al Consiglio d’Europa anche dalla Cgil contro l’Italia. Il Movimento per la vita che si è costituito dinanzi al Consiglio d’Europa per difendere l’Italia e gli obiettori di coscienzautilizzerà questa parte del testo per contrastare questo attacco”. Casini, in una nota, sottolinea anche che “la relazione ministeriale sugli aborti in Italia fa sorgere due domande. La prima: i numeri sono completi? Lo sono certamente per quanto riguarda le Ivg ospedaliere, ma sono completi anche se il criterio di giudizio riguarda la distruzione di vite umane incipienti? Se seguiamo questo secondo criterio bisogna tener conto degli effetti prodotti dall’inconoscibile aborto chimico (400mila confezioni di pillola del giorno dopo vendute ogni anno) e del persistere dell’aborto clandestino classico di cui qualche episodio giudiziario fa ogni tanto emergere” l’esistenza. Seconda domanda posta dal Movimento per la vita: “Se diminuzione complessiva delsacrificio di vite umane c’è stato, quali ne sono le cause? Certamente il merito non è della legge 194, ma del crollo del numero di donne italiane in età feconda e dell’azione educativa svolta dalla Chiesa e dal Movimento per la vita, dall’azione assistenziale dei nostri Centri di aiuto alla vita che hanno aiutato a nascere ogni anno non meno di 10mila bambini”, conclude Casini.

VIALE (RADICALI): “LETTURA FUORVIANTE SU MEDICI OBIETTORI” - Sono stato il primo a fare osservare nei convegni, soprattutto in polemica con chi vuole abolire l’obiezione di coscienza, che il numero di medici non obiettori potrebbe essere sufficiente e a suddividere il numero di aborti per medico, per regione, per anno e per settimana, ma senza provvedimenti concreti la semplice lettura dei dati è fuorviante e strumentale – ha commentato Silvio Viale, il ginecologo torinese promotore dell’introduzione della Ru486 in Italia e responsabile del servizio Ivg dell’Ospedale S. Anna di Torino – Adottando gli stessi criteri per i parti, ogni ginecologo assisterebbe 2,36 neonati a settimana. Il ministro avrebbe dovuto aggiungerlo”. “Non so quanti dei 1546 medici non obiettori facciano davvero le Ivg e in che condizioni si trovino a lavorare, ma non ha senso pensare di garantire le Ivg in tutti gli oltre 500 punti nascita italiani“, ha detto ancora Viale secondo cui sono “sterili le polemiche sull’obiezione di coscienza se non sono accompagnate da provvedimenti concreti che individuino gli ospedali più grandi in cui concentrare le Ivg, garantendo maggior personale disponibile e letti dedicati. Questo significherebbe garantire maggiore privacy, migliore professionalità e, anche, finalmente dignità e aggiornamento adeguati”.

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