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25 Aug

Abusir e la tomba di una regina

Pubblicato da Cristina Biolcati  - Tags:  #Enigmi

L’antico Egitto è fonte inesauribile di storia, e continua a stupire con ritrovamenti sensazionali di cui, fino ad ora, nessuno sospettava l’esistenza. La notizia alla quale mi riferisco è stata data dai media nei primi giorni del 2015, e consiste nella scoperta della tomba di una regina egizia, risalente a ben 4500 anni fa.

Khentkaus III, questo il suo nome, fra l’altro, affatto facile da pronunciare, è una regina appartenente alla V dinastia faraonica, di cui nessuno conosceva l’esistenza. La V dinastia caratterizza la storia dell’Antico Egitto, detto Antico Regno, e copre un arco di tempo dal 2500 a.c. al 2350 a.c.

Il ministero egiziano dell’Antichità, nella persona di Mamduh al Damati, ha fatto sapere che lo spettacolare ritrovamento è avvenuto nella zona di Abusir, a sudest del Cairo, grazie alla collaborazione con una spedizione archeologica ceca. Ricordiamo che Abusir è sede di una necropoli egizia che prende il nome dal villaggio, nella valle del Nilo, presso cui si trova il sito archeologico.

Dai primi studi effettuati sui rilievi si potrebbe ipotizzare che il monumento appartenga alla moglie del faraone Neferefra, la cui collezione funebre fu scoperta negli anni Novanta nella stessa zona. Si ipotizza ella possa essere anche la madre del faraone Menkauhor. Le pareti della tomba indicano proprio che Khentkaus III fosse il nome della sovrana, definita come “moglie del re” e “madre del re”.

Neferefra è un sovrano della V dinastia quasi del tutto sconosciuto, se non fosse che tra il 1980 e il 1986, degli scavi effettuati dall’Università di Praga ad Abusir hanno riportato alla luce un magazzino contenente una ricca documentazione, nota con il nome di Papiri di Abusir.

Quanto abbia regnato, non ci è dato sapere, poiché i suoi monumenti funerari sono frammentari. C’è chi dice 20 anni, c’è chi dice molto meno. A Neferefra viene attribuita una piramide incompleta, nella necropoli di Abusir, posizionata accanto a quella del faraone Userkhau. Sul figlio, Menkauhor, le informazioni sono ancora più scarse, anche se è parere degli esperti che non si sia trattato di un sovrano di poca importanza. Di lui si dispongono solo notizie, abbastanza concordi, ad attribuirgli un regno di otto o nove anni.

Mamduh al Damati, ministro delle Antichità, fa sapere che all’interno del sito archeologico sono state ritrovate anche 24 statuette funerarie e utensili di pietra calcarea e di rame.

Il direttore della spedizione, Miroslav Barta, spiega che la scoperta ha portato alla luce una parte fino ad ora sconosciuta della storia della V dinastia, fondamentale soprattutto per comprendere l’importanza, in quel periodo, della donna a corte e nella società.

 

La zona di Abusir è ritenuta “fortunata” in fatto di ritrovamenti e non è affatto nuova al rinvenimento di monumenti risalenti alla V dinastia. Il 24 marzo 2014, proprio nei pressi della tomba della regina Khentkaus III, alcuni archeologi hanno scoperto il sarcofago contenente la mummia di un importante sacerdote dell’epoca, noto con il nome di Neferinpu. Sempre ad Abusir si trovano i resti delle piramidi dei faraoni della V dinastia, Nebkhau, Setibtawy, Userkhau e un’altra non identificata, rimasta incompiuta, ma appartenuta con ogni probabilità a Neferkhau.

Quest’ultimo, è identificabile come un faraone facente parte della XIII dinastia egizia, detta dinastia di Abydos. Inoltre, dal sito provengono anche alcuni templi solari e la maggior parte dei papiri amministrativi attribuibili al regno Antico, come i papiri di Userkhau e quelli di Neferkhau.

La conoscenza di questo sovrano, il cui nome non compare in alcuna delle liste reali, deriva dal ritrovamento di una stele, proveniente da Abydos ed ora conservata al British Museum e da un graffitto nella tomba privata del principe Amenhemat a Beni Hasan.

Il nome di questo sovrano potrebbe trovarsi nelle righe perse. a causa del frammentarietà del documento, del Canone Reale.

Bizzarra questa nostra storia, indispensabile per comprendere l’evoluzione dell’uomo, che sembra sempre volersi rivelare a morsi, quasi a piccoli bocconi. Se avremo la costanza di mettere insieme tutti i tasselli, forse un giorno ci sarà svelato il “puzzle” della vita.

 

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