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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

22 Aug

Cheope: un crittogramma segreto

Pubblicato da Ancient Mysteries  - Tags:  #Enigmi

Cheope: un crittogramma segreto:  un possibile messaggio per i posteri!!!


Nel 1989, l’anno della caduta del Muro di Berlino, un altro muro infinitamente più pesante, composto di milioni di tonnellate di pietra, cedette e lasciando intravedere i suoi millenari segreti. Infatti la Grande Piramide di Cheope, grazie ad una minuscola chiave, aprì in parte i suoi misteri.
La chiave era un antico bassorilievo egizio trovato nella "mastaba" di un funzionario del faraone. Chi scrive, visitando un pomeriggio a Roma un antiquario, si imbatté in un vecchio album di riproduzioni di antichi siti archeologici egiziani. In uno di loro mi colpì una raffigurazione sulle acque del Nilo dove - dietro la rappresentazione di una scena di caccia sul fiume - sembrava nascondersi qualcosa di interessante e misterioso. Sembravano proprio le tre piramidi di Giza rappresentate attraverso i remi dei rematori e i loro arpioni presenti sulle due imbarcazioni.

 

 

 

Emozionato della scoperta corsi a casa e quella notte, fino alla mattina dopo, scoprii quello che ritengo essere il segreto di quella misteriosa rappresentazione. In quella specie di "Mappa Segreta", infatti, erano codificati alcuni straordinari segreti della Grande Piramide.
L’autore di tale "crittogramma" era nientemeno che un ispettore delle piramidi chiamato Ti: una personalità, dunque, che fece costruire per sé una mastaba (luogo di inumazione). Sulle pareti del luogo del suo eterno riposo incise questa scena di caccia sul Nilo dove su due barche egli con i suoi cacciatori e i rematori correvano sulle acque del fiume.
La mia attenzione fu però attratta dalla straordinaria geometrizzazione dell’intera raffigurazione, dove i fusti di papiro sembravano delle vere e proprie "linee guida" sul tipo di quelle sulla carta millimetrica. Se era così, era legittimo pensare che si volesse allora trasmettere un qualche messaggio codificato.


Ad un attento studio mi accorsi che gli arpioni e i remi presentavano nella raffigurazione una distribuzione tale da riprodurre proprio le tre piramidi di Giza: Cheope, Chefren e Micerino.
Calcolando l’angolo dalla punta della piramide principale scoprii poi con stupore che aveva 76° gradi: non certo casualmente, proprio gli stessi che troviamo nella punta della piramide di Cheope.
Di più, le basi delle tre piramidi erano accomunate dalla stessa linea.


Questa linea la considerai "misteriosa" perché con i riferimenti in questione non poteva certo essere normalmente e tranquillamente tracciata a quei tempi, in quanto l’ispettore avrebbe potuto pagare con la vita la anche soltanto indiretta divulgazione di conoscenze segrete. Ma forse può anche darsi che il nostro furbo ispettore avesse appositamente sepolto nella sabbia il tutto lasciando così che la linea potesse essere intravista solo dopo la sua morte.
Presto scoprii che l’ispettore delle piramidi Ti (che era anche sovrintendente dei Profeti) aveva trasmesso il suo messaggio attraverso il sistema dei tre punti collineari. Quest’ultimo consiste nel collegare almeno tre elementi logici sulla stessa linea per condurre poi passo passo i destinatari del suo ragionamento a capire quanto si vuole esprimere.
In natura non esistono mai tre punti collineari di tre oggetti dovuti al caso (per non parlare di cinque, sette o più ancora). Solo un’intelligenza che vuole comunicare qualcosa di specifico mette i punti in tale ordine per attirare l’attenzione e condurci così lungo il proprio "filo logico".
In tal modo, proseguendo in quello che ritenevo il ragionamento dell’ispettore Ti, sono arrivato al suo apparente messaggio nascosto, consistente nel portare l’osservatore verso le stanze segrete della piramide di Cheope.


In base a varie triangolazioni geometricomatematiche condotte sulla sua "Mappa Segreta" dietro la scena di caccia ho poi scoperto possibili corrispondenze a diverse stanze nella Grande Piramide.


Questi spazi sono ancora impenetrabili per noi ma la loro collocazione precisa in conformità alla "Mappa" da me redatta dovrebbe permettere di individuarli in un prossimo futuro.
Lo spazio che mi ha incuriosito di più era quello individuato verso la fine del condotto di (presunta) aerazione che parte dalla Camera della Regina.


Perché? Semplice. Si tratta dell’unico abbordabile, per il fatto che ci si arriva attraverso il canale.
Questa scoperta io l’ho effettuata già nel 1989, cioè quattro anni prima che Gantenbrink la dichiarasse.

 

I misteri della Grande Piramide

Recenti scavi e ritrovamenti sembrano dimostrare che all'interno della Grande Piramide di Cheope si trovino delle stanze segrete, custodi dell'esistenza di un'antichissima, perduta civiltà. Ma le autorità del Cairo mettono a tacere ogni cosa.

Nel marzo del 1993 un robot meccanizzato di fabbricazione tedesca, l'Upuaut II ('colui che apre la via', in egiziano antico) scopriva, al termine di un lungo cunicolo sotterraneo all'interno della piramide di Cheope in Egitto, una piccola porta di marmo o calcare, con fissate sopra due maniglie di rame. In quel momento la spedizione archeologica tedesca guidata dall'ingegnere di robotica Rudolf Gantenbrink di Monaco esultò. Era stata scoperta una stanza segreta all'interno della Grande Piramide. Chissà quali misteri erano celati dietro quella porta. Si trattava di una scoperta eccezionale!

Ma ecco che, improvvisamente, le autorità egiziane revocavano agli occidentali il permesso di proseguire gli scavi, espellendoli dal Paese. "Le piramidi sono patrimonio dell'Egitto e non dell'Occidente", pare abbia dichiarato il Direttore Generale degli scavi archeologici di Giza, il dottor Zahi Hawass del Cairo, che da allora ha negato a tutti gli occidentali il permesso di scavare o di effettuare rilevamenti nelle piramidi.

"Non c'è nulla dietro la porta trovata dal robot di Gantenbrink", ha detto Hawass alla stampa. Pure, durante un viaggio in America alla ricerca di fondi, Zahi Hawass si lasciò scappare in via confidenziale: "Il ritrovamento di quella porta è la più importante scoperta della storia dell'Egitto. Abbiamo trovato dei manufatti che costringeranno l'Occidente a riscrivere la storia passata..."

Da allora più nulla si è saputo della misteriosa 'camera segreta' all'interno della Grande Piramide, che la tradizione vuole tomba del faraone Cheope (2625 a.C.). Ma si sa per certo che da quel momento l'Egitto ha vietato l'accesso a tutte le spedizioni occidentali, proibendo addirittura di filmare o fotografare nei pressi del sito, a Giza.

Ma quale sarebbe il grande segreto custodito all'interno della Grande Piramide? Forse il ritrovamento di manufatti anteriori all'origine ufficiale dell'uomo, risalenti all'epoca del mitico continente di Atlantide. Una scoperta del genere retrodaterebbe la storia dell'umanità così come noi la conosciamo, e ovviamente priverebbe l'orgoglioso Egitto del primato di 'culla della civiltà'.

TRE SCIENZIATI POCO ORTODOSSI

Di quest'idea è un team di archeologi dilettanti inglesi, particolarmente colpito dai divieti di Zahi Hawass, e scacciati dall'Egitto come indesiderabili. Costoro sono gli studiosi Robert Bauval, John West e Graham Hancock, moderni eredi di Indiana Jones, archeologi eretici e non ortodossi convinti che la culla dell'umanità non fosse affatto il Medioriente, ma l'Atlantide. Bauvall e soci sono sponsorizzati da un'associazione New Age americana legata al culto del celebre veggente Edgar Cayce (1877-1945), un profeta guaritore del Kentucky che si diceva in grado, in trance, di viaggiare a ritroso nel tempo, per scrutare la storia passata dell'umanità.

Cayce aveva profetizzato, per il 1998, la scoperta di una camera segreta all'interno della piramide di Cheope, contenente una stanza segreta dei costruttori di Atlantide. E chi si dice assolutamente convinto di quest'idea è proprio Bauval, autore del volume 'Il mistero di Orione' (Mondadori, 1997), in cui si afferma, in maniera molto seria e scientifica, che il sito di Giza sia stato edificato nel 10.500 a.C. dagli atlantidei, orientando astronomicamente le tre piramidi in direzione della costellazione di Orione. Sempre secondo Bauvall, al di sotto della Sfinge si troverebbe un'antichissima Sala delle Documentazioni di Atlantide, contenente tutta la saggezza perduta dell'immaginario continente; altrettanto curioso è l'archeologo Graham Hancock, che dopo aver visto il film di Indiana Jones è corso alla ricerca dell'arca dell'alleanza di Mosè, la cassa contenente le Tavole della Legge del popolo ebraico, scoprendola in un monastero ad Axum in Etiopia; Hancock è convinto che Il Santo Graal, il calice dell'Ultima Cena in cui bevve Cristo e alla cui ricerca si misero, nel Medioevo, i cavalieri di re Artù, altro non fosse che l'arca di Mosè. Non meno bizzarro è John West che, nel 1993, si è recato con una spedizione in Egitto ed ha analizzato la Sfinge. Risultato: essa presenta segni di un'erosione fluviale vecchia di almeno 10.000 anni. Quindi, non può essere stata edificata 4500 anni fa dagli egiziani, ma da una civiltà assai più antica. Gli atlantidei.

Queste scoperte, che se confermate toglierebbero all'Egitto qualunque paternità sul sito di Giza, non sono piaciute a Zahi Hawass, che ha prontamente espulso i tre Indiana Jones britannici.

LA PIRAMIDE SECONDO PINCHERLE

In realtà idee del genere non sono una novità, in quanto il primo a formularle in maniera seria e documentata fu un italiano (ma si sa, all'estero i nostri studi vengono costantemente ignorati).

Il bolognese Mario Pincherle, ingegnere con il pallino dell'archeologia, già negli anni Settanta si era detto convinto che la Grande Piramide fosse in stretta relazione con la civiltà l'atlantidea e che nascondesse un grande potere, quello dello zed. Lo zed era un'antichissima torre di granito, costruita da una civiltà perduta e sacra al dio egizio Osiride, capace di captare ed amplificare le energie benefiche dell'universo, ritrasmettendole su tutto il globo. "Un tempo", sostiene Pincherle, "lo zed si trovava sulla cima della piramide a gradoni di Zoser; in seguito al progressivo imbarbarimento dell'umanità, dovuto al diluvio universale ovvero alla fine di Atlantide, esso è stato nascosto ed occultato all'interno della piramide di Cheope, murato in un'intercapedine nascosta. Ciò si ricava dal fatto che la Grande Piramide è costruita con massi piccoli, alla base, e pietre più grandi, in cima, e infine edificata due volte, come a nascondere qualche cosa. La parte interna, come ho potuto notare durante una mia spedizione archeologica, è in ricco granito levigato, in onore del prezioso reperto che custodisce. All'esterno, invece, quasi a scoraggiare ladri e predatori di tombe, essa è molto misera, è in scadente pietra calcarea di fattura poco pregevole. Sappiamo che la Grande Piramide non fu mai una tomba, difatti il corpo del faraone Cheope non vi venne mai né sepolto, né trovato. Dunque, doveva servire a qualcos'altro. Probabilmente a coprire e nascondere lo zed, che un tempo si trovava in cima ad un'altra grande piramide, quella a gradoni di Zoser, molto più antica di quella di Giza. La torre zed è più antica della Grande Piramide ed è antidiluviana, e quindi atlantidea".

PROVE NASCOSTE

Questa convinzione Pincherle l'ha maturata scoprendo e decifrando un antichissimo testo etiopico, il 'Libro di Enoch', in cui si narra la storia di un patriarca ebraico antidiluviano che, giunto in Egitto, "vide un'alta e grande torre di granito duro". "Lo zed dunque esisteva", ribadisce Pincherle, "e ce lo conferma un testimone oculare. E quando ho esplorato la Grande Piramide ho scoperto, al suo interno, degli sfiatatoi nascosti, dei condotti di ventilazione che evidentemente conducono ad una camera segreta, la 'stanza di Osiride' da cui si accede allo zed".

Anche il giornalista scientifico inglese Colin Wilson condivide il fatto che la Grande Piramide non possa essere frutto della civiltà egizia, all'epoca tecnologicamente arretrata. "Come han potuto gli schiavi egizi", dichiara Wilson, "sollevare con semplici corde e bastoni blocchi di pietra di sei tonnellate? E come potevano portarli in cima alla Grande Piramide, lungo gradini che a volte non eran più grandi di 15 centimetri? Per spostare poi oltre due milioni e mezzo di mattoni in questo modo, ci sarebbero voluti almeno 150 anni. Possibile che il faraone Cheope avesse tutto questo tempo a disposizione? Negli anni Ottanta i giapponesi cercarono di costruire un modello in scala della Grande Piramide, per un'esposizione, ma anche con le più sofisticate apparecchiature dell'era moderna non vi riuscirono. E il progetto venne abbandonato..."

 

  Tre misteri della grande piramide

        Ci sono molti misteri intorno alla grande piramide, ma tre sono di interessa attuale e rimangono irrisolti, pur usando ogni conoscenza e apparecchiatura moderna:

 

    

 Nel 1986 un gruppo francese scoprì un’anomalia nella parete destra nel corridoio d’accesso alla Camera della Regina (vedi foto).
Sopra questo corridoio si trova la Grande Galleria, che porta alla Camera del Re. Sulla parete opposta fu scoperta l’anomalia che indicava che dietro quella parte non c’era roccia solida, bensì un’apertura, forse una camera senza ingresso apparente (vedi foto).
 Il gruppo francese ottenne l’autorizzazione dalle autorità egiziane di fare delle perforazioni nella parete di pietra per arrivare nella camera aperta dall’altra parte. Durante questi lavori uscirono grandi masse di sabbia. Così si fermarono, preoccupati che questa camera di sabbia avesse a che fare con la massicciata della grande piramide e le sue 2,3 milioni di pietre.


  Quando, però, la sabbia fu analizzata si scoprì che non proveniva da Giza e nemmeno dall’Egitto! Da dove era venuta quella sabbia? Perché i costruttori della piramide avevano accumulato sabbia da qualche altra regione della terra – se davvero proviene dalla terra? C’è qui un messaggio da scoprire?
       

Anni dopo, un teorico britannico, Peter Renton, venne all’A.R.E. e parlò delle sue idee su questa camera di sabbia. Ma ebbe queste idee solo dopo la scoperta del prossimo mistero.

                                La Porta con le Maniglie di Rame       

       Le autorità egiziane assunsero un gruppo tedesco per esplorare i condotti per l’aria nella Camera della Regina. Il gruppo tedesco costruì un piccolo robot in grado di attraversare i condotti per l’aria mentre trasmetteva immagini video al gruppo e ai suoi monitor e registratori.
       Sorprendentemente, il robot arrivò a ciò che sembrava una porta con maniglie di rame (vedi foto). Queste maniglie (se sono tali) sono un fatto curioso, visto che l’età del rame (o periodo calcolitico) era dal 4300 al 3200 a.C. e la piramide fu costruita presumibilmente durante l’età del bronzo, dal 3300 al 1200 a.C. La grande piramide è forse più vecchia di quanto si pensa?
       Naturalmente il rame può essere stato usato appositamente per condurre una corrente elettrica, come si usa oggigiorno, ma non usiamo il rame per le maniglie delle porte.
       Qui entra in gioco la teoria di Peter Renton: è convinto che le maniglie siano in realtà dei punti di contatto per collegare una corrente elettrica che aprirà l’orifizio sotto la camera di sabbia, permettendo alla sabbia di scorrere nella camera sottostante, in modo da poter passare in un’altra camera segreta dall’altra parte. E’ interessante notare che un gruppo giapponese stabilì che c’è davvero una camera vuota sotto la camera di sabbia e sull’altra parte di essa. E’ ovvio che nessuno voglia prendersi il rischio, nel caso che la sabbia abbia un ruolo importante di zavorra per mantenere al loro posto le 2,3 milioni di pietre della piramide. Gli egiziani, tuttavia, nella convinzione che si trattasse di una porta, perforarono la porta per vedere cosa c’era dall’altra parte. Con loro grande disappunto c’era un altro blocco. Il mistero rimane.

                    Stabilire la data della Grande Piramide       

       All’inizio della sua carriera sull’altopiano di Giza, il dr. Mark Lehner eseguì la datazione al carbonio della malta fra i blocchi massicci che compongono la grande piramide. Per ottenere i risultati più oggettivi mandò i suoi campioni a due laboratori diversi. Con suo grande stupore, entrambi i laboratori fecero risalire la malta proveniente dai blocchi inferiori della piramide all’anno 1400 a.C. e la malta fra i blocchi della sommità della piramide all’anno 3000 a.C. La piramide era stata costruita capovolta – la sommità prima della base! Alla fine si ipotizzò che la datazione al carbonio avesse in realtà misurato il momento della rimozione delle pietre originali di rivestimento – un bellissimo rivestimento di calcare bianco e liscio. Ciò espose la malta agli elementi e alla materia organica che poi fu misurata con la datazione al carbonio.


Anche così, ciò indicò che la piramide fu costruita molto prima di quanto gli archeologi avessero pensato. Credevano che fosse stata costruita da Khufu intorno al 2500 a.C., ma le prove dicono che Khufu stava solo riparando il monumento invecchiato, non lo stava costruendo. Una prova è una testimonianza di pietra chiamata la stele dell’inventario.
       Su questo documento di pietra, alcuni geroglifici affermano che Khufu costruì il tempio di Iside accanto alla grande piramide e alla sfinge, entrambi già esistenti.


       L’unica statua esistente di Khufu (Cheope), il presunto costruttore del più grande monumento in Egitto e una delle sette meraviglie del mondo, è un pezzo di avorio alto 10cm, scolpito in modo mediocre. Colui, i cui uomini erano in grado di scolpire il granito, non riuscì ad avere una statua di una certa grandezza in pietra?


       Restano molti misteri irrisolti intorno alla grande piramide: camere e porte segrete, sabbia da chissà dove al di fuori dell’Egitto, malta migliaia di anni più vecchia di quanto non dovrebbe e una stele di pietra che dichiara che la grande piramide e la Sfinge esistevano quando Khufu arrivò all’altopiano per costruire la casa di Iside.
       Le letture di Cayce delle registrazioni akasciche dicono che la grande piramide fu costruita nell’arco di un periodo di 100 anni da Ermete (Thoth) e il gran sacerdote Ra Ta nel 10500 a.C. Il mistero continua.

 

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