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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

21 Aug

Credenze popolari: "Le Janare"

Pubblicato da DangerNewsStaff  - Tags:  #Enigmi

La Janara, nella credenza popolare beneventana, soprattutto in quella contadina, è una delle tante specie di streghe che popolavano gli antichi racconti.

Il nome potrebbe derivare da Dianara, ossia "sacerdotessa di Diana", oppure dal latino ianua, "porta": era appunto dinanzi alla porta, che, secondo la tradizione, era necessario collocare una scopa, oppure un sacchetto con grani di sale; la strega, costretta a contare i fili della scopa, o i grani di sale, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua "mortale" nemica.

 

Benevento è per antonomasia conosciuta come la città delle Streghe, avvolta da un alone di fascino e di mistero, ammalia l’immaginario collettivo catturando la fantasia e proiettandola su un piano magico popolato da rituali notturni, da sabba danzati intorno al noce, da pratiche stregonesche e dalla magia nera.

Le radici di questa leggenda affondano nel tardo medioevo ma se volgiamo lo sguardo indietro nel tempo l’attenzione è rapita da un’altra figura dall’aspetto magico-rituale, la dea Iside. Il suo culto è legato alla figura di Domiziano, l’imperatore che per lei ha innalzato un tempio e, che per la devozione che ne nutriva, ha elevato se stesso a un faraone egizio, assimilando la sua figura al figlio della dea, Horus.

I primi simboli che alludono al culto sono due monumentali obelischi gemelli con due iscrizioni geroglifiche scalfite per parte presenti in città, uno conservatosi integro è visibile in piazza Papiniano lungo corso Garibaldi, mentre l’altro frammentario è custodito all’interno delle nuove sale dedicate alle sculture del tempio nel Museo d’arte contemporanea Sannio-ARCOS. Ed è proprio dalla lettura dei geroglifici tra il 1893 ed il 1896 dall’egittologo tedesco Erman si apprende che l’imperatore Domiziano negli anni tra l’88 e l’89 d.C. fece erigere un tempio in onore della dea Iside, proclamandola signora di Benevento.

 

Nel 1903 durante i lavori per la ristrutturazione della caserma dei carabinieri inglobata nelle strutture conventuali di sant’Agostino, poco distante dal complesso longobardo di Santa Sofia e dall’Arco di Traiano, vennero riportati alla luce ad opera dell’allora direttore del Museo del Sannio, Almerico Meomartini, numerosi reperti riconducibili alla dea Iside e ad altre divinità a lei connesse, Horus, Thot e Apis. Altri reperti furono recuperati anch’essi nel centro cittadino, in piazza Cardinal Pacca e in via Gaetano Rummo, mentre dalla vicina periferia, in località Casale dei Maccabei, nelle vicinanze del fiume Sabato si ricorda il rinvenimento seicentesco della statua raffigurante il toro Apis, collocata in città all’imbocco di viale San Lorenzo.

Nonostante però la grande quantità di sculture ad oggi non è stato ancora individuato il tempio in cui queste erano collocate. Sono state avanzate soltanto delle ipotesi che vedono il santuario nei pressi del luogo in cui furono rinvenuti nel 1903 i numerosi reperti, oppure nei pressi di Piazza Cardinal Pacca, vicino al duomo e quindi all’insula episcopalis di epoca romana, o ancora nei pressi del teatro romano. Sicuramente i due obelischi facevano bella mostra all’ingresso del tempio mentre il dromos, il corridoio che conduceva alla cella in cui era custodito il simulacro della dea, doveva essere fiancheggiato dalle statue di falco raffiguranti Horus e dalle sfingi (tre di queste sono invece esposte al Museo Barracco a Roma).

Dal lontano Egitto la dea Iside si è spinta fino a Benevento passando dapprima per Pozzuoli e Pompei. Santuari legati ad Iside e al suo seguito si trovano infatti nelle due città costiere rispettivamente datati al II secolo a.C, il Tempio di Serapide e di poco posteriore l’Iseo a Pozzuoli, mentre il Tempio di Iside di Pompei, l’unico meglio conservato in Italia, è pressappoco contemporaneo al Serapeo puteolano. Altre testimonianze del culto in Campania sono attestate ad Ercolano e Napoli, oltre che, di tipo minore, a Cuma, Capua e Carinola in provincia di Caserta, mentre scarne attestazioni si riconoscono anche a Miseno e Teano.

Ma chi è Iside e cosa ha spinto la dea sino a noi, in Occidente? Iside è sorella e moglie del fratello Osiride, con cui genera Horus. Osiride fatto a pezzi da suo fratello Seth verrà ricomposto proprio da Iside, che resuscitandolo prenderà le sembianze di un bue, Apis, sembra infatti verosimile che il culto di Serapide sia da legare a Osir-Apis. E’ la maggiore divinità femminile egizia, madre e sposa, legata altresì alla magia e all’oltretomba, all’agricoltura e protettrice dei naviganti per i viaggi alla ricerca delle membra del marito. Ed è per questo che durante i numerosi spostamenti soprattutto commerciali con Delo, isola cosmopolita dell’Egeo, i mercanti campani, a partire dal II secolo a.C., entrano in contatto con il culto della dea. Da qui l’attributo della nave e la venerazione sotto forma di “Iside-Pelagia” o “Iside della Vela”.

L’Iseo di Benevento è inoltre legato all’Iseo Campese di Roma, restaurato nell’80 d.C. proprio da Domiziano e siccome la città era attraversata dalla via Appia che da Roma conduceva a Brindisi, testa di ponte con l’Oriente, è probabile che sia stata scelta come punto d’incontro tra Roma e l’Egitto e che l’imperatore elevandosi a un dio abbia scelto di somigliare a suo figlio Horus. Il culto di Iside nei secoli si è mescolato e sovrapposto con la leggenda delle streghe sino a che nel tardo medioevo non venne soppiantato dai dettami religiosi della cristianità che hanno portato lentamente a cancellarne il ricordo.

 

BIBLIOGRAFIA:

Massimiliano NUZZOLO: “Benevento l’Iseo dimenticato e le Streghe del Sannio”, in FormaUrbis , 2011; Massimiliano NUZZOLO: “Misteri a Benevento”, in Archeo 326 Aprile 2012, pp. 94-101; Antonio Vito SIRAGO: “ Il culto di Iside e Benevento” , in Samnium, anno 60, n. 3-4 (1987), pp. 115-138; Marina R. TORELLI: Benevento Romana, Roma 2002, pp. 185-201; Giovanni VERGINEO: “I culti orientali in Campania nelle testimonianze archeologiche”, in Salternum, Anno XIV, Numero 24-25, Gennaio-Dicembre 2010, pp. 29-46.

SITOGRAFIA:

https://it.wikipedia.org/wiki/Bue_Apis; Chiara LOMBARDI: Iside “Grande di magia” e le Janare del Sannio.Ipotesi di una discendenza. (https://unior.academia.edu/ChiaraLombardi); GOOGLE MAPS (per l’immagine satellitare).

 

Le janare sono figure caratteristiche della civiltà contadina. Nella tradizione, esse erano fattucchiere in grado di compiere malefici ed incantesimi, di preparare filtri magici e pozioni in grado di procurare aborti. Tuttavia non si conosceva l'identità delle janare: esse di giorno potevano condurre una esistenza tranquilla senza dare adito a sospetti. Di notte, però, dopo essersi cosparse le ascelle (secondo altri il petto) di un unguento magico, esse avevano la capacità di spiccare il volo lanciandosi nel vuoto a cavallo di una granata, cioè una scopa costruita con saggina essiccata. Nel momento del balzo, pronunciavano la frase:

 

Sott'a l'acqua, sott'a 'r vient, sott'a la noc d' Bnvient
(sotto l'acqua e nel vento, sotto il noce di Benevento)


(qualcuno ha avanzato l'ipotesi che il misterioso unguento fosse una sostanza allucinogena. In tal caso alcune delle storie fantastiche che si raccontano sarebbero nate dalle allucinazioni vissute delle persone che facevano uso di tale unguento).

Il luogo prediletto per prendere il volo era il Ponte Janara (riportato nelle foto nella pagina), costruito sopra il Torrente Janara. Il corso d'acqua nei secoli ha scavato una profonda fenditura nelle rocce. Le due rive scoscese sono dette "Coste Janare".
Il ponte fu fatto saltare in aria dai Tedeschi in ritirata durante la Seconda Guerra Mondiale ma fu successivamente ricostruito.


In fondo alle coste Janara, si trova un grande masso sotto il quale l'acqua che scorre ha creato un piccolo lago. In questo lago si creano inaspettatamente dei gorghi che risucchiano tutto ciò che si trova in acqua. Questo vortice poi scompare improvvisamente, così come è apparso. Il suo nome è "r' wurv d' 'r nfiern", cioè il "gorgo dell'inferno" e secondo la tradizione esso sarebbe un passaggio attraverso il quale si può discendere agli Inferi, come l'Averno.

 

Il problema in definitiva è proprio questo : esistono tante, troppe varianti da provincia a provincia, da paesino a paesino, addirittura in alcuni casi tra famiglia e famiglia.

Le storie che si raccontano a Benevento presentano delle differenze rispetto a quelle che si raccontano ad Avellino, le  Janare della provincia di Caserta sono parzialmente diverse rispetto a quelle raccontate dalle leggende di Massalubrense nella provincia di Napoli o da quelle conosciute a Salerno.
E tutto questo spesso nasce da tradizioni orali che nascono non si sa quando precisamente, ma che sicuramente arrivano fino agli anni Sessanta \ Settanta del secolo scorso.
Anche per questi motivi un argomento come questo nel presente post in misura ancora maggiore di quanto è accaduto ad esempio nel precedente articolo sui Benandanti non potrà essere altro che una trattazione parziale, un primo accenno

Partiamo però dagli elementi comuni.
Ma cos'è precisamente una Janara ?

-- PROBABILE ETIMOLOGIA DEL TERMINE.
Benevento, terra di streghe.
Forse è qui che nasce per la prima volta l'etimologia della parola, le tradizioni contadine cominciano a parlare delle Dianarie,  le sacerdotesse di Diana. Diana la Dea della caccia , identificata con la Artemide dei greci, e anche in parte con Ecate che regnava all'inferno e la notte vagava tra le tenebre spaventando gli uomini.  Secondo altri il nome proviene da Giano, il Dio bifronte.in grado di controllare, non solo il passato e il futuro ma anche in quanto protettore delle porte di casa, controllare  chi entrava dalle medesime.  Altre teorie vorrebbero la radice nel termine latino ianua: porta.
Per l'appunto.
E la porta sarà un elemento che tornerà molto spesso in questo post.
Avellino, terra di lupi.
Qui dominava un altra figura, una figura differente, ma per certi versi sovrapponibile: la Maciara.
Colei che stende il malocchio, che "affascina", che manipola.
Insomma due nomi per definire le streghe.
Ma cosa facevano precisamente le Janare?

 

- LA LEGGENDA.

Come tutte le fattucchiere, anche le Janare  preparavano pozioni, inducevano  aborti, compivano malefici, partecipavano ai sabba notturni.
Ma c'era una differenza fondamentale rispetto alle altre streghe: di giorno una Janara poteva essere una persona normale, magari anche sposata, in grado di frequentare le messe domenicali.
Un insospettabile, insomma.
La notte però era un altra storia.
La notte potevano trasformarsi in vento e partecipare ai Sabba. Oppure penetrare nelle case delle persone a cui si voleva fare del male attraverso le
porte delle case.
Le porte, ricordate?
Ma prima di parlare di porte e di case invase facciamo un passo indietro e dedichiamoci ad un certo albero e a un certo santo.

- DI NOCI E DI SANTI.

VII Secolo D.C. 
L'Impero Romano è solo un pallido ricordo, l' Italia è ormai terra di conquiste .
 Tutta l' Italia;  a Benevento, ad esempio sono arrivati i   Longobardi.  Il popolo barbaro anche se ufficialmente si è convertito al cristianesimo in pratica continua a seguire i propri idoli.
In particolare, una divinità dalle fattezze di Vipera.
Il luogo scelto era un albero, un antico Noce.  La chiesa locale non poteva però accettare che tutto questo si svolgesse sotto i suoi occhi, approfittando di una delle periodiche guerre tra Longobardi e Bizantini il vescovo del periodo: San Barbato fece tagliare il Noce di Benevento.
Solo che secondo le leggende quell'albero sarebbe ricresciuto diverse volte nello stesso punto nel corso dei secoli e sempre secondo le stesse leggende quello sarebbe diventato uno dei punti preferiti dei sabba delle Janarie.
Altri ce ne erano di luoghi ancora oggi sospettati di essere luoghi di ritrovo delle streghe: a Massalubrense nella penisola Sorrentina, vi è ad esempio una località conosciuta come Prete Janche , cioè Pietre Bianche un luogo affollato da uccelli -  in passato principalmente quaglie - dove  specialmente di notte si riscontravano strani vortici d'aria e curiose urla accompagnate da apparizioni di enormi volatili dalle fogge assurde.
Ma , per quanto possa sembrare strano il fenomeno del Sabba è un evento secondario  nella trattazione.
Adesso è arrivato il momento di aprire quella famosa porta... perché questo è quello che riusciva meglio alle Janare : forzare le porte delle case, abbattere le illusorie sicurezze di protezione e minacciare le persone all'interno del loro privato.
Porte, Case, Finestre, Vento ...e il Nulla.

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