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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

21 Aug

La "Dea Madre"

Pubblicato da DangerNewsStaff  - Tags:  #BLOG

Il culto della Dea Madre, dalle origini pagane al’Immacolata

 
 
Per comprendere le origini relative all’adorazione dell’Immacolata Concezione, o della Vergine Maria più in generale, bisogna fare un salto indietro nel tempo e capire come nasce e da dove proviene il culto della “Dea Madre”. La questione della “Dea Madre” è ben attestata nel mondo dell’ antico Mediterraneo, ed assume un nome diverso in ogni località: Ishtar per gli Accadi, Artemide-Diana ad Efeso, Afrodite-Venere a Cipro, Demetra ad Eleusi o Bellona a Roma. Ma l’esempio emblematico, e che ci permette di comprenderne le origini, è quello della “Dea Iside” di origine egiziana.
Iside alata Egiziana
Iside alata egizia
Gli egiziani erano profondi conoscitori delle stelle e la maggior parte delle loro credenze religiose provenivano proprio dal “culto degli astri”. L’adorazione della Dea Madre probabilmente non è altro che l’evoluzione dell’adorazione della Costellazione della Vergine.
 
 
statua di Iside Capitolina
Iside Capitolina
Iside era la madre di Horus. Detta anche “Isis” era venerata fin dal IV millennio a.C come moglie e madre ideale e come signora della natura e della magia. Essa era simbolo della fertilità e della purezza. Suo figlio Horus, detto anche “Dio Sole” nasceva il 25 dicembre, era il figlio di Dio, veniva considerato un messia e nella sua vita terrena compiva molti miracoli. Con l’avvento della dinastia tolemaica (323 a.C.) il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo e nel secondo secolo d.C. Roma divenne il centro della religione di Iside. I romani avevano attribuito alla Dea vari nomi, tra cui; raggio di sole, madre di Dio, colei che tutto cura, regina del cielo, madre divina, madre misericordiosa, grande vergine.
Il culto della divinità si sviluppò soprattutto in Campania, attraverso i grandi porti commerciali di Puteoli e Neapolis, grazie alla numerosa presenza di mercanti alessandrini. I contatti tra Campania ed Egitto sono molto antichi e risalgono già IX sec. a. C. Il poeta Licofrone di Alessandria d’Egitto conosceva infatti la Via Herculanea di Baia e la descrive in un suo scritto. Tracce del culto di Iside si possono trovare a Napoli dove c’era una vera e propria comunità alessandrina che aveva il suo centro nella Regio Nilensis, tra Via Tribunali e Via San Biagio dei Librai, dove oggi si trova la famosa statua del Nilo, oppure a Pompei, dove è conservato un tempio dedicato alla Dea Iside, perfettamente integro nelle sculture e nell’apparato decorativo.
Tempio di Iside a Pompei
Tempio di Iside a Pompei
 
 
Il culto di Iside verrà praticato fino al 305 d.C. raggiungendo il suo apogeo con l’imperatore Diocelziano, per poi sparire definitivamente con l’editto di Costantino nel 312 d.C. E’ plausibile quindi suppore che vi sia un’affinità tra la vergine Iside e la concezione che noi oggi abbiamo della Vergine Maria, anche considerando che l’arte paleocristiana si è ispirata proprio all’iconografia della Dea alessandrina.  Infatti, proprio come la nostra vergine, Iside veniva rappresentata seduta mentre allattava Horus, iconografia molto simile a quella della Madonna Nera di origine paleocristiana, oppure in tunica ed con il capo ornato dal disco solare, rappresentazione che poi i cristiani riprenderanno proprio per l’iconografia dell’Immacolata Concezione.
Iside ed Immacolata Concezione
Statua di Iside e ritratto Immacolata Concezione
 
Iside con bambino e Madonna Bruna con bambino
Iside con bambino e Madonna con bambino
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Perché io sono colei che è prima e ultima
Io sono colei che è venerata e disprezzata,
Io sono colei che è prostituta e santa,
Io sono sposa e vergine,
Io sono madre e figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono donna sposata e nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono colei che consola dei dolori del parto.
Io sono sposa e sposo,
E il mio uomo nutrì la mia fertilità,
Io sono Madre di mio padre,
Io sono sorella di mio marito,
Ed egli è il figlio che ho respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono colei che da Scandalo e colei che Santifica.
Inno a Iside
Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto;
risalente al III-IV secolo a.C.
 
 
I Simboli del Femminile
Tutti i simboli collegati alla Grande Madre o che si riallacciano alle proprietà del "materno" sono di fatto contraddistinti da una forte ambivalenza, una duplice natura, positiva e negativa, quella della "madre amorosa" e della "madre terribile". Secondo Jung l'archetipo della Grande Madre è:
«La magica autorità del femminile, la saggezza e l'elevatezza spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l'istinto o l'impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l'ineluttabile».
Dall'uomo primitivo, Homo sapiens, e per moltissimo tempo; dal 30.000 a.C. fino ad almeno al 3.000 a.C., l'umanità ha fatto ricorso alla "Dea Unica", ed è solo dal 3.000 a.C. ad oggi che si è sostituita nell'immaginario collettivo la figura del Dio maschio, che ha comunque assorbito in sè qualità del tutto femminili, come quella della creazione e del dare la vita, mentre la Dea è stata relegata al ruolo di madre o sposa o sorella del Dio, o come avviene per la religione cattolica, di Madre vergine.
 
 
Il Vaso
donna-vasoMaria Gimbutas, archeologa lituana, analizza approfonditamente nel suo famoso libro Il linguaggio della Dea i culti preistorici (mesolitici e neolitici) collegati alla terra e fondati su divinità femminili preindoeuropee lunari e terrestri. La Gimbutas sostiene che in Europa e in Asia Minore (antica Anatolia) tra il 7.000 e il 3.000 a.C. sarebbe esistita una società caratterizzata dall'uguaglianza tra i due sessi, le donne avrebbero ricoperto in questa società un ruolo dominante come sacerdotesse o capi clan, la vita sarebbe stata governata da una Grande Dea simbolo di nascita, morte e rinnovamento. Questa società sarebbe stata poi soppiantata da una cultura diversa, i cosiddetti Kurgan che si sarebbe imposta tra il 4.300 e il 2.800 a.C., trasformando l'antica cultura detta protoindoeuropea in una cultura patriarcale.
Negli scavi archeologici operati in insediamenti del paleolitico superiore euroasiatico, sono stati rintracciati in effetti una serie di elementi che richiamano il concetto di divinità femminile, costituiti principalmente da piccole statuette e numerosi vasi. Queste elaborazioni concettuali e iconografiche, sono state realizzate da uomini primitivi per poter esprimere nella loro religiosità, il concetto del divino.
 
Il vaso è in effetti ciò che meglio rappresenta la funzione del femminile, che è quella di contenere e mantenere la vita (acqua), di proteggere e nutrire, (cibo) vaso che comunque inevitabilmente cela e racchiude al suo interno qualcosa di invisibile e quindi misterioso.
Anche secondo Neumann, i miti, i riti, le religioni dell'umanità primitiva, basavano i loro principi su una chiara formula simbolica : donna = corpo = vaso = mondo, da cui nasce la superiorità che per molto tempo ha accompagnato la figura femminile, generando una serie di pratiche religiose volte all'adorazione della Dea Unica, Grande Madre.
L'uomo, il principio maschile, sembra essere completamente escluso dal simbolismo primitivo, probabilmente in quanto il meccanismo della fecondazione non era conosciuto, e sempre secondo Neumann, è su questo che si fonda il concetto di vergine legato alla Grande Madre:
«La concezione basilare matriarcale non pone il rapporto sessuale in relazione con la nascita del bambino. La continuità della vita personale sessuale viene interrotta in modo imprevisto dall'inizio e dalla fine delle mestruazioni, così come dalla gravidanza. Entrambi i fenomeni si svolgono nell'intimo della sfera matriarcale-femminile… Per tale ragione la donna è messa incinta sempre da una potenza extraumana, non personale».
 
La simbologia collegata al femminile viene dettagliatamente descritta anche da Jung:
«L'archetipo della Grande Madre possiede una quantità pressoché infinita di aspetti. Citerò solo alcune delle sue forme più tipiche: la madre e la nonna personali, la matrigna e la suocera, qualsiasi donna con cui esiste un rapporto (la nutrice o la bambinaia, l'antenata e la Donna Bianca). In un senso più elevato, figurato: la dea, in particolare la madre di Dio, la vergine (come madre ringiovanita, per esempio Demetra e Core), Sophia (come madre-amante, eventualmente anche del tipo Cibele-Attis, o come figlia/madre ringiovanita-amante); la meta dell'anelito di redenzione (paradiso, regno di Dio, Gerusalemme celeste). In senso più lato: la Chiesa, l'università, la città, la patria, il cielo, la terra, il bosco, il mare e l'acqua stagnante, la materia, il mondo sotterraneo e la luna. In senso più stretto: i luoghi di nascita o di procreazione - il campo, il giardino, la roccia, la grotta, l'albero, la fonte, il pozzo profondo, il fonte battesimale, il fiore come ricettacolo (rosa e loto) ; il cerchio magico… In senso ancora più stretto: l'utero, ogni forma cava, il forno, la pentola; diversi animali: la mucca, la lepre e ogni animale soccorrevole in genere».
 
 
Il Serpente Cosmico, l'Uroboros
uroborosdal greco "ουροβóρος" ossia “mangiare la coda”, l' Uroboro Primordiale è uno dei simboli più antichi e rappresenta un serpente che si morde la coda. Divorandosi e nello stesso tempo rigenerandosi continuamente forma un ciclo continuo di nascita, morte e rinascita.
E' uno dei più noti simboli di quella perduta unità con il tutto che è il ricordo dell'utero materno, è l'archetipo primordiale e ci conduce inevitabilmente alla prefigurazione della Grande Madre. Ci riporta alla primaria condizione umana dell'essere avvolto, nutrito e contenuto, cinto e stretto, protetto e imprigionato nell'utero materno, in un ambiente fluido e indistinto, buio e caldo, immerso nell'oblio, nella totale inconsapevolezza, nell' indifferenziazione. Il serpente e l'albero sono i simboli più antichi che si ritrovano in tutte le tradizioni dei popoli della terra. Il serpente rappresenta la terra, la dimensione materiale, l'istinto di sopravvivenza, l'albero è la sublimazione delle pulsioni, la tensione verso il cielo, verso la mente, verso lo spirito. Il Serpente Marino Nidhoggr che nella Mitologia Nordica divora le radici dell'Albero Cosmico è lo stesso serpente che si avvolge attorno all'Albero della Vita nel Paradiso Terrestre della Bibbia, tentando Adamo ed Eva con il frutto proibito.
 
Il Sangue e il Latte
Lo sviluppo psico-biologico del femminile, comprende poi un simbolismo molto complesso, quello del sangue: poichè attraverso il sangue della mestruazione la fanciulla diventa donna e sempre attraverso il sangue partorisce, il sangue diventa simbolo della vita e della generazione. E poiché il latte stesso che nutre il bambino è prodotto dalla donna, essa è depositaria della misteriosa capacità di trasformare il sangue in nutrimento.
In molte sepolture primitive il corpo o le ossa vengono ricomposti in posizione fetale e cosparsi di ocra rossa, quasi a ricongiungere l'anello della ciclicità vita-morte.
La Grande Madre primitiva, divinità strettamente legata al lavoro della terra e alla ciclicità del tempo, sarà sostituita nel tempo da figure maschili che rappresentano il successivo mutamento della struttura socio-economica primitiva. Dall’età dei metalli in poi si sviluppa una economia più dinamica e articolata, aumentano gli scambi tra le varie popolazioni, emergono nuove esigenze di difesa in cui la forza maschile diventa sempre più determinante per la protezione del gruppo sociale.
 
Una delle prime divinità inventate dall'uomo fu sicuramente la dea della fertilità, a cui, secondo la filosofia del do ut des delle religioni pagane (e non solo pagane) venivano fatte offerte in cambio della fertilità, prima per i membri e per il bestiame della tribù (nel periodo in cui l'umanità  era cacciatrice e raccoglitrice) e poi del terreno coltivato (quando l'umanità divenne contadina). Il nome di questa dea varia da popolo a popolo ma noi la chiameremo Dea Madre.
L'esistenza di una dea dispensatrice di abbondanza di figli, bestie e frutti era fondamentale per la sopravvivenza dell'uomo, ed egli cercava di ingraziarsela in tutti i modi; infatti, se per noi moderni il sostentamento sembra venire dal continuo lavoro delle macchine, nei tempi primordiali la comparsa di un numero consistente di animali od un buon raccolto dopo anni di magra (e viceversa) doveva apparire quantomeno inspiegabile e miracoloso
(¹).
In effetti, spesso la terra viene identificata colla Dea Madre, o come suo corpo o come suo dominio. Se non abbiamo notizia di sacrificî umani fatti alla Dea Madre, è pur vero che i sacerdoti di Cibele (la versione frigia della Dea Madre) si eviravano consacrando le proprie parti virili alla dea, scambiando così la loro fertilità colla fertilità della terra. A Malta invece pare che i sacerdoti di questa dea sfilassero con delle parrucche lunghe e vestiti con delle gonne.
Il fatto che il sacerdote avesse un ruolo sessuale non sempre ben definito, lo si riscontra anche presso gli sciamani della Siberia e del Nordamerica, quando lo sciamano, finito il cammino iniziatico, assume i vestiti dell'altro sesso o la sciamana si sceglie una compagna femmina. Oltre  ai ragionamenti sulla fertilità e sulla non-fertilità, in questi atti possiamo trovare il desiderio dello sciamano/sacerdote di evidenziare la sua non-sussumibilità a nessuna classe sociale umana, ma ad esserne un frutto aberrante e pertanto più vicino agli dei rispetto ai "normali".

La controparte maschile (= paredro) della Dea Madre si rese necessaria per spiegare il ciclo riproduttivo, ricalcando il meccanismo che avveniva in natura: il Padre metteva in cinta la dea che partoriva il Figlio
(²); il Padre era uno spirito maschile rappresentante la virilità, allegoria del lavoro contadino e dell'attvitià cacciatrice: dal connubio tra forze vitali maschili e femminili nasceva il Figlio, allegoria del frutto dei campi.
Diciamo che questa similitudine veniva vista dai varî popoli in due maniere:
- nei popoli meno "maschilisti", essendo la femmina la vera generatrice, la considerazione maggiore era rivolta alla Dea Madre, cui di conseguenza veniva attribuita influenza su tutto quanto ci fosse di generativo e creativo, fra cui la creazione della terra di cui era sovrana.
- I popoli più "maschilisti" usavano invece equiparare od innalzare sopra alla Dea Madre il suo paredro maschile
(³). Probabilmente il Padre crebbe di importanza non durante il periodo in cui l'umanità era cacciatrice, poichè in quel periodo le differenza fra uomo e donna erano più attenuate; ma crebbe quando alcuni popoli si diedero all'agricoltura, ed in luoghi poco fertili (è il caso dei greci o degli ebrei): lì lo sforzo maggiore era compiuto dall'uomo aratore e la terra non era una gentil dispensatrice di frutti ma un'avara matrigna. Invece un siriano, un egiziano od un frigio, abitante di una zona fertile che non necessitava di un atroce fatica per coltivarla, era più disposto a guardare con benevolenza la divinità che controllava questa buona terra.
È ben vero che l'agricoltura, prima della sua meccanizzazione, era comunque un lavoro massacrante, ma bisogna anche notare che il contadino poteva contare su ritmi lenti e periodi di riposo; inoltre, in un perido arcaico, quando la mortalità ed il controllo delle nascite erano diffusi e non esistevano ancora le autorità temporali e spirituali (non produttrici di cibo), il numero di bocche da sfamare gravante sulle spalle del contadino era sicuramente minore del povero disgraziato medievale che doveva mantenere il suo prete, il suo signore ed i suoi miliziani.

Attestazioni dell'esistenza di una Dea Madre si ritrovano un po' dappertutto nell'Europa e nel Vicino Oriente (tralasciando altri continenti): riportiamo qui una tabella dove possiamo trovare nome della dea e popolo adorante. Col termine "padre" identifichiamo il marito della dea, spesso suo fratello e rarissimamente figlio (in questo caso é stato segnato).

 
Popolo
Divinità [tra +(parentesi) gli eventuali paredri]
Sumeri
Assiri 
Egizî
Siriani
Palestinesi
Paleo-ebrei
Ittiti
Hurriti
Persiani
Cretesi
Latini
Malta ed Europa celtica
Inanna +(Dumuzi-figlio ed amante?)
Isctar +(Tammuz-figlio ed amante?)
Hathor +(Osiride-padre, Horo-figlio)
Anat +(Aleian-Baal-padre)
Astarte +(Baal-padre) 
Asctaroth+(Iahvè-padre)
Hepatu +(Tesciub-padre, Sciarma-figlio)
Ma +(dio delle tempeste-figlio ed amante)
Anahita +(Mitra-padre)
Dea dei serpenti +(dio colle asce bipenni)
Giunone +(Giove-padre e Minerva-figlia)
Dea dal grande seno e dal ventre prominente

Da notare che i greci dovrebbero occupare una sezione a sé di questa tabella; infatti la loro triade eleusina Demetra-Ade-Persefone(4) assolve sì alla funzione della "trinità" degl'altri popoli, ma il paredro maschile, Ade, non si accoppia con Demetra, la madre, bensì con la figlia di lei Persefone che Demetra ebbe quindi da un altro dio, Zeus. Questo si spiega col fatto che doveva esserci una triade iniziale Demetra(madre)+Zeus(padre) e Persefone(figlia); ma poi si escogitò un mito che spiegava la natura dell'inverno e si fece uscir di scena Zeus (la cui figura in questo racconto non avrebbe senso) per sostituirgli Ade, rapitore di Persefone, che col trattenerla 6 mesi presso di sè causava l'inverno.
Ad Eleusi, tanto per complicare la faccenda (e far notare quanto la mitologia sia volubile nel tempo) alla figura maschile di Ade si sostituì quella di Trittolemo, eroe locale iniziato per primo dalla dea Demetra ai misteri cultuali che si tenevano in quella cittadina.
Fra gli attributi della Dea Madre ne troviamo uno fondamentale: quello di Mater dolorosa, sia per le fatiche del parto del Figlio (e della fruttificazione della terra), sia per il dolore a seguito della sua morte (e del raccoglimento dei frutti dei campi; la tomba del dio figlio è l'allegoria della grotta-dispensa dei cacciatori  e del granaio dei contadini).

Una componente fondamentale dei riti connessi colla dea é la sacra rappresentazione dell'unione fra la Dea Madre ed il Dio Padre, mimata dai sacerdoti e dalle sacerdotesse mediante un rituale d'accoppiamento; questo rituale è un esempio di ragionamento magico simpatico, ovvero del ragionamento per cui un atto eseguito nella dimensione terrestre verrebbe imitato od in qualche modo seguito nella dimensione divina-magica; in pratica varrebbe a dire che si pensava di influenzare la volontà dei due déi facendone mimare l'accoppiamento dai loro rappresentanti terreni (sacerdoti e sacerdotesse) onde ottenere l'azione benefica della Dea Madre, che, rimasta incinta, avrebbe poi partorito i frutti della terra e sfamato così la popolazione: i sacerdoti erano legati alle divinità da un legame reciproco e pertanto si pensava che l'azione esercitata da loro si sarebbe ripercossa anche sui loro déi... un po' come pungere un manichino e sperare che la persona, che il manichino raffigura, senta dolore (come fanno i sacerdoti vodù).
Ricordiamo che la parte della mente umana che si pensa esser la sede del ragionamento magico, viene ritenuta come una delle più antiche del nostro cervello e quindi una componente ancestrale del pensiero umano.

Sarebbe inoltre opportuno notare questo: che ci sono due tipi di narrazioni mitologiche, quella che ha per protagonisti gli déi e quella che ha per protagonisti gli eroi e gli déi assieme. I racconti appartenenti alla seconda categoria sono i più antichi perchè narrano di eventi realmente accaduti poi trasfigurati nel mito (la guerra di Troia, la fondazione di Roma, la difesa dell'Ulster da parte di Cu Chulainn, ecc.) mentre i racconti appartenenti alla prima categoria sono più recenti perché spiegano la nascita del mondo e del suo ordine chiamando in ballo le divinità e la loro opera.
Le vicende della creazione del mondo sono il caso più tipico: non sapendo da dove l'universo fosse stato creato, si inventarono una serie di vicende aventi come protagonisti gli déi che colla loro opera crearono il mondo.
(5) I popoli meno civilizzati, come i celti, i latini (che presero la mitologia della nascita del mondo dai greci) od i paleo-ebrei, dispongono solo delle narrazioni con eroi e déi e non di narrazioni con i soli déi. Pure, in tutti questi popoli è comune il mito della grande madre, che quindi potremmo ascrivere come il mito più antico dell'umanità se non addirittura un pre-mito: vista la sua natura rituale di magia simpatica ed il fatto che le divinità non sono nemmeno antropomorfe, ovvero un'usanza cultuale nata spontaneamente ed a-razionalmente (cioè senza pensarci su) che solo in un secondo tempo si rivestì di protagonisti, ovvero di figure divine esplicanti il concetto.(6)

 


1 = pensate che i nostri allevatori conoscendo il processo riproduttivo del bestiame possono controllarlo; ma lo possono controllare solo se il bestiame viene chiuso in stalle sottoposto alla vigilanza umana e censito regolarmente; invece per le bestie allo stato brado censimento e controllo sono assai ardui.
2 = talvolta, come presso i romani od i greci, si trattava di una figlia.

3 = secondo i greci, lo sperma del padre veniva riversato nel grembo della madre nel quale si sviluppava autonomamente per poi nascere; quindi il vero "genitore" era il padre, mentre alla madre apparteneva il titolo di "salvatrice" o "conservatrice" del seme maschile. Dunque ne derivava che il figlio dovesse esser maggiormente grato e fedele nei confronti del padre che della madre.

4 = altro nome di Persefone: Core, che in greco significa "regione, territorio".

5 = Il buddismo ha ignorato il problema ritenendo la creazione un evento puramente casuale.

6 = Il culto della Dea si puo' far risalire almeno al 35.000 a.C., pertanto si puo' affermare che costituisca la religione piu' antica del mondo, la cui storia e la cui eredita' si perdono nelle nebbie del tempo. Con la comparsa dell'Uomo di Cro-Magnon, la prima specie riconoscibile come umana, intorno al 35.000 a.C., si cominciarono a vedere immagini e materiale iconografico che sembrano rappresentare la figura della dea. (Marija Gimbutas - Il linguaggio della Dea)

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