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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

21 Aug

Storie di "Fantasmi" tra bufale e leggende

Pubblicato da DangerNewsStaff  - Tags:  #Enigmi

 

«Ero con un gruppo di amici, l' abbiamo visto. Siamo rimasti scossi» Gli anziani: «C' era una casa infestata... E una signora vestita di bianco»

 

Un fantasma s' aggira per Portovenere, una sposa velata di bianco che a quanto pare ha tagliato la strada a Renzo Arbore mentre guidava, ma forse prima di parlarne è meglio raccontare un' altra storiella: quella di San Venerio, che alla fine del VI Secolo viveva da eremita nell' Isola del Tino e di tanto in tanto passeggiava sulle acque, anche se i pescatori parevano troppo occupati a rammendare le reti per farci caso. Si narra che il priore dell' epoca ne abbia apostrofato uno, «Ma non vedi San Venerio?». Il pescatore alzò appena lo sguardo, «Ah, e quanti anni ha?». «Quarantadue». «E u' ne sa ancua gnuà?», e non sa ancora nuotare? La gente di Portovenere è fatta così, disincantata, il presidente della Pro Loco Emilio Della Croce sghignazza: «I pezzi grossi non si fanno più vedere perché qui non se li fila nessuno». Naturale che alla povera sposa non sia andata molto meglio. Perché in paese ne parlano, ma più o meno con lo stesso trasporto dell' antico pescatore. Così i turisti, come il famoso priore, abbozzano. Resta il problema: da dove è saltata fuori la «sposa di Portovenere»? Tempo fa, Renzo Arbore aveva già parlato dell' incontro e Catherine Spaak ha intercettato la voce. Così lo ha invitato a «Il Sogno dell' Angelo», la trasmissione che conduce su «La7», e la storia è divenuta l' argomento dell' estate. Lui e i suoi amici, ha detto Arbore, andarono al ristorante un po' scossi e la padrona li rasserenò: «Niente paura, è la sposa di Portovenere, ogni tanto si fa vedere in giro». C' è da dire che un fantasma, dovendo scegliere, non potrebbe trovare posto migliore.

 

Basta vedere il mare al crepuscolo, le libecciate che distendono sul capo della penisola e la chiesa duecentesca di San Pietro un velo bianco di spuma: da una parte l' isola Palmaria, le isolette del Tino e del Tinetto e il golfo di Lerici, amato da Byron e Shelley, che morì naufrago a San Terenzo; dall' altra, oltre la chiesa e la grotta Byron, la costa di Tramonti verso le Cinque Terre, una vertigine di falesie e rupi a picco sul mare che urla e flagella la costa dominata dal castello. Anche di spose ce ne sono un sacco, San Pietro è assai ambita. «In realtà, ne abbiamo viste due vestite di rosso e una di nero, mah, si vede che adesso usa così», ridono le signore Rosalba e Piera, 75 anni, «però non sembravano fantasmi». A quanto si dice i fantasmi stavano un po' più in là, in una villa turrita sopra le rocce rosse di Tramonti. «Raccontavano che non si riusciva a finirla perché infestata - alza le spalle Lauro Gianardi, 80 anni - però non si parlava di spose». A complicare la faccenda, si parla di un vecchio film con Antonio Cifariello, «La sposa non vestiva di bianco», girato da Mario Baffico nel 1950 a Portovenere. «Recitava gente del posto ma la storia non c' entra nulla, un polpettone: sono stata io a recuperarlo, tre anni fa, ma solo per salvare le immagini dell' epoca», riassume Giuliana Calvellini, la studiosa che ha creato l' archivio del paese: «In 73 anni non ho mai sentito parlare del fantasma, è una bufala». Davvero? Il signor Mario ha settant' anni, guarda il mare e sorride appena, «ne abbiamo parlato, noi vecchi, e qualcuno lo ha detto: una signora vestita di bianco a Portovenere c' è...». La si vede nella chiesa di San Lorenzo e ricorda il miracolo capitato a un pescatore, tale Lucciardo, nel 1399: aveva trovato in mare un' immagine della Vergine e se l' era portata a casa, niente più di un disegno semicancellato, che d' improvviso, mentre pregava, vide dipingersi e ripigliar nuovi colori bianchi e celesti». Un lungo velo candido ne incornicia il volto: è la «Madonna Bianca», protettrice di Portovenere e dei naviganti, festeggiata il 17 agosto. Così il mistero si apre a un' ipotesi più alta: e se Arbore, anziché il fantasma di una sposa qualsiasi, avesse visto la Madonna? Gian Guido Vecchi.

 

LA SPOSA NERA

A Schignano, piccolo paesetto in provincia di Como, fino a qualche anno vigeva una strana usanza, risalente pare, ai tempi del feudalesimo, quando il signorotto del luogo, non perdeva occasione di esercitare la “Jus primae noctis”, sulle giovani e belle spose dei suoi sudditi.

Nel tentativo di non attirare l’attenzione del feudatario, il costume di nozze era di pesante seta rigorosamente nera, come il velo che copriva completamente il volto della donna, nessun ornamento, nessun gioiello….

Anche la Carlina, andata sposa al suo Renzino in una bella domenica di ottobre, era vestita così, e terminato il ballo ed i festeggiamenti i due partirono per il viaggio di nozze a Milano.
Viaggiarono tutta la notte sul carro del casaro che portava i suoi prodotti al mercato e giunsero quindi prestissimo in piazza Duomo, dove rimasero senza fiato per lo stupore, non avendo mai visto nulla di così grandioso. Dalla nebbia che ovattava la città, sbucava, tutta d’oro la Madonnina, così i due ragazzi decisero di salire per vederla più da vicino.
Quando si trovarono, in alto, tra le guglie con molte statue per lo più di figure spaventose, Carlina si spaventò, perché quelle figure le riportarono alla mente il suo peccato, quando in un pomeriggio d’agosto aveva ceduto alle lusinghe di un giovane forestiero. Accortasi un mese dopo di essere in attesa di un bimbo, aveva deciso di tacere, pensando che il matrimonio, ormai vicino, avrebbe coperto il suo sbaglio. Ma là, sotto quegli sguardi quasi ipnotici, ebbe paura, cominciò a correre cercando di arrivare alla Madonnina per chiederle perdono. Abbagliata forse dal sole, perse invece l’equilibrio e precipitò: nessuno più la vide e nonostante l’avessero cercata per molti giorni, di lei, della SPOSA VESTITA DI NERO, non fu trovata mai traccia.

Ma dopo questo fatto, quando viene scattate una foto alle giovani coppie che escono dal Duomo sullo sfondo della fotografia compare sempre una figura femminile vestita di nero, un po’ sfocata.
Ma c’è anche chi dice che, se si riesce a scorgerne gli occhi, si prova un brivido di terrore.. infatti non hanno pupille, sono bianchi come perle lavate dalle lacrime.
 

Leggenda o realtà? Il fantasma della sposa infelice

 

Napoli è riconosciuta da sempre come la città delle superstizioni, delle credenze popolari, delle leggende, chi non si è mai fermato ad ascoltare i racconti delle nonne o dell’anziana vicina di casa?  Ci sono storie per tutti i gusti e per ogni evenienza ma quanti di voi conoscono la storia della ‘sposa infelice’?

Non si tratta di un libro o di un film ma è la storia di un fantasma di Napoli, il fantasma dell’Incoronata del Buonconsiglio a Capodimonte.

I fantasmi sono da sempre considerati entità che spaventano gratuitamente l’uomo, spesso vengono visti come icone di film horror e scherzi da paura, ma la storia che della Sposa infelice, racconta il dolore di una giovane donna che non ha mai potuto coronare il suo sogno e continua anche nell’altra vita a rammaricarsi tristemente.

La leggenda narra la disavventura di questa giovane donna, che essendosi ammalata di tisi, morì il giorno prima delle sue nozze. Dal giorno della sua morte il fantasma della ragazza, in alcuni periodi dell’anno e particolarmente in primavera, appare sulle scale dell’Incoronata del Buonconsiglio a Napoli, la chiesa che l’avrebbe dovuta unire in matrimonio col marito, la donna vestita in abito da sposa, siede su quegli scalini che a causa della sua morte prematura non ha mai potuto percorrere.

Un appuntamento triste, malinconico, un legame indissolubile tra il fantasma della giovane sposa infelice e il mancato matrimonio che tortura l’anima di quella donna che continua a sedere su quella scale e che secondo i racconti popolari si fa vedere solo dalle ragazze nubili.

Una leggenda, un racconto antico o la realtà? Ognuno è libero di credere in ciò che vuole ma sicuramente passando per l’Incoronata del Buonconsiglio, chi conosce la storia, con un pizzico di curiosità guarderà quelle scale con occhio diverso.

 

Leggende e racconti, realtà o falsi miti? I fantasmi spaventano i racconti di generazioni che spavalde vogliono addentrarsi nelle storie di spiriti e anime in pena col mondo anche dopo la morte, ma cosa succede quando si scopre che alcune di queste figure abitano nella nostra città? Come al solito non può essere raccontato nulla di certo, e crederci o meno spetta singolarmente ad ognuno, ma conoscere la storia di un fantasma di Napoli può essere un modo per arricchire la conoscenza di leggende tipiche della nostra città.

Dopo la sposa infelice della Basilica dell Incoronata a Capodimonte e il fantasma del soldato nel palazzo del Corso Garibaldi a Napoli, ecco la storia del fantasma di Piazza Bovio.

Si tratta di una donna, col volto coperto dai suoi stessi capelli che in preda al panico corre per le strade che confluiscono a Piazza Bovio, veloce e spaventata, come per scappare da qualcuno e da un pericolo che la spaventa.

Secondo i racconti, il fantasma è di una donna del seicento, violentata tragicamente dai mercenari saraceni, motivo per cui evidentemente  l’anima della vittima continua a scappare per le strade tormentata dalla paura di quanto accaduto secoli fa.

Nessuno è mai riuscito ad avvicinare il fantasma tanto da osservarlo da vicino ma chi racconta di averlo visto sottolinea lo stato di terrore che si avverte nel veder scappare via una donna traumatizzata dalla paura e dal pericolo.

 

Occhi aperti per i più coraggiosi, esiste il Fantasma di Piazza Bovio? A voi la scoperta.

 

 

Napoli segreta: fantasmi e leggende partenopee

 

Immaginate di camminare in Corso Garibaldi, a Napoli, ed all’improvviso veder penzolare da una delle finestre di un normale condominio, la testa di uomo. E’ inquietante vero? Eppure è quello che succede e che testimoniano, da secoli ormai, tutte le persone che abitano ed  hanno abitato il palazzo in questione.

E così di tanto in tanto tra le scale condominiali si materializza una testa senza corpo che va su e giù per i gradini, magari mentre uno degli inquilini sta salendo, spaventandoli a morte ed in base a diverse testimonianze, il palazzo sarebbe oggetto di queste frequenti apparizioni del fantasma di un impiccato.

Il condominio, che si trova nei pressi di Porta Nolana, in origine era una caserma, infatti il fantasma apparterrebbe ad un soldato brutalmente  impiccato probabilmente dal popolo napoletano in una delle tante rivolte succedutesi nel corso della lunga dominazione spagnola (1503 – 1707). Ed inoltre c’è chi afferma di sentire, spesso passi di soldato rimbombare nel palazzo.

Nei secoli Napoli ha costruito tanti palazzi nobiliari che conservano all’interno un’affascinante storia, corredata da numerosi miti e leggende popolari legate ai loro abitanti. Si può dire con certezza che quasi ogni palazzo importante abbia un proprio racconto misterioso e il proprio fantasma in dotazione.

 

C’è qualcosa di magico nei racconti che si tramandano nel tempo, qualcosa di speciale in tutte quelle leggende raccontate, che forse molto spesso nascondono un filo di verità.

A Napoli, forse molto più che in altre città, raccontare leggende e storie più o meno realmente accadute, è quasi una vera e propria arte. Così come da tradizione popolare, sono tante le figure fantasma che continuano a tormentare ed accompagnare la nostra vita attraverso i racconti, come ad esempio la sposa infelice, la donna che scappava tra le strade della città, o il fantasma del soldato nel palazzo al Corso Garibaldi, insomma sono tante le storie che si tramandano nel tempo, ma forse la più romantica, appartiene proprio alla famosa “barchetta fantasma“.

La leggenda narra, la storia di un grande amore non corrisposto che finisce in tragedia. La coppia di giovani, Tecla e Bruno, pur essendo ormai uniti in matrimonio, non viveva quello che si può definire un grande amore. Bruno era follemente innamorato della sua bellissima sposa che però purtroppo a sua volta, vantava di portare integro il gelido significato del suo nome, “cuore colpevole”, forse della tanto forte indifferenza che provava nei confronti del marito.

Un giorno, Tecla, pur essendo una donna tutta di un pezzo e decisa a non farsi trasportare dalle frivolezze dell’amore, fu colpita da quello che noi oggi amiamo definire colpo di fulmine, innamorandosi repentinamente di un ragazzo dai meravigliosi lineamenti, che rispondeva al nome di Aldo. Iniziò tra i due una storia clandestina ed extraconiugale, i due erano uniti da un grande ed incontrollabile amore che la stessa Tecla non aveva mai provato prima. I due innamorati decisero di vivere il loro amore da fuggiaschi e di andare altrove traghettati di notte su di una barca, quel viaggio fu per loro fatale. A traghettare i due innamorati, vi era Bruno, il marito legittimo di Tecla, accecato di rabbia per essere venuto a conoscenza del tradimento. La barca si capovolse e vide morire insieme i due amanti, Aldo e Tecla, subito dopo il loro ultimo intenso bacio.

A Napoli, si racconta che ancora oggi, nelle caldi notti d’estate, Dio consenta agli innamorati veri che si affacciano sugli scogli di Posillipo, di vedere la barchetta fantasma che traghettò Aldo e Tecla, dando così una prova inconfutabile del grande amore.

 

“Non è vero ma ci credo”. Questo è quello che pensano molte delle persone che si ritrovano a raccontarsi storie di spiriti e fantasmi in giro per le strade, storie che spaventano o che lasciano col dubbio anche quelli più scettici.

Questa volta i protagonisti sono due bambini, per essere più precisi, i loro fantasmi. Siamo a Portici in una delle strade più trafficate dove un vecchio palazzo abbandonato sembra essere ancora abitato dai due sfortunati bambini che anni fa persero la vita.

La causa della loro morte avvenuta a soli 7 anni, è legata ad un incendio provocato da loro stessi, che durante un gioco un po’ troppo pericoloso diedero fuoco all’intero stabile perdendo la vita inceneriti dalle fiamme e dal calore. Da quel momento, si racconta che i fantasmi dei due bambini, si divertono a spaventare i passanti lanciando oggetti e ridendo animatamente provocando di tanto in tanto lampi di luce nella casa abbandonata.

Una storia incredibile che come al solito lascia pensare, crederci o no?

 

 

vecchietto

Passeggiare davanti all’Ospedale Cardarelli di Napoli e udire, nel silenzio della notte, dei passi. Dialogare con un anziano signore che afferma di essere morto e poi scoprire che è scomparso nel nulla. No, non si tratta né di una scena di un film e né di allucinazioni, ma è proprio ciò che accade alcune sere davanti all’ingresso dell’ospedale.

Infatti può capitare a volte di imbattersi in un innocuo vecchietto, almeno apparentemente, che segue le persone che incontra in quel tratto di strada, finché non si fermano a parlagli. Si tratta del fantasma di un uomo che vigila sulla moglie ricoverata da molto tempo in quella struttura.

C’è chi giura di averlo visto in carne ed ossa, forse più ossa, e addirittura di aver parlato con lui che non solo interagisce con le persone che incontra, ma chiede informazioni, dialoga con loro. Esiste il racconto dettagliato di un testimone che afferma di essere rimasto a piedi con la sua auto una sera, proprio dinnanzi all’ospedale. Ed è lì che l’uomo fece l’incontro da brividi. Si accorse che un vecchietto lo seguiva e questo gli domandò come mai si trovasse lì ed egli iniziò a raccontare l’accaduto, accompagnato o scortato dal vecchietto che continuava a seguirlo. L’uomo, ad un certo punto, credendo fosse solo bisognoso di un po’ di compagnia, gli domandò cosa ci facesse da quelle parti, in quella zona così deserta a quell’ora. Ed è a quel punto che fece la sua scioccante rivelazione: “Io sono morto – rispose c’è mia moglie ricoverata per un’operazione, sta per morire e sono quindi venuto a prenderla.” Nell’istante in cui l’uomo si girò di scatto per guardarlo, il vecchietto era già scomparso.

 

Piazza San Domenico Maggiore

Il palazzo di Sangro dei principi San Severo a piazza san Domenico Maggiore è stato teatro di uno degli omicidi passionali più famosi della storia partenopea, quello di Maria D’Avalos, sposata con Carlo Gesualdo principe di Venosa, e quello di Fabrizio Carafa duca D’Adria.

A Napoli tutti sapevano della tresca amorosa tra Maria e Fabrizio, mentre la nobiltà sussurrava e il popolo commentava l’audacia dei due amanti clandestini. La passione tra i due amanti crebbe ogni giorno di più, la prudenza venne messa ogni giorno sempre più da parte.

Il 17 ottobre del 1590 Carlo avverte Maria che si allontanerà di casa per alcuni giorni per andare a caccia, Maria manda un messaggio al suo amante invitandolo nelle sue stanze per quella stessa notte e mentre i due amanti stanno consumando la loro notte di passione, Don Carlo spalanca la porta e trova la moglie a letto con il suo amante.

Accecato dall’ira manda tre sicari a ucciderli mentre lui rimane nell’anticamera e solo quando l’omicidio è stato compiuto entra anch’ egli nella stanza, prende il suo pugnale e si accanisce su entrambi i corpi ormai senza vita. Carlo scende poi in strada, la gente del posto si avvicina all’uomo, offre soccorso ma Carlo è confuso, sconvolto, fugge a Gesualdo nel palazzo di Famiglia e attende che il Vicerè lo convochi per il processo, ma le due famiglie (Carafa e Gesualdo) giungono a un compromesso e Carlo è libero di tornare a Napoli. I corpi strazianti e nudi dei due amanti vengono esposti sul portone di casa per mostrare alla città che l’onore dei Venosa è salvo.

Le cronache napoletane dicono che nell’ala del palazzo di Sangro dove si era consumato il delitto si udivano ancora le grida strazianti della bella Maria, tutto questo durò fino al 1889 quando l’ala del palazzo crollò, donando in parte pace allo spirito inquieto… in parte, perché nelle notti senza luna, il fantasma della bella Maria, in abiti discinti con i capelli mossi dal vento e lo sguardo immobile di tristezza e solitudine, vaga tra l’obelisco di S. Domenico maggiore e il portone del palazzo S. Severo in cerca del suo amore Fabrizio: queste apparizioni spesso sono accompagniate da uno straziante lamento.

 

 

fantasmi

L’occulto da sempre esercita un influsso particolare sull’animo umano. Attirati da tutto ciò che non riusciamo a comprendere, rimaniamo spesso “vittime” di credenze, leggende e superstizioni. Anche i più scettici, almeno una volta nella vita, ne hanno subito il fascino e la seduzione. La letteratura popolare abbonda di personaggi e storie magiche che, ancora oggi, vengono tramandate da generazione in generazione. Discorso a parte per Napoli, città oscura e magica per eccellenza, da sempre legata alla superstizione e al mistero. Con le sue strade strette dove non entra mai il sole, con i suoi vicoli inaccessibili e tortuosi, Napoli sembra essere architettonicamente predisposta all’oscuro. Numerosi sono stati i palazzi che nel Napoletano hanno dato vita a storie di fantasmi, spiriti e presenze inquietanti che sembrano aggirarsi negli androni delle scale, o sulle vecchie terrazze. (Emblematica la commedia di Eduardo de Filippo “Questi Fantasmi” dove un terrorizzato inquilino perde famiglia e dignità proprio a causa di una di queste). FanPage ha raccolto le storie più belle e affascinanti di alcuni dei palazzi più conosciuti della città.

Tra i racconti più famosi, quella di Giuditta Guastamacchia, sanguinaria assassina giustiziata il 19 aprile del 1800 la cui anima sembra aggirarsi ancora nei corridoi di Castel Capuano per vendicarsi dell‘atroce morte che le era stata riservata. Così come prevedeva la legge dell’epoca, Giuditta fu impiccata e privata di testa e mani che furono esposte alle sbarre di ferro della cella in cui vene ammazzata e mutilata. Pare che di tanto in tanto, soprattutto nel giorno della sua morte, lei torni a far visita al mondo dei vivi!

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Tra le storie più conosciute, quella di Palazzo Sansevero, in Piazza San Domenico, civico n.9 dove una giovane Maria d’Avalos fu uccisa in compagnia del suo amante Don Fabrizio Carafa d’Andria dalla mano del marito Carlo Gesualdo, principe di Venosa, che li sorprese insieme mentre giacevano ancora avvinghiati. Il Principe decise allora di riservare ad entrambi una  morte esemplare, murandoli vivi nella stanza dell’adulterio il 18 ottobre 1590. Pare che nelle notti buie e tempestose, un grido di dolore riecheggi ancora nel palazzo, terrorizzando gli inquilini.

 

Non meno inquietante la storia di Palazzo Spinelli di Laurino, In Via Tribunali al n. 362 storico edificio del 1500 ritenuto uno dei palazzi più belli del decumano maggiore. Pare che al suo interno sia vissuta una bambina di nome Bianca, orfana di buona famiglia che il Duca decise di accogliere in casa. Secondo la leggenda, donna Lorenza, moglie del Duca, decise di ammazzare la ragazzina in preda alla gelosia. Folle d’odio la donna uccise Bianca murandola con uno spesso muro di mattoni. Pare che la ragazzina con le ultime energie rimaste pronunciò la frase “Famme pure mura’ viva, ma in allegrezza o in grannezza tu me vidarraje”. Da allora tre giorni prima che alla famiglia Spinelli accadesse un fatto lieto o una sventura, l’anima della ragazza si materializzava sulla balaustra all‘interno del palazzo.

 

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Esiste una leggenda anche sul palazzo che sovrasta l’isolotto della Gaiola, dove sorge una bellissima villa abbandonata abitata dal fantasma di una donna senza volto. I pescatori amano raccontare che quella sia l’anima della sposa di un vecchio proprietario della villa macchiatosi di tradimento, morta negli anni ‘20. L’uomo, innamorato della cognata, fu scoperto dalla moglie mentre possedeva la ragazza, lei sopraffatta  dal dolore scappò via. Il suo corpo senza vita fu restituito dal mare in tempesta. La maledizione della Gaiola sembra aver dato vita ad una lunga serie di morti misteriose. Come quella di un ricco commerciante di profumi, Otto Grunback, trovato morto suicida, e quello di Maurice Sandoz, famigerato farmacista dell’epoca che nel 1955 fu trovato morto nel giardino della clinica psichiatrica dove fu rinchiuso perché convinto di essere perseguitato dalla sfortuna.

Non meno conosciuta la storia di Palazzo Donn’Anna a Posillipo infestato dallo spirito di Anna Carafa, bellissima e seducente nobile che eliminava gli amanti dopo aver fatto l’amore, gettandoli in una botola collegata con il mare. Pare che i pescatori della zona siano soliti sentire lamenti, pianti e gemiti provenire da alcune cavità marine. Ma la bella Anna Carafa non sembra essere l’unica presenza inquietante, si vocifera infatti che di tanto in tanto, sulla terrazza del vecchio edificio, vengono avvistate in particolari momenti del giorno, due figure biancastre che danzano ripetutamente. C’è chi dice si tratti degli spiriti di Mercede de las Torres e Gaetano Casapesenna uccisi anch’essi per amore.

palazzo-donnanna


Negli ultimi anni però, nuove leggende hanno preso il posto delle antiche storie popolari, come quella riguardante un palazzo in via Giambattista Vico devoluto alla Madonna di Pompei, dove i condomini giurano di assistere a fenomeni inspiegabili come mobili in movimento, porte e finestre sbattute violentemente, oggetti scaraventati e inquietanti figure di uomini senza gambe che si aggirerebbero indisturbati sotto gli occhi degli inquilini. C’è anche chi giura che, nei pressi di Corso Garibaldi, numerosi inquilini di un palazzo vengano messi in fuga dal fantasma di un impiccato la cui testa appare in cima alle scale, oppure la si vede penzolare da una delle finestre.

Dopo questa suggestiva carrellata di storie, scommetto che da oggi in poi, passeggiare per i vicoli di Napoli, non avrà più lo stesso sapore!

 

 

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Il teschio di Donna Concetta non è l’unica anima femminile a ricevere le attenzioni e le preghiere dei devoti. Un’altra star è, infatti, Lucia. Questo cranio si trova all’interno della chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco ubicata sul Decumano Maggiore nell’attuale via dei Tribunali.

Il complesso risale al 1616 e fu eretto su incarico di alcune famiglie nobili napoletane per farne un luogo di sepoltura. All’epoca la chiesa fu dedicata al culto delle anime del Purgatorio in modo che dopo la morte si potesse rendere più breve il soggiorno in quel luogo che impediva la riconciliazione con il Signore. A testimoniare la raccolta di fondi organizzata delle famiglie nobili dell’epoca, l’opera di Carlo Celano, “Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri”: “La pietà de’ napoletani havendo occhio non solo a’ bisogni corporali de’ cittadini, ma anco alla sovventione dell’anime, circa gl’anni 1604 molti gentil’huomini e divoti cittadini s’unirono et andavano questurando per far celebrare messe all’anime del Purgatorio. In brieve accumularono un capitale di 6000 scudi, et eressero una congregatione dentro la chiesa parocchiale”.

 

celano

Nell’Ipogeo della chiesa, a cui si arriva tramite una botola, esistono lungo le pareti diverse nicchie e altarini. Molteplici teche contengono resti umani risalenti al periodo della peste o al colera del 1836. Questo è il mondo delle “anime pezzentelle” e del famoso teschio di Lucia. Il cranio è dotato di una preziosa corona e di un velo da sposa. È adagiato su un cuscino e ha il suo nome scritto in grande sulla parete dietro. Molte sono le leggende che si nascondono dietro questo semplice accessorio. Secondo la tradizione si tratterrebbe di Lucia D’Amore, figlia di Domenico, principe di Ruffano, data in sposa al marchese Giacomo Santomago. Dato che la giovane principessa non voleva sposare il gentiluomo secondo alcuni si suicidò, per altri morì di dolore. Certi raccontano che tentò una fuga tragica, che era malata di tisi o che fu vittima di un omicidio mentre avanzava verso l’altare. Un’altra versione narra che in realtà ella fosse innamorata del marchese e che durante il viaggio di nozze fosse annegata. L’unica costante è che la giovane non riuscì a consumare il rito del matrimonio. Alla fine il padre, devoto alla chiesa del Purgatorio, decise di seppellirla nel complesso di Santa Maria. Lucia è così diventata una luce di speranza per tutte quelle donne che desiderano trovare l’uomo della propria vita per sposarsi. È conservata in un reliquiario circondato da messaggi e bigliettini che le devote le lasciano intorno per ricevere una grazia, alleviare un dolore o semplicemente per ringraziarla.

 

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Al di sotto del teschio di Lucia giace una coppia di crani molto più piccoli, uno dei quali adornato da una coroncina. Anche per queste due anime le leggende si sprecano. Si suppone che fossero sposi che per problemi di salute morirono appena prima del giorno delle nozze. Infine, tra i resti conservati nella cripta sotterranea, accanto a Lucia, ci sono anche i teschi di alcuni dei fondatori della chiesa come quelli di Giulio Mastrillo e della moglie. Quasi a simboleggiare che coloro che vollero fortemente questo complesso continuano a stare accanto alle anime per cui lo costruirono.

Fonti: Carlo Celano, a cura di Stefano De Mieri e Federica De Rosa, “Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri del canonico Carlo Celano napoletano, divise in dieci giornate”, Università degli Studi Federico II, Napoli, 2009.

Agnese Palumbo, Maurizio Ponticello, “Il giro di Napoli in 501 luoghi”, Roma, Newton Compton editori, 2014

Antonio Cangiano, “Lucia. La pezzentella col velo da sposa”, Napoli, 2010

 

 

 

 

 

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