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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

11 Dec

Dove nasce il Natale con le sue tradizioni?

Pubblicato da David C. Pack/ Elena Ghiotto  - Tags:  #BLOG

Da dove ha origine il Natale? Dalla Bibbia o dal paganesimo?

Qual è la vera origine di Babbo Natale—del vischio—dell’albero di Natale—delle ghirlande di agrifoglio—e della tradizione di scambiarsi regali?

Molti sono preoccupati a «rimettere Cristo nel Natale». Ma è mai stato lì?

 

Ecco qui le sbalorditive risposte!

Ogni anno dopo il giorno del ringraziamento, il pensiero di molte persone è rivolto all’arrivo del Natale. Questo è il tempo di quando i Cristiani professanti presunti si concentrano su Gesù Cristo. Dopotutto, è la stagione della sua «Natività»!

Rudolph la Renna dal Naso Rosso, le ghirlande di agrifoglio, gli alberi decorati, il vischio, gli auguri, la musica appropriata a questo tempo, «castagne arrostite sul fuoco all’aperto» e Babbo Natale vengono tutti associati con questa festa. Tutto questo porta una calda atmosfera a quelli che celebrano questa festa.

Io sono cresciuto in una famiglia che celebrava il Natale, ed era un grande avvenimento nella nostra famiglia ogni anno. Noi non tralasciavamo nessuna decorazione per questa occasione. Il giorno 24 di Dicembre, cresceva un eccitamento con il passare di ogni minuto. I miei genitori preparavano perfino il caffè nero per Babbo Natale prima di mandarci a letto. Mi sono sempre chiesto come facevano a sapere che a Babbo Natale piaceva il caffè nero—così come a loro piaceva il suo. Dopo essere andato a letto la vigilia di Natale, non potevo dormire e non vedevo l’ora di alzarmi al mattino per vedere tutto quello che «Babbo Natale» mi aveva portato.

Il Natale è considerato da molti come un tempo meraviglioso, che concentra i partecipanti nel dare, unita famigliare, bella musica e decorazioni, festeggiando con cibi speciali e cantando canti di Natale in tutto il quartiere (come la mia famiglia faceva ogni anno).Tutto questo è presumibilmente centrato sull’adorazione di Cristo. Certamente la Bibbia ci istruisce a fare tutto questo—giusto?

La risposta vi scioccherà!

Perché le persone pensano che il Natale sia meraviglioso? Questo certamente sembrava meraviglioso per me. Confidavo in quello che i miei genitori mi dicevano. Non avevo nessuna ragione di dubitare di loro. Essi stavano semplicemente insegnandomi quello che i loro genitori avevano insegnato a loro. Non ho mai messo in discussione le vere origini del Natale!

La maggior parte mai riflette sul perché credono ciò che credono o fanno ciò che fanno. Noi viviamo in un mondo pieno di consuetudini, ma pochi mai cercano di capire la loro origine. Noi generalmente le accettiamo senza dubbio. La maggior parte delle persone praticamente fanno quello che tutti fanno—perché è facile e naturale!

Esaminiamo attentamente le radici del Natale. Diamo uno sguardo al perché le persone seguono le usanze che si associano ad esso. Perché si celebra il 25 di Dicembre? Lo celebrò la primitiva Chiesa del Nuovo Testamento? Questo opuscolo è pieno di fatti storici che, essendo messi assieme ci danno un quadro completo. Cerchiamo di evitare tutte le supposizioni e accettare solo quello che può essere PROVATO!

Nel 1990, il consiglio scolastico di Solon, Ohio (un sobborgo di Cleveland) vietò tutti gli allestimenti della Natività e altre attività Natalizie in ogni proprietà scolastica, perché essi pensavano che queste violassero la separazione tra chiesa e stato. Furono chiamati in tribunale quando alcuni genitori indignati si opposero a loro, avendo l’impressione che il Natale venisse sottratto ai loro figli e alla comunità. Il consiglio perse la causa! La cittadinanza aveva sostenuto che il Natale era una tradizione universale e che non era parte della religione ma che trascendeva. Il Natale fu considerato come secolare—praticamente una parte di tutte le culture del mondo.

La decisione della corte affermava che il Natale non ha radici Cristiane! Tuttavia, l’opinione della corte fece anche notare che la lettura della Bibbia e la preghiera ovviamente sono associate con il Cristianesimo—un’ammissione notevole! La corte concluse che l’osservanza del Natale e gli allestimenti della mangiatoia potevano rimanere perché non erano realmente parte del cristianesimo o della religione—ma la preghiera e la lettura della Bibbia, le quali lo sono, dovevano rimanere escluse dalle scuole!

Quasi tutti gli aspetti dell’osservanze del Natale hanno le loro radici nella tradizione Romana e nella religione. Prendi in considerazione le seguenti ammissioni di un grande giornale Americano (The Buffalo News, 22 Novembre 1984): «Il primo riferimento al Natale che segnò il 25 Dicembre viene dal secondo secolo dopo la nascita di Gesù. È considerato probabile che le prime celebrazioni del Natale furono in reazione ai Saturnali Romani, una festa del raccolto che segnava il solstizio dell’inverno—il ritorno del sole—e onorava Saturno, il dio dell’agricoltura. I Saturnali erano un periodo chiassoso, molto opposto dai leader più austeri tra la setta Cristiana ancora minoranza. Secondo uno studioso, il Natale si sviluppò come un mezzo per sostituire l’adorazione del sole (in inglese sun) con l’adorazione del Figlio (in inglese son). Dal 529 d.C., dopo che il Cristianesimo diventò la religione ufficiale di stato dell’impero Romano, l’imperatore Giustiniano fece del Natale una festa civile. La celebrazione del Natale raggiunse il suo culmine—alcuni preferirebbero dire il momento peggiore—in epoca medioevale quando divenne un tempo di consumo cospicuo e di ineguagliabile baldoria».

Considerate queste citazioni dall’Enciclopedia Cattolica, edizione 1911, sotto la voce «Natale»: «Il Natale non era tra le prime feste della Chiesa…Le prime evidenze della festa vengono dall’Egitto». Inoltre, «I costumi Pagani si centravano intorno alle calende di Gennaio, che gravitavano intorno al Natale». Sotto la voce «Giorno di Natale», Origene, uno dei primi scrittori Cattolici, ammise: «…Nelle Scritture, nessun è ricordato per aver tenuto una festa o che ci sia stato un grande banchetto il giorno del suo compleanno. Sono solo peccatori (come il Faraone ed Erode) coloro che ne fanno una grande gioia del giorno in cui sono venuti in questo mondo» (mia l’enfasi).

L’Enciclopedia Americana, l’edizione del 1956, aggiunge: «Il Natale…non veniva osservato nel primo secolo della Chiesa Cristiana, poiché l’uso Cristiano in genere era di celebrare la morte delle persone importanti piuttosto che la loro nascita…una festa fu stabilita in memoria di questo evento [la nascita di Cristo] nel quarto secolo. Nel quinto secolo la chiesa Occidentale ordinò che la festa fosse celebrata nel giorno dei riti Mitraici della nascita del sole e alla chiusura dei Saturnali, poiché nessuna conoscenza certa della nascita di Cristo esisteva».

Non c’è dubbio nell’ORIGINE della celebrazione moderna del Natale. Molte più fonti potrebbero essere citate e su questo ritorneremo più tardi. Iniziamo a mettere insieme altri fatti.

Fu 300 anni dopo Cristo prima che la chiesa Romana celebrerà il Natale, e non fino al quinto secolo che fu ordinata la sua osservanza in tutto l’impero, come una festa ufficiale per onorare «Cristo».

La giustificazione più comune che qualcuno sentirà riguardo al Natale è che le persone hanno sostituito le antiche usanze e gli intenti pagani asserendo che essi ora si stanno «concentrando su Cristo». Ho sentito molti dire che essi stanno «onorando Cristo» nella loro osservanza del Natale. Il problema è che Dio non dice che questo è accettabile per Lui! Realmente, Egli ordina chiaramente contro di esso! L’osservanza del Natale disonora Cristo! Egli considera ogni cosa riguardo a esso come un’abominazione! Presto vedremo il perché.

Cristo disse: «E invano Mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini» (Matteo 15:9). Il Natale non è un comandamento di Dio—è una tradizione dell’uomo. Cristo continua: «Voi siete abili nell'annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione» (Marco 7:9). Ogni anno, in tutto il mondo, il 25 di Dicembre, centinaia di milioni di persone fanno proprio questo!

Vedremo che Dio ordina chiaramente: «Non seguite le vie dei pagani». Ma la maggior parte delle persone non temono Dio, ed Egli gli permette di prendere le proprie decisioni. Gli esseri umani sono agenti con il libero arbitrio—liberi di obbedire o di disobbedire a Dio! Ma guai a coloro che ignorano la chiara Parola di Dio!

Cristo nacque nel periodo dell’autunno. Molti hanno erroneamente creduto che Lui nacque intorno all’inizio dell’inverno—il 25 di Dicembre! Loro si sbagliano! Nota dell’ Adam Clarke Commentario (commento di Adam Clarke), volume 5, pagina 370, edizione di New York: «era consuetudine tra gli Ebrei di mandare fuori le loro pecore nei deserti vicino alla Pasqua [all’inizio della primavera], e riportarle a casa all’inizio delle prime piogge». Le prime piogge iniziavano dall’inizio a metà autunno. Continuando con questa stessa citazione: «durante il tempo che erano fuori, i pastori le guardavano giorno e notte. Quando…le prime piogge iniziavano all’inizio del mese di Marsceshvan, tempo che corrisponde a parte del nostro Ottobre e Novembre [inizia qualche volta in Ottobre], vediamo che le pecore erano tenute fuori in aperta campagna durante tutta l’estate. E poiché questi pastori non avevano ancora portato a casa le loro greggi, si presume che Ottobre non era ancora iniziato, e che, di conseguenza, il nostro Signore non nacque il 25 di Dicembre, quando non c’era nessun gregge fuori nei campi; e neppure poteva essere nato più tardi di Settembre, poiché le greggi erano ancora nei campi di notte. Su questa base, la natività di Dicembre dovrebbe essere abbandonata. Il pascolo delle greggi nei campi di notte è un fatto cronologico…vedete le citazioni dei Talmudisti nel Lightfoot».

Luca 2:8 spiega che quando Cristo nacque: «Ora in quella stessa regione c'erano dei pastori che dimoravano all'aperto nei campi, e di notte facevano la guardia al loro gregge». Notate che loro stavano «dimorando» nei campi. Questo non succede mai a Dicembre. Sia Esdra 10:9-13 che il Canto dei Cantici 2:11 dimostrano che l’inverno era la stagione delle piogge e che i pastori non potevano rimanere al freddo e nei campi all’aperto di notte.

Numerose enciclopedie chiaramente affermano che Cristo non era nato al 25 di Dicembre! L’Enciclopedia Cattolica questo lo conferma direttamente. In tutta probabilità, Cristo nacque in autunno! Una lunga spiegazione tecnica dimostrerebbe questo punto.

Poiché ora sappiamo che il 25 di Dicembre neanche lontanamente era la vera nascita di Cristo, da dove si originò la festa associata con questa data?

Ora leggete questa citazione sul «Natale»: «Nel mondo Romano i Saturnali (17 di Dicembre) era un tempo di divertimento e di scambio di regali. Il 25 Dicembre era anche considerato come la data di nascita del mistero Iraniano del dio Mitra, il sole della giustizia. Nel Nuovo Anno Romano (1 di Gennaio), le case erano decorate con verde e luci, ed erano offerti regali ai bambini e ai poveri. A queste osservanze vennero aggiunti i riti Natalizi Germanici e Celtici, quando le tribù teutoniche penetrarono nella Gallia, in Bretagna e nell’Europa centrale. Il cibo e la buona compagnia, il ceppo di Natale, e la Torta di Natale, il verde e gli alberi di abete, i regali e gli auguri, tutti commemoravano diversi aspetti di questa stagione festiva. Fuochi e luci, simbolo di calore e longevità, sono sempre stati associati con le festività invernali, siano pagane che Cristiane» (Enciclopedia Britannica, 15ma Edizione. Vol. ΙΙ, p. 903).

Una citazione finale riguardo alla scelta del 25 Dicembre come data di nascita di Cristo è necessaria. Notate un articolo nel Toronto Star (La stella di Toronto), di Dicembre del 1984, di Alan Edmond, intitolato, «Noi dobbiamo molto ai Druidi, Tedeschi»: «La Riforma gettò una piaga sul Natale. A quel punto, naturalmente, gli astuti politici ecclesiastici adottarono la festa pagana di pieno inverno come la presunta data di nascita di Gesù di Nazareth, e gettarono dentro alcune altre chicche pagane per rendere più appetibile la sua presa di potere».

Il 25 Dicembre non fu scelto perché era la nascita di Cristo o perché era anche vicina a esso. Fu scelto perché coincideva con la festa idolatra pagana dei Saturnali—e questa celebrazione deve essere esaminata attentamente. In ogni modo, noi non sappiamo con esattezza la data di nascita di Cristo. Anche se Dio certamente avrebbe potuto farcela sapere, Egli ha scelto di nasconderla agli occhi del mondo!

Le citazioni precedenti hanno introdotto il tema dei Saturnali. Studiamo attentamente chi esattamente era Saturno. Considerate la seguente citazione di un altro grande giornale Americano: The Democrate and Chronicle, Rochester, New York, Dicembre 1984: «La festa Romana dei Saturnali, dal 17 al 24 Dicembre, moveva i cittadini a decorare le loro case con verde e luci e donavano regali ai bambini e ai poveri. La festa del 25 Dicembre del natalis solis invicti, la nascita del sole invincibile, fu decretato dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. come una celebrazione del Solstizio Invernale, e qualche tempo (dopo)…fu Cristianizzato come una data per celebrare la nascita del Figlio della Luce».

Il Dr. William Gutsch, presidente del Museo Americano di Storia Naturale—Planetario Hayden, inoltre confermò il nome originale del Natale con questa citazione del 18 Dicembre 1989, in un giornale di Westchester, New York, The Reporter Dispatch:

«Gli antichi Romani non celebravano il Natale ma piuttosto una festa pagana chiamata i Saturnali. Accadeva ogni anno, intorno all’inizio dell’inverno, o nel solstizio invernale. Questo era il tempo quando il sole aveva preso il suo percorso più basso nel cielo e i giorni cominciavano ad allungarsi, assicurando così un'altra stagione di raccolto.

Tuttavia, «Se molte delle trappole dei Saturnali, sembrano parallele con ciò che molti di noi fanno oggi, noi possiamo vedere da dove prendiamole tradizioni delle nostre festività. E in verità, è stato suggerito che anche se Cristo non nacque alla fine di Dicembre, i primi Cristiani—ancora una setta illegale di allora—spostarono il Natale al tempo dei Saturnali per attirare meno attenzione possibile su se stessi mentre celebravano le proprie festività».

I Saturnali, naturalmente, celebravano Saturno—Saturno era il dio dell’Agricoltura (della semina) perché il calore del sole era necessario per permettere la semina e la crescita delle culture. Era anche venerato in questa festa della morte dell’inverno in modo che potesse ritornare (Egli era il «sole» ricordate «sun») e ancora una volta riscaldare la terra in modo che la semina primaverile potesse avvenire. Il pianeta Saturno fu nominato successivamente dopo di lui, perché fra tutti i pianeti, con i suoi anelli e il colore rosso vivace, rappresentava meglio il dio del fuoco!

Praticamente ogni civiltà ha un dio del fuoco/sole. Gli Egiziani (e qualche volta i Romani) lo chiamavano Vulcano. I Greci lo chiamavano Crono, così come i Fenici—ma loro lo chiamavano anche Saturno. I Babilonesi lo chiamavano Tammuz (come Nimrod resuscitato nella persona di suo figlio), Molek o Baal, come lo chiamavano i Druidi. Tutti questi erano semplicemente i vari nomi di Nimrod. Nimrod era considerato il padre di tutti gli dei Babilonesi.

Notate questa orribile pratica associata con l’adorazione del dio del fuoco (Nimrod, Saturno, Crono, Molek, e Baal) nella seguente citazione de Le due Babilonie, di Alexander Hislop, pagina 231:

«Ora, questo è in esatto accordo con il carattere del Grande Capo del sistema del culto al fuoco. Nimrod, come rappresentante del fuoco divoratore a cui si offrivano vittime umane, specialmente bambini, in sacrificio, era considerato come il grande divoratore di bambini…era, naturalmente, il vero padre di tutti gli dèi Babilonesi; e perciò, con questo carattere fu considerato dopo universalmente. Come padre degli dèi ricevette, come abbiamo visto, il nome di Crono; e tutti sanno che la storia classica di Crono era proprio questa, che, “divorava i suoi figli appena nascevano”. (Dizionario Classico Lempriere, “Saturno”)…questa leggenda ha un significato più amplio e profondo; ma applicata a Nimrod, o “Il Cornuto” si riferisce solo al fatto che, come rappresentante di Molek o Baal, le offerte più accettate nel suo altare erano i neonati. Abbiamo un’ampia e triste evidenza su questo argomento dai documenti dell’antichità. “I Fenici”, dice Eusebio, “ogni anno sacrificavano i loro amati e unigeniti figli a Crono o Saturno”».

Ma, perché era così importante il sacrificio umano per l’adorazione di questo dio terribile? Quale possibile beneficio potevano pensare gli esseri umani vedere massacrare i loro propri figli? Continuando: «…chi si avvicinava al fuoco, avrebbe ricevuto una luce dalla divinità» e «attraverso il fuoco divino tutte le macchie prodotte dalle generazioni passate potevano essere purificate». Perciò, «facevano passare attraverso il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Molek» (Geremia. 32:35).

Per quanto incredibile come possa sembrare, gli esseri umani ingannati credevano realmente che era gradito al loro «dio» sacrificare i loro propri piccoli figli innocenti a lui. Credevano che il fuoco li purificava dal peccato originale. La dottrina pagana di passare il tempo in purgatorio per purificare l’anima da ogni peccato deriva da questa credenza!

Ora dobbiamo vedere più vicino chi era questa figura biblica, di Nimrod. Lo abbiamo già visto come uno dei falsi dèi della storia originale, ma cos’altro possiamo conoscere?

Genesi 10:9 dice di Nimrod: «Egli fu un potente cacciatore davanti [al posto dell’] all'Eterno». In realtà egli cerco di sostituire Dio.

Il famoso storico Ebraico, Josephus, documenta nel Josephus Antiquites importanti evidenze del ruolo di Nimrod nel mondo antidiluviano. Notate: «Egli inoltre cambiò gradualmente il governo in tirannia…Egli [Nimrod] disse anche che si sarebbe vendicato di Dio, se aveva in mente di sommergere nuovamente il mondo; perciò che costruì una torre molto alta, in grado di non poter essere raggiunta dalle acque…Ora le moltitudini erano ben predisposte a seguire la determinazione di Nimrod, e stimare come codardia sottomettersi a Dio» (Bk. I, Ch. IV, sec. 2,3).

Sotto molti nomi, il primo e forse il più ribelle dell’umanità è stato adorato attraverso le false religioni. L’antico Israele continuò a sbagliare servendo ai molti falsi dèi che Nimrod rappresentava.

Ezechiele 8:13-14 descrive un’immagine delle donne di Israele «piangevano Tammuz». Questo Tammuz (il dio del fuoco) era considerato essere Nimrod e l’etimologia della parola stessa è affascinante. Tam significa «rendere perfetto» e muz «fuoco». Il significato è chiaro alla luce di ciò che abbiamo già appreso. Incidentalmente, nella Guerra Iraq-Kuwait nel Deserto Storm, Saddam Hussein diede perfino il nome a uno dei suoi missili «Tammuz». Certamente capiva che il suo significato include fuoco.

Vediamo come il popolo di Dio, Israele, adorava Baal/Molek una volta che si allontanarono dal vero Dio: «Hanno anche costruito gli alti luoghi di Baal, che sono nella valle dei figli di Hinnom, per far passare attraverso il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Molek, ciò che non avevo comandato loro, e non mi era mai venuto in mente che dovessero commettere una tale abominazione…».(Geremia 32:35).

Notate che Dio stesso dice che queste abominazioni cosi orribili non entrarono mai e poi mai nella Sua mente: «hanno pure edificato gli alti luoghi a Baal per bruciare nel fuoco i loro figli in olocausto a Baal, cosa che non avevo comandato, di cui non avevo mai parlato e che non mi era mai venuta in mente. Perciò ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno, in cui questo luogo non si chiamerà più Tofeth, né la Valle del figlio di Hinnom ma la Valle del massacro» (Geremia 19:5). Il versetto 6 lega la valle di Tofeth o Hinnom a questa pratica. Geremia 7:31 collega Tofeth e Hinnom con il sacrificio di bambini. Tofeth significa «tamburo». I tamburi si suonavano per coprire le grida delle vittime nelle fiamme.

Notate la citazione dal Paradiso Perduto, di John Milton, per quel che riguarda il terribile dio Molek: «Prima Molek, orrendo re macchiato con il sangue dei sacrifici umani, e stillando lacrime paternali, anche, con il fragore dei tamburi e timpani che non fossero udite le grida dei figli, passati attraverso il fuoco per essere poi offerti al macabro idolo». Certamente, tutti diranno che loro non sacrificano i loro bambini a Molek oggi, ma continuate a leggere.

Nel Nuovo Testamento, il martire Stefano fu lapidato a morte, almeno in parte, perché accusò i suoi ascoltatori per l’adorazione a questo idolo malvagio (Atti 7:43).

Quando il giusto Re Giosia salì al trono, come re di Giuda, egli distrusse gli altari nella valle di Tofeth (o Hinnom – la stessa valle che Cristo paragonava alla «geenna» con il fuoco in Marco 9:43-49) poco dopo che arrivò al potere. Egli comprendeva il grande male delle pratica che vi si svolgevano.

Molte persone hanno sentito parlare dei Druidi. Pochi conoscono chi e che cosa erano. Ci riferiremo a loro più avanti e li collegheremo ad altre pratiche Natalizie ben conosciute. Dobbiamo prima stabilire il loro ruolo storico nei sacrifici umani.

Giulio Cesare è la più conosciuta fonte di informazioni sui Druidi. Questo deriva dall’Enciclopedia Britannica. Questa citazione, sotto la voce «Druidi», spiega chiaramente chi erano: «I Druidi, la classe erudita fra gli antichi Celti, il cui nome significa Conoscere (o trovare) l’albero di quercia. Sembra che frequentavano boschi di querce e agivano come sacerdoti, insegnanti e giudici. I primi resoconti conosciuti dei Druidi vengono dal terzo secolo [a.C.]…I Druidi si incaricavano dei sacrifici pubblici e privati, e molti giovani uomini andavano da loro per istruzione. Giudicavano tutte le dispute pubbliche e private e decretavano la pena…La dottrina principale dei Druidi era che l’anima era immortale…offrivano vittime umane per quelli che erano gravemente malati o in pericolo di morte in battaglia. Oggetti di vimini enormi venivano riempiti con uomini vivi e poi bruciati; anche se i Druidi sceglievano i criminali come preferenza, sacrificavano vittime innocenti se necessario».

L’Antico Testamento è pieno di condanna di Dio a Israele per la pratica di usanze delle nazioni che la circondava—e noi stiamo raccogliendo fatti importanti che rivelano un quadro sconvolgente.

Un’altra verità circa le origini del Natale originata dalla parola moderna cannibale. Questa pratica ha le sue radici in una funzione primaria di tutti i sacerdoti di Baal. Tenete a mente che la parola Ebraica per sacerdote è Cohen (o Kohen).

Considerate la seguente citazione da Le Due Babilonie, di Alexander Hislop, pagina 232: «Nella legge Mosaica era un principio, proveniente senza dubbio dalla fede patriarcale, che il sacerdote doveva partecipare a qualsiasi offerta come sacrificio espiatoria (Numeri 18:9,10). Dunque, i sacerdoti di Nimrod o Baal erano necessariamente obbligati a mangiare dei sacrifici umani; e cosi facendo si è giunti al fatto che «Cohen-Baal», il «Sacerdote di Baal», è il termine usato nella nostra lingua per indicare il divoratore di carne umana».

La realtà di questo non può essere persa da nessuno! È anche vero che la maggior parte delle civiltà hanno una tradizione che ha coinvolto il cannibalismo. Notate questa dichiarazione dal New York Times: «Qual è il significato del cannibalismo?» Di Erik Eckholm: «Il cannibalismo ha affascinato e ripugnato praticamente a ogni società conosciuta, compresi quelli che dicono di averlo praticato».

Questo stesso articolo continuava a dimostrare che la maggior parte delle civiltà collegavano anche un significato divino alle sue pratiche.

Avete considerato che voi potreste anche bruciare, e perfino sacrificare, i vostri figli oggi (anche se in un modo diverso) nella pratica del Natale, anche se state cercando sinceramente di «focalizzarvi su Cristo»?

I genitori pensano che devono tramandare tutto il mito di Natale ai loro figli! Le tradizioni di Natale sono focalizzate primariamente sui figli, e sono certamente al centro della maggior parte di quello che succede. Lo so perché ho osservato diciassette Natali. Mia sorella maggiore, mio fratello minore e io stesso ricevevamo molto e davamo molto poco in quel giorno – e tutto iniziava con la bugia di Babbo Natale.

Qualche anno fa, un prete di New Jersey disse alla sua classe della scuola domenicale che Babbo Natale era un mito. Lo sdegno dei genitori e dei suoi superiori fu immediata. Lui «uccise Babbo Natale»! Aveva «distrutto la tradizione famigliare»! Aveva «usurpato l’autorità familiare», continuava l’articolo. Fu ufficialmente censurato dai suoi superiori per essere stato «troppo zelante e insensibile».

Il suo crimine? Disse la verità!

Secondo l’Enciclopedia della Storia Universale di Langer (l’articolo «Santa»), «Santa» era un nome comune per Nimrod nell’Asia Minore. Questo era anche lo stesso dio del fuoco che scendeva dal camino degli antichi pagani e lo stesso dio del fuoco al quale i bambini erano bruciati e mangiati in sacrifico umano, tra coloro che erano una volta il popolo di Dio.

Oggi, in lingua inglese Santa Claus (Babbo Natale) deriva da «San Nicola». Washington Irving, nel 1809, è responsabile di aver rifatto l’originale vecchio, rigido vescovo con lo stesso nome nel nuovo «allegro San Nicola» nel suo Knickerbocker History of New York.(La maggior parte del resto delle tradizioni Americane del Natale sono ancora più recenti di questa.) «Il Vecchio Nicola» è stato ampliamente riconosciuto come un termine per il diavolo.

Nell’Apocalisse 2:6 e 15, leggiamo riguardo di una «dottrina dei Nicolaiti», la quale Cristo dice due volte alla Sua chiesa «[Egli] odia». Cerchiamo di analizzare la parola Nicolaiti. Significa «seguaci di Nicola». Nikos significa «conquistatore, distruttore». Laos significa, «popolo». I Nicolaiti, dunque, sono persone che seguono il conquistatore o il distruttore – Nimrod. Se voi avete creduto che seguire il Natale sia una tradizione Cristiana innocente, rendetevi conto di questa verità!

I Commercianti regolarmente riportano che più del 60% delle loro vendite al dettaglio avviene durante la stagione degli acquisti Natalizi. Questo rappresenta una tremenda quantità di regali acquistati. Oggi la maggior parte credono che dare i regali derivi dall’esempio Biblico dei «tre re Magi» (la Bibbia non da nessun numero) che donarono regali a Cristo. È questo vero? Da dove lo scambio di regali proviene, e che cosa dice la Parola di Dio a riguardo?

La Biblioteca Sacra afferma: «Lo scambio di regali tra amici è una caratteristica similare del Natale e dei Saturnali, e deve essere stata adottata dai Cristiani provenienti dai pagani, come chiaramente lo mostra l’ammonizione di Tertulliano» (Vol. 12, pp. 153-155).

Come ogni altro aspetto del Natale, la scioccante verità è che anche questa presupposta usanza non viene dalla Bibbia. È un’ironia che le persone amano credere che stanno seguendo l’usanza dei Magi che danno a Cristo, quando in realtà se li stanno dando esclusivamente tra di loro! Che ipocrisia! Cristo è completamente dimenticato.

La Bibbia insegna realmente che i Cristiani non devono osservare i compleanni. Numerose scritture evidenziano chiaramente questo principio. (Leggi il nostro articolo «Sono i compleanni una celebrazione Cristiana?») Tuttavia, se andate a una festa di compleanno che è stata preparata per voi, e tutti si scambiano i regali tra di loro mentre voi siete esclusi? Questa idea sarebbe ridicola! Se questo succederebbe, direste che queste persone sono egoiste e che vi stanno dimenticando. In effetti, la maggior parte delle persone danno agli altri a Natale semplicemente perché si aspettano di ricevere dei regali essi stessi!

Torniamo brevemente ai «Magi» che diedero dei doni a Cristo. La scrittura che descrive questo è in Matteo 2:1-11: «Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall'oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: Dov'è il re dei Giudei che è nato?..E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra».

Comunemente si suppone che questi erano doni di nascita del «bambino Gesù». Ma è questo ciò che la Bibbia dice in realtà? Assolutamente no! Prima di tutto, e importante notare che diedero i doni a Gesù. Non si fermarono alla Sua presenza e scambiarono doni tra di essi stessi o darli ad altri. I doni furono «presentati a Lui». Inoltre, arrivarono ben dopo la Sua «nascita». Questa è un’altra ragione che questi non potevano essere «doni di nascita» o di compleanno.

Da lungo tempo, un’antica usanza dell’Oriente era quello di presentare doni arrivando davanti a un re. Questi uomini capivano che erano alla presenza del «Re dei Giudei». La Bibbia riporta molti esempi di persone che mandavano doni ai re o presentandoli al momento dell’arrivo in loro presenza. Questa usanza è comune oggi, quando ambasciatori o altri entrano in presenza di un leader mondiale.

In fine, notate quello che dice il Commentario Adam Clarke, volume 5, pagina 46, su che cosa successe realmente in questa occasione: «versetto 11. Essi presentarono a Lui regali. Le persone dell’Oriente mai si avvicinavano alla presenza dei re o dei grandi personaggi senza un dono nelle loro mani. Questa usanza si nota spesso nell’Antico Testamento, e tuttora permane nei paesi dell’Oriente, e in alcune Isole del Mare Cinese Orientale recentemente scoperte». Per usanza i regali, si presentavano ai re.

Cosa potrebbe essere più chiaro?

Nessun opuscolo di Natale è completo senza qualche spiegazione riguardo all’«albero di Natale». Abbiamo sfiorato l’argomento senza focalizzarci direttamente su di esso. Il moderno albero di Natale ebbe origine in Germania. Ma i Germani lo presero dai Romani, che lo presero dai Babilonesi e dagli Egiziani.

La seguente citazione dimostra a che cosa credevano i Babilonesi circa l’origine dell’albero di Natale: «Una vecchia favola babilonica raccontò di un albero sempreverde che germogliò da un ceppo morto. Il vecchio ceppo simboleggiava il Nimrod morto, il nuovo albero sempreverde simboleggiava che Nimrod era tornato in vita in Tammuz! Tra i Druidi la quercia era sacra, tra gli Egiziani era la palma, e a Roma era l’abete, il quale era decorato con bacche rosse durante i Saturnali»! (Walsh, Curiosità dei Costumi Popolari, p. 242).

Il libro Risposte alle Domande, di Frederick J. Haskin, afferma: «L’albero di Natale è dell’Egitto, e la sua origine risale a un periodo molto precedente all’era Cristiana». Sapevate questo—che l’albero di Natale precedeva da molto tempo prima il Cristianesimo?

La maggior parte degli aspetti del Natale non sono riferiti nella Bibbia. Naturalmente, la ragione è che non vengono da Dio—non fanno parte del modo in cui Egli vuole che le persone lo adorino. L’albero di Natale, tuttavia, è direttamente menzionato nella Bibbia! Leggete in Geremia 10:2-5, «Così dice l’Eterno: Non imparate a seguire la via delle nazioni...Poiché i COSTUMI dei popoli sono VANITÀ: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l’ascia. Lo adornano d’argento e d’oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova. Stanno diritti come una palma e non possono parlare; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non abbiate paura di loro, perché non possono fare alcun male, né è in loro potere fare il bene».

Questa descrizione del moderno albero di Natale è chiara. Dio direttamente si riferisce a esso come «la via delle nazioni». In modo altrettanto diretto, Egli ordina al Suo popolo di «Non imparate a seguire la via delle nazioni», chiamando questi costumi «VANITÀ». Il versetto 23 aggiunge una dichiarazione notevole e potente: «O Eterno, io so che la via dell’uomo non è in suo potere e non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi [propri] passi». Dio deve insegnare alle persone come vivere. L’uomo semplicemente non può capire le vie di Dio da se stesso.

Non c’è spazio in Geremia 10 a credere, come qualcuno ha cercato di suggerire, che, poiché questi alberi non hanno potere di per sé, in realtà non è proibito di avere un albero di Natale. Dio condanna di alzare alberi pagani (del Natale) con questo chiaro comando Biblico!

L’Enciclopedia Americana dichiara: «l’agrifoglio, il vischio, il ceppo di Natale...sono reliquie dell’epoca precristiana». In altre parole, paganesimo! Il ceppo di Natale era usato comunemente in un rito Teutonico dell’adorazione della natura.

Frederick Haskin afferma di più: «le autorità credono che l’uso delle ghirlande di Natale è riconducibile all’usanza pagana di decorare gli edifici e i luoghi di adorazione durante la festa che avveniva allo stesso tempo del nostro Natale».

L’Enciclopedia Britannica, sotto la voce «Celastrales», espone l’origine della ghirlanda di agrifoglio: «I pagani europei portavano rametti d’agrifoglio nelle loro case, offrendole alle fate dei boschi, come rifuggi dalle intemperie del rigido inverno. Durante i Saturnali, la festa Romana invernale, rami di agrifoglio erano scambiati come un simbolo d’amicizia. I primi Cristiani Romani apparentemente usavano l’agrifoglio come una decorazione nella stagione del Natale».

Ci sono dozzine di diversi tipi di agrifoglio. Praticamente tutti vengono con varietà femminile e maschile—come «Il Principe Azzurro e La Principessa Azzurra» o «Il Ragazzo Azzurro e La Ragazza Azzurra» o «Il Ragazzo Cinese e La Ragazza Cinese». Le piante di agrifoglio femminili non possono avere le bacche, a meno che una pianta maschile vicina la impollina. È facile vedere perché le ghirlande di agrifoglio trovarono la loro via nei rituali pagani come un simbolo d’amicizia e FERTILITÀ!

Il Natale è incompleto a molti se non includono il «baciarsi sotto il vischio». Questo costume pagano era naturale in una notte di baldoria che coinvolgeva la gran parte, fatto nell’inebriante spirito orgiastico. Così come oggi, il «bacio» di solito avveniva al principio della celebrazione dei Saturnali/Natale. Non potrò mai dimenticare di aver sempre baciato le madri dei miei amici quando entravo in ciascuna delle loro case a ogni Natale. Era la prima cosa che facevo. Lo odiavo ― ma era qualcosa che «dovevo fare». Ritenevano che il vischio avesse poteri speciali di guarigione su coloro che si «divertivano» sotto di esso.

L’Enciclopedia Britannica, sotto la voce «Santalales», afferma: «si crede che il vischio europeo abbia avuto un significato rituale speciale nelle cerimonie druidi e vive nel folklore di oggi, con il suo status speciale come il vischio Natalizio venuto dai tempi anglosassoni». Il vischio è un parassita che vive sulle querce. (Ricordate che i Druidi adoravano nei querceti). Gli antichi Celti (associati con i Druidi) usavano dare il vischio, come un rimedio di erbe, agli animali sterili per renderli fertili. E ancora è conosciuto come «il guaritore di tutto» in Celtico.

Come il vischio, le bacche di agrifoglio erano considerate sacre al dio del sole. L’originale «ceppo del sole» [dall’inglese «sun log»] venne chiamato «ceppo del Natale» [dall’inglese «yule»]. Come notate, in inglese al Natale è anche chiamato «Yule». Questo semplicemente significa «ruota», il quale è stato per molto tempo una rappresentazione del sole. Oggi non c’è da meravigliarsi se la gente parla normalmente della « sacra stagione natalizia».

Il termine moderno per la fusione dei falsi costumi pagani con l’adorazione del vero Dio è sincretismo, chiunque faceva questo nell’antico Israele era messo a morte (Levitico 18:21, 29). Era così grave!

Un approfondimento affascinante di come il popolo di Israele pensava e credeva, nelle loro menti, che adoravano Dio come un’interna nazione, viene da 2 Re 17:33: «Così essi temevano l’Eterno e servivano i loro dèi, secondo le usanze delle quali erano stati deportati».

Avete afferrato questo? Sì, loro temevano il vero Dio mentre servivano altri dèi. Nessuna meraviglia che il versetto successivo (34) dice che loro «NON temono l’Eterno» secondo il modo che Dio comandò. Questo è come vede Dio ciò che fanno le persone oggi—non importa quello che queste persone, che copiano antiche pratiche pagane, pensano delle loro proprie azioni!

Il versetto 30 dice che tutto questo venne appreso dal contatto con «quei di Babilonia» (fra gli altri), il cui dio principale, come ricorderemo, era Nimrod (Baal o Molek)—ora sappiamo che erano gli stessi.

Notate come fu specifico l’avvertimento di Dio a Israele in Deuteronomio 12:29-31, e perché li avvertì! «Quando l’Eterno, il tuo DIO, avrà sterminato davanti a te le nazioni... e quando le avrai spodestate e dimorerai nel loro paese; guardati bene dal cadere nel laccio...e dall’informarti dei loro dèi, dicendo: Come servivano queste nazioni i loro dèi? Farò anch’io così. Tu non farai così con l’Eterno, il tuo DIO, perché con i loro dèi esse hanno fatto TUTTO ciò che è ABOMINEVOLE per l’Eterno e che egli DETESTA; hanno persino bruciato nel fuoco i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dèi».

Molti versetti, come Deuteronomio 12, dovrebbero essere studiati attentamente. (Vedete Esodo 34:10-17;23:23-33; Levitico 20:22-26; Deuteronomio 20:13-18 etc.) Il vero Dio sapeva che servire ad altri dèi li portava a sacrificare i loro figli!

Deuteronomio 12:32 chiarisce che Dio non vuole che mescoliamo le Sue vie con le false vie: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla toglierai da esse».

Queste sono le CHIARE PAROLE di Dio per tutti coloro che dicono che possono mescolare le orribili usanze del paganesimo con una presunta «attenzione su Cristo».

In Deuteronomio 12:2-4 stabilisce un contesto importante. Dio dice chiaramente: «Distruggerete interamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi; sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verdeggiante. Demolirete i loro altari... darete alle fiamme i loro Ascerim...non farete così con l'ETERNO, il vostro DIO».

Notate il riferimento di Dio, a «ogni albero verdeggiante» e «i loro Ascerim». Ci sono almeno dieci versetti simili nell’Antico Testamento che fanno riferimento agli «alberi verdi» e alla loro associazione con l’idolatria. Gli storici credono che il riferimento alla parola «verde» si riferisca al verde di tutto l’anno—agli alberi sempreverdi!

Ancora una volta, esaminiamo più attentamente la vera storia e le origine di alcuni costumi dei Saturnali che sono praticati oggi. Notate la seguente citazione agghiacciante dal Dizionario delle Antichità Greche e Romane, «Oscilla» terza edizione, volume II; «...tutti i ranghi si dedicavano a se stessi a festeggiare e a rallegrarsi, si scambiavano regali tra amici e la folla riempiva le strade gridando «Ecco i Saturnali». Si faceva un’offerta sotto un albero sempreverde decorato, secondo il poeta pagano, Virgilio. Le figurine e le maschere—chiamate «oscilla»—erano appese all’albero, come si fa con le decorazioni natalizie di oggi. La storia ammette...non c’è dubbio che in queste «oscilla», abbiamo una reliquia del sacrificio umano...».

Tutto questo non vi sembra familiare? Regali, cantare nelle strade, alberi sempreverdi, decorazioni, offerte sotto l’albero, ilarità e festeggiamenti? Questo può sembrare meraviglioso, ma rappresenta le cose che sono veramente abominevoli.

Gli oscilla moderni assomigliano a piccoli «angeli» paffuti quando sono appesi su un albero. Io stesso, mettevo questi piccoli «angeli bambini» sul nostro albero, quando ero bambino. Perlomeno io pensavo che fossero angeli bambini. Come mi sbagliavo! Credete che alcuni dei vostri amici capiscano ciò che questo rappresenta veramente? Naturalmente no—ma questo non lo fa meno grave o meno sbagliato agli occhi di Dio!

Un’altra fonte dimostra come tutto questo arrivò a essere un’eredità praticata così «innocentemente» da milioni di persone—eppure, tutt’altro che innocente agli occhi di Dio. Ora leggete la seguente citazione dall’Enciclopedia Britannica, 15th edizione, volume 10, pagine 1062-3: «Il cristianesimo...da un processo graduale e complesso...diventò la religione ufficiale dell’impero [Romano]».

«Per un tempo, le monete e altri monumenti continuarono ad associare le dottrine Cristiane con l’adorazione del sole, al quale Costantino era dedito precedentemente. Ma perfino quando questo periodo finì, il paganesimo Romano continuò a esercitare altre influenze permanenti, grandi e piccole...Il calendario ecclesiastico conserva numerosi resti delle feste precristiane, in particolare il Natale, il quale mescola elementi che comprendono sia la festa dei Saturnali e sia la nascita di Mitra. Ma, soprattutto, la corrente principale della Cristianità Occidentale deve all’antica Roma la solida disciplina che gli diede stabilità e forma».

Un’autorità rispettabile come l’Enciclopedia Britannica ammette in realtà, per qualcuno disposto a vedere, che i Saturnali e l’antica Roma furono quelli che definirono la «disciplina...stabilità e forma» del Cristianesimo Occidentale!

Questa è un’ammissione veramente stupefacente!

La seguente potente citazione rivela come questa idolatra festa pagana entrò nel mondo «Cristiano». È dalla Nuova Enciclopedia Schaff-Herzog della Conoscenza Religiosa, sotto la voce «Natale»:

«Molto dipendeva dalla data della festa pagana dei Brumalia (25 Dicembre), che seguiva i Saturnali (17-24 Dicembre), e celebrava il giorno più breve dell’anno e il «nuovo sole»...non può essere determinato esattamente. I pagani Saturnalia e i Brumalia erano profondamente molto radicati nei costumi popolari per essere messi da parte dall’influenza Cristiana...La festa pagana con il suo disordine e la sua baldoria, era così popolare che i Cristiani erano soddisfatti con la scusa di continuare la sua celebrazione, con un piccolo cambiamento nello spirito e nella forma. I predicatori Cristiani dell’Occidente e del Vicino Oriente protestarono contro la frivolezza sconveniente con la quale era celebrata la nascita di Cristo, mentre i Cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli Occidentale d’idolatria e dell’adorazione al sole per adottare questa festa pagana come Cristiana».

Un’altra fonte rivela come la chiesa Romana assorbì il Natale in una celebrazione ufficiale. L’Enciclopedia Britannica, edizione del 1946, afferma: «Il Natale non era tra le prime feste della chiesa...Certi Latini, fin dal 354, potrebbero aver trasferito la nascita del 6 gennaio al 25 dicembre, che allora era una festa Mitraica...o la nascita del Sole invitto...I Siriani e gli Armeni, che si aggrappavano al 6 gennaio, accusarono i Romani dell’adorazione al sole e di idolatria, sostenendo...che la festa del 25 Dicembre era inventata dai discepoli di Cerinto...»

Così, una festa pagana, celebrata molto prima della nascita di Cristo, trovò la sua strada nel Cristianesimo riconosciuto.

Sapete che anche i Puritani della Nuova Inghilterra nel diciassettesimo secolo capivano quanto era equivocato il Natale? In effetti proibirono l’osservanza con una legge, nel 1659 in tutta la colonia del Baia del Massachusetts. Multe e pene detentive potevano derivare dall’essere trovati a celebrarlo. Passarono quasi 200 anni (1856) prima che le persone smettono di lavorare di Natale a Boston. I Puritani conoscevano la sua radice e la catalogarono come «idolatria papista, pagana».

Il profeta Daniele (7:8) parla di un «piccolo corno», il quale (7:25) «proferirà parole contro l’Altissimo…e penserà di mutare i tempi e la legge». Questo piccolo corno è una grande autorità religiosa che tenta di sovrapporre la sua propria visione delle date e celebrazioni, a un mondo ignaro, al posto della chiara istruzione di Dio.

La parola ebrea tradotta come «mutare» significa «trasformare, modificare o sostituire». La parola tradotta come «tempi» significa «occasioni fissate, stagioni o tempi». La parola ebrea tradotta come «legge» significa «decreti o leggi di Dio». Quando sono messe insieme, questa frase si riferisce a un’autorità che tenta di «trasformare le occasioni fissate e le stagioni all’interno della Legge di Dio». Certamente, il Natale è un grande esempio di come questo è stato fatto. Le istruzioni di Dio sono state sostituite con le tradizioni religiose degli uomini.

La seguente citazione rivela come questo è accaduto. Viene anche dall’Enciclopedia Britannica, sotto «Cristianesimo»: «Così, la liturgia della Pasqua è stata sviluppata maggiormente nella Chiesa Ortodossa Orientale e la liturgia del Natale maggiormente nella Chiesa Cattolica Romana…Il calendario Cristiano è l’istituzione Cristiana più diffusa. La settimana di sette giorni e il ritmo delle feste Cristiane sono state accettate anche dalla maggior parte dei paesi non Cristiani. Malgrado energici tentativi di introdurre una settimana lavorativa mobile, la settimana di sette giorni, con le domeniche libere dal lavoro, non può essere eliminata neanche negli stati Comunisti, con una visione del mondo Ateo. Anche negli ateistici circoli e organizzazioni in ogni parte del mondo, le feste Cristiane gioiscono di indiscutibile popolarità come giorni liberi…specialmente il Natale».

In verità, sono stati i «politici ecclesiastici» menzionati precedentemente, che hanno cercato di imporre il calendario «Cristiano» moderno a un mondo inconsapevole. Sono questi leader che hanno «pensato di mutare i tempi e le leggi».

Uno dei nomi di Satana è il Distruttore (Apocalisse 9:11). Nimrod/Saturno/Molek/Baal, così come Satana, è il dio del fuoco, che distrugge e divora piccoli bambini.

Il vero Gesù Cristo non è mai stato e non sarà mai nel Natale! Egli non può essere rimesso nel posto in cui non è mai stato. Ma il «dio di questo mondo», Satana (2 Corinzi 4:4), è sempre stato nel Natale. Egli è il suo l’autore!

Il vero Dio ordina che dobbiamo adorarlo «in spirito e verità» (Giovanni 4:23-24). Questo non è compatibile con le grandi menzogne del Natale e di Babbo Natale, che tutti i bambini così volentieri credono.

1 Timoteo 4:2 avverte dell’«ipocrisia di uomini bugiardi, marchiati nella propria coscienza». I genitori possono «bruciare» i propri figli, fino al punto di marchiarli con l’inganno e la menzogna del Natale.

Non c’è «maggior sicurezza in un gruppo più grande» in questo mondo per coloro che osservano il Natale, perché Satana, che è chiamato il «padre della menzogna» e «fu omicida fin dal principio» (Giovanni 8:44), ha «sedotto tutto il mondo» (Apocalisse 12:9)! Andate in questo versetto e leggetelo. Quindi riconosciate che il Natale è certamente una testimonianza di questo grande inganno.

Ma Cristo si riferisce alla Sua Chiesa come a un «piccolo gregge» (Luca 12:32). Molti altri versetti mostrano questo. Questa Chiesa non ha i grandi numeri delle classi rispettate e stabilite del cristianesimo di questo mondo. Ma questa Chiesa obbedisce a Dio!

C’è un altro problema con l’idea di «rimettere Cristo nel Natale» ― ed è grande! Il «Gesù» che è al centro di questa stagione, non è il vero Gesù Cristo della Bibbia!

Alla maggior parte è stato insegnato che vi è solo un Gesù Cristo. Ma la Parola di Dio parla di una falsificazione, e questo Cristo sostituito è identificabile nella storia. La prova? L’apostolo Paolo avvertì di «un altro Gesù»

Afferrate ciò che è in gioco qui!

Primo, considerate tutta l’introduzione di Paolo come prepara il terreno per l’avvertimento che segue: «Ma io temo che, come il serpente [Satana] sedusse Eva con la sua astuzia, così talora le vostre menti non siano corrotte e sviate dalla semplicità che ci dev’essere verso Cristo» (2 Corinzi 11:3).

Ora per l’avvertimento reale nel versetto successivo: «Se uno infatti venisse a voi predicando un ALTRO GESÙ che noi non abbiamo predicato, o se voi riceveste un altro spirito che non avete ricevuto, o un altro vangelo che non avete accettato, ben lo sopportereste» (2 Corinzi 11:4). I corinzi sembravano «tollerare questo» senza molta resistenza.

Paolo, sotto l’ispirazione del vero Gesù Cristo della Bibbia, fu spinto a registrare il pericolo di seguire inconsapevolmente a «un altro Gesù». Considerate. La maggior parte non ha probabilmente mai considerato, lontanamente, l’idea di un falso Gesù neanche per un momento ― che c’è una simile cosa come un erroneo, diverso e «falso Cristo» (Matteo 24:23-24) ― chiamato «un altro Gesù». Nel passato, questo «Gesù» ha corrotto anche il pensiero dei veri Cristiani. Questo è molto evidente. Ma la «sottigliezza» di come questo può accadere, e come si è verificato nella storia, è così ingannevole—così seducente ― che anche i veri Cristiani inconsapevoli, possono cadere nell’adorazione di questo cosiddetto Gesù. Questo era quello che stava accadendo ai Corinzi.

Le persone possono adorare con modi che rappresentano le cose molto diversi rispetto a quello che sinceramente credono o pensano. I «credenti» nella Bibbia, oggi possono pensare che stanno adorando il vero Salvatore, quando in realtà stanno adorando un falso salvatore ― UN ALTRO GESÙ! L’interezza del Cristianesimo tradizionale è in realtà adorare Nimrod/Saturno/Molek/Baal. L’enfasi data oggi alla madre/figlio «Maria/Gesù», incluso la venerabile adorazione a Maria da milioni di persone, è un parallelo con Nimrod e sua madre, Semiramis, che non può essere trascurato.

Qui è il punto di ciò che viene spiegato. Molti parlano di «rimettere Cristo nel Natale». Questo si ascolta ogni anno da migliaia di pulpiti e altrove. Ma il vero Cristo non è mai stato lì! Così come una persona non può ritornare in una stanza in cui non è mai entrato, Gesù Cristo non può essere «rimesso» in un evento in cui non è mai stato dentro, e che, in realtà, odia! (Ancora una volta, vedete in Marco 7:7). Il Gesù che questi predicatori e fanatici hanno in mente è un altro Cristo, uno con un altro vangelo, un altro spirito ― lo spirito natalizio! ― portando le dottrine e gli insegnamenti totalmente diversi.

Potete vedere la connessione?

Infine, esaminiamo ciò che Dio disse al Suo popolo cosa doveva fare, e il camino che doveva insegnare ai propri figli.

Ricordate in Geremia 7:31, dove Dio condannò a Israele per bruciare i propri figli nella Valle di Tofeth. Otto versetti prima (vs. 23-24), Dio aveva chiarito ciò che richiede: «Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, affinché ne venga del bene a voi. Ma essi non ascoltarono… ma camminarono...nella caparbietà del loro cuore malvagio…».

Gli esseri umani non vogliono ubbidire a Dio (Romani 8:7). Essi preferiscono seguire la loro propria «fantasia». Essi non capiscono che Dio vuole che la loro vita vada «bene». Egli vuole che la felicità, la gioia e la benedizione fluiscano nella vita delle persone. Tutto questo è il risultato di ubbidire a Lui.

Dio ispirò a Mosè per avvertire i padri della grave responsabilità che avevano su cosa e come insegnare ai loro figli. Notate la Sua istruzione in Deuteronomio 6:1, 6-7, 20-21, 25: «Ora questo è il comandamento…che l’Eterno, il vostro Dio, ha ordinato d’insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese nel quale state per entrare per prenderne possesso…E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; le inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi…Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano questi precetti, statuti e decreti, che l’Eterno, il nostro Dio, vi ha comandato? Tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del Faraone in Egitto e l’Eterno ci fece uscire dall’Egitto con mano potente…E questa sarà la nostra giustizia, se abbiamo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti davanti all’Eterno, il nostro Dio, come egli ci ha ordinato».

Dio portò Israele fuori dall’Egitto ― dalla schiavitù ― dai costumi del mondo che li circondava e gli rivelò la Sua legge. Egli non vuole che il Suo popolo ritorni alle tradizioni, ai costumi e alle vie da cui lo ha chiamato.

Quando tutte le tradizioni interconnesse, piene di simbolismo di adorare un antico dio pagano, umanamente ideate, sono insegnate, questo non è adorare il vero Creatore.

Gesù disse due volte, in Matteo 7:16 e 20, che: «li riconoscerete dai loro frutti». Tutto ciò che le persone dicono o fanno, bene o male, ha frutti. I frutti del Natale sono terribili. Il Natale è di ottenere per se stessi—è pura commercializzazione. Questa stagione porta tutto un anno di adulterio, solitudine, gelosie, ubriachezze, guida in stato d’ebbrezza, discussioni familiari (e peggio), un accumulo di debiti che solitamente durano fino a Marzo. Questo problema è così rilevante che quasi tutte le chiese hanno riferito che il loro reddito ― come per ironico ― diminuisce durante questo periodo, man mano che le persone «recuperano» tutte le loro spese!

Il profeta Isaia fu ispirato a scrivere: «Grida a squarcia gola, non risparmiarti; alza la tua voce come una tromba e dichiara al Mio popolo le sue trasgressioni e alla casa di Giacobbe i suoi peccati» (58:1). Io ho fatto questo. Ora che voi avete letto la PURA VERITÀ circa la vera origine del Natale, che farete?

La seguente citazione viene dall’opuscolo La pura verità circa il Natale, di Herbert W. Armstrong. Questa riassume l’opuscolo che voi finite di leggere:

«Il Natale si è convertito in un periodo commerciale. È sponsorizzato, mantenuto vivo, dalle più forti campagne pubblicitarie e di vendita dell’anno. Voi vedete mascherato un “Babbo Natale” in molti negozi. Gli annunci, ci ingannano riguardo alla “bellezza dello spirito natalizio”. I giornali, che vendono gli annunci, stampano floridi editoriali esaltando ed elogiando il periodo pagano, e il suo “spirito”. Un popolo ingenuo ha inculcato tanto, che molti si offendono quando gli si dice la verità. Ma lo “spirito natalizio” viene creato ogni anno, non per onorare Cristo, ma per vendere la merce!» Così come tutti gli inganni di Satana, che appare come un «angelo di luce», lo fa sembrare buono. Miliardi di dollari sono spesi ogni anno in questa commercializzazione di spese folli, mentre la causa di Cristo deve soffrire. È parte del sistema economico di Babilonia!

«Abbiamo professato di essere una nazione cristiana, ma siamo in Babilonia, così come lo preannunciò la profezia biblica, e non lo sappiamo! «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non abbiate parte ai suoi peccati e non vi venga addosso alcuna delle sue piaghe» ― che presto verrano ― è l’avvertimento di Apocalisse 18:4» [mia l’enfasi].

«Quest’anno, invece di scambiare regali, perché non mettere quel denaro nell’Opera di Dio?»

 

1. PREMESSA

Ci sembra utile introdurre ricordando che il Natale, seppur sia certamente la festa dell’anno certamente più amata da ogni persona, non corrisponde a quella più importante all’interno del cristianesimo cattolico. Se, infatti, Gesù fosse nato ma non fosse risorto, resterebbe soltanto uno dei tanti grandi saggi che hanno popolato la storia dell’umanità (come Platone, Aristotele, Gandhi, Confucio ecc.). Al contrario, Gesù è stato l’unico uomo della storia a dire di sé: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non attraverso di me” (Gv 14, 1-6), e l’unico che ha vinto l’insormontabile ostacolo dell’uomo, la morte. Per questo la celebrazione cristiana più importante è la Pasqua, giorno della sua resurrezione, la cui data è fissata storicamente ed è astronomicamente certa: il 14 del mese ebraico di Nisan, poco prima dell’inizio della festa ebraica, ovvero all’alba della domenica 9 aprile dell’anno 30 d. C , così come la data della sua morte: circa alle 15 pomeridiane del venerdì 7 aprile del medesimo anno 30.

Il Natale è per il cristiano la celebrazione di un evento biblico e salvifico, non il ricordo di una data, infatti negli stessi Vangeli non c’è nessun riferimento ad una data di nascita di Gesù, e addirittura soltanto due evangelisti su quattro parlano della nascita e infanzia del Cristo, mentre gli altri due cominciano il loro racconto dall’inizio della sua vita pubblica. Anche nel calendario cristiano il dies natalis in cui si commemora un determinato santo è il giorno della morte, non della nascita.

Soltanto nel II e III secolo i cristiani cominciarono a prendere in considerazione anche la data di nascita di Gesù, anche se con una certa diffidenza. Origene di Alessandria (185-254 d.C.) dichiara infatti che «nelle Scritture sono i peccatori, e non i santi, che celebrano la loro nascita», facendo riferimento alle “feste di compleanno” (natalia) degli imperatori. Nel 200 d.C. Clemente d’Alessandria affermò lamentandosi: «C’è poi chi, con più minuziosa pedanteria, cerca di assegnare alla nascita del Salvatore non solo l’anno, ma il giorno: e sarebbe il 25 del mese di Pachon [ossia il 20 maggio] del ventottesimo anno di Augusto» (Stromati, I,21,145.6).

 
 

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2. IL 25 DICEMBRE HA UN’ORIGINE PAGANA?

Come affermato nell’introduzione, la vulgata corrente ritiene che il 25 dicembre sia una data convenzionale, scelta appositamente dalla chiesa primitiva per sostituire la festa pagana del Sol invictus.

 

Accuse varie. Alcuni utilizzano questa argomentazione come preambolo per sostenere che il cristianesimo si sarebbe imposto con la forza sul paganesimo, distruggendo e appropriandosi di tutto quanto era a lui pre-esistente. In realtà, come sappiamo, quella pagana fu una festa che decadde lentamente da sola con il trascorre del tempo, fino all’editto di Teodosio del febbraio 380 d.C. (del rapporto tra cristianesimo primitivo e paganesimo parleremo approfonditamente in altra sede, comunque). Altri si appoggiano a tale tesi per affermare l’inesistenza storica di Gesù Cristo, inventato da personaggi misteriosi che avrebbero letteralmente copiato le sue gesta dalla divinità pagana Mitra, la cui festa si celebrava appunto il 25 dicembre. In realtà le prime notizie sulla storia di Mitra risalgono al II secolo, certamente sono posteriori ai Vangeli. Christopher Butler ha catalogato i presunti paralleli tra Gesù e Mitra, trovando una enorme discordanza e nessun riferimento al 25 dicembre come il compleanno della divinità pagana (anche di questo parleremo approfonditamente in un altro articolo). L’agnostico Bart D. Herman, autorevole studioso di Nuovo Testamento e direttore del dipartimento di studi religiosi dell’Università del North Carolina, ha a sua volta rilevato la totale inaffidabilità dei racconti su Mitra, così come dei paralleli con le asserzioni cristiane, aggiungendo che «Non abbiamo testi mitraici» che supportino i parallelismi, «tanto meno testimonianze secondo cui il dio Mitra sarebbe nato da una vergine il 25 dicembre e sarebbe morto per espiare i peccati, per poi risorgere di domenica» (“Gesù è davvero esistito?”, Mondadori 2013, p. 217). Qualcuno infine sostiene che il Natale cristiano non si basi affatto sul “Sol Invictus”, ma sulle feste “Saturnali” dedicate all’insediamento nel tempio del dio Saturno. In realtà esse non sono mai state celebrate il 25 dicembre, si svolgevano dal 17 al 23 dicembre e non avrebbe avuto alcun senso far cadere il Natale cristiano dopo due giorni dal termine delle celebrazioni.

 

Descrizione dei fatti. Rimaniamo sull’origine pagana del Natale di Cristo, come tentativo di scalzare la festa del Sol Invictus. Nei primi due secoli la data di nascita del Cristo non era la stessa per tutti i luoghi: in Oriente alcuni celebravano il Natale il 20 maggio, altri il 20 aprile; altri ancora il 17 novembre. In Occidente in alcune zone si celebrava il 28 marzo; mentre in altre regioni già si era scelto il giorno del 25 dicembre. Solo nel IV secolo in Occidente si pervenne ad una concordanza su questa data, fissando in tal modo l’attenzione sulla realtà umana di Cristo.

La prima data in cui si certifica chiaramente la festa cristiana del 25 dicembre è il 336 d.C., ovvero quando venne scritta la Depositio Martyrum, un primo tentativo di calendario liturgico, nel quale accanto al 25 dicembre si legge: “natus Christus in Betleem Iudeae”. Tuttavia nel 275 d.C., sessantuno anni prima, l’imperatore romano Aureliano eresse un tempio a Roma, istituendo un collegio sacerdotale e fissando la data del dies natalis del Sol invictus al 25 dicembre. Tale festa avveniva durante il solstizio d’inverno (la “rinascita” del sole), ovvero tra il 22 e il 24 dicembre (nell’emisfero Nord). Occorre precisare che nessuna fonte storica contemporanea ad Aureliano, o a lui precedente, testimonia una festa del sole il 25 dicembre. La prima attestazione in questo senso risale alla Cronografia del 354 (detta anche Calendario filocaliano), un composito testo cristiano databile appunto nel 354 d.C. e redatto a Roma. Nello stesso documento (nella 12° parte) compare anche il già citato Depositio Martyrum, del 336 d.C., in cui si riporta il festeggiamento della nascita di Cristo al 25 dicembre.

Non c’è dunque certezza su chi abbia per primo usato la data del 25 dicembre come festa propria: sono stati i cristiani a far calare la nascita di Cristo sulla festa del Sole Invitto, sono stati i pagani a tentare di contenere l’esplosione della nuova religione nell’impero romano, oppure le due date sono state scelte in modo indipendete?

 

Sostenitori della tesi “pagana”. Secondo diversi studiosi (H. Usener 1889, H. Lietzmann, FJ Dölger 1925 e Bernard Botte 1932), compresa anche l’enciclopedia Treccani, sarebbero stati cristiani ad “arrivare dopo”: avrebbero identificato la nascita di Gesù il 25 dicembre per “cristianizzare” la festa pagana. E’ un’ipotesi avanzata tardivamente, verso la fine del XII secolo dal vescovo siriano Jacob Bar-Salibi, il quale ha sostenuto che la festa di Natale è stata effettivamente spostata dal 6 gennaio al 25 dicembre in modo da cadere sulla stessa data della festa pagana: «era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno.». (J. Bar-Salibi da Christianity and Paganism in the Fourth to Eighth Centuries, Ramsay MacMullen. Yale, 1997, p. 155). Tuttavia tale spiegazione risulta essere in contrasto con il fatto che i primi cristiani erano ridicolizzati e perseguitati proprio perché non partecipavano alle feste e alle celebrazioni pagane (dato che adoravano un invisibile Dio, furono definiti “atei” dai pagani). In ogni caso l’idea è stata ripresa da studiosi dei secoli tardo XVII, sopratutto da puritani inglesi e scozzesi presbiteriani e da Paul Ernst Jablonski, un tedesco protestante con l’intenzione di dimostrare che la celebrazione della nascita di Cristo il 25 dicembre è stata una delle tante “paganizzazioni” del cristianesimo che la Chiesa del IV secolo ha abbracciato

Altri sostengono che fu l’Imperatore Costantino -cultore del Dio Sole prima di abbracciare la fede cristiana- a trasformare nel 330 d.C. la festa pagana del Deus Sol Invictus del 25 dicembre in festa cristiana. Infatti nei primi tre secoli del Cristianesimo, la nascita di Cristo aveva date diverse: 18 aprile, 29 maggio, per S.Cipriano era il 28 marzo, secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio o il 10 gennaio o il 6 gennaio, poi prevalse la decisione di Costantino. La nostra tradizione avrebbe cominciato a festeggiare il Natale il 25 dicembre dopo il Concilio di Nicea (325), quando il cristianesimo si diffuse grazie alla libertà di culto.

 

Obiezioni e sostenitori della tesi “cristiana”. La pensano diversamente altri studiosi. Essi sottolineano innanzitutto che la prima citazione della celebrazione del Natala cristiano al 25 dicembre proviene da Ippolito di Roma (martirizzato nel 235 d.C.), quando nel suo Commentario su Daniele risalente al 203 d.C., scrive: «La prima venuta di nostro Signore, che nella carne, nella quale egli nacque a Betlemme, ebbe luogo otto giorni prima delle calende di gennaio», vale a dire otto giorni prima del 1° gennaio, cioè il 25 dicembre. Dunque l’uso di tale data da parte dei cristiani sarebbe accertata 133 anni prima di quella usata per il Sol Invictus (336 d.C.), tuttavia su questo passo di Ippolito non c’è una unanimità di consensi: per alcuni esegeti è considerato come interpolato successivamente (cfr. B. Altaner, O. Bardenhewer e F. X. Funk), mentre altri lo vedono come autentico (W. Bauer, A. Harnack e M. Lefèvre). Il documento unanimemente accettato rimane dunque quello che attesta tale data al 336 d.C. Lo studioso Michele Loconsole, ha affermato anche che la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte. Il dato è stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di matrice giudeo-cristiana – risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei – e che ha avuto origine dalla cerchia dei familiari di Gesù, ossia dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina. Steven Hijmans, docente di arte romana e archeologia presso l’University of Alberta, ha sostenuto che «rappresentare la religione pagana come una potenziale minaccia al cristianesimo, non è supportata da alcuna prova evidente. L’affermazione che il 25 dicembre era un festa particolarmente popolare per il Sol Invictus nella tarda antichità è altrettanto infondata […]. non vi è alcuna prova che Aureliano istituì una celebrazione del Sol Invictus in quel giorno. Non vi è alcuna prova che una celebrazione religiosa del Sol Invictus in quel giorno abbia preceduto la celebrazione del Natale». Nel suo studio egli mette fortemente in dubbio la tesi che il Natale sia stato istituito il 25 dicembre per contrastare una popolare festa pagana.

Si sottolinea inoltre che prima del 354 d.C, ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25 (cfr. l’iscrizione citata da Allan S. Hoey, Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army, Transactions and Proceedings of the American Philological Association (70) 1939, pp 456-481, a p. 480, nota 128, citato da M. Loconsole,La festa del Natale precede quella pagana del dio sole, Zenit 6/01/10 e W.J. Tighe, Calculating Christmas). Si aggiunge poi che questa antica festa astronomica veniva celebrata anche in diverse altre date dell’anno, tra cui spesso veniva scelto il periodo compreso tra il 19 e il 22 ottobre. Quella del 25 dicembre si sarebbe imposta soltanto dopo la metà del IV secolo d.C. (cfr. M. R. Salzman, New Evidence for the Dating of the Calendar at Santa Maria Maggiore in Rome, Transactions of the American Philological Association (111) 1981, pp. 215-227, a p. 221, citata da M. Loconsole, “La festa del Natale precede quella pagana del dio sole“, Zenit 6/01/10).

Secondo Thomas Talley, l’imperatore Aureliano avrebbe inaugurato la festa del Sol Invictus cercando di dare nuova vita – una rinascita – ad un morente Impero Romano. E’ molto più probabile, egli sostiene, che l’azione dell’imperatore sia stata una risposta alla crescente popolarità e alla forza della religione cattolica, che celebrava la nascita di Cristo il 25 dicembre, e non il contrario (T. Talley, The Origins of the Liturgical Year, Collegeville, MN: Liturgical Press, 1991, pag. 88-91). Aureliano, lo ricordiamo, fu effettivamente un forte persecutore di cristiani.

Inoltre diversi autori cristiani contemporanei ai fatti, come Ambrogio (c. 339-397) hanno avanzato una connessione tra il solstizio d’inverno e la nascita di Gesù, descrivendo Cristo come il vero sole che ha eclissato gli dei caduti del vecchio ordine, ma mai alludendo a una “operazione politica” della Chiesa, piuttosto osservando la coincidenza come un segno provvidenziale, come prova naturale che Dio aveva scelto Gesù nel corso dei falsi dei pagani. Si fa anche presente che a Petovio (l’attuale Ptuj, in Slovenia), è stata recuperata la testimonianza di Vittorino che verso la fine del III secolo afferma: «Abbiamo trovato, tra le carte di Alessandro, che fu Vescovo a Gerusalemme, ciò che egli trascrisse di suo pugno da documenti apostolici: l’ottavo giorno delle calende di gennaio [ossia il 25 dicembre] è nato Nostro Signore Gesù Cristo, sotto il consolato di Sulpicio e Camerino […]» Alessandro morì nel 251 d.C. Inoltre, lo riprenderemo più avanti, occorre tenere presente che la festività dell’Annuncio dell’arcangelo Gabriele a Zaccaria è una festa presente nella Chiesa primitiva giudeo-cristiana fin dal I secolo, e che la sua memoria al 23 settembre faceva ricavare conseguentemente la nascita di Gesù all’incirca 15 mesi dopo, cioè al 25 dicembre (il motivo sarà esplicitato più sotto).

Occorre anche ricordare che fino a quando non è stato pubblicato l’Editto di Milano (313 d.C.), i cristiani erano fortemente perseguitati e si rifugiavano frequentemente nelle catacombe. Quindi, anche se avessero festeggiato il Natale al 25 dicembre non lo avrebbero certo fatto in modo pubblico, inoltre fin da subito hanno rivendicato una propria identità in opposizione al loro ambiente culturale, soprattutto in relazione ad altre religioni. Esisterebbero infatti inni e preghiere dei primi cristiani che mostrano il festeggiamento del Natale prima dell’Editto di Costantino (Daniel-Rops, Prières des Premiers Chrétiens, Paris: Fayard, 1952, pp 125-127, 228-229, citato in M.T. Horvat, Christmas Was Never a Pagan Holiday). Si ricorda infine quanto dice Agostino di Ippona nel 400 d.C., il quale parla di un gruppo locale di dissidenti cristiani, i donatisti, i quali festeggiavano il Natale il 25 dicembre, rifiutandosi però di celebrare l’Epifania il 6 gennaio, considerandola come una novità. Dal momento che il gruppo donatista è emerso solo durante la persecuzione nel 312 d.C, sotto Diocleziano nel 312 d.C., per poi rimanere ostinatamente attaccato alle pratiche di quel momento, questa sembra una tesi a favore della originalità cristiana. Come già detto, infatti, la prima data certa che attesta al 25 dicembre la festa pagana del Sol Invictus è datata 336 d.C.

La stessa tesi è sostenuta infine anche da William J. Tighe, docente di storia presso il Muhlenberg College di Allentown (Pennsylvania). Egli spiega chiaramente che «la scelta del 25 dicembre è il risultato di tentativi tra i primi cristiani di capire la data di nascita di Gesù in base a calcoli calendariali, che non avevano niente a che fare con le feste pagane. Piuttosto, la festa pagana della “Nascita del Sole Invitto”, istituita dall’imperatore romano Aureliano il 25 dicembre 274, fu quasi certamente un tentativo di creare una valida alternativa pagana a una data che era già di una certa importanza per i cristiani romani»

 

La “tesi pagana” non imbarazza i cristiani. Volendo comunque dare credito alla prima tesi, ovvero all’originalità pagana della festa, alcuni parlano di usurpazione impropria e illegittima da parte della Chiesa cristiana, finalizzata a “ingannare” il popolo. In realtà, come spiegato sull’Enciclopedia Treccani, in qualunque incontro tra culture diverse fenomeni di assimilazione e sostituzione sono comuni: il cristianesimo primitivo ha preferito coglierne il significato simbolico e trasferirlo in Cristo, così come ha valorizzato diversi elementi della cultura greco romana (pensiamo ai termini “tempio”, “sacerdote”, “pontefice”, l’aureola, i concetti di sostanza, logos, anima o i numerosi templi pagani dell’impero non distrutti ma convertiti al culto cristiano). L’inculturazione della fede è un fenomeno normale, comune e legittimo della vita della Chiesa, si tratta della trasformazione, dell’integrazione e del potenziamento dei valori che si incontrano nelle civiltà in cui si innesta il cristianesimo. Esse non vengono cancellate, ma valorizzate attraverso una spiritualità nuova. L’importante, teologicamente parlando, è che essa non produca l’abbandono di alcuni dogmi cristiani o l’introduzione di credenze pagane, producendo così una nuova religione sincretistica, ma questo ovviamente non è il caso della natalità di Cristo, la cui vicenda rimane unica, irripetibile e radicale. Come ha spiegato Elesha Coffman, storica presso la Waynesburg University, è stato «uno sforzo per rimodellare la cultura -anche le festività- in modo positivo».

A conferma della legittimità della Chiesa di questa inculturazione del paganesimo, troviamo tra i sostenitori di tale tesi anche Benedetto XVI, il quale nel 2006 ha sostenuto la stessa ipotesi dimostrando che aderire ad essa non comporta affatto nessun imbarazzo per i cristiani. Ha scritto infatti: «Il mondo in cui sorse la festa di natale era dominato da un sentimento che è molto simile al nostro […]. Il 25 dicembre, al centro com’è dei giorni del solstizio invernale  doveva essere commemorato come il giorno natale, ricorrente ogni anno, della luce che si rigenera in tutti i tramonti […] Quest’epoca, nella quale alcuni imperatori romani avevano cercato di dare ai loro sudditi  in mezzo all’inarrestabile caduta delle antiche divinità, una fede nuova con il culto del sole invitto, coincide col tempo in cui la fede cristiana tese la sua mano all’uomo greco-romano. Essa trovò nel culto del sole uno dei suoi nemici più pericolosi. Tale segno, infatti, era posto troppo palesemente davanti agli occhi degli uomini, in maniera molto più palese e allettante del segno della croce, col quale procedevano gli araldi cristiani. Ciononostante, la fede e la luce invisibile di questi ultimi ebbero il sopravvento sul messaggio visibile, col quale l’antico paganesimo aveva cercato di affermarsi. Molto presto i cristiani rivendicarono per loro il 25 dicembre il giorno natale della luce invitta, e lo celebrarono come natale di Cristo, come giorno in cui essi avevano trovato la vera luce del mondo. Essi dissero ai pagani: il sole è buono e noi ci rallegriamo non meno di voi per la sua continua vittoria, ma il sole non possiede alcuna forza da se stesso. Può esistere e aver forza solo perché Dio lo ha creato. Esso ci parla quindi della vera lu­ce, di Dio. E il vero Dio che si deve celebrare, la sorgente originaria di ogni luce, non la sua opera, che non avrebbe alcuna for­za da sola».

Il Pontefice ha quindi concluso la sua riflessione: «sentiamo che il dialogo del cristiano con gli adoratori romani del sole è, al tempo stesso, il dialogo del credente di oggi col suo fratello incredulo è il dialogo incessante tra fede e mondo […]. Noi possediamo la certezza divina che la luce ha già vinto nella profondità occulta della storia e che tutti i progressi del male nel mondo, per grandi che essi siano, non possono assolutamente cambiare le cose. Il solstizio invernale della storia si è irrevocabilmente verificato con la nascita del bambino di Betlemme» (J. Ratzinger, Chi ci aiuta a vivere? Su Dio e l’uomo, Queriniana 2006, pagg. 97-103).

 
 

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3. IL 25 DICEMBRE HA UN’ORIGINE CRISTIANA-SIMBOLICA?

Diversi studiosi hanno avanzato un’altra tesi rispetto a quella precedentemente esposta: hanno anch’essi appoggiato l’idea per la scelta del 25 dicembre sia stata convenzionale/simbolica da parte della chiesa primitiva, ma affermano che essa sia stata identificata usando criteri indipendenti e non necessariamente legati alle feste pagane, anche se sovrapponibili.

 

Ipotesi del calcolo. Per la scelta del 25 dicembre, in modo indipendente dalla festa pagana, ci sarebbe la cosiddetta ipotesi del calcolo o “teoria computazionale”, ed è stata suggerita da L. Duchesne (1889), H. Engberding (1949) e ripresa da Thomas Talley (1991). Essa, si basa sulla tradizione dei patriarchi ebrei che vuole che essi siano morti nella data del loro compleanno (calcolando con un numero intero di anni, dato che le frazioni di anni erano ritenute imperfezioni): essendo il Cristo un essere perfetto, anche per lui la data del giorno in cui fu concepito doveva essere la stessa data della sua morte, così da rendere perfetto il ciclo delle feste. Nel 207 d.C. Tertulliano ha identificato come data di morte del Cristo il 25 marzo (8° giorno alle calende d’Aprile) dell’anno 29 (cfr. Tertulliano, Contro i Giudei 8,18), una scelta certamente simbolica, legata all’equinozio di primavera del calendario romano (il giorno perfetto, dove la notte ed il giorno si equilibrano) e alla ipotetica creazione del mondo secondo la tradizione ebraica (come del sacrificio di Abramo e del passaggio del mare rosso). Assumendo tale data, anche il concepimento del Cristo (l’annuncio a Maria) sarebbe avvenuto il 25 marzo e dunque la nascita nove mesi dopo, al 25 dicembre (solstizio d’inverno).

S. Agostino è testimone della tradizione secondo cui Cristo fu concepito e morì il 25 marzo: “Octavo enim Kalendas apriles conceptus creditur quo et passus» (De Trinitate IV, 5 ; cf. De diversis quaestionibus, 56) e la stessa cosa affermò nel 221 d.C. Sesto Giulia Africano, il quale nel suo Chronographiai, pose al 25 marzo sia la data della passione di Cristo che quella dell’annuncio a Maria (concepimento di Gesù). Abbiamo poi già citato Ippolito di Roma, il quale nel 203 d.C. certifica la festa del Natale cristiano al 25 dicembre, anche se in molti lo ritengono un’informazione aggiunta posteriormente e la testimonianza di Vittorino sul vescovo di Gerusalemme, Alessandro, il quale, prima del 251 d.C. affermò il 25 dicembre come festa cristiana.

 

Una variante della stessa tesi è basata sull’astronomia: secondo le idee del tempo si riteneva che la creazione del mondo fosse avvenuta all’equinozio di primavera, assegnato allora al 25 di marzo (non al 21). Ragionando secondo questa idea, si riteneva che anche la seconda creazione, ossia la concezione di Cristo nel seno di Maria, doveva essere avvenuta il 25 di marzo. Ne derivava di conseguenza che la nascita del Salvatore andava assegnata al 25 dicembre, nove mesi dopo la sua concezione.

 

Ipotesi del Cristo-Luce del mondo. Un’altra considerazione, con basi astronomiche ma anche bibliche, confermava gli antichi in questo loro ragionamento. E’ noto infatti come verso il 25 dicembre il sole riprende la sua ascesa dopo il solstizio invernale. Era questo un particolare che induceva gli antichi a collegarvi il sorgere dei Sole di giustizia, che è Cristo Signore. E’ molto probabile infatti che i cristiani abbiano interpretato il ben radicato simbolismo solare presente nelle Scritture come profezia dell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo, scegliendo quindi la data del 25 dicembre (solstizio d’inverno). Ad esempio il profeta Malachia fa dire a Dio: «la mia giustizia sorgerà come un sole e i suoi raggi porteranno la guarigione…il giorno in cui io manifesterò la mia potenza, voi schiaccerete i malvagi» (Libro di Malachia, 3, 20-21). Questa analogia tra la manifestazione di Dio e il sorgere del sole risale al Libro di Isaia (Is 30, 26 e Is 62, 1) ed è ripreso anche nel Libro della Sapienza (Sap 5, 6). Sarà lo stesso Gesù ad applicarle a se stesso le parole di Isaia (Matteo, 4, 16), come fece anche in questa occasione: «Io sono la luce del mondo. Chi crede in me non cammina nelle tenebre» (Gv, 8, 12). Questa interpretazione è implicita già nel primo capitolo del vangelo di Luca (Lc 1, 79-79), in cui Zaccaria profetizza che: «Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace» (Lc, 1, 79 s.), ed infatti nel capitolo successivo Gesù è presentato come «luce per illuminare le nazioni» (Lc 2, 32). Il simbolismo teologico “Cristo-Luce del mondo” è caratteristico anche del Vangelo di Giovanni (Gv 1, 4-9) e delle Lettere di San Paolo (ad es. Ef 5,14), esso ricorda inoltre sia la Trasfigurazione, durante la quale il volto di Cristo splendeva come il sole (Mt 17, 2), sia soprattutto la Resurrezione, di cui il risorgere quotidiano del sole può essere considerato una metafora. Anche nell’Apocalisse di Giovanni quando Cristo appare all’apostolo: «il suo volto era come il sole quando splende con tutta la sua forza» (1, 16). Anche Sant’Ambrogio (c. 339-397), come citato sopra, connette il solstizio d’inverno e la nascita di Gesù senza alludendo ad alcuna sostituzione della festa pagana, ma riconoscendo in essa un segno provvidenziale. Steven Hijmans, docente di arte romana e archeologia presso l’University of Alberta, ha sostenuto esattamente questa tesi, facendo notare come i cristiani guardassero con attenzione al solstizio d’inverno e alla considerazioni cosmiche, la sua conclusione è chiara: «E’ stato il simbolismo cosmico che ha ispirato la leadership della Chiesa di Roma per eleggere il solstizio d’inverno, il 25 dicembre, come il compleanno di Cristo, e il solstizio d’estate, come quello di Giovanni Battista, integrato dagli equinozi delle loro rispettive date di concepimento. Mentre erano a conoscenza che i pagani chiamavano questo giorno come il “compleanno” del Sol Invictus, questo non ha giocato alcun ruolo nella scelta della data per il Natale».

Una conferma di tutto questo arriva anche dall’arte: i primi cristiani avvertivano infatti la necessità di manifestare questa loro fede anche con le arti figurative. Ci sono arrivati diversi affreschi e mosaici che paragonano Cristo al sole. Un esempio per tutti si trova nella necropoli vaticana dove nel mosaico del soffitto del mausoleo M, composto tra il 150-180 d.C., abbiamo la raffigurazione di Cristo-Sole che ascende al cielo.

Secondo queste tesi, dunque, la scelta del 25 dicembre vene identificata in modo totalmente autonomo e indifferente dal fatto che la stessa data o periodo di tempo fosse già usata dalle feste pagane. Le due feste potrebbero dunque essere sorte pressoché contemporaneamente, parallelamente e senza alcuna intenzione di mutua incidenza. E’ anche possibile comunque che la volontà di sostituire la festa pagana sia coesistente alla scelta del 25 dicembre per motivi prettamente biblici-astronomici.

 
 

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4. IL 25 DICEMBRE E’ LA VERA DATA DI NASCITA DI GESU?

Altri studiosi si discostano dalle due tesi precedenti e affermano che il 25 dicembre non è affatto una data simbolica-convenzionale, ma è la vera data storicamente esatta della nascita di Cristo

Tesi archeologico-biblica. Tale tesi (qui ben spiegata in italiano) è basata sulle importanti scoperte archeologiche di Qumran, grazie al Calendario di Qumran e al ritrovamento sopratutto del Libro dei Giubilei (II secolo a.C.). L’evangelista Luca riferisce che l’arcangelo Gabriele annunciò a Zaccaria la nascita del figlio Giovanni Battista, mentre egli stava svolgendo le sue funzioni sacerdotali davanti a Dio nel tempio, nel turno di Abia (Lc 1,62). Nel 1953 la grande specialista francese Annie Jaubert ha studiato il calendario del Libro dei Giubilei, scoprendo che numerosi frammenti di tale testo dimostrano non solo che esso era stato fatto proprio dagli esseni, ma che essi lo avevano usato almeno fino al I secolo d.C. (A. Jaubert, Le calendrier des Jubilées et de la secte de Qumran. Ses origines bibliques, in “Vetus Testamentum, Suppl.” 3 (1953) pp. 250-264). Nel 1958, lo studioso ebreo Shemarjahu Talmon, docente presso l’Università di Gerusalemme, ha ricostruito le turnazioni sacerdotali degli ebrei e, applicandole al calendario gregoriano, ha scoperto che la classe sacerdotale del turno di Abia svolgeva le sue funzioni due volte l’anno, e una di esse corrispondeva all’ultima decade di settembre (cfr. The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls, in Scripta Hierosolym itana, vol. IV, Jerusalem 1958, pp. 162-199). Risulta dunque storicamente attendibile la data tradizionale attribuita alla nascita di Giovanni Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l’annuncio di Gabriele a Zaccaria (23 settembre)

Altri studiosi, stimolati da tale scoperta, hanno ricostruito la “filiera” di quella tradizione dei cristiani orientali che pone proprio tra il 23 e il 25 settembre l’annuncio a Zaccaria, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Tornando alle implicazioni di tale scoperta -passata quasi inosservata, purtroppo-, se è storicamente attendibile la data della nascita di Giovanni Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l’annuncio di Gabriele a Zaccaria (23 settembre), allora ne consegue anche il fondamento storico dell’annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria (e il concepimento verginale di Gesù) avvenuta “sei mesi dopo”, quindi nel marzo dell’anno successivo (il 25 marzo, secondo il calendario cattolico, come affermato nel 221 d.C. (circa) da Sesto Giulio Africano in Chronographiai):  «vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 26-37).

Ovviamente, infine, essendoci sei mesi di distanza tra la nascita di Giovanni Battista e Gesù, tutto questo implica che anche la data del 25 dicembre, (nove mesi dopo), per determinare la nascita di Gesù, è storicamente fondata. Di conseguenza, come spiegato dal biblista Tommaso Federici, è una data storica anche quella della santa circoncisione, avvenuta otto giorni dopo la nascita, secondo la legge di Mosè (Lev 12, 1-3) e così, quaranta giorni dopo la nascita, il 2 febbraio, la “presentazione” di Gesù al tempio.

Di questa importante tesi ne ha parlato anche Antonio Socci, ed è stata sostenuta anche da Vittorio Messori, che inizialmente aderiva all’ipotesi della scelta arbitraria da parte cristiana per contrastare la festa pagana.

 

L’obiezione dei pastori. Una postilla finale: contro la nascita di Gesù il 25 dicembre viene spesso citato il fatto che in Palestina i pastori, non più tardi del 15 ottobre, riportano il loro gregge al riparo per proteggerlo dal freddo, dalla pioggia e dalla neve. Nei Vangeli, invece, si legge che la notte in cui ebbero l’annuncio della nascita del Salvatore, stavano facendo la guardia al gregge all’aperto (Luca 2:8). A questa obiezione ha risposto Michele Loconsole, dottore in Sacra Teologia Ecumenica, il quale ha spiegato che i giudei distinguono tre tipi di greggi: quello composto da sole pecore dalla lana bianca, quello formato da pecore la cui lana è in parte bianca, in parte nera e quello formato da pecore la cui lana è nera: questi ultimi animali, ritenuti impuri, non possono entrare né in città né nell’ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all’aperto con i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate. Inoltre, il testo evangelico riferisce che i pastori facevano turni di guardia: fatto che appare comprensibile solo se la notte è lunga e fredda, proprio come quelle d’inverno. John Stormer ha invece dato un’altra spiegazione: i pastori solitamente trascorrono la notte nei campi con il loro gregge quando gli agnelli sono nati da poco. Le pecore diventano attraenti per i montoni dopo il 21 giugno, e il periodo di gestazione normale è di cinque mesi, così che i nuovi agnelli nascono a metà dicembre.

 
 

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5. CONCLUSIONE

Abbiamo dunque valutato le tre tesi dibattute sull’origine del 25 dicembre. Quel che sostiene la vulgata corrente -compreso Benedetto XVI, come abbiamo visto-, cioè la “cristianizzazione” di una festa pagana ha alcune buone motivazione ma esistono altrettante valide obiezioni di cui non si può non tenere conto: è infatti altrettanto probabile che siano stati i romani a “paganizzare” una festa cristiana. Valida risulta anche l’ipotesi che le due feste siano state identificate in modo totalmente indipendente le une dalle altre, i pagani per decisione di Aureliano e i cristiani in modo simbolico basandosi su riflessioni biblico-astronomiche.

Ad una osservazione oggettiva risulta tuttavia molto più attendibile la terza ipotesi, quella basata sugli studi di Annie Jaubert e sopratutto di Shemarjahu Talmon (ebreo, quindi al di sopra delle parti), i quali hanno sostenuto che la data del 25 dicembre è storicamente accertata, e di conseguenza anche tutte le date stabilite dalla tradizione cristiana che vanno perfettamente a collimare con le scoperte di Qumran: l’annuncio di Gabriele a Zaccaria della nascita di Giovanni Battista (23 settembre), la nascita di Giovanni Battista avvenuta nove mesi dopo (24 giugno), l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria (e il concepimento verginale di Gesù) avvenuta sei mesi dopo (25 marzo) e, infine, la nascita di Gesù avvenuta nove mesi dopo (25 dicembre).

In ogni caso, anche se si volesse rifiutare quest’ultima tesi e aderire alla “cristianizzazione” di una festa pagana, è importante ribadire come già abbiamo fatto che nulla ci sarebbe di imbarazzante per i cristiani: l’inculturazione manifesta quell’attitudine della chiesa primitiva a guardare con attenzione al mondo nel quale viveva colui al quale si annunciava il vangelo, per coglierne quegli aspetti che potessero aiutarlo a comprendere la novità portata dal Cristo, secondo l’adagio paolino: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono, fuggire ogni specie di male” (1Ts 5,21-22). La chiesa di Roma, se si vuole aderire a questa tesi, ha deciso di celebrare la festa del Natale del Signore, vera luce del mondo, proprio nel giorno in cui l’uomo pagano si rivolgeva, ormai incredulo, al Sol invictus, chiedendogli benedizione e salvezza. Nessuno può rinfacciare dunque nulla, lo conferma il fatto che lo stesso Pontefice cattolico aderisce apertamente a questa tesi, che invece per molti dovrebbe “mettere in scacco” i cristiani.

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6. LE TRADIZIONI DELLE FESTE

Il Natale è la principale festa dell'anno che nella tradizione popolare era legata alla chiusura di un ciclo stagionale e alla apertura del nuovo ciclo.
La festa appartiene all'anno liturgico cristiano, in cui si ricorda la nascita di Gesù Cristo, che nella Cristianità occidentale cade il 25 dicembre, mentre nella Cristianità orientale viene celebrato il 6 gennaio. La nascita di Gesù viene fatta risalire dal 10 al 4 a.C.
Il Natale non viene introdotto subito come festa Cristiana, ma bisogna aspettare l'arrivo del Quarto secolo nell'Impero Romano, e più tardi anche nelle zone dell'Oriente.
La festa cristiana si intreccia con la tradizione popolare. Prima del Natale Cristiano c'era la festa del Fuoco e del Sole, perchè in questo periodo c'è il solstizio d'inverno, cioè il giorno più corto dell'anno, e da questa data le giornate iniziano ad allungarsi. Nell'antica Roma si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell'agricoltura ed era un periodo di pace, si scambiavano i doni, e si facevano sontuosi banchetti.


Tra i Celti invece si festeggiava il solstizio d'inverno.

Nel 274 d.C. l'imperatore Aureliano decise che il 25 dicembre si dovesse festeggiare il Sole. E' da queste origini che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case doveva bruciare per 12 giorni consecutivi e doveva essere preferibilmente di quercia, un legno propiziatorio, e da come bruciava si presagiva come era l'anno futuro. Il ceppo natalizio nei nostri giorni si è trasformato nelle luci e nelle candele che addobbano case, alberi, e strade.

Storia e origini del natale
E siamo ai giorni nostri, il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze sia di origine pagana che cristiana. Il natale è anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia a cui ci si prepara ai festeggiamenti delle feste.
Nelle case viene allestito un presepe (o presepio), specie nei paesi meridionali, o un'albero di tradizione più nordica (vedi simboli del Natale).

I festeggiamenti continuano con l'ultimo dell'anno, dove, passata la breve euforia del degli auguridi Natale, siamo a Capodanno, primo giorno dell'anno. E' una festa periodica di rinnovamento, celebrata in tutte le civiltà e caratterizzata da rituali che simbolicamente chiudono un ciclo annuale e inaugurano quello successivo.

Origini del natale
E infine arriva l'Epifania, una delle principali feste cristiane la cui celebrazione cade il 6 gennaio. Nata nella regione orientale per commemorare il battesimo di Gesù, fu presto introdotta in occidente dove assunse contenuti religiosi diversi, come il ricordo dell'offerta dei doni dei Re Magi  nella grotta di Betlemme, che poi ha determinato il nascere della figura della Befana distributrice di doni.
I magi erano un gruppo di personaggi che, guidati dalla stella cometa, arrivano dall'oriente per rendere omaggio a Gesù appena nato a Betlemme, donandogli oro, incenso e mirra. Successivamente vengono indicati come "re" e che il loro numero viene fissato a tre, con i nomi Melchiorre, Gaspare e Baldassarre.
Questa festa da un supplemento di regali ai bambini, e fa terminare questo ciclo di festeggiamenti: il giorno dopo si iniziano a spegnere le luci, a disfare gli addobbi.

 

Il Cerchio della Luna propone per Il solstizio d'inverno (Yule) una celebrazione aperta

yuleMentre l'anno volge al termine, le notti si allungano e le ore di luce sono sempre più brevi, fino al giorno del Solstizio invernale, il 21 dicembre. II respiro della natura è sospeso, nell'attesa di una trasformazione, e il tempo stesso pare fermarsi. E' uno dei momenti di passaggio dell'anno, forse il piö drammatico e paradossale: l'oscuritá regna sovrana, ma nel momento del suo trionfo cede alla luce che, lentamente, inizia a prevalere sulle brume invernali.

Dopo il Solstizio, la notte più lunga dell'anno, le giornate ricominciano poco alla volta ad allungarsi.
Come tutti i momenti di passaggio, Yule è un periodo carico di valenze simboliche e magiche, dominato da miti e simboli provenienti da un passato lontanissimo.

Il Natale e' la versione cristiana della rinascita del sole, fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352) per il duplice scopo di celebrare Gesö Cristo come "Sole di giustizia" e creare una celebrazione alternativa alla piö popolare festa pagana. Sin dai tempi antichi dalla Siberia alle Isole Britanniche, passando per l'Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano le nozze fatali della notte piö lunga col giorno più breve.

Due temi principali si intrecciavano e si sovrapponevano, come i temi musicali di una grande sinfonia. Uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l'altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell'Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell'Anno Crescente.

Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltá agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano... Se il sole è un dio, il diminuire del suo calore e della sua luce è visto come segno di vecchiaia e declino. Occorre cacciare l'oscuritá prima che il sole scompaia per sempre.

Le genti dell'antichitá, che si consideravano parte del grande cerchio della vita, ritenevano che ogni loro azione, anche la piö piccola, potesse influenzare i grandi cicli del cosmo. Così si celebravano riti per assicurare la rigenerazione del sole e si accendevano falž per sostenerne la forza e per incoraggiarne, tramite la cosiddetta "magia simpatica" la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.

Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano, immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il fuoco, per poi festeggiare tutti insieme la luce intorno al fuoco.

Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall'utero della Dea: all'alba la Grande Madre Terra dá alla luce il Sole Dio.
La Dea è la vita dentro la morte, perche' anche se ora À regina del gelo e dell'oscuritá, mette al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la rifeconderá riportando calore e luce al suo regno. Anche se i più freddi giorni dell'inverno ancora devono venire, sappiamo che con la rinascita del sole la primavera ritorna.


La pianta sacra del Solstizio d'Inverno è il vischio, pianta simbolo della vita in quanto le sue bacche bianche e traslucide somigliano allo sperma maschile. Il vischio, pianta sacra ai druidi, era considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina. Equiparato alla vita attraverso la sua somiglianza allo sperma, ed unito alla quercia, il sacro albero dell'eternitá, questa pianta partecipa sia del simbolismo dell'eternitá che di quello dell'istante, simbolo di rigenerazione ma anche di immortalitá. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio èun gesto propiziatorio di fortuna e la prima persona a entrare in casa dopo Farlas deve portare con se' un ramo di vischio. Queste usanze solstiziali sono state trasferite al gennaio, il Capodanno dell'attuale calendariocivile.

Celebrare Farlas o Yule
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La natura in questo tempo si riposa per prepararsi a vivere un nuovo ciclo e anche per noi sarebbe fisicamente opportuna una pausa, approfittando magari delle vacanze natalizie per dedicarci alla lettura, alla meditazione, a esercizi di rilassamento.
Una cosa piacevole sarebbe l'idromassaggio, una pratica rilassante e al tempo stesso simboleggiante le acque uterine da cui vogliamo rinascere per l'anno a venire. Purtroppo tutto congiura contro un salutare riposo solstiziale. Infatti questo periodo dell'anno, per l'accumularsi di celebrazioni, feste e acquisti di regali puž portare a stress e ansia. La forzata allegria, la routine quotidiana, il consumismo esaperato, sono tutti elementi che possono condurre a sentimenti di depressione e isolamento. Sará la minor quantitá di luce solare, sará l'essere costretti a mostrare un aspetto felice, ma questo è uno dei periodi dell'anno con il più alto picco di suicidi...
Tuttavia, se ricordiamo che questo tempo è quello in cui siamo piö lontani dal sole e contemporaneamente anche consapevoli della sua rinascita, possiamo provare a trattenere questa piccola luce in noi. Il Solstizio può essere per noi un momento molto calmo e importante, in cui nella silenziosa e oscura profonditá del nostro essere, noi contattiamo la scintilla del nuovo sole. Questa è anche una opportunitá per gioire e abbandonarci a sentimenti di ottimismo e di speranza: come il sole risorge, anche noi possiamo uscire dalle tenebre invernali rigenerati.

Ci sono tanti modi per celebrare a livello spirituale questa festa: possiamo decorare la nostra casa con le piante di Farlas oppure fare un albero solstiziale. Non un solito albero natalizio, bensì un albero decorato con tante piccole raffigurazioni del sole.

O ancora possiamo alzarci all'alba e salutare il nuovo sole. Si possono accendere candele o luci per rappresentare la nascita delle nostre speranze per il nuovo anno.

Possiamo anche compiere una celebrazione più rituale, con l'accensione del ciocco. Anche se non abbiamo un caminetto in casa possiamo accenderlo nel nostro giardino, o in un prato insieme ai nostri amici. Si prende un grosso pezzo di legno di quercia e lo si orna con rametti di varie piante: il tasso (a indicare la morte dell'anno calante), l'agrifoglio (l'anno calante stesso), l'edera (la pianta del dio solstiziale) e la betulla (l'albero delle nascite e dei nuovi inizi). Si legano i rametti al ciocco usando un nastro rosso. Se abbiamo celebrato questo rito anche l'anno precedente e abbiamo un pezzo non combusto del vecchio ciocco, accenderemo il fuoco con questo, Si dice: "Come il vecchio ciocco èconsumato, così lo sia anche l'anno vecchio". Quando il ciocco prende fuoco si dice: "Come il nuovo ciocco À acceso, cosœ inizi il nuovo anno". Una volta che il fuoco è acceso osserviamo le sue fiamme e meditiamo sulla rinascita della luce e sulla nostra rinascita interiore. Accogliamo le nostre speranze, i nostri sogni per il futuro e salutiamo questa luce dicendo: "Benvenuta, luce del nuovo sole!". Brindiamo con vin brulè e consumiamo dolci, lasciando una parte del nostro festino per la Madre Terra. Piö tardi le ceneri del ciocco potranno essere sparse nel nostro giardino o nei vasi delle piante che teniamo in casa per propiziare la salute e la fertilitá della vegetazione.

Un altro modo per celebrare Farlas èquello del ramo dei desideri, un rituale della tradizione celtica bretone. Nove giorni prima del Solstizio occorre procurarsi un ramo secco di buone dimensioni, pitturarlo con vernice dorata e appenderlo nell'anticamera della propria abitazione, con un pennarello e alcune strisce di carta rossa da tenere lœ vicino. Chiunque entri in casa se vuole, potrá scrivere un proprio desiderio su una striscia di carta, che verrá ripiegata per garantire la segretezza del desiderio e legata al ramo con un nastrino colorato. Quando nove giorni dopo si accende il fuoco del Solstizio (nel caminetto di casa o in un falž nel giardino o nel campo) il ramo viene sistemato sulla legna da ardere e i desideri che sono appesi ad esso bruciando saliranno col fumo sempre piö in alto, finche' verranno accolti da entitá celesti e chissá, forse esauditi. Per quanto riguarda il cibo, gli alimenti tradizionali sono le noci, la frutta come mele e pere, i dolci con il cumino dei prati, bagnati col sidro. Le bevande adatte sono il Wassil, il Lambswool, il té di ibisco o di zenzero.

Olio per Yule

5mL di olio di pino
5mL di olio di cannella
5mL di olio di oliva
1 cucchiaio di radice di zenzero rotta a piccoli pezzi
3 cucchiai di sale marino
Usatelo per ungere le candele (la cannella irrita la pelle!)


Il vischio
Era molto importante per i Gallo-Celti. Le consuetudini sull'uso del vischio come elemento apportatore di buona sorte derivano in effetti in buona parte dalle antiche tradizioni celtiche, costumi di una popolazione che considerava questa pianta come magica (perché, pur senza radici, riusciva a vivere su un'altra specie) e sacra. Lo poteva raccogliere infatti solo il sommo sacerdote, con l'aiuto di un falcetto d'oro. Gli altri sacerdoti, coperti da candide vesti, lo deponevano (dopo averlo recuperato al volo su una pezza di lino immacolato) in una catinella (pure d'oro) riempita d'acqua e lo mostravano al popolo per la venerazione di rito. E per guarire (per i Celti il vischio era "colui che guarisce tutto; il simbolo della vita che trionfa sul torpore invernale) distribuivano l'acqua che lo aveva bagnato ai malati o a chi, comunque, dalle malattie voleva essere preservato. I Celti consideravano il vischio una pianta donata dalle divinità e ritenevano che questo arboscello fosse nato dove era caduta la folgore, simbolo della discesa della divinità sulla terra. Plinio il Vecchio riferisce che il vischio venerato dai Celti era quello che cresceva sulla quercia, considerato l'albero del dio dei cieli e della folgore perché su di esso cadevano spesso i fulmini. Si credeva che la pianticella cadesse dal cielo insieme ai lampi. Questa congettura - scrive il Frazer nel suo "Ramo d'oro" - è confermata dal nome di "scopa del fulmine" che viene dato al vischio nel cantone svizzero di Argau. "Perché questo epiteto - continua il Frazer - implica chiaramente la stessa connessione tra il parassita e il fulmine; anzi la scopa del fulmine è un nome comune in Germania per ogni escrescenza cespugliosa o a guisa di nido che cresca su un ramo perché gli ignoranti credono realmente che questi organismi parassitici siano un prodotto del fulmine". Tagliando dunque il vischio con i mistici riti ci si procura tutte le proprietà magiche del fulmine.

Le leggende che considerano il vischio strettamente connesso al cielo e alla guarigione di tutti i mali si ritrovano anche in altre civiltà del mondo come ad esempio presso gli Ainu giapponesi o presso i Valo, una popolazione africana.
Inoltre queste usanze, chiamate anche druidiche (i sacerdoti dei Celti erano infatti i Druidi), continuarono (specie in Francia) anche dopo la cristianizzazione. La natura del vischio, la sua nascita dal cielo e il suo legame con i solstizi non potevano infatti non ispirare ai cristiani il simbolo del Cristo, luce del mondo, nato in modo misterioso. "Come il vischio è ospite di un albero, così il Cristo - scrive Alfredo Catabiani nel suo "Florario" - è ospite dell'umanità, un albero che non lo generò nello stesso modo con cui genera gli uomini".


L'albero Solstiziale e l'albero di Natale

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Sono origini molto antiche, quelle che collocano il famoso abete nelle feste del Solstizio d’inverno, ovvero il Natale.
I popoli germanici, lo usavano nei loro riti pagani, per festeggiare il passaggio dall’autunno all’inverno. In seguito era usanza bruciarlo nella stufa, in un rito di magia simpatica (secondo cui il simile attira il simile), in modo che con il fuoco si propiziasse il ritorno del sole.
Fu scelto l’abete perché è un albero sempre verde, che porta speranza nell’animo degli uomini visto che non muore mai, neppure nel periodo più freddo e difficile dell’anno.
Era un simbolo fallico, di fertilità ed abbondanza associato alle divinità maschili di forza e vitalità. Ecco che addobbarlo, prendeva quindi i connotati di un piccolo rito casalingo che portava fortuna ed abbondanza alla famiglia.
Il Solstizio d’inverno, è il momento in cui la divinità maschile muore, per poi rinascere in primavera. Questo ciclo di morte-nascita, lo si ritrova in moltissime culture, oltre quella cristiana. E’ presente in Egitto, con la morte di Osiride e nel mito di Adone che si evirò proprio sotto ad un pino.

Addobbare l’albero di Natale con le luci, accendendolo di mille riflessi, ricorda il rituale del grande falò dell’abete, che spesso si prolungava fino all’attuale festa della Befana. In alcune popolazioni europee, con il fuoco dell’abete, si bruciava simbolicamente le negatività del passato, e le streghe leggevano nel fuoco i presagi per il futuro.
La tradizione dell’albero prese piede in Italia nel 1800, quando la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l’usanza si diffuse tra le famiglie italiane in breve tempo.

Molte leggende cristiane sono poi nate nel tempo attorno all’albero di Natale, come quella americana che racconta di un bambino che si era perso in un bosco alla vigilia di Natale si addormentò sotto un abete. Per proteggerlo dal freddo, l’abete si piegò fino a racchiudere il bambino tra i suoi rami. La mattina i compaesani trovarono il bambino che dormiva tranquillo sotto l’abete, tutto ricoperto da cristalli che luccicavano alla luce del sole. In ricordo di quell’episodio, cominciarono a decorare l’albero di Natale.

Quest’anno, non acquistate alberi vivi, i tempi sono cambiati e non è proprio il caso di far soffrire una pianta per egoismo e piacere personale!

 

 

 

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