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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

19 Jan

Cronaca dal Parlamento Mondiale delle religioni

Pubblicato da Vivianne Crowley (trad. Valentina Ferracioli)  - Tags:  #BLOG

Perché temi l’Oscura Regina? Lei è la Rinnovatrice.

Dal sonno ci risvegliamo rinnovati; dalla morte sorgiamo rinati…

Dion Fortune (2003 ed.) The Sea Priestess. Boston, MA: Weiser Books, p. 165.

First published 1935.

 

Coloro che hanno avuto il privilegio, lo scorso mese, di rappresentare le nostre comunità pagane al Parlamento Mondiale delle Religioni 2015 a Salt Lake City, Utah, stanno ancora assimilando quanto visto, sentito, esperito, ricevuto e donato.

Superare il divario

Grazie al lavoro di alcuni pionieri pagani – Phyllis Curott, Andras Corban-Arthen, Angie Buchanan, e altri – il Parlamento ci ha accolto. Ci siamo ritrovati a creare e condurre cerimonie multi-religiose; abbiamo incontrato capi indigeni; discusso del cambiamento climatico; e ci siamo seduti in gruppo per condividere idee riguardo il counseling pastorale, e cosa significa essere una sacerdotessa; presentando la spiritualità della Dea a persone di molte nazioni, etnie e confessioni. Soprattutto ci siamo ritrovati a fare tutte quelle cose che fanno davvero la differenza alla fine – nelle interazioni che avvengono in ascensore, in coda per il cibo, alla reception. Cercavamo nei nostri pensieri, parole e azioni di superare il divario tra sé e “l’altro”, tra la “tua” via e la “mia”, e di avere la meglio sulle nostre barriere psicologiche interiori che ci impediscono di aprirci ad altre persone simili a noi; le divisioni create dalle differenze di etichetta, abbigliamento, etnia e costumi.

Il Parlamento con i suoi 10,000 partecipanti è stato un lungo viaggio per molti di noi, non solo in termini di distanza, ma anche per la mente e per lo spirito. Abbiamo incontrato persone di diverse confessioni che abbiamo rifiutato per molto tempo, e che ci sembravano quasi aliene, “altre”, e forse anche sgradevoli. E, come in tutti gli eventi di questo tipo, ci siamo resi conto che l’apparenza esterna e i simboli possono, una volta penetrati, portare alla scoperta di connessioni con persone che normalmente non avremmo mai incontrato – tra tutte le persone affini. Nel mio caso, queste connessioni hanno approfondito la connessione con la mia stessa tradizione e la mia pratica, accrescendo la mia voglia di collaborare con altre persone appartenenti a tradizioni religiose e spirituali diverse dalla mia.

Per molti di noi presenti a Salt Lake City, Pagani e non-Pagani, questo momento del ciclo stagionale sembra essere un nuovo inizio.

Tra i mondi

Nelle ultime decadi, ci siamo abituati all’idea di Samhain come inizio del nuovo anno pagano. Per molti di noi, questa è una nuova idea. Il revival pagano del ventesimo secolo riprende alcuni elementi da molti paganesimi antichi – minoico, greco, romano, germanico, scandinavo, slavo – e anche da quello celtico. L’idea che il 31 ottobre sia il Capodanno pagano deriva da interpretazioni di un calendario celtico specifico, diffusa attraverso alcuni interpreti come Janet e Stewart Farrar e altri, che hanno spostato il calendario pagano dei miei primi anni nella Wicca, che vedeva l’Equinozio di Primavera come inizio dell’anno, collocando il Capodanno nel cuore dell’autunno.

Per me, Samhain non è il Capodanno, ma è una festività che celebra l’istinto umano di riunirsi all’inizio della stagione fredda per cementare i legami della comunità e per celebrare ciò che si è ottenuto durante l’estate. Mentre la ruota solare gira e raggiungiamo la fine dell’estate, il nostro istinto è quello di festeggiare insieme mentre l’oscurità si allunga. Ci ricongiungiamo non solo su questo piano, ma anche su quello successivo. Il polo opposto a Samhain è Beltane, una festività che celebra l’unione dei corpi. Samhain celebra l’unione degli spiriti. Possiamo comunicare con l’Altro Mondo, con coloro che non sono più presenti con il corpo fisico, ma che si fanno più vicini a noi nella nebbiolina autunnale quando i confini tra il giorno e la notte, la visione e il sogno, sono labili. Gli spiriti di coloro che sono vicini a noi si avvicinano di più – la nostra tribù nel corpo e nel sangue, così come la nostra tribù spirituale – coloro con i quali abbiamo celebrato, con i quali abbiamo condiviso libagioni rituali, con i quali ci siamo connessi per fare magia o viaggiare nello spirito.

Abbracciare l’alterità

“Farsi più vicini” suona accogliente e confortante ma, come tutti gli incontri con ciò che è differente e “altro”, è molto impegnativo a un livello spirituale ed emotivo. Per avvicinarsi ai morti, dobbiamo essere disposti ad accettare la morte e questa è una cosa molto difficile per noi esseri umani.

Le morti più difficili da accettare per noi sono quelle che non ci aspettiamo – le generazioni più giovani che muoiono prima di noi – i nostri figli, i nostri iniziati. Istintivamente, ci aspettiamo che l’ordine naturale si mantenga. Nel nostro profondo, crediamo che coloro che sono venuti dopo di noi sopravviveranno a noi. Quando questo non succede, quando il destino li strappa crudelmente dal nostro mondo prima della loro ora, questa è la cosa più difficile da accettare. È particolarmente difficile quando abbiamo conti in sospeso – cose non dette, cose dette che dovevano essere tenute segrete.

La morte e il dolore si mischiano spesso alla rabbia. La complessa interazione delle relazioni umane spesso diventa intricata, le corde del cuore si tendono fino al punto di rottura, quando tutte quelle cose non dette, tutti quei sentimenti inespressi, non possono mai più essere detti. La Morte è una cacciatrice, insidiosa, è un missile di precisione. Viene nella notte come un ladro e porta via ciò che è più prezioso per noi. Non possiamo udirne i passi; non sappiamo che sta arrivando. I nostri antenati ne avevano timore e cercavano di soddisfarla, la celebravano e la placavano. È l’inevitabilità – il silenzioso e terribile cancello attraverso cui tutti noi dobbiamo passare.

Affrontare la morte abbracciando la vita

I nostri rituali ci insegnano come affrontare la morte. La accettiamo come parte del ciclo della vita, una parte inevitabile che arriva come una sfida. Nelle ere passate, i nostri antenati parlavano di una “buona morte”. Questa era la morte in cui si era in grado di riflettere sulla propria vita e sui suoi alti e bassi per scendere a compromessi con ciò che è passato, una morte attraverso la quale è possibile affrontare il futuro con equilibrio ed equanimità; vivendo nella sicurezza di aver vissuto appieno il tempo concesso.

Per essere pronti alla morte, dobbiamo aver vissuto – esprimendo il nostro potenziale per non avere la sensazione di non aver lasciato crescere e fiorire i semi dentro di noi. “Conosci te stesso” era un importante messaggio degli antichi templi dei misteri. Era importante perché finché non ci si rivolge verso il mondo interiore per ottenere la conoscenza di sé non si può conoscere cosa si deve fare e dare un contributo al mondo. Le aspettative, le speranze e le paure dei nostri genitori, della nostra classe sociale, gruppo sociale possono facilmente portarci fuori strada. Noi siamo come bambini sperduti che cercano di trovare la propria strada attraverso la foresta e che vengono mandati fuori strada da falsi sentieri e dalle strade che altri hanno battuto.

Dunque nello spirito del Samhain appena passato, preghiamo i nostri antenati di mostrarci la via per diventare chi e cosa siamo veramente. Questa non è una preghiera di auto-indulgenza ma una preghiera d’urgenza. Non sappiamo ancora quanto tempo ci rimane e ogni giorno, ora, minuto, secondo, la sabbia del tempo si esaurisce. Samhain è un periodo per ricordare e onorare i morti, ma soprattutto è un momento per onorare e ricordare la vita – Beltane e Samhain, l’oscurità e la luce, il verde e il brullo – in una danza senza fine. La vita è molto breve e il filo è molto sottile. Per onorare Samhain dobbiamo vivere per un giorno come se fosse l’ultimo. Ammiriamo l’alba e il tramonto e la bellezza del cielo come se non dovessimo più rivederli. Ascoltiamo il canto degli uccelli come se fosse il loro ultimo canto per noi. Viviamo un giorno, concentrati intensamente sull’assoluta realtà del presente, come se il passato e il futuro non esistessero. E poi continuiamo il nostro cammino sulla Ruota, con fiducia, intenzionalmente, e con il coraggio e la forza di vivere, di abbracciare e cambiare il mondo.

Piaccia che sia così.

Vivianne Crowley ha partecipato al Parlamento Mondiale delle Religioni come rappresentante della Pagan Federation, www.paganfed.org, fondata nel 1971 per supportare i pagani e per fornire informazioni sulle credenze pagane ai media, ai corpi ufficiali, e alla vasta comunità. Vivianne è nlla facoltà del Cherry Hill Seminary, che offre una formazione come ministri pagani www.cherryhillseminary.org . È una Grande Sacerdotessa wiccan e una sacerdotessa ordinata della Fellowship of Isis.

 

Tutte le culture hanno giorni speciali come il Giorno del Ringraziamento in America, in cui si rende grazie e si gioisce dei doni che l’universo ci ha dato. Le giornate dedicate al ringraziamento sono utili promemoria per dare valore ciò che abbiamo; ma come pagani siamo fortunati ad avere molti rituali celebrativi. La maggior parte dei rituali includono offerte di vino, biscotti o altro cibo: momenti in cui ringraziamo gli Dei per i doni del mondo naturale che ci sostiene.

Durante le nostre festività onoriamo e rendiamo grazie per un particolare ciclo stagionale. Siamo a metà strada tra Samhain, la festa dei morti, e Yule, la festa della rinascita. A Samhain abbiamo ringraziato gli antenati – gli antenati di sangue, nostri parenti; gli antenati della terra, i pagani che sono venuti prima di noi sulla terra che abitiamo; e gli antenati spirituali – quei pionieri dello spirito che ci hanno ispirato attraverso il loro lavoro, i loro scritti e le loro vite. Questo mese un nuovo spirito si unisce agli antenati – Olivia Durdin-Robertson (13 aprile 1917 – 14 novembre 2013), co-fondatrice della Fellowship of Isis. Una minuscola donna che scoppiava di energia fino alla metà dei suoi novant’anni, il suo lavoro per la Dea non è mai cessato. È stata un’ispirazione per la sua devozione nel revival del culto della Dea e anche per la sua attitudine verso la vita, che era quella di un’incessante gioia e celebrazione.

 

La gente si avvicina la paganesimo per molte ragioni. Alcuni trovano quello che stavano cercando e rimangono, altri proseguono la loro strada da altre parti. Ci avviciniamo cercando cose diverse – crescita spirituale, riconnessione con la natura, sviluppare poteri magici e spirituali, trovare ciò di cui altre tradizioni mancano. Una delle ragioni per cui molti rimangono è perché troviamo anche qualcosa che non ci aspettavamo – un senso di gioia e di meraviglia. La profonda connessione del paganesimo con il mondo della natura, e i profondi legami che creiamo con gli altri in questo cammino, sono una fonte di gioia. Da questa gioia sviluppiamo un senso di gratitudine. Siamo gioiosi e vediamo il mondo in modo nuovo. Il bicchiere ora è mezzo pieno, non mezzo vuoto. Apprezziamo e diamo valore al mondo intorno a noi e a quelli con cui lo condividiamo.

 

Tutti i sentieri pagani enfatizzano l’importanza di godersi la vita sulla terra e la vita nel corpo. Si tratta di una visione del mondo radicalmente diversa da quelle di tradizioni spirituali che vedono la vita nel corpo come un esilio dal divino; un tempo di sofferenza che ci prepara per una vita migliore altrove. Per i pagani il divino è presente in tutta la creazione, così possiamo trovare il divino tutt’intorno a noi – se solo abbiamo occhi per vedere. Quando ci svegliamo ogni mattina possiamo essere grati che siamo svegli; che siamo vivi; che siamo esseri consapevoli in questo universo meravigliosamente bello che condividiamo con gli Dei; che siamo nelle parole dei Misteri Orfici, “I figli della terra e del cielo stellato e non c’è parte di noi che non sia degli Dei”.

 

La compassione è strettamente legata alla gioia e sull’albero della vita cabalistico è una qualità della sephira di Chesed. Nella tradizione magica occidentale Chesed è associata al pianeta Giove, che è il pianeta che governa il Sagittario, il segno astrologico in cui stiamo entrando. All’entrata nel Sagittario, cominciamo la transizione dall’essere focalizzati sulla morte al tempo della gioia che precede Yule, quando aspettiamo la rinascita del Sole. È un tempo in cui dedicarci alla compassione e alla gioia. Accogliamo un momento interiore di energia con il quale stendiamo la mano verso l’universo e permettiamo a un certo tipo di sentimenti di fluire verso di noi – un amorevole calore che è aperto e non giudicante; un amorevole calore che abbraccia il mondo. Questo sentire è ciò che nel buddismo è chiamato mettā, amorevole-gentilezza.

 

“Un tempo ero come Biancaneve, poi mi sono lasciata andare” – Mae West

La meditazione buddista spesso include uno stadio di focalizzazione sul mettā e l’invio di amorevole gentilezza a se stessi e poi agli altri. Perché cominciare da noi stessi? Essere realistici su noi stessi, accettare le nostre debolezze e i nostri fallimenti è un passo importante nella crescita spirituale. Se riusciamo ad accettare le nostre imperfezioni, possiamo accettare più facilmente le mancanze degli altri. Amare noi stessi non significa pensare che siamo perfetti, ma piuttosto accettare che siamo imperfetti ma ci sforziamo di fare del nostro meglio nel mondo, come gli altri intorno a noi.

 

Una meditazione sulla compassione è un buon modo per iniziare e/o finire qualunque meditazione quotidiana mentre ci dirigiamo verso Yule. Quando permettiamo a noi stessi di divenire canali di amorevole compassione stiamo compiendo un atto di volontà magica. Il lavoro con queste energie è potente e trasformante, perché esse cambiano il nostro stato interiore e a sua volta questo cambia il modo in cui interagiamo con gli altri. Diveniamo il calice del Graal che trabocca.

Visualizzate un’immagine di voi stessi davanti a voi, irradiate amore e compassione verso il vostro fragile sé umano.

Visualizzate un’immagine di qualcuno che amate alla vostra destra, irradiate amore e compassione verso lui o lei.

Visualizzate dietro di voi l’immagine di qualcuno verso il quale avete sentimenti neutri, irradiate amore e compassione verso lui o lei.

Visualizzate alla vostra sinistra qualcuno con cui avete delle difficoltà, irradiate amore e compassione verso lui o lei.

Visualizzate tutti e quattro voi intorno a voi e irradiate amore e compassione verso le quattro direzioni.

Ora permettete al vostro amore e alla vostra compassione di espandersi e fluire ulteriormente verso l’esterno; a riempire lo spazio intorno a voi – la stanza, la vostra casa, e poi intorno alla vostra casa e verso l’esterno sul vicinato, e in fine oltre i distanti orizzonti.

Siate consapevoli che anche altri intorno al mondo stanno irradiando compassione. Non siete soli, ma parte di una comunità spirituale che lavora per rendere il mondo un posto migliore ora e nel futuro.

 

Traduzione di Rossella Di Vaio

 

“E oltre la morte io dono la pace e la libertà…"

 

e la riunione con coloro che sono dipartiti” Samhain, si avvicina, la festa dei morti, ma anche della morte. Un periodo dell’anno che ci porta a riflettere sui nostri avi e sulle persone care che non sono più con noi, e sulla possibilità di sopravvivere alla morte del corpo fisico.

 

Entriamo nel segno astrologico dello Scorpione, quando volgiamo naturalmente i nostri pensieri alla morte. Prendere coscienza della realtà della morte è qualcosa che facciamo – e non facciamo. Molti di noi si accontentano di rimanere tra la teoretica accettazione e il disinteresse. Alcuni di noi hanno perso parenti o amici durante l’adolescenza o a vent’anni e hanno dovuto affrontare la morte e il dolore molto presto. Tuttavia molti di noi affrontano la morte solo quando si avvicinano ai quaranta e ai cinquant’anni. Perdiamo genitori e parenti spirituali, e notiamo che le persone della nostra generazione sviluppano malattie e muoiono, a volte molti anni prima del previsto.

Arrivato alla mezza età, il famoso psicologo Carl Gustav Jung (1875-1961) scrisse le sue riflessioni riguardo alla morte nel suo diario Il Libro Rosso.

Per vederci chiaro abbiamo bisogno del rigore della morte. …Se accetto la morte, il mio albero rinverdisce, perché il morire esalta la vita. Quando mi sprofondo nella morte che abbraccia il mondo intero, allora sbocciano i miei germogli. Quanto la nostra vita ha bisogno della morte!

Proverai la gioia delle piccole cose solo se avrai accettato la morte.Se accogli in te la morte, essa è come una notte di brina e un presagio di sgomento, ma è una notte di brina che scende su un vigneto ricolmo di dolci grappoli.Presto sarai felice della tua ricchezza. La morte fa maturare. C’è bisogno della morte per poter raccogliere i frutti. Senza la morte la vita non avrebbe senso, perché ciò che dura a lungo torna a eliminarsi da solo e nega il proprio significato. Per esistere e godere della tua esistenza ti è necessaria la morte, e questa limitazione ti consente di portare a compimento la tua esistenza.

Carl Gustav Jung, Liber Novus/Libro Rosso, ed. 2009, pag. 274

Egli credeva che affrontare la realtà della limitatezza della vita umana fosse un bene. La morte può aiutarci ad apprezzare la vita.

 

Coscienza oltre il corpo

Molti pagani credono che la morte non sia la fine dell’esistenza. In quanto pagani, siamo gli eredi delle antiche tradizioni misteriche. Una delle finalità del processo iniziatico nelle antiche tradizioni misteriche pagane era di insegnare la realtà della vita dopo la morte. L’iniziato era esposto a rituali e simboli che provocavano un cambiamento interiore e che comunicavano messaggi riguardo la propria permanenza. Questo non è l’ “io” costruito dall’insieme delle esperienze di una singola incarnazione, ma qualcosa di più profondo, e senza limiti.

In cosa consiste questo tipo di coscienza? A volte ne percepiamo un barlume, la gustiamo, e ne facciamo esperienza. Durante le nostre meditazioni più profonde, quando siamo soli nella Natura, e a volte nei momenti intensi di amore, sesso, dolore, iniziazione. Se siamo fortunati, abbiamo esperienze spirituali che ci mostrano che il corpo non è il confine della nostra esistenza; che il modo con cui percepiamo il tempo e lo spazio attraverso i nostri sensi non sono altro che costrutti temporanei, una rappresentazione della realtà costretta nei limiti dei nostri sensi e delle loro capacità. Esperienze di sincronicità, telepatia, sogni premonitori, incontri soprannaturali e esperienze fuori dal corpo, come i sogni lucidi, ci permettono di capire che la nostra coscienza e percezione di sé possono essere separati del veicolo fisico del corpo.

Le esperienze di pre-morte, per chi le ha provate, possono darci un accenno di ciò che i misteri hanno insegnato – che la coscienza può esistere al di là del corpo. Questo tipo di esperienza è personale e individuale. Non può convincere qualcuno che non l’ha provata. Non è qualcosa che è possibile comunicare a parole e con argomentazioni razionali; e non è nemmeno un’esperienza emotiva. Non riguarda l’appagamento di un desiderio o trovare una difesa contro la realtà della nostra mortalità. Sono esperienze reali, ineffabili, profonde che cambiano la vita.

 

L’esperienza di pre-morte di Carl Jung

Carl Gustav Jung ebbe una simile esperienza nel 1944 all’età di 68 anni. Soffrì a causa di una delle fatalità comuni alla vecchiaia – una caduta sul ghiaccio. Scivolò e si ruppe il perone. Poi, dieci giorni dopo, ebbe un attacco di cuore e iniziò a morire. Improvvisamente, si ritrovò a fluttuare 1000 miglia sopra la Terra. I mari e i continenti scintillavano sotto di lui e distinse chiaramente il deserto arabico e le vette innevate dei monti himalayani a nord dell’India, una prospettiva che ancora doveva essere fotografata con i voli spaziali. Poi una grande struttura monolitica nera apparve alla vista. Egli sentì che si trattava di un tempio, e all’entrata vide un guru indù seduto nella posizione del loto. Jung sentì che la propria esperienza terrena era stata strappata, e ciò che era rimasto era il suo sé essenziale, il nucleo del suo essere. Stava per andare oltre e entrare nel tempio, quando il suo dottore apparve nella visione e gli disse che la sua dipartita era ancora prematura; e molti pregavano per il suo ritorno. Jung fu davvero deluso quando la visione quasi immediatamente svanì.

L’esperienza ebbe un impatto profondo su di lui. La depressione e il pessimismo che aveva provato durante la Seconda Guerra Mondiale svanirono. Decise di abbandonare il suo impiego in università e di dedicarsi al suo ultimo lavoro importante – le sue ricerche sull’alchimia, la religione e lo Gnosticismo. Era determinato ad impiegare il tempo che gli era stato concesso e gli ultimi anni dai 68 agli 85 anni furono i più produttivi.

 

L “io” e il corpo non coincidono

Non tutti abbiamo avuto esperienze traumatiche come quelle di pre-morte che possono aiutare a focalizzarci su ciò che è realmente importante per noi, ma le esperienze spirituali di trascendenza che molti di noi provano nei rituali e nelle meditazioni giocano un ruolo simile insegnandoci che l’ “io” e il corpo coincidono. Siamo privilegiati nell’avere queste esperienze attraverso le pratiche pagane che ci aiutano ad accettare l’inevitabile realtà di essere degli esseri coscienti in un corpo fisico. A Samhain, riconosciamo la crescita e la decadenza del corpo. Come si dice nella Wicca questi sono “..l’età e il fato contro i quali siamo impotenti”. Ma ci ricordiamo anche della promessa della Dea:

‘Mia è l’estasi dello spirito … e oltre la morte io dono la pace e la riunione con coloro che sono dipartiti.’

Dunque mentre ci avviciniamo a Samhain onoriamo il ciclo di morte, rinascita e nuova vita; e onoriamo la memoria di coloro che hanno oltrepassato il velo. Onoriamo anche il dono della vita, il dono più prezioso, e cerchiamo di bere dalla coppa del vino della vita fino alla fine affinché nessuna preziosa goccia venga sprecata.

 

 

Traduzione di Valentina Ferracioli

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