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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

19 Jan

Le teorie sulla fine del mondo

Pubblicato da Davide Casati  - Tags:  #Enigmi

«La fine del mondo sarà presto»
Le previsioni, gli errori e cosa si fa quando la Terra resta lì?

L’ultimo è stato Chris McCann: aveva previsto che l’Apocalisse sarebbe arrivata il 7 ottobre 2015. Ma moltissimi, in passato, si erano sbilanciati con pronostici precisi circa la data dell’Armageddon. Ma perché in molti arrivano a fidarsi —e a spendere tutto per «salvarsi»? E che succede quando la fine del mondo non arriva?

 

IN UNA LETTERA DI LEONARDO E' STATA TROVATA LA DATA DELLA FINE DEL MONDO

 

Sembra assurdo ma nella storia dell’umanità c’è sempre stato un bisogno recondito della fine del mondo. In ogni epoca del passato qualcuno dei nostri antenati si è sempre cimentato a trovare la chiave che sciogliesse una volta per tutte l’enigma. 
Anche Leonardo da Vinci, uno dei più grandi uomini di scienza di tutti i tempi ha provato a calcolare la data esatta dell’Apocalisse.
San Giovanni Malachia
In una lettera datata 1487 indirizzata a Girolamo Riario, conservata nei Musei Vaticani, Leonardo basa i suoi calcoli sulla lettura del libro del profeta Giovanni Malachia. Il libro è ritenuto uno dei più difficili del cristianesimo, vista la mole di simbolismi e visioni fantastiche scritte in un linguaggio orfico.
 
Leonardo analizza in particolare il passo che dice: “Udii l’uomo vestito di lino, che stava sopra le acque del fiume. Egli alzò la mano destra e la mano sinistra al cielo e giurò per colui che vive in eterno dicendo: ‘Questo durerà un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo; e quando la forza del popolo santo sarà interamente spezzata, allora tutte queste cose si compiranno’.”
 
Questa è la semplificazione del calcolo di Leonardo: “un tempo” equivale a un anno, e durante l’epoca di Daniele un anno era costituito da 360 giorni. “Due tempi” sarebbero invece due anni. I giorni devono poi essere trasformati in anni, e Newton ottiene così il  numero 1260 che datandolo all’anno della fondazione del Sacro Romano Impero ha come risultato 2060.  Da questo numero vanno sottratti gli anni relativi ai giorni (365 - 360)*2015= 27 anni ed il risultato finale sarà, 2060-27=2033
 
Quell’anno ci sarà la tanto temuta Apocalisse dove assisteremo alla “rovina delle Nazioni malvagie, alla fine del pianto e della sofferenza e dove finalmente i cristiani si libereranno dalla schiavitù per fondare un prospero ed eterno regno“.
 
Oggi queste premonizioni possono sembrare ingenue, come quelle dei Maya o Nostradamus. Questo perché ai nostri giorni la scienza e la religione sono separate in due sfere distinte, quella “razionale” e quella “irrazionale”. Leonardo però non conosceva questa distinzione, per lui non c’era conflitto. Perciò era sicuro della predizione di questo Regno post apocalittico come era sicuro degli strumenti razionali della scienza. Un modo di pensare che oggi sembra assurdo.
 

Alcuni — la tv sintonizzata su un canale all news — sono rimasti svegli l’intera notte, in attesa. Al sorgere del sole, stupiti ma fiduciosi, si sono detti: forse avverrà a mezzogiorno, o a mezzanotte. Infine, confusi, hanno atteso che mercoledì 7 ottobre diventasse giovedì 8 in tutti i fusi orari del pianeta. Solo allora i seguaci della eBible Fellowship, un gruppo cristiano americano, hanno capito che il loro capo aveva sbagliato. Il mondo, cocciuto, era ancora lì.
A quel punto Chris McCann, fondatore e guida della congregazione, aveva davanti a sé un compito complicato: spiegare perché, contrariamente a quanto previsto, la Terra non era stata annichilita dall’Apocalisse. McCann si è sistemato gli occhiali, s’è seduto davanti alla tastiera e ha scritto quello che, fino al giorno prima, gli sarebbe sembrato inconcepibile: «Dato che è giovedì, è ovvio che ci siamo sbagliati». Ha abbozzato scuse («avevamo parlato di una forte probabilità che avvenisse») e spiegazioni («è la volontà di Dio, ed è perfetta»), poi ha rilanciato: il mondo finirà comunque. Quando? «Presto».

I precedenti

Quella di McCann, dei suoi seguaci, delle loro convinzioni, è una storia che — per quanto paia bizzarra — non è isolata. Primo, perché l’annuncio aveva (comprensibilmente) fatto il giro del mondo. Secondo, perché la più grande e impegnativa delle previsioni affascina da secoli (e, per fortuna, da secoli beffa) un numero stupefacente di gruppi religiosi. Prendete McCann: la sua previsione — sbagliata — si basava su una previsione — sbagliata — di Harold Camping. Ora: Harold Camping era un arzillo radiopredicatore settantatreenne quando, nel ‘94, annunciò per la prima volta che il mondo aveva le ore contate. La data era il 6 settembre. Errore. Ci riprovò il 21 maggio 2011. Niente da fare. Il destino gli permise di sbagliare una terza volta, il 21 ottobre 2011. Fu solo a quel punto che Camping decise di smettere, con una lettera di scuse. Ma prima di lui ci avevano provato, tra gli altri: Pyotr Kuznetsov, che convinse alcuni membri della Vera Chiesa Ortodossa di Russia ad attendere la fine del mondo in una cava, nel 2008 (si salvarono per miracolo); David Koresh, che diede fuoco al ranch dove si era asserragliato con 100 membri della sua setta a Waco, Texas, nel ‘93; l’ex ingegnere della Nasa Edgar Whisenant (4,5 milioni di copie vendute del suo libro, «88 ragioni per cui la fine del mondo potrebbe essere nel 1988», picco della sua carriera di autore), i millenaristi.

Tra i delusi dall’Apocalisse: Le domande, per chi non crede, sono sempre le stesse: perché? E che accade, dopo? Il giornalista Tom Bartlett, nel 2012, aveva provato a rispondere. Era entrato in contatto con alcuni seguaci di Camping, e li aveva intervistati prima e dopo la data della (presunta) Apocalisse. Il suo resoconto è un viaggio nell’universo delle nostre menti: affascinate dalla possibilità di scoprire, in un testo millenario, indizi che indicano una data futura in grado di far quadrare tutto. «Basandoci su tutto quello che sappiamo, e guardando le prove — beh, queste non sono cose che capitano», aveva detto a Bartlett un membro della setta di Camping. Un’illuminazione. Molti seguaci — musicisti, ingegneri, banchieri — avevano lasciato il lavoro, speso i loro risparmi in cartelloni pubblicitari per avvisare il mondo della catastrofe imminente, litigato con amici e familiari. Dopo il secondo errore di Camping è successa quella che il sociologo Lorne Dawson definisce una razionalizzazione estrema: «Dio ci sta mettendo alla prova». Dopo il terzo errore, Bartlett parlò con alcuni fedeli. Un musicista che aveva messo in pausa la sua vita per quattro anni spiegò di aver «perso molta parte della mia fede»: non tutta. «Io e mia moglie scherziamo pensando a quanto saremo presi in giro dai nostri figli», disse un uomo, padre di tre bambini. A farlo, prima dei figli, ci pensa anche Steve Colbert, il comico del Late show. «Le mie condoglianze più sentite», ha detto rivolto ai seguaci di McCann. «Mi spiace, il mondo è ancora qui».

Uno studio serissimo mette per la prima volta ordine tra le ipotesi di sterminio dell’umanità. Con dei risultati clamorosi. Hai presente Terminator?

Una squadra di ricercatori di Oxford ha studiato scientificamente quali sono i maggiori rischi globali che possono mettere a repentaglio, se non la vita sulla Terra, quantomeno la civiltà come oggi la conosciamo. “Eravamo sorpresi che nessuno avesse compilato un simile elenco – ha detto Dennis Pamlin della Global Challenges Foundation, coautore dello studio assieme al Future for Humane Institute dell’università di Oxford – non vogliamo essere accusati di catastrofismo, ma vogliamo che ne parlino quanti hanno responsabilità di fare le politiche del nostro tempo”.
Sono state volutamente escluse alcune opzioni d fantascienza come un’invasione extraterrestre o l’esplosione di una stella nella nostra galassia, ma sono prese in considerazioni ipotesi come l’impatto con la Terra di un asteroide. Ben tre rischi sono derivano dall’ambivalenza delle tecnologie che – se usate in modo inappropriato o se non vengono controllati i loro effetti collaterali – possono innescare rischi elevati come il cambio climatico o una pandemia.

 

Il pericolo con maggiori probabilità di trasformarsi in un armageddon è la ribellione dell’intelligenza artificiale. Ne ha parlato più volte Elon Musk, patron di Tesla. Difficile calcolare esiti da Terminator, perciò le probabilità che l’umanità sarà annichilita dalle macchine è stimata da 0 a 10%. Uno dei pericoli maggiori proviene dal riscaldamento globale, aggravato dall’emissione di CO2, il quale diventerebbe catastrofico col rilascio del metano sprigionato dallo scioglimento del permafrost artico e un’impennata di 6 gradi centigradi della temperatura media. La probabilità che l’evento si verifichi è 0,01%, la stessa assegnata dai ricercatori britannici alla diffusione di un virus “sintetico” il cui impatto potrebbe esser peggiore di un virus di origine naturale. Si guadagna uno 0,01% anche le nanomacchine che oggi assemblano i nuovi materiali e che – trovando il modo di autoassemblarsi – ingoierebbero infesterebbero a morte la Terra replicandosi all’infinito.

Più ridotte le probabilità di una fine della vita da inverno nucleare, ovvero la ricaduta di materia carbonizzata e polveri radioattive che creerebbe uno scudo impenetrabile ai raggi solari precipitando il pianeta in un’era glaciale senza ritorno che ucciderebbe l’umanità tutta, al di là delle vittime dirette delle radiazioni. Probabilità 0,005%. Più remota la possibilità di un’apocalisse da asteroide: ce ne vorrebbe uno con diametro di 5 km., che si forma ogni 20 milioni di anni, e dovrebbe impattare la Terra: probabile allo 0,00013%. Un problema, più lento, ma difficile da affrontare sarebbe lo sviluppo di un virus naturale incurabile e con alta mortalità come l’Ebola, e come questo affrontato in ritardo, il quale combini alta infettività e lunga incubazione come l’Aids. Potrebbe far fuori la razza umana con probabilità che si verifichi stimata in 0,0001%. L’eruzione di un supervulcano potrebbe rivelarsi fatale, ma non direttamente né per l’eruzione, ma per la stessa ragione dell’apocalisse nucleare, un’era glaciale. E’ a 0,00004%.
 

Ci sono poi alcuni opzioni n.c. (non classificabili percentualmente). Non perchè siano meno pericole o remote, ma perchè, come nel caso di un collasso ecologico – desertificazione, estenuazione delle risorse ittiche da iperprelievo – presentano un così alto numero di variabili che a Oxford non si sono arrischiati di indicare una percentuale di probabilità. Lo stesso vale per una governance del mondo incompetente o paranoicamente arrogante e per un collasso “sistemico” nel quale più sezioni dovessero “saltare” nello stesso momento, come approvvigionamento energetico e dei trasporti, innalzamento dei mari che devasta le coste, avaria di centrali nucleari, qualcosa di simile – su larga scala – allo tsunami che ha fatto fondere Fukushima mentre esplodevano con l’avanzare dell’acqua verso l’interno le centrali del gas, venivano rase al suole le città e le loro scorte alimentari, trasporti e soccorsi erano impossibili e così via.

[...]"...La profezia dei TRE PAPI lasciata dalla Madonna a Garabandal...."

Si è avverata una profezia che diceva che sarebbe venuto un Papa vincolato a San Benedetto, il grande evangelizzatore dell’Europa, e si avvera pure la profezia della Madonna a Garabandal sui TRE Papi.

Una conversazione molto importante della mamma Aniceta con Conchita è riportata dal D. Albrecht Weber, nel suo libro “Garabandal – Der Zeigefinger Gottes” (“Garabandal – Il Dito di Dio”). Questo titolo fa riferimento al Segno che Dio lascerà della sua Presenza a Garabandal, nei pini e dopo il Miracolo, segno che durerà per sempre fino alla Fine del mondo. Leggiamo una parte del dialogo: Quando nel paese si seppe la notizia della morte di Papa Giovanni XXIII, le piccole campane della chiesa annunciarono il decesso del Papa con un tono funebre. Conchita si recò in chiesa con sua madre Aniceta e con la Sig.ra Ortiz. Parlavano tra loro: –E’ morto il Papa, disse sua madre.

Rispose Conchita: –Ah, il Papa è morto. Allora restano TRE Papi.
Fin qui, nulla di particolare. Tuttavia, ritornate a casa, Aniceta non si sentiva tranquilla e volle conoscere più profondamente i pensieri di sua figlia, che sembrava riservata in presenza della Sig.ra Ortiz.
A casa, da sole, temendo un possibile sbaglio di sua figlia, la madre la interroga: –Da dove sai tu che soltanto restano TRE Papi?
Conchita risponde: –Dalla Santissima Vergine. In realtà mi disse che ancora sarebbero venuti QUATTRO Papi, ma Lei no teneva in conto uno di essi.
Dice Aniceta: –Ma allora, perché non tenere in conto UNO?
Risponde Conchita: –Lei non lo ha detto, soltanto mi disse che UNO non lo teneva in conto. Tuttavia mi disse che avrebbe governato la Chiesa per breve tempo.
Alla domanda: –Forse per questo non lo considera?
Conchita dice: –Non lo so.
E sua madre: –E poi che succede? –Lei non lo ha detto.
Fin qui la prima parte del dialogo.
La Madonna dice chiaramente che, dopo Giovanni XXIII, sarebbero stati altri quattro Papi, ma uno di essi non lo calcola. Aniceta non capisce perché e domanda a sua figlia se sarà perché governerà la Chiesa per un tempo molto breve.

La Madonna però non spiega la causa della morte improvvisa di Giovanni Paolo I, né il motivo concreto per cui non lo calcola, mentre indica chiaramente che quello che Lei non tiene in conto è quello che avrebbe regnato poco tempo, cioè, Giovanni Paolo I.

Quindi i quattro Papi, dopo Giovanni XXIII, sono: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e quello che la Madonna non calcola, quando disse “solo mancano TRE papi”, è Giovanni Paolo I. Perciò si capisce così: Solo mancano TRE papi che governeranno normalmente la Chiesa, poiché Giovanni Paolo I non fece in tempo a realizzare neppure la prima delle grandi riforme che pensava fare.

Questa conversazione la raccontò Conchita a quattro testimoni il pomeriggio del 13 novembre 1965, dopo l’ultima apparizione della Madonna a Garabandal. Conchita, in quella conversazione, raccontò ciò che seppe in una delle Apparizioni della Madonna nel dicembre del 1962, e poi ancora chiarì altre cose, poiché la SS. Vergine le rivelò altri particolari in diverse apparizioni del 1962 e del 1963, specialmente quella dell’8 dicembre 1963, nella quale le parlò di “cose del futuro, che verranno”, e in locuzioni ed estasi degli anni successivi.

Sono frasi di Conchita molto importanti: “Sapevo ciò che sarebbe successo ai Papi, perché la Madonna me lo aveva detto”.
“Sapevo che il papa Giovanni Paolo II non sarebbe morto nell’attentato del 1981”.

Conchita venne a conoscenza di tutto in diverse estasi.
Più conosciuto è il dialogo nella cucina di Aniceta, scritto dal P. Eusebio García de Pesquera e altri autori.
Sappiamo che nella cucina di casa sua disse: “mancano TRE papi e poi viene la Fine dei tempi, che NON è la Fine del mondo”.

Benedetto XVI conosce nei particolari le Apparizioni della Madonna a Garabandal, secondo la testimonianza di P. Turner e altri autori, per essere stato il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il cardinale Ratzinger ricevette tutto il dossier della Commissione creata dal Vescovo di Santander, Mons. Juan Antonio del Val, e tutti gli informi del Cardinale Ottaviani, che includono le interviste a Conchita in Vaticano.

[...cit. Le profezie di David J. Redys...]


Non sappiamo a quando risalga con esattezza e da chi sia stata realmente scritta la famosa "Profezia dei Papi", nota anche come Profezia di San Malachia, in quanto attribuita al monaco cistercense irlandese Malachia, che l'avrebbe scritta in epoca medioevale (intorno al 1140), ma è certo che è stata pubblicata per la prima volta nel 1595 dal benedettino Arnold Wion nel suo libro Lignum vitae.

Il Santo irlandese Malachia nella Profezia indica una lista - che avrebbe visto in sogno - dei Papi che si sarebbero succeduti a partire dal 1143 fino alla fine dei giorni. Ma non li indica con nome e cognome, bensì con 111 brevi motti in latino corrispondenti ad altrettanti Papi, mentre sotto il 111° motto vi è un'inquietante frase: "In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis collis diruetur, ed Judex tremendus judicabit populum suum. Amen."

 

La traduzione in italiano di quest'importante frase è la seguente: "Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia".


Analizzeremo nella sezione sulla Fine del mondo l'interpretazione di tale frase. Di seguito ci limiteremo a mostrare l'impressionante aderenza tra i motti e (in particolare) gli ultimi 11 Papi; ma anticipiamo che, quasi certamente, il 111° motto e la frase finale si riferiscono al medesimo Papa: per cui Benedetto XVI sarebbe l'ultimo Papa della Storia, dopodiché ci sarebbe il "giudizio di Dio".

 

Ecco i motti corrispondenti ai Papi più recenti (subito dopo la lista troverete anche quello del 111° Papa, cioè Benedetto XVI):

 

110°) Giovanni Paolo II (1978-2005) - Motto "De labore solis"
Il motto attribuito a Papa Wojtyla (n. 18/5/1920 m. 2/4/2005), “della fatica del Sole”, è un chiaro riferimento al fatto che egli nacque del giorno di un'eclisse solare, e che anche il suo "addio" ha coinciso con un'eclisse, una doppia circostanza estremamente rara.

109°) Giovanni Paolo I (1978) - Motto "De medietate lunae"
La Profezia di San Malachia (“della metà della luna”) sembra aver previsto in modo impressionante, anche nel caso di Papa Luciani (n. 17/10/1912 m. 28/9/1978), il fatto che il suo brevissimo pontificato (che durò appena 33 giorni) iniziò e terminò quando la Luna era visibile esattamente a metà. Più calzante di così...

108°) Paolo VI (1963-1978) - Motto "Flos florum"
Papa Montini (n. 26/9/1897 m. 6/8/1978) era il “fiore dei fiori”, e infatti la famiglia Montini aveva tre gigli nel proprio stemma. Un altro tipico genere di motto (azzeccato) della Profezia dei Papi.

107°) Giovanni XXIII (1958-1963) - Motto "Pastor et Nauta"
Egli (n. 25/11/1881 m. 3/6/1963) fu patriarca di Venezia prima di diventare Papa, donde “pastore e marinaio”. Senza dubbio uno dei tanti motti che risultano molto aderenti al personaggio.

106°) Pio XII (1939-1958) - Motto "Pastor Angelicus"
Questo Papa (n. 2/3/1876 m. 9/10/1958) di grandissima spiritualità riconobbe in alcune encicliche, come guida più sicura per la dottrina cattolica, la filosofia di San Tommaso d'Aquino, tradizionalmente noto come "Il dottore angelico". Donde, forse, "Pastore angelico".

105°) Pio XI (1922-1939) - Motto "Fides intrepida"
Egli (n. 31/5/1857 m. 10/2/1939) sfidò senza paura Stalin, Mussolini, e Hitler, subendo, come mostrano documenti vaticani pubblicati di recente, fortissime pressioni da questi ultimi due. Nel '37 pubblicò l'enciclica Mit Brennender Sorge per denunciare il razzismo e l'antisemitismo nazista. Dunque è azzeccato "Fede intrepida".

104°) Benedetto XV (1914 -1922) - Motto "Religio depopulata"
Papa (n. 21/11/1854 m. 22/1/1922) durante i massacri della Grande Guerra e l'epidemia della "spagnola", eventi che provocarono la morte di milioni di Cristiani, e nel 1917 vide l'inizio della Rivoluzione russa che portò alla fine della vita religiosa in questo Paese in precedenza cristiano. Donde il motto di "religione spopolata".

103°) Pio X (1903-1914) - Motto "Ignis Ardens"
Questo Papa (n. 2/6/1835 m. 20/8/1914) fu probabilmente il più zelante propagandista del suo tempo e i suoi sforzi furono diretti al promuovere la pietà e la fede. "Fuoco ardente" descrive benissimo Pio X, il cui impegno zelante fu volto alla rinascita spirituale della Chiesa. 

102°) Leone XIII (1878-1903) - Motto "Lumen in coelo"
L'ultimo Papa del XIX secolo (n. 2/3/1810 m. 20/7/1903) era "una luce nel cielo", e infatti il simbolo della sua casata, quella dei Pecci, era una cometa. Si noti che nel suo motto non viene usata la parola "astro" perché già usata in un motto analogo precedente.

 

101°) Pio IX (1846-1878) - Motto "Crux de cruce"
Il Papa del Risorgimento (n. 13/5/1792, m. 7/2/1878), che dai Savoia subì vessazioni e sequestri, era "La croce (dunque, la sofferenza) che viene dalla croce": e una grande croce bianca in campo rosso è lo stemma, appunto, dei Savoia.

 

100°) Gregorio XVI (1831-1846) - Motto "De Balneis Etruriae"
Papa Gregorio XVI (n. 18/9/1765, m. 1/6/1846) iniziò la sua vita religiosa nell'ordine dei Camaldolesi, che fu fondato nel Tredicesimo secolo in Etruria, in una località chiamata in latino "balneum".


Naturalmente, non è teoricamente corretto cercare di interpretare il motto di Papa Benedetto XVI in questo momento, poiché alcuni altri motti della lista possono esssere compresi solo al termine del pontificato. Comunque, per soddisfare la curiosità:
 
111°) Benedetto XI (2005-regnante) - Motto "De gloria olivae"
Il motto di Papa Ratzinger (n. 16/4/1927), "la gloria dell'olivo", sembra un chiaro riferimento al nome Benedetto, poiché i membri dell'ordine benedettino sono anche noti come gli Olivetani, il cui stemma è proprio un ramo d'olivo. Ma, soprattutto, egli è nato nel Sabato Santo del 1927, il 16 aprile, al culmine del periodo Pasquale, e tutto il periodo è notoriamente sotto il segno dell'ulivo.

 


*   *   *
 

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO...

Ecco le possibili obiezioni di uno scettico e il perché non reggono...
 

1) I motti, in fondo, si potrebbero adattare a qualsiasi Papa...

No. Questo è vero solo per alcuni motti, mentre per gli altri l'aderenza è decisamente impressionante. Alcuni motti della Profezia contengono indicazioni assai precise, perché spesso riferite all’origine geografica o allo stemma della casata del pontefice, oppure a eventi storici o astronomici. Degli 11 motti qui elencati, il 100° (De balneis Etruriae), il 101° (Crux de cruce), il 104° (Religio depopulata), il 105° (Fides intrepida), il 107° (Pastor et nauta), il 109° (De medietate lunae) e il 110° (De labore Solis), vale a dire ben 7 su 11, si adattano in maniera sostanzialmente perfetta al Papa corrispondente. Del resto, se questi motti fossero delle frasi "jolly" tipo oroscopo, dovrebbero essere adattabili altrettanto bene a qualsiasi Papa: voi ci riuscite?
 

2) Guardando per curiosità sul web, ho letto su molti siti Internet che la "Profezia dei Papi" di San Malachia è un "falso".

Su Internet ci sono fiumi immensi di parole spese per soffermarsi su aspetti assolutamente IRRILEVANTI della questione, come: (1) il fatto se la Profezia dei Papi sia stata scritta o meno da San Malachia; (2) se sia stata scritta nel 1100 piuttosto che nel 1590. La cosa veramente assurda è che si consideri la profezia non degna di considerazione solo perché probabilmente è "falsa", nel senso che probabilmente non è stata scritta da San Malachia e nel 1100. Infatti, attenzione! La profezia, chiunque l'abbia scritta, e in qualsiasi data l'abbia fatto, è comunque un documento che è storicamente provato essere non posteriore al 1590, ed è questo ciò che conta! In effetti, la profezia di San Malachia sarebbe rimasta sepolta negli Archivi Romani fino alla sua scoperta, che avvenne nel 1590. Il testo iniziò a circolare nel 1595 con il nome di Prophetia de summis pontificibus, in quanto la Profezia venne pubblicata per la prima volta proprio quell'anno dal benedettino Arnold Wion nel suo libro Lignum vitae. Ma il fatto che nei quattro secoli precedenti nessuno ne parli, compreso San Bernardo, che scrisse la Vita di San Malachia, lascia pensare che il documento non sia stato scritto da San Malachia, bensì da qualcun altro, probabilmente nel '400 o nel '500.


3) Secondo alcuni siti Internet, la profezia di San Malachia non sarebbe da prendere sul serio perché vi è una leggera differenza tra i motti anteriori al 1590 (perfettamente aderenti) e quelli successivi (molti dei quali un po' meno aderenti, rispetto ai precedenti).

Anche questo è un falso problema. Analizzare i motti di Papi da noi storicamente molto lontani nel tempo significa concentrarsi sulla parte in un certo senso "sbagliata" - o come minimo meno rilevante - della Profezia, perché quella importante è senza dubbio quella che riguarda gli ultimi 10-20 Papi e la sua frase finale. Quindi dire che la Profezia non è da prendere sul serio perché in alcune parti i motti non sono aderenti quanto i più recenti (o i più antichi) è un po' come se uno sostenesse che il DNA non è la molecola della vita solo perché la maggior parte del DNA (per esempio, le profezie anteriori al 1590) non codifica nulla (cioè è "DNA spazzatura", come in effetti è): un modo di ragionare di questo tipo è, evidentemente, assurdo. Quel che conta è l'analisi - che ognuno può fare per gli ultimi Papi - dei motti recenti, che mostrano un'aderenza davvero STUPEFACENTE (per non dire perfetta).

 

NON C'è FINE SENZA INIZIO, NE INIZIO SENZA FINE.....

 

 

Era un razionalista sir Isaac Newton. La leggenda, si sa, lo vuole sdraiato sotto un albero quando, colpito da una mela elaborò la teoria della gravità dei corpi. E se Newton è considerato il padre della scienza moderna è proprio perché le sue teorie sono nate dall'osservazione empirica della realtà.

Ma è di mano sua la lettera che viene esposta a Gerusalemme in questi giorni. Una lettera che, sulla base delle sole scritture bibliche, preannuncia la fine del mondo. E, con precisione scientifica, ne fissa la data nell'Annus Domini 2060. La lettera - Yahuda MS 7 - datata 1704, appartiene a un ricco collezionista di manoscritti scientifici e non veniva esposta al pubblico dal 1969. Oggi è il pezzo forte di una mostra allestita presso la Jerusalem's Hebrew University dal titolo accativante, "Newton's Secrets".

E infatti il fondatore della fisica e dell'astronomia classiche - almeno fino a quando l'avvento della teoria della relatività non ha stravolto le fondamenta scientifiche di queste discipline - coltivava un suo lato oscuro. Personalità complessa e curiosa, Isaac Newton era mosso da una grande passione per la faccia misteriosa della realtà, quella che la scienza ha sempre bollato di 'superstizione': l'alchimia come il millenarismo, la possibilità di trasformare i metalli più vili in oro lucente e il calcolo matematico per prevedere il giorno dell'Apocalisse. E questa inquietudine scientifica si è accompagnata a un amore per lo studio dei testi sacri che ha fatto dello scienziato anche un discusso teologo (considerato eretico negli ambienti ufficiali). Così, studiando i versi del libro di Daniele, proprio l'autore dei Principia mathematica ha calcolato che il mondo sarebbe scomparso esattamente 1260 anni dopo la fondazione del Sacro Romano Impero d'Occidente. Il calcolo si basa sulla durata presunta della corruzione della Chiesa, calcolata a partire dall'inizio del potere temporale del papa - che nell'800 d.C. incorona Carlomagno Imperatore del Sacro Romano Impero - e per un periodo indicato dal profeta Daniele in 7-25 e 12-7, dove si legge: "per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, e quando la forza del popolo santo sarà interamente infranta, allora tutte queste cose si compiranno". Da tali parole Newton estrasse la cifra 1260, equivalente a un anno (1), due anni (2) e la metà di un anno (6 mesi).
 

Una fascinazione, quella per la fine del mondo e per le teorie escatologiche, che l'ha accompagnato durante tutta la sua vita di scienziato: pare che in 50 anni di attività il professore di Cambridge abbia scritto più di 4500 pagine sul tema delle profezie. Una questione etica lo muoveva: l'idea che anticipare il futuro ci avrebbe consentito di evitare errori, guerre e disastri. Che la profezia avrebbe salvato il bene, insomma, almeno fino all'ultimo giorno. E così si accumulavano i fogli fitti di calcoli e congetture sulla data più probabile del giorno del Giudizio. Senza che mai, però, arrivasse a fissare un anno preciso. Ragioni di prudenza, di responsabilità o forse semplicemente di corenza scientifica. Fatto sta che a un certo punto, proprio pochi anni prima di morire, si convinse che la data poteva essere ricostruita con esattezza a partire dalle parole del profeta Daniele. Informazioni di diretta provenienza divina - almeno secondo Newton - messe nero su bianco.


Lo scienziato scrisse quella data, 2060, nella lettera che oggi viene mostrata a curiosi ed esperti. Un testo che già qualche anno fa suscitò l'interesse del mondo scientifico e, soprattutto, dei mass-media, ma che solo oggi è possibile vedere e leggere coi propri occhi. Dopo un lungo viaggio che portò le carte - quelle teologiche, profetiche ed eretiche - dagli archivi della famiglia Newton agli uffici londinesi di Sotheby's, nel 1936, fino alle lontane sale della Jewish National and University Library.

Non è vero ma ci credo. È questo l’atteggiamento di tante persone alla vigilia dell’ennesimo appuntamento con la fine del mondo. Appuntamento ogni volta disatteso, da almeno duemila anni a questa parte, da quando cioè si cominciò a parlare in Occidente di un’imminente apocalisse e di un giorno del giudizio che avrebbe messo fine al mondo come lo conosciamo. Da allora, nonostante teorie e profezie, non è successo nulla. Questa volta dovrebbe essere diverso? Secondo alcuni sì, perché ci sono di mezzo i Maya, arguti e valenti astronomi che avrebbero previsto la fine del mondo per il 21 dicembre 2012. Ma è davvero così? Ecco 10 bufale sulla fine del mondo che girano sul web e a cui faremmo bene a non prestar credito.

1. Il calendario Maya termina il 21 dicembre 2012
profezia apocalisse

Partendo dall’ovvio assunto per cui i Maya contavano i giorni e gli anni in maniera del tutto diversa da noi, il loro calendario detto del Lungo Computo termina in una data che viene fatta coincidere con il 21 dicembre 2012 dell’era cristiana. Questo calendario non era che uno dei tanti utilizzati dai Maya, e non certo il più comune: l’antico popolo precolombiano utilizzava calendari per la semina e la raccolta, per le liturgie e altre questioni terrene, mentre il Lungo Computo segnava una sorta di ciclicità delle epoche storiche. L’attuale era, iniziata nel 3114 a.C. terminerebbe nel 2012 d.C. accettando le (pur contestate) correlazioni tra il calendario Maya e il nostro. Tuttavia, non esiste una profezia Maya sulla fine del mondo il 21 dicembre. L’idea che alla fine del 13° Baktun, ossia dell’attuale sotto-ciclo del Lungo Computo, il mondo finisca, non ha riscontro in nessuna testimonianza archeologica. Tutto ciò che i Maya ci hanno lasciato sul 21 dicembre è un bassorilievo sul monumento 6 del sito di Tortuguero, in cui si sostiene che alla fine del 13° Baktun scenderà sulla Terra Bolon Yokte, una divinità del loro pantheon. Nulla a che vedere con la distruzione del mondo. Senza contare che i Maya, pur capaci di prevedere eclissi e movimenti dei pianeti, non avevano cognizioni scientifiche molto avanzate e non riuscirono a evitare l’estinzione quando una lieve siccità colpì le loro terre.

2. Il villaggio francese di Bugarach sarà l’unico luogo sulla Terra a scampare alla distruzione

Il Pic de Bugarach, una montagna dei Pirenei francesi, sarebbe l’unico luogo al mondo a scampare all’apocalisse. Perché? Nessuno lo sa. La teoria si è diffusa sul web a opera di appassionati di esoterismo, che legano il villaggio francese di 400 anime ai segreti dei Templari, al mistero del Santo Graal e agli extraterrestri. La montagna sarebbe il punto focale delle linee magnetiche terrestri, e qui i nazisti e il Mossad avrebbero compiuto strani rituali. Ma gli abitanti del luogo tagliano corto: il loro posto non ha nulla di speciale, se non per la bellezza del paesaggio.

3. Il pianeta (o l’asteroide) Nibiru si sta avvicinando alla Terra

Secondo le teorie di grande successo, ma di nessuna valenza archeologica, dello studioso dilettante di sumerologia Zecharia Sitchin, i sumeri adoravano gli abitanti di un misterioso pianeta X chiamato Nibiru. Questo pianeta vagherebbe nello spazio e tornerebbe in vista del nostro mondo solo dopo lunghi cicli. Sitchin sostiene che Nibiru tornerà a farci visita non prima dell’anno 3000, ma alcuni suoi apologeti hanno voluto anticipare la data al 2012. Se un tale corpo celeste esistesse, sarebbe già stato abbondantemente avvistato. Sappiamo invece che il nostro sistema solare non è stato invaso da pianeti X, né tantomeno da asteroidi grandi quanto il Texas, come vorrebbe una bufala diffusa da alcuni media anche in Italia, per cui Nibiru sarebbe il nome di un meteorite che si schianterà sulla Terra entro la fine di dicembre. La NASA ha smentito categoricamente quest’ipotesi e agli astronomi non risulta niente del genere.
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4. Il campo magnetico della Terra si sta invertendo

Quello che sappiamo del campo magnetico terrestre è che ogni tanto inverte la sua polarità, cosicché in certi periodi della storia del nostro pianeta una bussola segnerebbe il nord in direzione del polo sud geografico, e viceversa. Simili fenomeni non avvengono repentinamente, ma nel corso di migliaia di anni, producendo una riduzione ma non una scomparsa del campo magnetico, che ci proteggere dai letali raggi cosmici. Non esistono indizi che fanno presumere un’inversione in corso: anche se il campo magnetico si è effettivamente indebolito negli ultimi secoli, nulla porta a credere che i poli stiano per invertirsi. E se anche succedesse, non dovremmo far altro che riconfigurare le nostre bussole.

5. Il Sole si prepara alla tempesta del secolo

Il Sole vive cicli di attività della durata di 11 anni. Al momento siamo vicini alla fine dell’attuale ciclo, che si concluderà nel 2013, con un massimo di attività in termini di macchine solari e tempeste sulla sua corona. È accertato che una tempesta solare di enorme potenza, se posta in direzione della Terra, potrebbe mettere k.o. i sistemi elettromagnetici e i satelliti in orbita, con gravi danni economici. Tuttavia, fino a oggi nessuna tempesta solare ha prodotto danni effettivi, e non ci sono indizi che portino a credere che ce ne saranno nel prossimo periodo. Non è possibile prevedere le prossime tempeste solari, per cui i Maya non avrebbero certo potuto prevederne una per il 21 dicembre 2012. Inogni caso, anche se una “tempesta perfetta” avvenisse nel breve periodo, non produrrebbe alcun danno agli esseri viventi, ma solo ai circuiti elettromagnetici.

6. Il 21 dicembre ci sarà un allineamento tra Terra, Sole e centro galattico
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Il 21 dicembre 2012, giorno del solstizio d’inverno, il Sole sarà allineato con il centro dalla galassia. Si sostiene che questo evento sia estremamente raro, ricorrendo ogni 25.625 anni. In realtà l’allineamento tra la Terra, il Sole e il centro della galassia avviene a ogni solstizio d’inverno da diversi anni. Il miglior allineamento non avverrà nel 2012, ma è già occorso nel 1998, senza che sia accaduto nulla. Questo senza tener conto del fatto che gli allineamenti astronomici non producono effetti di alcun tipo, essendo delle semplici curiosità come il nostro allineamento al meridiano 0 di Greenwich quando ci passiamo sopra.

7. Anche Nostradamus aveva previsto la fine del mondo

Nostradamus era molto parco di date, ma una l’aveva sparata: il 1999. Nell’agosto di quell’anno, il mondo sarebbe stato sconvolto dall’avvento di un grande re del terrore proveniente dal cielo. Attesa con grande trepidazione da molti, la profezia del ’99 passò senza che nessun re del terrore facesse capolino. Da allora, Nostradamus ha perso molta della sua già scarsa credibilità. A ogni buon conto, l’astrologo medievale francese non aveva nessuna quartina in serbo per il 2012. Anche se molti interpreti hanno cercato di vendere libri dimostrando che alcune quartine facciano riferimento a questa data, in realtà le profezie di Nostradamus arrivano fino al 3797 d.C.!

8. I terremoti stanno aumentando e si prepara l’eruzione di un grande supervulcano

Nel film 2012 di Roland Emmerich, il “gong” della fine del mondo corrisponde all’eruzione dello Yellowstone, uno dei più grandi supervulcani del pianeta. Sappiamo che eruzioni del genere avvengono ogni tanto, anche se non più di una ogni decina di migliaia di anni in media. Tali eruzioni posso gettare il mondo in una sorta di “inverno nucleare”, a causa dell’oscuramento solare prodotto dalle ceneri proiettate nell’atmosfera. Alcune teorie sostengono che estinzioni di massa come quella tra Cretaceo e Permiano furono dovute a contestuali eruzioni di supervulcani. Fermo restando che il vulcanesimo oggi è molto più ridotto rispetto a ere geologiche precedenti, grazie al raffreddamento della Terra, non ci sono indizi di imminenti eruzioni dello Yellowstone né di altri supervulcani come i Campi Flegrei a Napoli. Per quanto riguarda i terremoti, anche se è vero che negli ultimi anni si sono verificati più superterremoti rispetto ai decenni precedenti, è escluso che l’attività sismica sia in generale aumento ed è scientificamente impossibile che l’intero pianeta possa essere scosso da terremoti di grandi proporzioni in uno stesso momento.
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9. Stiamo passando attraverso un’area della galassia nota come Cintura Fotonica

La bislacca teoria del russo Alexei Dmitriev sostiene che la Terra e il Sistema Solare stiano transitando, nel corso della loro rotazione intorno al nucleo galattico, in un’area dello spazio estremamente energetica chiamata “Cintura Fotonica”. Nel suo libro 2012. La fine del mondo? il giornalista Roberto Giacobbo sostiene che questo transito sarebbe confermato dell’aumento negli ultimi decenni di particelle noto come “fotoni” nell’atmosfera. Peccato che i fotoni non siano altro che le particelle che conducono la luce, ed esistono da quando esiste l’universo. Vengono emesse dal Sole e se non ci fossero non vedremmo nulla e non avremmo nemmeno la corrente elettrica. Se il passaggio in aree turbolente della galassia producesse estinzioni di massa, noteremmo una periodicità di tali estinzioni: un fenomeno, questo, non confermato dagli scienziati.

10. La madonna di Medjugorje e la profezia di San Malachia profetizzano l’imminente fine del mondo

Come i cattolici credenti ben sanno, nei Vangeli è scritto che nessuno conosce la “data” in cui avverrà il giorno del giudizio, nemmeno Gesù, ma solo Dio. Qualsiasi tentativo di prevedere l’apocalisse attraverso la lettura della Bibbia è quindi destinato a fallire. Le apparizioni mariane, come quella di Fatima con i suoi tre segreti, non hanno nulla a che vedere con il 2012. Anche se in alcuni casi sostengono che il giorno del giudizio sia vicino, non fissano una data; ciò senza contare che alcune apparizioni, come quella della madonna di Medjugorje, non godono del riconoscimento della Chiesa. La profezia di San Malachia, infine, attribuita al santo vissuto nel XII secolo, termina il suo elenco di papi con “Pietro Romano” che dovrebbe essere l’ultimo papa prima della fine della Chiesa. Tale papa, il 112°, seguirebbe a Benedetto XVI, che è attualmente il 111° pontefice. Tuttavia, gli storici hanno confermato senza tema di smentite che la lista è un falso storico del XVI secolo, cosa dimostrata anche dal fatto che le previsioni sui papi precedenti a quest’epoca coincidono con i pontefici effettivi, mentre le previsioni successive non hanno alcun riscontro con la realtà.

CENNI STORICI:

Qualche secolo fa, quando il metodo scientifico non si era ancora affermato e si era lontani dall’immaginare che la Terra avesse 4,5 miliardi di anni e l’universo oltre 13, l’unico modo per cercare di capire quando Dio si era degnato di dire “sia la luce!” si basava sulla lettura della Bibbia. Nella Genesi non c’era nessuna data specifica, ma esiste una precisa genealogia che permette di calcolare quanti anni sono passati da Adamo fino, più o meno, alla nascita di Gesù. E poiché era opinione comune che Gesù fosse stato crocifisso nell’anno 33, c’erano i presupposti per riuscire a datare con esattezza il momento della Creazione. Nel 1650 il vescovo irlandese James Ussher convinse buona parte del mondo protestante che Dio aveva creato il mondo il 23 ottobre del 4004 a.C., alle nove del mattino. Gli ebrei non erano però dello stesso avviso: secondo i loro calcoli, il mondo era stato creato il 7 ottobre del 3761 a.C. Qualcuno azzardò anche una data più indietro nel tempo: il 5509 a.C. Fatto sta che la data di Ussher è oggi quella più accettata dai creazionisti, un gruppo di fondamentalisti cristiani degli Stati Uniti d’America che ancora oggi rifiutano le teorie darwiniane e le evidenze geologiche di un’origine del mondo datata oltre quattro miliardi di anni fa.
 

Profezie bibliche sulla fine del mondo

Qualcuno però pensò bene che, se tramite la Bibbia era possibile calcolare la data della Creazione, poteva essere analogamente individuata la data della fine del mondo, dell’Armageddon (secondo la tradizione giudaica) o “Giudizio Universale” (secondo la tradizione cristiana). Certo, nel Vangelo di Marco Gesù Cristo, parlando del giorno del giudizio, era stato chiaro: “In quanto alla data e all’ora, nessuno la conosce, né gli angeli nel cielo né il Figlio, ma solo il Padre”. Ma gli esegeti della Bibbia non erano convinti: Gesù, dopotutto, intendeva probabilmente che non era possibile indovinare il giorno e l’ora esatti, ma nulla impediva che si riuscisse a calcolare l’anno e magari anche il mese della fine del mondo. Già all’epoca del tardo Impero romano e nell’alto medioevo, le teorie fioccarono.
 

Buona parte delle interpretazioni escatologiche (escatologia è un termine che viene dal greco éskhatos, “ultimo”, e si riferisce alle teorie sulla fine dei tempi) si fondavano sul Libro dell’Apocalisse di Giovanni. Qui si legge che Satana sarebbe stato imprigionato “per mille anni”, scaduti i quali il diavolo sarebbe tornato a essere “libero per un po’”. Ipotizzando che i mille anni avessero inizio dalla nascita di Cristo, intorno all’anno 1000 si diffuse in diverse parti dell’Europa una certa apprensione riguardo l’imminente giudizio finale. Ma non accadde nulla. Ancora prima, alcuni esegeti del primo cristianesimo avevano sostenuto che il mondo sarebbe durato 6000 anni: ciascuno dei sette giorni della Creazione durava mille anni, cosicché appariva ovvio che analogamente sarebbero passati 6000 anni prima del giudizio universale, a cui avrebbe fatto seguito la discesa sulla Terra della Gerusalemme celeste, per un altro millennio, al termine del quale ci sarebbe stata la fine del mondo. All’epoca era invalsa la tesi che fossero passati 5500 anni circa dalla Creazione, per cui l’apocalisse era fissata nel 500 d.C. Non accadde nulla, così Eusebio di Cesarea ricalcolò la nascita di Cristo stabilendo che fosse avvenuta 5199 anni dopo la Creazione: quindi, la fine del mondo venne prevista al termine dei seimila anni, intorno all’anno 800 (mese più mese meno).

Ma, oltre all’Apocalisse, c’è anche un altro riferimento nella Bibbia, questa volta nel Vecchio Testamento. Nel Libro di Daniele c’è una celebre profezia riguardo i regni che si sarebbero succeduti sulla terra. Il re babilonese Nabucodonosor, che all’epoca teneva in cattività gli ebrei, fece un sogno: una grande statua con la testa d’oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe e i piedi in argilla e in ferro. Daniele, un ebreo molto considerato per la sua saggezza, fu invitato a interpretare il sogno. Egli stabilì che l’impero babilonese era la testa d’oro, a cui avrebbe fatto seguito un regno d’argento, uno di bronzo (“che dominerà su tutta la terra”), un quarto regno “duro come il ferro”, ma che alfine si sarebbe diviso in due, di cui una parte più debole (l’argilla). Ma il sogno non finiva lì: il re aveva visto anche una pietra caduta dal cielo che colpiva i piedi della statua, facendola crollare: secondo Daniele, all’epoca del regno d’argilla Dio avrebbe messo fine ai regni degli uomini e instaurato il suo Regno, che sarebbe durato per sempre. Nel primo medioevo ci si convinse che il regno d’argento era quello persiano, il regno di bronzo quello di Alessandro Magno e dei greci, il regno di ferro l’Impero romano. Essendosi ormai diviso e indebolito, all’Impero romano erano seguiti i regni d’argilla, che pertanto sarebbero stati spazzati via molto presto. Non c’era che da attendere.
 

Giorno del Giudizio
 

Ma l’attesa è proseguita fino a oggi. E, nonostante tutte le date  ipotizzate siano passate senza problemi, c’è ancora chi continua a provarci. Nella prima metà del XIX secolo un ufficiale americano, William Miller, calcolò sulla base del Libro di Daniele e dell’Apocalisse che Cristo sarebbe tornato sulla Terra il 21 marzo 1844. Non accadde nulla, e Miller rifece i calcoli, fissando la data al 22 ottobre 1844. Nemmeno in quel caso ebbe fortuna. Ma, certamente, William Miller fece scuola. Harold Camping, un predicatore cristiano appartenente alla corrente evangelica fondamentalista, ha fatto gli stessi calcoli di Miller sostenendo che il Giorno del Giudizio sarebbe avvenuto il 21 maggio 2011. Camping, ottantanovenne ex ingegnere riciclatosi predicatore per l’emittente radio californiana “Family Radio”, è riuscito a racimolare ingenti fondi per pubblicizzare la data del 21 maggio: cartelloni pubblicitari al riguardo sono comparsi in tutta l’America e alcuni addirittura in Italia. Camping aveva previsto che, dopo il 21 maggio, sarebbero seguiti cinque mesi al termine dei quali, il 21 ottobre 2011, l’universo sarebbe stato distrutto in un Armageddon finale. Le date sono molto simili a quelle di Miller. Ma perché proprio queste?

Seguiamo il suo ragionamento.
 

Harold Camping, pur essendo protestante, non accetta la data del 4004 a.C. fissata dal vescovo Ussher. Nel suo The Biblical Calendar of History del 1970, Camping datava la Creazione all’11013 a.C. e il Diluvio Universale al 4990 (secondo Ussher il Diluvio era invece avvenuto nel 2348 a.C.). Sostenne quindi che il mondo sarebbe finito nel settembre 1994. Ma, quando la data passò, la ricalcolò al 25 dicembre dello stesso anno. Per un po’, dopo la brutta figura, ebbe il buon gusto di non riprovarci. Ma circa un anno fa è tornato alla carica. Il folle calcolo di Camping è il seguente: Gesù è spirato sulla croce il 1° aprile del 33 (con buona pace dei biblisti oggi concordi nel retrodatare quest’avvenimento di alcuni anni), e quindi nel 2011 sono passati 1978 anni. Moltiplicando questo numero per la media dei giorni dell’anno (considerando anche gli anni bisestili), cioè per 365,2422, viene fuori 722.449. Aggiunte ora 51 a questa cifra, poiché dal 1° aprile (giorno dalla morte di Cristo) al 21 maggio passano 51 giorni. Viene fuori 722.500. Ebbene, questo numero è pari a 5 x 10 x 17 elevato al quadrato. Se la cosa non vi sconfinfera, è perché non avete la passione di Camping per la numerologia biblica. Secondo questa dottrina di dubbia origine, il numero 5 sta a indicare la redenzione, il numero 10 la completezza e il numero 17 il Regno di Dio. Dunque, 5 x 10 x 17 sta a significare la “completezza della redenzione”, cioè il Giorno del Giudizio, a cui fa seguito l’instaurazione del Regno di Dio in Terra. Non solo: se il Diluvio è avvenuto nel 4990, sono passati esattamente 7000 anni da allora! E dato che 7000 sono anche gli anni della Creazione (riprendendo la tesi per cui ogni “giorno del Signore” è pari a 1000 anni umani), tutto tornerebbe.

Difficile farsi convincere da questo ragionamento. Non foss’altro perché i calcoli di Camping vanno contro ogni evidenza scientifica e archeologica. Anche Isaac Newton si dilettava in questi calcoli, ma potrebbe anche essere giustificato tenendo conto che all’epoca nessuno sapeva che il mondo aveva oltre quattro miliardi di anni e l’universo circa quattordici miliardi. Newton riprendeva il Libro di Daniele e la profezia per cui l’Anticristo sarebbe giunto sulla Terra dopo “un tempo, più tempi e la metà di un tempo”. La tradizionale interpretazione medievale sosteneva che questa criptica formula significasse “un anno, due anni e metà di un anno”, ossia tre anni e mezzo, o meglio 42 mesi, o meglio ancora 1260 giorni. Nella profezia della statua dai piedi d’argilla, i deboli regni succeduti all’Impero romano sarebbero stati riuniti poco prima della fine. A capo di questo restaurato Impero romano sarebbe poi giunto l’Anticristo. Newton fissava la restaurazione dell’Impero romano all’anno 800, quando Carlo Magno si fece incoronare come sovrano del Sacro Romano Impero. E riprendendo la tesi per cui ogni giorno biblico in realtà è un anno, Newton calcolava 1260 anni dopo l’anno 800: 2060. Nel 2060, dunque, il Sacro Romano Impero crollerebbe e al regno dell’Anticristo seguirebbe il Giudizio universale. Peccato che Newton non poteva sapere che nel 1806 Napoleone avrebbe decretato lo scioglimento del Sacro Romano Impero. Per cui, l’intera tesi perde di consistenza (semmai ne avesse avuto una).

Ma aspettate. Un certo David Flynn ha pensato di tirar fuori qualcosa di buono dalla teoria di Newton. Flynn, un nome noto nel mondo del cospirazionismo e del catastrofismo americano, ricorda che Roma venne fondata, secondo la leggenda, nel 753 a.C. E, non si sa bene perché, la sua ri-fondazione spirituale dovrebbe essere fissata al 753 d.C. Sommando a questa data 1260, viene fuori il 2013. Suona familiare? Ma sì, dato che i Maya avrebbero predetto la fine del Grande Computo per il 21 dicembre 2012. Ed ecco che tutto torna, almeno se volessimo credere a questi calcoli. Ma la matematica non è un’opinione: lo sanno bene gli scienziati che qualche giorno fa hanno insignito Harold Camping e altri profeti di sventura del premio IgNobel 2011 per la matematica, il riconoscimento per le ricerche più inutili e improbabili. La motivazione? “Aver insegnato al mondo l’importanza di essere cauti quando si fanno previsioni e calcoli matematici”. Eppure, Harold Camping e i suoi emuli continuano a dare i numeri.

Benché in queste ore che precedono il 21 dicembre l’ansia serpeggi negli animi di molti, l’umanità di profezie apocalittiche ne ha conosciute non poche: è quindi evidente che, se siamo in attesa dell’ennesima catastrofe, la vecchia Terra e la nostra specie sono riuscite a sopravvivere a tutte le fini del mondo annunciate. Presumibilmente, usciremo indenni anche da questa ennesima, fatidica data e scamperemo la tanto temuta “conclusione del calendario Maya” che, va sempre ricordato, altro non è se non una speculazione nata ed ingigantita dal web, amante delle bufale, sulla scia di un’interpretazione archeologicamente errata: altri calendari della popolazione precolombiana contavano il tempo ben oltre l’anno in cui ci troviamo a vivere attualmente. Del resto, tale profezia ha avuto numerosi e celebri antenati, anche in epoche assai vicine alla nostra, interpretando un bisogno di catastrofismo che è insito nell'animo umano e nella collettività: vediamone alcune tra le più famose.

Chi ha paura del numero 1000?

A tanti secoli di distanza dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, verso la fine del X secolo l’Europa continuava ad essere attraversata da profondi conflitti: povertà, fame, morte ed ignoranza erano gli spettri che si aggiravano tra una popolazione che non trovava altro rifugio se non nella superstizione che annunciava, sulla base di letture decisamente catastrofiste di Sacre Scritture apocrife e canoniche, la fine del mondo e il giudizio universale con l’avvento dell’anno 1000. Fu tutto un fiorire di pentimenti, preghiere e pellegrinaggi: poi l’anno 1000 giunse, il mondo non terminò ma, in compenso, circa un secolo dopo partiva la prima Crociata alla volta di Gerusalemme.
 

1666, l'anno del demonio

Proseguendo lungo il percorso dei numeri che suscitano preoccupazione, anche l’affacciarsi del 1666 provocò non poche palpitazioni nel mondo occidentale: quelle tre cifre ravvicinate richiamavano oscuri e biblici presagi diabolici che divennero ancor più significativi quando una delle più grandi calamità della storia della City si abbatté su Londra. Erano gli inizi di settembre quando la città, già centro di potere di rilevanza mondiale, arse per quattro lunghi giorni, al termine dei quali risultò essere quasi integralmente distrutta. Gli immancabili profeti ed apocalittici del tempo approfittarono dell'evento per propagandare la fine del mondo che avrebbe preso l'inizio proprio dalla metropoli inglese. Tuttavia, malgrado i drammatici eventi del 1666, Londra risorse dalle proprie ceneri e la Terra continuò incurante a girare su sé stessa ed attorno al Sole.

 1806, la gallina profeta di Leeds

Quasi un secolo e mezzo e dopo è nuovamente dall'isola britannica che si alza la voce dell’apocalisse: questa volta, però, a fare da ambasciatore delle volontà Supreme di distruzione dell’umanità fu addirittura una gallina. Da un giorno all'altro, un comune pennuto iniziò a deporre uova sulle quali era impresso un messaggio inequivocabile: Christ is coming. Nella città di Leeds, dove avvenne il fatto, iniziò a diffondersi fede cieca nell'avvenimento accompagnata dal panico per quello che sembrava un annuncio di imminente fine del mondo: chiaramente si trattava della burla di qualche buontempone che, una volta smascherata, provocò grande delusione nella cittadinanza che si sentiva depositaria del privilegio di aver appreso la notizia della catastrofe in anticipo sugli altri.

In linea generale, gli eventi astronomici particolari hanno sempre attirato l'attenzione delle popolazioni di un tempo: le società agrarie, che contavano per la propria stessa sopravvivenza sul riproporsi di cicli stagionali sempre uguali e fecondi, temevano qualunque fenomeno che potesse costituire l'eccezione, come le eclissi o i passaggi delle comete. Eppure, quella che potrebbe sembrare soltanto un'antica credenza legata a tempi e civiltà ormai lontane, gode ancora di molto credito nella contemporaneità occidentale: al transito di Venere dinanzi al Sole verificatosi nel giugno del 2012, nient'altro che un effetto ottico causato dall'allineamento tra i corpi celesti, sono stati in molti a gridare all'imminente apocalisse. Così, se al suo passaggio nel 989 d. C. la Cometa di Halley venne guardata come orribile presagio temendo che annunciasse la fine del mondo, secondo quanto riportato da annali europei e cinesi, anche la sua visita di aprile 1910 fu attesa con grande preoccupazione. Dopo che gli studiosi del Chicago Yerkes Observatory avevano spiegato come nella coda della Cometa erano state trovate tracce di cianuro, infatti, il New York Times pubblicò le affermazioni di un astronomo e divulgatore francese, Camille Flammarion, che sosteneva che il veleno avrebbe impregnato l'atmosfera terrestre, distruggendo tutta la vita sul Pianeta. Benché autorevoli scienziato abbiano investito tempo ed energie a spiegare che mai avrebbe potuto accadere nulla del genere, gli animi di molti si placarono solo dopo il passaggio della Cometa che salutò la Terra da una distanza decisamente ragionevole.

1999, immancabile Nostradamus

Gira voce, potenza della rete, che tra le centurie di Nostradamus ce ne sarebbe una che annuncia l'apocalisse "dei Maya" come preceduta dalla moda di un ballo diffusosi in tutto il mondo: basterebbe questo a screditare tutte le interpretazioni che, negli anni, sono state attribuite alle parole dello studioso vissuto nel XVI secolo. O forse, bisognerebbe ricordare come l'anno che chiuse secolo e millennio sia stato particolarmente ricco di profezie catastrofiche, tratte proprio dalle centurie di Nostradamus. L'annuncio voleva, per il 1999, l'avvento del «Re del terrore» ma, poiché la data esatta non era specificata, tra luglio e settembre ci furono ben tre giornate "apocalittiche", tutte terminate senza alcun evento distruttivo per la vita sulla Terra: non ci resta, dunque, che aspettare che passi anche questo 21 dicembre che, c'è da giurarci, non scuoterà più del consueto l'umanità.

 

Quando gli scienziati atomici previdero la fine del mondo?

Alla fine degli anni Quaranta, quando il mondo apprese che l’Unione sovietica, con largo anticipo sui tempi previsti, aveva sperimentato con successo la prima bomba atomica, negli Stati Uniti d’America un fisico nucleare, ironicamente di origini russe, Gregory Breit, si sedette a un tavolo e cominciò a fare dei calcoli. A Los Alamos, dove erano nate le bombe che avevano distrutto Hiroshima e Nagaski, si progettava a ritmo serrato la nuova super-arma che avrebbe riconsegnato agli USA la supremazia nucleare: la bomba H, o bomba all’idrogeno, enormemente più potente della “normale” bomba atomica. Alcuni fisici erano però spaventati: e se la bomba H, si chiedevano, esplodendo avesse incendiato l’atmosfera? Cosa sarebbe successo? Così, al professore Breit fu assegnato il terribile compito di calcolare se l’esplosione di una bomba H potesse distruggere il mondo.
L'ordigno "fine del mondo"
 

Non sappiamo dire se per fortuna o per sfortuna, ma la risposta fu negativa. Breit dovette portare avanti quel compito nella segretezza più assoluta, senza confrontarsi con nessun altro collega, basandosi solo sulle sue pur notevoli capacità nel settore della fisica nucleare. Sulle sue spalle gravava un peso enorme: e se si fosse sbagliato, dando il via libera alla bomba? Sarebbe stato il responsabile della fine del mondo? E se invece avesse decretato che la bomba proprio non si poteva usare, e invece i sovietici fossero riusciti a dimostrare che poteva essere utilizzata? Avrebbe condannato gli USA e il mondo a cadere sotto il giogo della dittatura comunista, come all’epoca ragionavano gli americani. Dopo alcune settimane, Breit decise che no, la reazione termonucleare non poteva propagarsi agli elementi leggeri dell’atmosfera, perché quel fenomeno contraddiceva le leggi della natura. Aveva visto giusto, ma questo permise agli scienziati atomici di procedere alla costruzione della super-bomba, familiarmente chiamata “Super”.

Anche se molti di loro avevano lavorato con convinzione al progetto Manhattan, perché più di tutto temevano una bomba atomica nelle mani di Hitler, e anche se altri di loro avrebbero lavorato con uguale convinzione al progetto “Super”, perché convinti del pericolo rosso, la comunità degli scienziati nucleari americani iniziò ben presto a seguire le orme di Breit, condividendo le preoccupazioni sulla responsabilità che si stavano assumendo nel portare il mondo sull’orlo dell’autodistruzione. Al termine di una riunione decisiva sul progetto Super, Isidor Rabi ed Enrico Fermi dichiararono: “Il fatto che la potenza di distruzione di quest’arma sia senza limiti, fa sì che la semplice esistenza e il saperla costruire rappresenti già un pericolo per tutta l’umanità”. E conclusero: “Per questa ragione noi riteniamo importante dire al Presidente degli Stati Uniti, all’opinione pubblica americana e al mondo, che per principi etici fondamentali consideriamo un errore dare noi il via alla costruzione di una tale arma”.
"I vivi invidieranno i morti"

Ma i politici e i generali non ne vollero sapere. D’accordo, si dissero, gli scienziati non vogliono prendersi la responsabilità di dare il via libera alla bomba. Poco male: ci avrebbero pensato loro. Fu anzi il presidente Truman in persona a farlo. Nel pomeriggio del 31 gennaio 1950 dichiarò: “Ho dato istruzioni alla Commissione per l’Energia Atomica di continuare il suo lavoro attorno a tutti i tipi di armi atomiche, compresa la cosiddetta bomba all’idrogeno o superbomba”. Il presidente aveva dato un ordine, e chi lo avesse disatteso sarebbe stato passibile di accusa di alto tradimento.

Negli anni successivi, quando anche l’URSS riuscì a dotarsi della superbomba e l’idea di una Terza guerra mondiale combattuta a suo di armi nucleari iniziò a sembrare inevitabile, gli scienziati atomici non si persero d’animo. Continuarono a tentare di influenzare i politici per fermare quella spirale distruttiva. Gli scenari presentati facevano presagire null’altro che l’apocalisse. Una guerra termonucleare, sostenevano, avrebbe portato alla rapida scomparsa dello strato di ozono, rendendo la superficie terrestre vulnerabile ai raggi UV. Numerose specie vegetali sarebbero state spazzate via, tra cui molte da cui dipendeva il sostentamento alimentare della civiltà umana. Gli stessi esseri umani, sottoposti all’inondazione delle radiazioni, sarebbero morti a centinaia di milioni, e i sopravvissuti – scriveva tragicamente Hermann Kahn nel 1959 – avrebbero invidiato i morti.

La polvere sollevata nell’atmosfera da un conflitto di potenza intorno ai 10mila megatoni – una percentuale tutto sommato modesta della potenza di fuoco degli arsenali di USA e URSS – avrebbe oscurato la luce del Sole per anni, portando le temperature medie sulla Terra a scendere di 40 gradi, gettando il mondo in una nuova era glaciale, breve certo ma devastante. La verità, come ha scritto Timothy McDonnell in un saggio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Limes, è che “nell’eventualità di una guerra atomica, la gente morirebbe subito, indipendentemente dai luoghi in cui cadrebbero le bombe. E i sopravvissuti morirebbero a loro volta, a qualche settimana o mese di distanza, durante l’inverno nucleare”. Oggi sappiamo che quello scenario apocalittico non si è verificato, e che la Guerra fredda è finita senza diventare, tutt’a un tratto, bollente. Ma ci sono ancora, nel mondo, abbastanza bombe nucleari sufficienti a trasformare quelle ipotesi in realtà. L’orologio dell’apocalisse, ci ricordano gli scienziati atomici oggi, è a cinque minuti dalla mezzanotte. Non è il caso di abbassare la guardia.

A quando la prossima fine del mondo?

 

 Tra un asteroide e l’altro, c’è anche il bi-millenario della crocifissione, il 2060 secondo Isaac Newton e il ritorno degli Elohim secondo i Raeliani.

Se pensavate di esservi finalmente liberati da tesi catastrofiste e ansie millenariste, vi siete sbagliati. Ma non vi preoccupate, non è colpa vostra: dopo duemila anni passati a sparar date, gli appassionati dell’apocalisse sono ben lontani dall’aver deciso di appende le scarpette (o gli oroscopi) al chiodo solo perché i Maya o chi per loro non ci hanno azzeccato. Così, cominciano a spuntare nuove date alcune delle quali piuttosto vicine, altre per fortuna abbastanza lontane nel tempo da permetterci di ignorarle per un po’.
 

Tra una data e l’altra dovremo fare i conti con gli asteroidi, la vera minaccia alla nostra sopravvivenza, che ogni tanto – come vecchie zie sgradite – vengono a farci visita senza invito. Per il momento non è il caso di allarmarci: l’asteroide NT7 nel gennaio 2019 passerà a 60 milioni di chilometri dalla Terra, mentre 99942 Apophis, un vecchio amico – proprio ora sta passando sopra le nostre teste – farà un passaggio ravvicinato nel 2036, ma mentre qualche anno fa le possibilità di impatto erano più alte (1 su 6000 e rotti), oggi nuovi calcoli hanno abbassato la probabilità a 1 su 250mila, abbastanza da ignorarla. Più preoccupante è VK184 che ha una possibilità su tremila di colpirci il 3 giugno 2048. La più alta in assoluto finora calcolata, anche se gli astronomi aspettano il suo nuovo passaggio ravvicinato l’anno prossimo per effettuare stime più certe. Resta comunque un rischio molto basso. Nel peggiore dei casi, il suo diametro è di poco più di 100 metri: ben lontano dal produrre danni di livello estintivo, anche se farà una bella botta, simile a quella di Tunguska nel 1908.
 

Scientificamente parlando, c’è chi continua a preoccuparsi del Sole. Quest’anno la nostra stella entra nella fase più acuta del suo ciclo di 11 anni, per cui avremo tempeste solari più frequenti e violente di quelle (comunque ragguardevoli) che si sono avute nel 2012. Una tempesta solare non è rischiosa per la vita sulla Terra, ma un’emissione coronale piuttosto intensa e diretta verso il nostro pianeta può distruggere i sistemi elettromagnetici dei satelliti in orbita e anche molti di quelli a terra, causando danni per decine di miliardi di dollari. In un periodo di crisi economica, non è proprio l’aiuto che ci aspettiamo dal cielo. Il rischio c’è, ma resta basso.
Mini-ere glaciali o riscaldamento globale?

Alcuni temono che il lento risveglio del Sole nel corso dell’ultimo ciclo iniziato undici anni fa sia il campanello d’allarme di un suo ingresso in una fase di minimo di attività. Un minimo di attività è stato registrato tra il 1645 e il 1715, noto come “minimo di Maunder”, dal nome di un astronomo che alla fine del XIX secolo scoprì che la riduzione delle temperature in quel periodo doveva essere collegata al ridottissimo numero di macchie solari registrato dagli astronomi dell’epoca (una cinquantina in trent’anni rispetto alle decine di migliaia di norma). Ci fu una sorta di piccola era glaciale con inverni particolarmente rigidi e grandi danni alle coltivazioni. In tempi di riscaldamento globale, può sembrare la panacea a tutti i mali, ma in realtà presto scopriremmo che una piccola era glaciale non è così piacevole. Si tratta comunque di un’ipotesi remota, anche se uno pseudo-scienziato russo dal nome impronunciabile ha previsto il suo inizio nel 2014, senza fornire solide argomentazioni al riguardo.
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Ci sono poi i consueti scenari pessimisti e catastrofisti di esperti di economia. L’anno scorso il libro 2030. La tempesta perfetta di Gianluca Comin e Donato Speroni, due economisti italiani, ha prodotto un certo dibattito. A loro dire, la crisi energetica con la graduale riduzione delle riserve petrolifere, insieme alla riduzione delle scorte d’acqua dolce, all’aumento della popolazione e alle conseguenze del riscaldamento globale innescherà una violenta crisi su scala planetaria (la “Grande Crisi”: e se quella di oggi ci fa paura, figuriamoci questa qui). Altri spostano la data-clue al 2045: secondo alcuni futurologi come Ray Kurzweil, sarà il momento della singolarità tecnologica, l’avvento di intelligenze artificiali che supereranno gli esseri umani. I singolaristi sono persone molto ottimiste su questa prospettiva, ma c’è chi all’idea di essere surclassato dai computer prova un brivido di terrore. Secondo il fisico Martin Rees e il filosofo Nick Bostrom, le nanotecnologie e le intelligenze artificiali potrebbero condurci a uno scenario alla Terminator, o alla Matrix, con l’umanità resa schiava dalle macchine. Per questo hanno fondato a Cambridge un centro di studio sul rischio esistenziale, mentre Martin Rees ha simpaticamente annunciato che l’umanità ha una possibilità su due di non sopravvivere al XXI secolo.
Il ritorno di Cristo… o degli extraterrestri?

Dopodiché, ci sono le care vecchie profezie di una volta che non scadono mai. La prima, il 2033. Saranno duemila anni dalla data della crocifissione di Gesù, almeno stando alla cronologia ufficiale che però fior di studiosi hanno da tempo smentito, e così lo stesso papa Ratzinger. In realtà questo bi-millenario dovrebbe cadere tra i sette e i tre anni prima, a seconda delle fonti, quindi tra il 2026 e il 2030. Ricordate il vecchio adagio “mille e non più mille”? Chi ci dice che non valesse per la data della crocifissione e non per quella della nascita di Gesù? Meditate, gente… Se tutto andasse bene, ci penseranno gli Elohim. Nel 2035 i nostri padri celesti extraterrestri, almeno stando al culto Raeliano, torneranno a prenderci alla fine di questa lunga giornata trascorsa all’asilo nido chiamato “Terra”. I Raeliani stanno già approntando ambasciate per accoglierli, ma avvertono che se non faremo i bravi probabilmente non avremo nessun premio, ma anzi saremo tutti spazzati via dal cosmo.
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Ancora un passo oltre e arriviamo al 2060, data del Giorno del Giudizio secondo i calcoli di Isaac Newton. Il grande scienziato inglese, attento studioso della Bibbia, aveva passato molti anni nel tentativo di individuare dei riferimenti nascosti nella Scrittura, indizi lasciati dall’Altissimo per conoscere in anticipo la data della fine del mondo. Sulla scorta della criptica affermazione che si legge nel libro di Daniele (“un tempo, due tempi e la metà di un tempo”), Newton immagina si parli di anni, quindi tre anni e mezzo: circa 1260 giorni. E poiché, a suo dire, nella Bibbia il termine “giorno” equivale a un anno, la fine del mondo avverrà dopo 1260 anni. Ma da cosa? Essendo violentemente anti-papista, Newton calcola questa data dall’anno 800, l’incoronazione di Carlo Magno a opera del papa che segna l’avvento del Sacro Romano Impero. È da allora, a suo dire, che il papato, ossia l’Anticristo, ha assunto il potere nel mondo. E dopo 1260 anni sarà distrutto, quindi nel 2060. Peccato che Napoleone Bonaparte sciolse il Sacro Romano Impero nel 1805. Ma tant’è.

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