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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

29 Feb

il lato oscuro dei segni zodiacali

Pubblicato da Marina Gregoriani  - Tags:  #Enigmi


Aggressività marziana.

Quella del tipico arietino (governato da Marte) è un’aggressività primaria, istintiva e tanto più esplosiva in quanto non viene filtrata dalla ragione né tanto meno dalle regole del vivere comune. E’ una carica energetica “primitiva” pronta a riversarsi sul primo avversario o nemico che la sollecita, un’arma potente difficile da padroneggiare che spesso travalica la coscienza, creando danni non commisurati né all’ “onta” subita né alle intenzioni di chi li mette in atto: la maggior parte degli omicidi preterintenzionali sono la conseguenza di un gesto di rabbia a cui si è impressa una forza aggressiva superiore al necessario. Basta poco per scatenare la parte oscura dell’Ariete: la sua è l’ira inconsulta di chi può aggredire fisicamente perché gli hanno soffiato il parcheggio o il posto in coda allo sportello bancario, oppure hanno osato guardare con insistenza la sua donna. Potrebbe uccidere in un raptus di gelosia e subito dopo suicidarsi sopraffatto dall’enormità del gesto, ma anche licenziare un dipendente su due piedi in un impeto di nervosismo, o scatenare una rissa per difendere un amico, oppure lanciare bombe per uccidere formiche, a rischio di perire nella deflagrazione. Nei casi migliori sfogherà la sua rabbia spaccando oggetti, sbattendo porte, facendo la voce grossa o minacciando ritorsioni. Quando ci troviamo di fronte a manifestazioni di aggressività incontrollata, c’è sempre di mezzo una componente Ariete: il Segno Solare, l’Ascendente o Marte, oppure uno stellium di Pianeti in 1°Casa (quella che corrisponde appunto all’Ariete).

 

Aggressività gioviana.

Quanto più mite e flemmatico ci appare il tipico Toro (tra i suoi governatori c’è Giove, il Pianeta della bonarietà), tanto più pericolosamente compressa può rivelarsi, in situazioni limite, la sua carica aggressiva. A differenza dell’Ariete, il Toro resiste alle provocazioni, valuta le possibili conseguenze, controlla i nervi, misura le parole, non si lascia sopraffare né dagli eventi esterni né dall’ira, consapevole che solo padroneggiando sé stesso potrà dimostrerà di essere lui il più forte. Ma quando raggiunge quello che considera un punto di non ritorno, la sua è l’aggressività incontenibile di una diga che crolla, di un fiume in piena che travolge in modo indiscriminato tutto quello che trova sul suo cammino. Quando si esprime? Spesso nel rifiuto del “diverso”, dell’intruso che invade e minaccia il suo territorio (che si tratti di famiglia, ufficio o quartiere poco importa), mettendo a repentaglio i suoi possedimenti, le sue sacre abitudini, la vita comoda e al riparo da imprevisti che vuole tenersi stretta: anche questi valori prettamente gioviani. Si tratta in realtà di una forma di aggressività mascherata da difesa dei suoi spazi e diritti: quella stessa che erige i muri, stabilisce i confini, caccia gli zingari e gli indesiderati in nome della “sicurezza”. Quella stessa che gli fa dire “tu sei solo mio” alle persone amate, imprigionandole in un’invisibile e vischiosa ragnatela, fino a “mangiarle”: un’altra espressione di sottile violenza tipica della parte oscura del Toro, riconducibile a Giove nel suo significato di oralità e possesso.

 

Lucido, intelligente, cerebrale e in genere dotato di una carica energetica più mentale che fisica (non per nulla è Mercurio il suo governatore principale), il tipico Gemelli non è paziente come il Toro ma neppure irascibile come l’Ariete: semmai è soggetto a brevi scatti di nervosismo in cui esprime il disappunto con una battuta dispettosa o ironica. E anche quando la sua parte oscura si attiva e decide di fare davvero male, è troppo furbo per non capire che non sono i muscoli o la voce grossa le sue armi migliori, ma le capacità dialettiche. La sua è l’aggressività verbale di chi è perfettamente consapevole che può ucciderne più la lingua che la spada, e sa come declinarla in tutte le possibili forme, da quelle raffinate (il sarcasmo) fino a quelle più basse (la delazione). Quando vuole colpire usa tutti i mezzi che sono nelle sue corde: deridere l’avversario pubblicamente (meglio ancora se su un quotidiano a larga diffusione) mettendone a nudo debolezze o mancanze, ma anche alimentare (o inventare di sana pianta) pettegolezzi che lo screditino agli occhi del mondo e lo escludano dai salotti che contano, nei casi peggiori facendo persino ricorso a foto, video o registrazioni telefoniche. A scatenare la sua aggressività molto spesso è l’invidia (altra prerogativa mercuriale) nei confronti di chi è riuscito ad ottenere qualcosa che lui non ha e che fortemente desidera: l’ammissione in ambienti esclusivi, il cliente che paga meglio, un partner prestigioso.

 

Aggressività lunare.

Emotivo e spesso anche pavido, il tipico Cancro ha fama d’essere il più tenero, inerme e inoffensivo dello zodiaco. E certo in un Segno governato da Luna e Venere (la sensibilità e la dolcezza), in cui Marte (l’aggressività) trova la sua caduta, risulta difficile immaginare che possano albergare l’ira o la volontà di sopraffazione. E in parte è vero: il tipico cancerino in genere tende a tenersi debitamente alla larga dalle aggressioni fisiche e verbali, anzi le teme, non considerandosi all’altezza di poterle affrontare indenne. Ma non dimentichiamoci che la Luna è un luminare al pari del Sole, e in quanto tale pretende un posto di riguardo, un ruolo centrale nel firmamento che lo circonda: se il Sole leonino si pone come re incontrastabile, la Luna cancerina pretende le si tributino i privilegi che spettano di diritto ad una regina, sia pur una regina fragile ed eterea. Notturno ed elusivo, il cripto-egocentrismo del Cancro sceglie per affermarsi e per sopraffare strade molto diverse (ma non per questo meno incisive) rispetto all’esibita prepotenza del Leone: dai capricci manipolatori e infantili che prendono l’interlocutore per sfinimento, ai ricatti morali in grande stile (che possono letteralmente rubarti la vita, si pensi ai danni compiuti da certi genitori), dai repentini cambiamenti d’umore che hanno il potere di condizionare il corso naturale degli eventi, fino alla fuga di fronte a importanti responsabilità personali (una delle violenze peggiori che si possano perpetrare nei confronti di chi pensava invece di potersi fidare senza guardarsi le spalle). Insomma: quella del Cancro è un’aggressività sotterranea, elusiva, passiva, spesso più colpevole di omissioni che non di azioni vere e proprie.

 

Aggressività solare.

Io sono il Sole, il fulcro pulsante del sistema, l’origine della vita, il verbo: è questo il sottotesto più o meno spudoratamente sbandierato del tipico Leone, intimamente convinto di essere almeno una spanna più su della media del genere umano. A differenza dell’Ariete (spesso bisognoso di continue conferme) ne è talmente sicuro da non peritarsi di doverlo dimostrare sempre e comunque in modo plateale, tanto che non di rado esibisce un regale distacco nei confronti delle competizioni (a che pro misurarsi con i comuni mortali?), a meno che non si tratti di questioni di vitale importanza. Per la stessa ragione in genere riesce a controllare con graziosa maestà gli scatti d’ira, e anche quando il suo lato oscuro si scatena è raro che aggredisca in modo diretto: sporcarsi le mani non è da vero re, saranno semmai gli uomini della sua corte ad agire per lui, ubbidendo ad ordini ben precisi che in genere non ammettono discussioni né deroghe. Insomma, se l’Ariete è il generale dell’esercito in testa alle sue truppe, il Leone è il primo ministro, quello che alla guerra non ci va ma la decide. Fanno eccezione quelle situazioni in cui il Nostro ritiene necessario un intervento personale dimostrativo (sul genere “colpirne uno per educarne cento”.) Quella leonina è l’aggressività di chi è assolutamente convinto che il potere gli spetti di diritto: che si tratti di un rapporto d’amore, del nucleo familiare, del luogo di lavoro o della cerchia di amici, non accetta di buon grado critiche, opinioni diverse né tanto meno palesi contestazioni del suo punto di vista. Prepotente e talvolta anche arrogante, a scatenare la sua ira (e le conseguenti contromisure) sono più spesso infatti proprio i “reati” di insubordinazione e lesa maestà.

 

Aggressività mercuriale.

Controllato, defilato e spesso persino timido, il tipico Vergine non è un attaccabrighe smanioso di mostrare i muscoli, né il tipo che si mette a sbraitare o a sbattere porte: razionalità e autocontrollo nella maggior parte dei casi non gli mancano, tanto più che in genere non è un ambizioso divorato dalla smania di potere, pronto ad annientare (come capita non di rado al Capricorno) chiunque si frapponga tra lui e i suoi obiettivi. Eppure della fettina di universo che si sceglie come campo d’azione vuole disegnare leggi e abitudini con una maniacale attenzione ai particolari (Mercurio): mai spremere il dentifricio dall’alto né arrivare tardi in ufficio, e naturalmente sparecchiare subito dopo avere ingoiato l’ultimo boccone e fare attenzione che le pratiche siano ordinate per dimensione e colore, proprio come le scarpe e i contenitori delle spezie. Il mondo andrà forse in malora, ma finché manterrà ordinati e asettici casa e ufficio ha buone possibilità di riuscire a salvarsi da epidemie, sconvolgimenti climatici e forse persino guerre…In una parola: ad allontanare la morte. L’altro suo governatore è il trans-plutoniano Eolo, il Pianeta che rappresenta le regole immutabili, i ritmi scanditi, il tempo. Va da se che niente può scatenare la sua aggressività quanto un attentato a quest’ordine assoluto, a quest’incastro perfetto: diventa martellante, ipercritico e sordo a qualunque considerazione di carattere emotivo, pronto a tagliarti fuori dalla sua vita (o a mandarti in galera) con chirurgica freddezza, dopo averti vivisezionato enumerando tutte le tue colpevoli mancanze. Insomma, la sua è la violenza del burocrate, dell’ufficiale giudiziario, dell’anatomo-patologo, dell’imbalsamatore, di chi non può (e non vuole) farsi condizionare dal “fattore umano”.

 

Aggressività saturnina.

Che il tipico Bilancia sia amabile, gentile, obiettivo e aborrisca le scenate non ci piove. D’altro canto ambisce ad una vita armonica e se possibile persino “patinata”, al riparo da quelle bassezze e volgarità che offenderebbero il suo innato (e spesso eccessivo) bon ton: è Venere il suo Pianeta governatore, dea della bellezza e dell’amore. Ma pur senza alzare la voce né trascendere, su certi rigidi principi non transige e i suoi giudizi taglienti e salomonici (di quelli che arrivano a tagliare il bambino in due, uccidendolo, in nome di una cieca “giustizia assoluta e perfetta”) sono spesso senza appello: non dimentichiamoci che questo è anche il Segno dell’esaltazione di Saturno, il Pianeta della legge e del rigore. L’aggressività della Bilancia, quando si scatena, è dunque quella del giudice implacabile che non accetta attenuanti né compromessi, e in casi estremi rischia di tramutarsi in una sorta di “giustiziere solitario”, intransigente e duro ai limiti del fanatismo, convinto che qualunque mezzo sia praticabile pur di ristabilire l’ordine perduto. Non a caso da una ricerca astrologica effettuata alcuni anni fa sugli assassini seriali – molti dei quali sono mossi appunto dalla presunta e folle “missione” di liberare la società da prostitute, vagabondi, omosessuali e altre “scorie” indesiderate – l’Ascendente più frequente risultava proprio in Bilancia.

 

 

Aggressività plutonica.

Il nostro seduttivo, magnetico, complicato Scorpione è senza dubbio tra i più aggressivi dello Zodiaco, ma a differenza di quanto accade con l’Ariete e il Leone, la sua carica di violenza non è quasi mai esibita. Lo Scorpione è un Segno misterioso, notturno, che adora occultarsi, restare nell’ombra, tessere le fila delle situazioni dietro le quinte: la sua è semmai l’aggressività dell’eminenza grigia, del politico, del mafioso, del killer professionista, di chi mirando al potere non si perita di eliminare, con mezzi leciti e non, i possibili avversari (tutte valenze prettamente Plutoniche). Pur capace di grandi slanci di generosità e d’amore, il suo motto è “con me o contro di me”: quando la complicità viene meno e l’amico si tramuta in nemico, punisce senza ripensamenti il più piccolo tradimento o il minimo accenno di sgambetto, reali o presunti che siano. La sua violenza è un peculiare (e pericoloso) mix d’istinto e ragione, di passionalità e freddezza: non a caso i suoi Pianeti governatori sono Plutone (passione e mistero), Mercurio (lucidità) e Marte (violenza). Senza contare che la sua non è quasi mai la risposta immediata ad un evento contingente, bensì molto più spesso una reazione differita (quel che in genere si intende con l’espressione “vendetta”), ordita e pregustata molto prima di metterla in atto, a sangue ormai freddo e spesso con malcelato sadismo: quando la sua parte oscura prende il sopravvento, tra i dodici tipi zodiacali è forse quello che più di tutti trae piacere dal procurare il male. Ed è tanto più pericoloso in quanto nonostante la visceralità e l’attrazione per le sfide rischiose, lo Scorpione resta un grande stratega e anche le sue reazioni più eclatanti o perverse sono studiate nei minimi dettagli.

 

Aggressività gioviana.

Essendo governato da Giove, il tipico Sagittario è in genere un tipo ottimista, generoso, onesto, bonario, comprensivo e poco irascibile. Ma provate a mettere in dubbio la validità dei “buoni consigli” da Grillo Parlante che adora elargire, o a contestare le bacchettate moralistiche che distribuisce a destra e a manca compenetrandosi nel ruolo della “maestrina dalla penna rossa” del Libro Cuore, o (peggio) a sconfermare (fatti alla mano) qualcuna delle sue verità ex-cathedra, ed ecco che il suo lato oscuro e aggressivo potrebbe inaspettatamente palesarsi. Per comprendere il suo genere di violenza bisogna accostarsi all’altra faccia di Giove, quella che in genere resta in ombra: proprio come Giove dilata e divora, così il Sagittario tende ad espandersi e a “colonizzare” il circostante (specie le persone che gli sono più vicine) con la sua visione del mondo, considerandola la migliore possibile, se non l’unica tout court. La sua è l’aggressività di chi pretende di inglobare e uniformare l’altro al suo punto di vista, in qualche modo annullandone l’individualità (gli Stati Uniti, colonialisti per eccellenza, sono sotto il Segno del Sagittario, ma si pensi anche al feto-Giove che crescendo in modo esponenziale “colonizza” il corpo materno). Che ci sia una cripto-aggressività nel bonario Giove (il Pianeta che rappresenta tanto la vista quanto l’atto del cibarsi) è evidente da una serie di modi di dire che ne recano traccia: “ti mangio con gli occhi”, “ti fulmino con lo sguardo”. E nel gioco degli scacchi e della dama la pedina eliminata viene appunto “mangiata” (cioè uccisa), esattamente come nel video-gioco “puck-man” ci si difende dai nemici divorandoli letteralmente.

 

Aggressività saturnina.

Governato com’è da Saturno (razionalità e potere) e Marte (forza, energia), non è difficile immaginare che la parte oscura del Capricorno si attivi per lo più quando qualcosa o qualcuno si frappone tra lui e i suoi obiettivi (spesso quinquennali..!).. Ambizioso, costruttivo, razionale, tenace e abituato a contare soprattutto su se stesso, non sopporta che i suoi piani minuziosamente elaborati e faticosamente perseguiti sul lungo periodo possano essere scombinati da un imprevisto: che si tratti di un ente astratto o di una persona in carne e ossa, ci passerà sopra come uno schiacciasassi e senza alcuna remora di tipo morale. Se c’è un tipo zodiacale che puo’ comportarsi in modo davvero implacabile e spietato quello è proprio il Capricorno: non solo l’aggressività è spiccata quanto nell’Ariete (esaltazione di Marte), ma nel suo caso è anche sorretta dalla lucidità e dalla ragione (domicilio primario di Saturno). Il Capricorno attacca, elimina e distrugge sapendo di farlo, e calcolandone i tempi, i modi e le possibili conseguenze con una freddezza che può diventare persino disumana. Per quanto raro sia che perda la pazienza o che deliberatamente decida di attaccare qualcuno, quando accade non c’è posto per i sentimenti, per la compassione o per il perdono: diventa una macchina da guerra che una volta messa in moto non torna indietro. E se qualcuno viene identificato come “nemico”, la possibilità di un ripensamento futuro è quasi impossibile.

 

Aggressività uraniana.

Cerebrale, ribelle, distaccato e tendenzialmente polemico, nonostante il suo autentico senso sociale e il rispetto che teorizza per certi sacri principi di libertà e uguaglianza, il tipico acquariano è fondamentalmente un individualista che mira a guadagnarsi e mantenere soprattutto la propria indipendenza, non riconoscendo vere autorità né regole morali che non siano quelle man mano si vengono a formare nella sua testa. Ama l’umanità in astratto, ma spesso può capitargli di urtare senza accorgersene la sensibilità di un singolo individuo in carne e ossa proprio sotto il suo naso, che neppure vede, perso com’è a teorizzare sui massimi sistemi, in quel suo mondo iper-uranico in cui le idee contano più delle persone. Quando la sua parte oscura prende il sopravvento, l’obiettivo teorico sopravanza e cancella il “fattore umano”, ed ecco che per difendere il diritto a combattere un qualche “oppressore” può diventare il fanatico mandante di una strage (tagliando teste come Robespierre), o per affermare il suo diritto ad essere libero può abbandonare da un giorno all’altro la famiglia (senza minimante curarsi dei bisogni di un genitore anziano o di un figlio ancora piccolo). Governato com’è da Urano, il Pianeta del presente/futuro, dei tagli netti e dell’opportunismo, vive immerso in un hic at nunc in cui i legami emotivi possono da un momento all’altro diventare inutili zavorre di cui liberarsi pur di ottenere uno scopo concreto, immediatamente funzionale ai suoi bisogni.

 

Aggressività nettuniana.

Quella pescina è forse una delle forme di aggressività più pericolose che ci siano, proprio in quanto elusiva, sotterranea e mimetica. Perso com’è nelle nebbie di Nettuno, (il Pianeta che lo governa), il fragile, ipersensibile, romantico, poetico Pesci è perennemente in fuga dalle banalità di un quotidiano che tende a filtrare con la sua accesa fantasia, al punto che quando la sua parte oscura viene fuori il distacco dal reale può colorarsi di fanatismo e follia conducendolo su sentieri che non conosce e non controlla. Ed ecco che, pur non essendo in genere né aggressivo né particolarmente coraggioso e spavaldo, può arrivare ad uccidere in nome di un amore assoluto e fanatico che lo pervade (si pensi al personaggio interpretato da Kathy Bates nel film “Misery non deve morire” tratto dal romanzo di Stephen King), e per la stessa ragione a minacciare o mettere in atto un suicidio (uno degli gesti più violenti che si possano compiere per punire qualcuno reo di non averci amato abbastanza). Molto spesso ammantata di amore cosmico e misticismo, quella pescina può essere la violenza del ricatto morale, del profeta di sventure (“salvatevi, i tempi sono vicini!”), del guru manipolatore, del terrorista che uccide (e perisce) nel nome di un dio, dello scienziato pazzo a cui sfugge di mano un pericoloso batterio. Quasi sempre è la violenza di chi partendo dai propri, sfrutta i sogni e le paure altrui per sentirsi finalmente forte.

 

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