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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

03 Apr

Mutamenti climatici e sostenibilità. A chi importa veramente?

Pubblicato da Antonio Balzani  - Tags:  #DANGER NEWS

Le attività umane non sono la causa ma certamente una concausa a determinare il mutamento climatico accertato. Sono prevedibili ripercussioni sul sistema socio-economico degli stati. La discussione è ancora aperta. A chi importa lo sviluppo sostenibile quando fondamentale è il bisogno di indurre ulteriori consumi? L’obiettivo della conferenza di Parigi 2015 è contenere l’aumento medio della temperatura sotto i due gradi.

 

Le attività umane non sono la causa ma certamente una concausa a determinare il mutamento climatico oggi accertato, con un rafforzamento reale del rischio globale per la continuità della specie umana.
Sono attività spesso inquinanti, cioè che modificano significativamente lo stato ambientale preesistente, con effetti di degrado e influenza negativa sullo stato di agio e benessere e pieno godimento dell’ambiente di vita, le condizioni definite dall’OMS per la salute.

Occorre cercare e trovare soluzioni di adattamento, sperimentare ed evolvere tecniche sociali per continuare a vivere al meglio e  limitare i danni e rendere il più possibile godibile e utilizzabile il nostro ambiente di vita e lavoro nonostante i cambiamenti climatici, siano o meno provocati o accentuati dalle attività antropiche. Ed occorre innanzitutto, a sentire i telegiornali e leggere i giornali, sostenere e ricercare lo almeno mantenere la crescita economica dei paesi ricchi e dunque non degradare eccessivamente la loro elevata capacità di consumo. Bisogna in pratica aumentare i consumatori e dunque la produzione di beni.

Un bel dilemma!

Non si può negare che l’opinione della maggioranza degli scienziati e le loro conclusioni attuali accettate, fatte proprie ed avallate anche dalle Nazioni Unite, esprima il concetto che l’attività antropica se non proprio la causa determinante è comunque concausa e momento influente e accelerante delle variazioni climatiche attuali.

La discussione è ancora aperta  ma appare che il riscaldamento del sistema climatico sia inequivocabile e seppur limitata, la forzatura dovuta all’uomo sia comunque influente e accelerante e comunque l’unica su cui si può avere o tentare un controllo, conseguendo contemporaneamente e comunque, risultati rapidi di miglioramento delle condizioni di vita degradate o in rapido declino delle nostre città.

Alcuni importanti scienziati  anche dell’IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change) studiano scientificamente i cambiamenti climatici in funzione della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra: i loro risultati e protocolli sono alla base delle Autorizzazioni Ambientali Integrate  (AIA ) che prevedono l’utilizzo delle BAT  (le migliori tecnologie note e disponibili compatibili economicamente) sistemi di controllo certificato dei siti e trasmissione al pubblico dei dati di emissione in ambiente giorno per giorno o più spesso) che sono oggi necessarie alle grandi aziende produttrici. Tutti concordano che il cambiamento esiste. Alcuni considerano irrilevante il contributo umano rispetto la fenomenologia naturale;  certo è che su questa evoluzione fenomenologica naturale l'uomo non può influire.
 
Se rendiamo le nostre città invivibili significa che abbiamo superato il limite tra progresso ed aumento del benessere supportato dal progresso tecnologico con pieno godimento dell’ambiente di vita e di lavoro, Ne risulta compromesso lo stato di agio e benessere, l’equilibrio di sostenibilità.
Sono in gioco ampi e grandi interessi, economici, finanziari e politici. Conservare il monopolio del petrolio;
sfruttare economicamente le energie alternative; controllare produzione e commercio su scala globale.
Gli stati che hanno sfruttato per cinquant’anni o cento le risorse, compromettendo l’intero ambiente mondiale oggi vorrebbero imporre, al mondo, una rinuncia o un cambiamento a scapito degli stati che stanno crescendo e industrializzandosi, sollevandosi dalla condizione di miseria e povertà che li ha marchiati fino ad ora e grazie agli stessi sfruttatori che li vorrebbero utilizzare per non perdere guadagni e rinunciare a stili di vita.

L’opinione pubblica segue, indottrinata, si conforma alla moda-pensiero del momento, il medio, piccolo commerciante o produttore ha timore di perdere lavoro e lauti incentivi e fondi governativi di cui oggi dispone largamente nel campo delle energie alternative da noi; i media enfatizzano e spettacolarizzano gli aspetti deteriori.
Tutti sono chiamati ad assumere nuovi, responsabili atteggiamenti nelle piccole scelte quotidiane, modificando stili di vita che in ogni caso divengono, per l’enormità dei numeri, complessivamente rilevanti.
I lavoratori, le famiglie, sono obbligate a pagare di tasca propria i costi del cambiamento proposto e sollecitato.

Le nuove sfide ambientali sono in ogni caso globali, ma i risultati derivano dalle applicazioni locali sia progettuali che pratiche, del buon senso e della moderazione.
Pochi stati industrializzati hanno affrontato, molto restii e titubanti, di partecipare ai protocolli che furono proposti e condivisi a livello internazionale. Tra questi pochi Stati Uniti e Cina non hanno mai firmato impegni, pur partecipando.

Importante ormai 20 anni fa la Convenzione sul clima e il Protocollo di Kyoto e il principio dello sviluppo sostenibile in cui si parla di ETICA, di Occuparsi di Ambiente in una visione globale, integrata.
Nel 1979 il problema era l’inquinamento dell’atmosfera, ormai inaccettabile con diffusione e piogge acide oltre i limiti territoriali degli stati che chiedevano i danni ai produttori dello smog: Conferenza di Ginevra.
A metà anni ottanta(82) la protezione del mare e della biodiversità : Convenzione di Montego Bay  (86-87)  e molte altre; l’argomento è la protezione della fascia dell’ozono, dai FREON: clorofuorocarburi. (Vienna e protocollo di Montreal). Gli effetti cominciano a vedersi ora e pare il buco dell’ozono si stia riportando a condizioni simili a quelle precedenti. La desertificazione avanzante in africa in particolare nel SAEL divenne un’evidenza insopportabile. Oggi prosegue inarrestabile nell’intero emisfero Nord.
Nel 1992 a Rio de Janeiro finalmente apparve l’ONU nella conferenza mondiale sul clima. Un’ impegno: combattere comunque l’emissione di gas serra anche in assenza della certezza scientifica della concausalità. Risultato rilevante.
La convenzione mirava solo a stabilizzare e a non incrementare le concentrazioni presenti e note di gas serra in atmosfera. S i parla però per la prima volta di equità e sostenibilità dello sviluppo e questo è il vero problema.
Nel dicembre 1997 a Kyoto venne approvato un protocollo:  vanno ridotti (non più mantenuti) biossido di carbonio (CO2); metano (CH4); protossido di azoto (N20); idrofluorocarburi (HFC); perfluorocarburi (PFC);esafluoro di zolfo (SF6).

Obiettivi vincolanti e quantificabili rispetto il 1995

L’Europa ha firmato nel 2002 la Russia nel 2005. Americani Cinesi e Australiani non hanno mai firmato fino al 2009.
Brasile, Messico, Sud Africa, India e Cina, sono i Paesi emergenti che si spera firmino a Parigi quest’anno.
Il mercato azionario delle quote di emissione è in continua espansione (Emission Trading - Direttiva europea 2003/87/CE (settore energetico, raffinazione, acciaio, cemento, vetro, ceramica, cartiere).  I prezzi crescono e ciò spinge sempre più verso la riduzione delle emissioni evitabili.  Le emissioni evitate sono accreditate in Emission Trading e questo fa si che un’ azienda che fatica a produrre qui, può andare in un paese in via di sviluppo, senza limiti di immissione, per produrre a minor costo impianti a bassa emissione o per la riduzione/abbattimento delle emissioni di gas ad effetto serra facendosi rimborsare la differenza emissiva rispetto ad un’impiantistica tradizionale con i CERs (Certified Emission Reductions). (1 CER =1 ton¬nellata di CO2 equivalente). Oltre all’indotto commerciale e tecnologico globalizzante, corollario di questa nuova invasione e colonizzazione “dolce”.

Le emissioni evitate dalla realizzazione dei progetti nei paesi con limiti di emissione (-5% -8% per l'Italia entro il 2012, 6,5% rispetto al 1990) si trasformano in crediti di emissione  (Emissions Reduction Units ) - ERUs (1ERU= 1 tonnellata di CO2 equivalente), che vanno a finanziare il rispetto degli impegni di riduzione.
Ovviamente chi beneficia di questi incentivi saranno le imprese che operano nel settore delle rinnovabi¬li o dell’impiantistica industriale  di gestione della efficienza energetica e dell’impatto ambientale e non certamente ultimo (vedi scandalo Wolswagen ) dei trasporti.
Il regolamento (CE) 3093 è del 1994 è stato applicato da subito in Italia; si è spinto molto sulla riduzione polifluoroidrocarburi che li ha estremamente ridotti nell’utilizzo già dal 1993 L. 28/12/93 n. 549 poi gli estintori ad Halon(2003)la riduzione delle ricariche e la sostituzione dei gas refrigeranti con FC a minore impatto ed attualmente la denuncia annuale e l’albo delle ditte abilitate per impianti sopra i tre Kg  per arrivare alla cessazione definitiva di produzione ed uso al 31 dicembre 2019.
Si è spinto molto anche sulla produzione di energia elettrica ma i risultati diffusi appaiono molto migliori di quelli oggettivamente riscontrabili.

Il problema della collocazione di impianti efficaci e la loro collettazione in rete lascia a desiderare, gli impianti siciliani non sono collegati alla rete continentale e il sovrappiù prodotto benché contabilizzabile, non è efficacemente sfruttato neppure con l’introduzione della possibilità di autoconsumo. La tecnologia del sole è vecchia degli anni ‘50 e nonostante lo sviluppo di nuovi materiali attende la disponibilità di accumulatori efficienti. Il calore non è efficace nelle normali condizioni di abitazione privata. Non fosse altro che perché non è immediatamente utilizzabile di giorno quando in casa non c’è nessuno e assente di notte quando servirebbe. Meno spinta l’incentivazione per le industrie.
Se fosse ritenuta così efficace e prioritaria a livello nazionale ci si dovrebbe domandare perché i grandi consumatori nazionali di ed acqua calda (calore) ed energia elettrica che sono i complessi alberghieri litoranei nei periodi estivi gli ospedali, le scuole ed i grandi uffici pubblici  in modo minore, non partecipano obbligatoriamente al programma di sviluppo incentivato.
Il trasporto su gomma si scontra con le potentissime lobbies dei camionisti. Non si possono sostituire, regolamentare, controllare, punire. Il mancato controllo dei pesi trasportati è all’origine della deformazione stradale, i tempi di guida all’origine degli incidenti, gli scarichi all’origine dell’inquinamento dell’aria. Sono problemi noti ed esistenti ma assolutamente ingestibili per ora. La rotaia e il trasporto fluviale sono ostacolati.

Le direttive 2003/87/CE e 2004/101/CE sono state recepite nell'ordinamento na¬zionale con il D.L.vo n. 216 del 2006, (Piano nazionale di assegnazione (PNA) e registro nazionale delle emissioni ISPRA) assieme al rilascio del testo unico ambientale D.L.vo. 3 aprile 2006 n. 152) la cui parte quinta è dedicata alle emissioni in atmosfera con effetti principal-mente a livello di troposfera.
la direttiva 2003/87/CE, quote emissive; direttiva 96/61/CE-IPPC - 2010/75/UE auto¬rizzazione integrata ambientale;
Direttiva 2004/101/CE crediti; la direttiva 2008/101/CE trasporto aereo.
Per il mercato delle quote di CO2 : entro il 28 febbraio di ogni anno, il Comitato PNA rilascia, le quote di emissioni ai gestori di ciascun impianto autorizzato non chiuso o sospeso.
Obiettivo 20-20-20 del 2008:  entro il 2020 ridu¬zione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra, innalzamento al 20% del risparmio energetico e aumento al 20% del consumo di energia prodotta con fonti rinnovabili. Provvedimenti sul sistema di scambio di quote di emis¬sione e sui limiti emissivi degli autoveicoli. (come si è potuto vedere ha riscosso notevole successo... economico per qualcuno particolarmente furbo)

 

Effetti della variazione climatica attesa nei prossimi 100 anni: cosa ci si può aspettare dall’evoluzione prevista per il clima dei prossimi 100 anni ?

 

1.    Previsione di aumento della temperatura in vaste aree del pianeta: quasi 1°C in Europa. L’obiettivo della conferenza di Parigi 2015 è contenerne l’aumento sotto i due gradi.


2.    Diminuzione dei ghiacciai e innalzamento del livello marino: 9 ghiacciai su 10 si stanno sciogliendo con impatto sulle risorse idriche dolci  e potabilizzabili disponibili e sulle regioni costiere di tutto il mondo il mare è salito in media di 10-25 cm negli ultimi 100 anni,  circa un metro previsti nei prossimi cento Scompariranno le isole basse e i lidi, le attività produttive nei territori costieri e forse parte di Venezia. Estinzione di specie per mancato adattamento ai cambiamenti rapidi superiori ad 1 °C in un secolo.


3.    Aumento o riduzione delle precipitazioni:
eventi catastrofici con più frequenza e intensità; lunghi periodi di siccità, bombe d’acqua, piogge improvvise e abnorme intensità, alluvioni, ondate di caldo e di freddo anomali, cicloni tropicali potenziati.
Aumento significativo delle precipitazioni nell’area del Nord Europa; ulteriore riduzione  delle precipitazioni nel Sahel, nel Mediterraneo, nell’Africa e Asia meridionale .
Desertificazione in aumento: il 47 per cento delle terre presenta oggi carenza di piogge e alte temperature. Per l’Africa, si parla del 73 per cento delle terre coltivate, molta parte di Asia, America Latina nord del Mediterraneo, Stati Uniti e Russia sono degradate o minacciate.

1.      Secondo la Convenzione ONU sulla desertificazione che è stata condivisa, recepita e ratificata da 193 Paesi, (UNCCD -United Nations Convention to Combat Desertification), da qui al 2020-30,  sessanta milioni di persone potrebbero essere costrette a spostarsi dalle zone desertificate dell’Africa Sub-sahariana verso il nord Africa e l’Europa.


2.    Già oggi un milione di persone ogni anno migrano forzatamente dalla propria terra a causa dell’aumento della desertificazione. Non vogliono morire di fame e di stenti sfruttati dai signori delle ricchezze e della guerra. Se possono arrivano da noi, possiamo non comprenderne la necessità? ed il bisogno di aiuto?


3.    La FAO  Food and Agricolture Organization of the United Nations sostiene che ci sarà una perdita di circa 11% di terreni coltivabili nei Paesi in via di sviluppo entro il 2080, sarà sufficiente la tecnologia agricola occidentale? con la riduzione della produzione di cereali e della biodiversità derivanti dalla monocultura necessaria la conseguenza prevedibile sarà l’ aumento della fame nel mondo Carestie: a rischio le colture. Salute: Inquinamento biologico delle acque ed per finire diffusione ed allargamento delle area di diffusione delle zanzare e delledi malattie tropicali.

 

Possiamo parlare di NO OGM? Solo perché noi possiamo permetterci di scegliere?
Se io avessi una multinazionale che coltiva il grano o l’uva in puglia comincerei a spostare la produzione verso i paesi balcanici per garantirmi nei prossimi 50 o 100 anni.  Non sono facilmente prevedibili modifiche del paesaggio e delle tipologie agricole in migrazione verso nord? Viviamo di turismo, noi la Grecia e altri paesi affacciati al mediterraneo: non sono prevedibili cambiamenti nelle aree deputate al turismo e di conseguenza la necessaria revisione degli  investimenti e della pianificazione in questi settori fondamentali ( turismo ed agricoltura) e per tutte le  infrastrutture necessarie ? Non sono prevedibili ripercussioni sul sistema socio-economico degli stati?

 

Io non credo che qualcuno non ci stia già pensando, purtroppo l’economia e la finanza che stanno alla base del commercio e del consumo per cui occorre investire il sovrappiù di produzione e redditività occidentale nello sviluppo di paesi che oggi  hanno tutt’altri problemi del consumismo fine a se stesso, sta alla base della continuità della crescita richiesta agli odierni produttori e non lascia spazio ad alternative.
A chi importa lo sviluppo sostenibile quando è fondamentale il bisogno di indurre consumi? Fra 30 anni se i meccanismi di specie non saranno sufficienti a contenere l’aumento della popolazione saremo 9 miliardi: e tutti dovranno poter consumare per sorreggere la fame di denaro dell’oligarchica economia commerciale e tutti dovranno produrre a costi inferiori agli attuali. Non so quanto sia sostenibile! o realistico pensarlo.
Ma già, per cento anni avrò pensato per me, per i miei figli e forse anche per i miei nipoti e poi chi se ne frega... sono tempi fuori dalla mia capacità di visione.  

 

Inoltre da sessant’anni in occidente si mantiene la pace facendo guerre a casa d’altri.  I giovani hanno perso il ricordo della crudeltà dell’evento. Sento fortemente puzza di guerra. Un meccanismo anch’esso naturale, di difesa della specie.

 

 

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