Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
17 May

25/04/1945 A/Z

Pubblicato da Antonello Sacchetti  - Tags:  #CULTURA

 

La Resistenza e la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. I fatti principali, i protagonisti, i numeri di un evento storico alla base della nostra democrazia

ARMISTIZIO
L’Italia fascista entra in guerra a fianco della Germania nazista il 10 giugno 1940. Le sorti della guerra, iniziata nel settembre 1939, sembrano ormai decise a favore di Hitler, che ne tiene in  pugno tutte le chiavi. Mussolini è convinto che “basteranno poche migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace” e dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna. Tre anni dopo l’Italia è sull’orlo della catastrofe. Le nostre armate sono allo sbando nei Balcani, in Nord Africa e in Russia. I bombardamenti alleati seminano morte e terrore in tutta Italia.
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 gli anglo-americani sbarcano in Sicilia. Il 19 luglio l'aviazione alleata bombarda pesantemente Roma, soprattutto il quartiere popolare di San Lorenzo. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio, la maggioranza del Gran Consiglio del Fascismo (l’organo di governo del regime) approva l'ordine del giorno proposto da Grandi, mettendo in minoranza Mussolini. Il documento chiede la restaurazione delle prerogative regie e una forma più collegiale di governo. Il 26 re Vittorio Emanuele III invita Mussolini a Villa Savoia per un breve incontro. All'uscita dal colloquio il duce viene arrestato. Il governo viene affidato al maresciallo Pietro Badoglio. In Italia esplode la gioia popolare, ma il re dichiara subito che l'Italia mantiene fede alla parola data. In pratica, si continua a combattere a fianco della Germania. Il re spera di tenere calmo Hitler e di far cessare i bombardamenti alleati. Le truppe tedesche in Italia sono ancora scarse e un'uscita decorosa dalla guerra è ancora possibile. Vittorio Emanuele, per l'ennesima volta, decide di non decidere. Dopo aver dichiarato che la guerra continua, aspetta quattro giorni per studiare la reazione dei tedeschi. Propone a Hitler di incontrarsi, ricevendo un secco rifiuto. Comincia allora a prendere contatti con gli Alleati e a preparare la sua fuga da Roma. I tedeschi, intanto, si organizzano e occupano militarmente il Paese.
Il 3 settembre 1943 a Cassibile, in provincia di Siracusa, alla presenza del comandante delle forze alleate Eisenhower, i generali Giuseppe Castellano, per l'Italia, e Walter Bedell Smith, per gli Alleati, firmano l’armistizio. Articolato in 12 punti, prevede che l'Italia si ritiri dalla guerra e dall'alleanza con la Germania e consegni agli Alleati la flotta e gli aerei che si trovano nelle basi meridionali. La notizia dell'armistizio è diffusa in tutto il mondo da Radio New York l'8 settembre 1943.
Da parte sua il governo italiano, attraverso la radio, diffonde l’annuncio dell’armistizio, ma con una coda molto ambigua:  invita a rispondere ad eventuali attacchi, “da qualsiasi parte essi provengano”. Il re scappa al Sud, le forze armate sono allo sbando. A Roma,   Porta San Paolo,  le forze tedesche attaccano le truppe italiane. È il primo atto della resistenza italiana.

 

BADOGLIO (1871-1956)
Maresciallo d'Italia dal 1926 ed ex governatore della Libia, Badoglio, alla caduta di Benito Mussolini (25 luglio 943), è nominato capo del nuovo governo dal re Vittorio Emanuele III. In questa veste il 3 settembre 1943 firma l'armistizio di Cassibile con le forze alleate; quando, l'8 settembre,  gli Alleati lo comunicano pubblicamente Badoglio, il re e le più alte cariche militari fuggono da Roma a Brindisi. Hanno paura di essere catturati dai tedeschi, ed è tanta la fretta che lasciano la capitale e l'esercito senza trasmettere le disposizioni che in casi del genere sono necessarie.
Il 13 ottobre dello stesso anno, il nuovo governo dichiara guerra alla Germania. Pur avversato dai partiti antifascisti che formano il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), dall'aprile al giugno del 1944 Badoglio presiede un nuovo governo di coalizione. Dopo la liberazione di Roma (4 giugno 1944), gli subentra Ivanoe Bonomi ed egli si ritira definitivamente dalla scena politica.

 

CLN
Il Comitato di Liberazione Nazionale è fondato a Roma il 9 settembre 1943, con l'obiettivo di promuovere e coordinare la lotta contro il nazifascismo. Formato dai principali partiti antifascisti (Partito comunista, Democrazia Cristiana, Partito socialista di unità proletaria, Partito liberale, Partito d'Azione e Partito democratico del lavoro), il Comitato si dà una struttura decentrata con la formazione di comitati di liberazione regionali, provinciali e comunali. Particolarmente importante il comitato sorto nell'Italia occupata dai tedeschi, che si chiama Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), a cui tocca il compito di dirigere la guerra partigiana. Il CLN è un interlocutore politico dei governi che si formano nell'Italia liberata dagli Alleati, collaborando in particolare col governo Bonomi del 1944 e col governo Parri del 1945. Si scioglie con l'elezione dell'Assemblea Costituente (2 giugno 1946).

 

DONNE
Le donne partecipano attivamente alla Resistenza antifascista, pagando un alto tributo di sangue. Sono almeno 35mila, tra combattenti e staffette; 683 vengono uccise in battaglia; 2890 arrestate e deportate in Germania.

 

ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE
Intorno alle tre del pomeriggio del 23 marzo 1944 esplode una bomba in Via Rasella a Roma, uccidendo 32 soldati tedeschi in transito. L’attentato è stato organizzato dai partigiani per colpire le truppe tedesche d'occupazione. Per ordine di Hitler, il comandante della Gestapo a Roma Herbert Kappler fa fucilare per rappresaglia 335 ostaggi (antifascisti, detenuti politici, ebrei). E’ il 24 marzo 1944, il “quarto giorno di primavera”. La maggior parte delle vittime sono state prelevate dal carcere di Regina Coeli e da Via Tasso, cinquanta sono state scelte e consegnate dal questore di Roma Caruso. I prigionieri vengono condotti nelle cave di pozzolana sull’Ardeatina, allora alle porte della città, e uccisi uno a uno con un colpo alla nuca.
Poi le SS fanno brillare delle mine, e la caverna crolla sui corpi dei trucidati, seppellendoli. Ma già Il 4 giugno, giorno della liberazione di Roma da parte degli Alleati, la verità sull’eccidio è nota a tutti.
Per il massacro delle Fosse Ardeatine, Kappler nel 1948 fu condannato all’ergastolo. Nel 1977 fuggì dall’Ospedale militare del Celio e l’anno dopo morì in Germania.
Erich Priebke, l’ufficiale delle SS che mise in pratica il massacro, venne arrestato in Argentina nel 1994 e poi estradato in Italia. Dopo vari processi, nel 1996 è stato condannato all’ergastolo. Pena che sta scontando – novantenne – agli arresti domiciliari a Roma.

 

FOIBE
Dopo la disfatta tedesca, nella primavera del 1945 il Friuli passò sotto il controllo della Resistenza iugoslava, che dal 1° maggio alla metà di giugno occupò la stessa città di Trieste, instaurandovi una severa amministrazione militare e civile e scatenandovi una violenta rappresaglia che dagli esponenti del passato regime fascista si estese a tutti i soggetti, soprattutto italiani ma anche sloveni e croati, considerati d’ostacolo all’instaurazione di un regime comunista nella Jugoslavia. Nei quarantacinque giorni di occupazione, la violenza dei nazionalisti e dei comunisti jugoslavi si abbatté anche sulla popolazione civile, causando diverse migliaia di vittime (il numero è oggi difficilmente calcolabile e oscillerebbe tra 2.000 e 10.000, di cui molte gettate nelle “foibe”, le tipiche cavità del terreno carsico); altre migliaia di persone furono arrestate e deportate nei campi di concentramento jugoslavi, dove molti trovarono la morte.

 

GOTICA, LINEA
Linea difensiva lungo l'Appennino tosco-emiliano, tra Viareggio e Rimini, sulla quale si attestarono i tedeschi dall'agosto del 1944 all'aprile del 1945, fermando l'avanzata degli Alleati che provenivano dal sud della penisola. Il suo sfondamento portò alla ritirata dei tedeschi dall'Italia.

 

HITLER
Mentre in Italia si combatte la guerra di liberazione, Hitler è nel bunker di Berlino, ormai accerchiato dai sovietici. La notizia della fucilazione di Mussolini convince il fuhrer a uccidersi per non cadere vivo nelle mani del nemico.

 

INSURREZIONE
Il 25 aprile 1945 il CLNAI, in base a quanto previsto dalla delega del governo Bonomi, assume i pieni poteri civili e militari e proclama l'insurrezione generale. I partigiani sono all'attacco in tutte le città del Nord Italia. A Milano, occupate le grandi fabbriche, ha inizio lo sciopero generale insurrezionale. Mussolini, con la mediazione del cardinale Schuster, tenta di trattare la resa condizionata con i rappresentanti del CLNAI che gli oppongono invece la richiesta della capitolazione totale. Richiesta una sospensione di due ore, Mussolini si reca in Prefettura e fugge con i suoi gerarchi verso la Svizzera. Nella notte fascisti e tedeschi iniziano l'evacuazione della città. Gli alleati entrano a Mantova, Parma e Verona.

 

JUGOSLAVIA
La resistenza in Jugoslavia riesce a liberare da sola il Paese dall’occupazione tedesca. E’ divisa in due schieramenti: uno monarchico e conservatore, a maggioranza serba, capeggiato dal generale Draža Mihailovic; un altro comunista e rivoluzionario, diffuso soprattutto tra croati e bosniaci, comandato dal maresciallo Tito. La lotta contro i tedeschi si intreccia alla guerra civile contro gli uomini del regime fascista di Ante Pavelic e dei suoi ustascia, che hanno dato vita al Regno di Croazia. Le formazioni partigiane comuniste di Tito raggiungono le dimensioni e la struttura di un vero e proprio esercito, arrivando a contare 600.000 uomini. Si creano così le premesse per il futuro stato socialista della Jugoslavia e per la sua autonomia dall’Urss.

 

KESSELRING
Dal 1943 è il comandante tedesco delle operazioni sul fronte sud. È lui a condurre la campagna militare in Italia dopo lo sbarco degli Alleati, rallentandone l'avanzata per oltre un anno. Nel marzo 1945 sostituisce il feldmaresciallo Gerd von Rundstedt come comandante in capo sul fronte occidentale, ma non riesce a fermare l'ingresso degli Alleati in Germania. Il 7 maggio 1945 si arrende. Kesselring sarà accusato nel 1947 di aver ordinato le esecuzioni di ostaggi italiani. Giudicato colpevole di crimini di guerra, viene condannato a morte. La sentenza è poi trasformata in carcere a vita. Nel 1952 uscirà dal carcere grazie a un’amnistia.

 

LIBERAZIONE
Il 25 aprile segna non solo la fine della guerra e dell’occupazione nazista, ma anche la definitiva conclusione del fascismo. Per molti italiani, nati e cresciuti sotto la dittatura di Mussolini, è la scoperta della libertà. Un anno più tardi, gli italiani torneranno a votare liberamente, per eleggere la Cositituente. Per la prima volta, alle urne vanno anche le donne.

 

MUSSOLINI
Il dittatore viene arrestato dai partigiani a Dongo (sul lago di Como) mentre cerca di scappare in Germania travestito da soldato tedesco e fucilato insieme all’amante Claretta Petacci. Il suo corpo sarà poi esposto a Piazzale Loreto a Milano, dove l’anno prima i nazifascisti avevano impiccato diversi partigiani. Anche per sottrarre il cadavere del duce all’ira della piazza, si decise di appenderlo per i piedi alla tettoia di una pompa di benzina.

 

OTTO SETTEMBRE
“La morte della patria”, secondo alcuni. È il momento più confuso e drammatico della Seconda Guerra Mondiale. Un Paese allo sbando a causa dell’irresponsabilità dei suoi governanti. In “Tutti a casa” il regista Luigi Comencini immortala il caos di quei giorni nell’immagine di un marinaio che scappa a cavallo.

 

PARTIGIANI
“Banditi” per i tedeschi, patrioti per molti italiani. I partigiani combattenti sono 185.639; 28.870 i caduti.

 

QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI
E’ la rivolta spontanea della popolazione napoletana, durata dal 28 settembre al 1° ottobre 1943, contro le truppe tedesche d’occupazione, costrette alla ritirata dallo sbarco alleato di Salerno. Scatta quando i tedeschi procedono al reclutamento forzato di 30.000 lavoratori da impiegare in opere difensive. La popolazione, sapendo ormai vicine le truppe alleate, si ribella. Ne sono  protagonisti principalmente i giovanissimi “scugnizzi” e i soldati sbandati in seguito all’armistizio dell'8 settembre, ma è fondamentale l’appoggio dato loro da semplici cittadini, soprattutto donne. Il film di Nanni Loy – Le quattro giornate di Napoli – ne è la degna rappresentazione. Muoiono in tutto sessantasei civili. I tedeschi devono rinunciare alle distruzioni programmate nel porto e nei maggiori stabilimenti industriali e abbandonare la città più in fretta del previsto. Le truppe alleate, sbarcate a Salerno il 10 settembre, entrano in città senza sparare un colpo.

 

RAPPRESAGLIE
Tra l'8 settembre del 1943 e l'aprile del 1945 la violenza dei tedeschi contro i civili italiani fa registrare oltre 400 stragi (con un minimo di 8 morti ciascuna): alla fine, il bilancio è di circa 15.000 vittime. Una lunga scia di sangue che accompagna le truppe tedesche nella ritirata da Sud a Nord: da Castellaneta, in provincia di Taranto, a Bolzano. A commettere tali esecuzioni collettive non sono soltanto i nazisti delle SS, ma anche i soldati della Wermacht  spesso con la complicità attiva dei fascisti della Repubblica Sociale.

 

SALO’
La Repubblica sociale italiana (RSI) è lo Stato creato dai tedeschi nei territori centrosettentrionali del paese occupati dai nazisti (a esclusione di quelli annessi di fatto al Terzo Reich, come il Trentino, l’Alto Adige e il Friuli). Detta anche Repubblica di Salò (dal nome del comune sul lago di Garda, in provincia di Brescia, sede del governo), è presieduta da Benito Mussolini, che ne ufficializza la costituzione in un discorso trasmesso da radio Monaco il 18 settembre 1943. La Repubblica di Salò è uno strumento al servizio dell'occupazione tedesca, sebbene Mussolini tenti di rilanciare un'autonoma proposta politica riprendendo i toni sociali e repubblicani tipici delle origini del fascismo. Più che da Mussolini la RSI è orientata dagli esponenti oltranzisti del regime, tra i quali Alessandro Pavolini, segretario del neocostituito Partito fascista repubblicano, e il maresciallo Rodolfo Graziani, responsabile della Difesa. Compito principale della RSI è la repressione antipartigiana, nella quale si distingue per spietatezza la X MAS di Junio Valerio Borghese.

 

VITTORIO EMANUELE
La mattina del 9 settembre 1943 il re e Badoglio fuggono verso Pescara. Prima di partire distruggono gli archivi del ministero degli Esteri e della Guerra, ma non danno alcuna disposizione ai ministri e ai comandi militari. Alle porte di Roma si registrano i primi scontri tra italiani e tedeschi. In sei settimane il governo non ha preparato nessun piano di emergenza. E' l'inizio di una tragedia immane. I soldati italiani, rimasti senza superiori e senza ordini, sono facili vittime delle rappresaglie tedesche. Il re fugge verso Brindisi. Durante la traversata, il 10 settembre, invia un telegramma all'ottantunenne maresciallo Enrico Caviglia, con l'ordine di coordinare la difesa di Roma. Il telegramma non arriva a destinazione, ma è stato comunque spedito troppo tardi. Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, viene liberato da paracadutisti tedeschi. Il duce definisce il re il più grande traditore della storia d'Italia, colpevole di aver fatto entrare in Italia un esercito di ottentotti, sudanesi, indiani venduti, negri statunitensi ed altre varietà zoologiche.
Una volta a Brindisi, Vittorio Emanuele diffonde una dichiarazione in cui spiega la fuga come atto necessario per la salvaguardia di un governo libero, dicendosi pronto a morire per la difesa del suo Paese. Il 23 settembre scrive al re d'Inghilterra e al presidente Roosevelt. Si dice fedele al regime parlamentare e auspica una veloce avanzata degli anglo-americani in modo da ritornare presto a Roma. Soltanto il 13 ottobre, dichiara guerra alla Germania. Rimprovera comunque Badoglio per non aver barattato questa decisone con qualche concessione territoriale da parte degli Alleati. Tenta poi di imporre Grandi come ministro degli Esteri, presentandolo come un simbolo del movimento antifascista. L'operazione è bloccata dagli anglo-americani che ormai non hanno più nessuna fiducia in lui. A corte, in molti suggeriscono al re di abdicare per salvare la monarchia. Vittorio Emanuele rimane però geloso della sua posizione. Vuole essere ancora un re che governa. Intanto il Paese conosce la tragedia della guerra civile. A Salò, Mussolini guida la Repubblica Sociale, stato fantoccio filonazista. La guerra durerà ancora un anno e mezzo.

 

 

 

 


 

 

************************************************
Il 25 aprile e il 2 giugno sono le date della Democrazia e della Repubblica, significativamente coincidenti con la fine dei loro contrari. Ma mentre la seconda è entrata assai presto tra le ricorrenze condivise della nazione, la prima, se osservata secondo questa angolazione, continua a rimanere un problema aperto. Non è il caso di entrare nel merito. E nemmeno di accennare ai protagonisti di una polemica che puntualmente si rinnova, ogni anno. E’ meglio lasciare il campo alla Storia e agli storici. Il termine di confronto (“ineliminabile”) è la biografia di Mussolini di Renzo De Felice, in particolare l’ultimo degli 8 volumi, “La guerra civile”. Proprio su questa interpretazione della resistenza come guerra civile, o anche come guerra civile, è d’importanza fondamentale il saggio di Claudio Pavone (Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, Bollati editore 1991). Si può anche partire però dalla sintesi problematica di Gian Enrico Rusconi, Resistenza e postfascismo, Ediz. Il mulino, 1995.

 

 

 

 

 

Antonello Sacchetti

Per ILCassetto

Sul blog

Moda, Tendenze, Attualità, Dossier di approfondimento su temi in voga e quant'altro. Curati da una collaborazione con le redazioni di: NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb