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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

28 May

Aids & Ebola ... Epidemie Killer

Pubblicato da Elisabetta Intini  - Tags:  #DANGER NEWS

Allarme Aids: nuova pandemia nei prossimi 20 anni

Stando nuovi dati alcuni ceppi di HIV immuni alle cure sono già in circolazione. Un allarme concreto che mette in apprensione numerose categorie. Sarebbe "possibile" una pandemia di Hiv provocata dall'aumento dei casi di resistenza ai farmaci. Un fenomeno potenzialmente in grado di "invertire i progressi compiuti dal 1980" nella lotta contro la malattia. A scriverlo su 'Nature' è Jeremy Farrar direttore della principale fondazione di ricerca britannica, il Wellcome Trust, secondo cui "lo spettro dell'Hiv farmaco-resistente potrebbe avere un impatto enorme nei prossimi 20 anni". Per questo, un gruppo di scienziati di cui Farrar fa parte chiede che la resistenza antimicrobica venga considerata una delle più grandi minacce per l'umanità, alla stregua dei cambiamenti climatici.

Secondo Farrar, è "inevitabile" che la resistenza dell'Hiv aumenti, perché si tratta di un virus che muta facilmente. Fino a oggi i farmaci antiretrovirali attualmente utilizzati per trattarlo hanno avuto un tale successo che le persone sieropositive possono aspettarsi di vivere una vita sana e attiva, come quella di qualsiasi altro individuo.

Ma pur definendo "incredibili" i progressi compiuti finora dal 1980 nel trattamento dell'Hiv, Farrar avverte che la resistenza ai farmaci di prima generazione, così come a qualche prodotto di seconda e terza generazione, si è già verificata, e che le opzioni farmacologiche contro questo virus non sono "senza limiti. Non è irragionevole che possa tornare una pandemia di Hiv. Per questo dobbiamo garantire lo sviluppo di nuovi medicinali piuttosto che compiacerci per quelli che abbiamo", ha detto, indicando inoltre in "un vaccino" l'elemento fondamentale per poter finalmente fare affidamento non solo sulle misure di prevenzione e di trattamento attuali.

Anche se ottenere un vaccino contro l'Hiv "sarà incredibilmente difficile". Su 'Nature', Farrar e Mark Woolhouse dell'università di Edimburgo chiedono quindi l'istituzione di una "potente organizzazione globale" simile al Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, per coordinare la risposta a livello mondiale alla minaccia della resistenza ai farmaci, non solo contro l'Hiv, ma anche per tubercolosi, malaria e superbatteri come il Mrsa.

Allarme degli esperti: si rischia un nuovo disastro umanitario con l’AIDS, nuova pandemia alle porte


Allarme degli esperti: si rischia un nuovo disastro umanitario con l’AIDS, nuova pandemia alle porte 28/05/2014 – Attenzione massima, allerta in tutto il mondo. Stando infatti ai dati diramati dal Wellcom Center nei prossimi 20 anni potrebbe esplodere nuova pandemia di AIDS a causa di alcuni ceppi di HIV immuni alle cure. Un allarme concreto che mette in apprensione numerose categorie. Fra 20 anni i progressi fatti nella lotta all’AIDS potrebbero essere vanificati. Il direttore dell’istituto di ricerca si dice convinto che in 30 anni, i virus dell’HIV modificati saranno maggiormente resistenti alle cure. Insomma si rischia una nuova terribile pandemia con lo spettro dell’HIV resistente ai farmaci è una possibilità reale. Per fronteggiare questo rischio reale serve una governance globale per coordinare le ricerche.

 

AIDS-si-rischia-nuovo-disastro-con-nuova-pandemia

AIDS-si-rischia-nuovo-disastro-con-nuova-pandemia. Fonte foto: corriere.it

 

L’AIDS continua a far paura nonostante la ricerca dica che siamo ad un passo dal nuovo vaccino. Già da tempo i ricercatori hanno lanciato l’allarme per quanto riguarda la maggiore resistenza agli antibiotici da parte di alcuni batteri che si ritenevano ormai praticamente innocui. L’AIDS ancora oggi, dopo tanti anni, causa un numero incredibile di morti. Studi in corso.

 

Il virus Ebola, uno dei più pericolosi e letali al mondo, ha varcato i confini della Guinea, dove negli ultimi mesi era esploso il contagio, ed è arrivato in Sierra Leone.  Negli ultimi 3-4 giorni, quattro persone sono morte nel paese per i sintomi dell'infezione, come riporta una fonte del Ministero della Salute locale.

 

Ebola... Silenziosa e letale


I decessi si sono verificati nella zona orientale del distretto di Kailahun, al confine con il sud della Guinea, dove l'epidemia, da marzo, ha ucciso 174 persone tra i 258 casi registrati (dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornati al 24 maggio 2014). Una delle vittime era un operatore sanitario.

Il numero di casi in Guinea e in Sierra Leone rimane comunque variabile e soggetto a riclassificazioni in seguito alle analisi volte ad accertare se le morti siano dovute proprio al virus in questione, che si trasmette all'uomo attraverso la carne degli animali selvatici o i fluidi corporei di altri uomini contagiati.

In Liberia, che confina a nord con Sierra Leone e Guinea, la situazione rimane al momento stabile, con nessun nuovo caso confermato.

Gli esperti consigliano a chiunque abbia sintomi febbrili nelle aree colpite, di rivolgersi immediatamente alla struttura medica più vicina - il virus è letale fino al 90% dei casi, e si manifesta sulle prime con febbri emorragiche, dolori muscolari e problemi al sistema nervoso centrale.


La mappa del contagio (via CDC). <a href="http://www.focus.it/allegati/2014/5/guineasleone-map-052714_1388040.jpg" target="_blank">Ingrandisci</a>
La mappa del contagio (via CDC). Ingrandisci

Perché è così pericoloso?
Ad oggi non esiste un vaccino ma i contagiati, se idratati e soccorsi prontamente con farmaci antiepiretici, hanno comunque qualche possibilità di sopravvivenza (vedi anche 8 cose da sapere sul virus Ebola).

Il virus è conosciuto da qualche tempo, ma solitamente rimaneva confinato ai villaggi remoti dell'Africa centrale e occidentale, vicini alla foresta pluviale. L'aumento della penetrazione umana nelle foreste e i casi registrati anche in una grande città - la popolosa capitale della Guinea, Conakry - hanno fatto salire la preoccupazione delle autorità sanitarie sul tema.

Dobbiamo preoccuparci?
Nelle settimane scorse c'è stata molta cattiva informazione e allarmi ingiustificati sulla possibilità che il virus Ebola arrivi in Europa. Si tratta di bufale mediatiche che non hanno fondamenti scientifici.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità al momento non ha emesso restrizioni su viaggi o commerci con i paesi colpiti dall'epidemia. Le probabilità che il virus arrivi in Italia, portato dai  migranti che arrivano con mezzi di fortuna, è pari a zero.
Finora questo patogeno era limitato a pochi villaggi perduti nella foreste tropicali di Costa d'Avorio, Congo, Guinea e Sudan, in cui l'epidemia si spegneva in pochi giorni.  L'arrivo del virus Ebola nella capitale della Guinea, Conakry - città con più di un milione di abitanti - preoccupa molto, perché il virus è altamente contagioso.  Finora - dati dell'OMS aggiornati all'8 aprile - il virus Ebola ha ucciso 101 persone in Guinea e 10 in Liberia, mentre i casi sospetti finora accertati a Conakry sono stati 20. (Se stai cercando gli ultimi dati sulla diffusione del virus, guarda qui)

«L’attuale esplosione di focolai in Guinea e Liberia è tra le più difficili mai affrontate e potrebbe proseguire ancora per 3-4 mesi», ha spiegato il vice direttore generale dell’OMS Keiji Fukuda. Anche se l’Oms al momento non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi o al commercio con i Paesi interessati dall'epidemia.

Alcuni Paesi vicini hanno chiuso le frontiere con la Guinea, per paura delle diffusione del virus. Riassumiamo qui sotto quello che sappiamo oggi sul virus e la sua pericolosità.
 
1. Cos'è il virus Ebola?
È un virus è estremamente aggressivo, appartenente alla famiglia dei Filoviridae, come il virus Marburg, che causa problemi simili. Ebola provoca una serie complessa e rapidissima di sintomi, dalle febbri emorragiche al dolore ai muscoli e agli arti e numerosi problemi al sistema nervoso centrale.

Il periodo di incubazione (dal momento del contagio all'insorgenza dei primi sintomi) va da 2 a 21 giorni. La morte è fulminante e sopraggiunge nello stesso periodo (2-21 giorni).

Il materiale genetico è RNA, che va incontro a mutazioni non particolarmente rapide e contiene solo sette geni. Sono stati isolati finora cinque ceppi diversi del virus, di cui quattro sono letali per l'uomo. La prima scoperta del virus risale al 1976, in Congo e Sud Sudan. Di solito il virus è molto infettivo e virulento, e quindi se colpisce una o due persone di un villaggio si diffonde con estrema rapidità e "consuma" tutte le persone che colpisce.
 
2. Da dove proviene?
Il cosiddetto serbatoio naturale del virus sono molto probabilmente le volpi volanti, grossi chirotteri che mangiano frutta e abitano le foreste tropicali; si pensa che il virus "viva" all'interno di questi animali da moltissimo tempo perché non causa in essi nessuna sintomo. Per arrivare all'uomo il virus potrebbe essere passato dalle volpi volanti alle scimmie, o altri animali della foresta, e infine all'uomo attraverso il fenomeno del bush-meat, cioè la carne ricavata da animali selvatici come antilopi o scimpanzé. Il fenomeno si è aggravato da quando compagnie occidentali e cinesi sono penetrate nella giungla per il disboscamento e la ricerca di fonti di minerali. Mangiando la carne di questi animali gli uomini possono essere rapidamente contagiati.

3. Come si trasmette?
La trasmissione del virus è molto rapida, attraverso i fluidi corporei, come muco o sangue, ma anche attraverso le lacrime o la saliva, e il contatto con aghi o coltelli usati dall'ammalato. Anche se di solito questi virus non si trasmettono attraverso l'aria, è stata dimostrata nelle scimmie la trasmissione in goccioline contenenti il virus. È probabile che la trasmissione possa avvenire anche attraverso i rapporti sessuali. Nei villaggi o nelle zone più remote i contatti frequenti tra gli ammalati e i parenti aiuta la trasmissione del virus.
 
4. È il più pericoloso virus conosciuto?
Ebola ha una percentuale di fatalità del 68% tra le persone colpite (vedi tabella a fondo pagina). Pur essendo mortale non è riuscito a diffondersi al di fuori dei villaggi in cui è scoppiata l'epidemia, fermato solo dalla fatto che colpiva regioni e agglomerati remoti e isolati. Qui spesso uccideva la maggior parte della popolazione e l'isolamento e la mancanza di strade rendeva facile iniziare una quarantena. Per questo l'arrivo in una città popolosa e con rapidi collegamenti con l'esterno potrebbe essere molto preoccupante. Le condizioni di una grande città sono ideali per la trasmissione di un virus così aggressivo.
Volpi volanti in vendita in un mercato di Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo: una ricerca afferma che tre specie di volpi volanti sono portatrici sane del virus Ebola (foto © Jiro Ose/Redux/contrasto).
Volpi volanti in vendita in un mercato di Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo: una ricerca afferma che tre specie di volpi volanti sono portatrici sane del virus Ebola (foto © Jiro Ose/Redux/contrasto).

5. Perché colpisce solo adesso?
La scoperta del virus è relativamente recente probabilmente perché è aumentata anche la penetrazione nelle foreste da parte delle grandi compagnie del legname o minerarie, che hanno spinto gli abitanti dei singoli villaggi a nutrirsi del bush-meat (vedi sopra).
 
6. Perché la preoccupazione per la diffusione in una città?
Poiché l'infezione è estremamente veloce e la virulenza molto alta, se un virus di questo tipo "conquista" una città potrebbe colpire la popolazione molto rapidamente, prima che le autorità siano in grado di fermarlo.
 
7. C'è una cura o un vaccino?
Non esistono cure o vaccini, anche se ci sono stati tentativi con la trasfusione di individui colpiti ma sopravvissuti. Sono alla studio metodi estremamente avanzati, come la cosiddetta tecnologia antisenso, ma non si hanno ancora risultati clinici. A oggi - quando le vittime vengono immediatamente idratate, nutrite e curate con appositi farmaci antipiretici - c'è comunque una probabilità di sopravvivenza.
 
8. È vero che dopo molto tempo i patogeni perdono la loro virulenza?
È una specie di leggenda urbana, perché si pensava che un virus o un batterio si evolvesse in modo da essere sempre meno virulento più a lungo dura il suo rapporto con l'ospite. Ma il danno che un virus o un batterio infliggono all'ospite dipendono da molti fattori, in particolare la facilità di trasmissione. La cosiddetta "ipotesi del compromesso" suggerisce che il patogeno debba stare in equilibrio tra il tempo in cui è in grado di stare in un ospite e la velocità di trasmissione. In breve, il danno che si crea all'ospite e la trasmissione debbono esser bilanciate per massimizzare la diffusione. Un patogeno che si trasmette attraverso l'aria (sia autonomamente sia attraverso vettori come gli insetti) è molto facile che non divenga affatto più "buono" col tempo, ma rimanga estremamente dannoso; questo perché può spostarsi da un ospite all'altro anche se il colpito è fermo a letto, malato. Le specie che si trasmettono per fluidi corporei o in generale attraverso il contatto diretto hanno bisogno che l'ospite si muova e incontri altri "contagiabili" e quindi non devono creare troppi danni agli ospiti stessi. È stato dimostrato che aumentare la difficoltà di trasmissione diminuisce anche la virulenza di un virus.
PUBBLICATO DA: Elisabetta Intini

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