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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

26 May

Cartelle Esattoriali: La legittima opposizione

Pubblicato da Giuseppe Capone  - Tags:  #DANGER NEWS

Cartella esattoriale: legittima l'opposizione 'totale' per mancato versamento delle spese postali...

 

 

Testo pubblicato da Giuseppe Capone

In tema di violazioni al codice della strada e quindi di responsabilità amministrativa pecuniaria, il pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa effettuato nell'ammontare indicato dall'Amministrazione impedisce l'addebito di ulteriori spese che abbiano natura giuridica differente: queste ultime, quindi, vanno richieste separatamente e non possono costituire il presupposto per l'emissione di una cartella, dovendo peraltro il Comune agire in autotutela per operare lo sgravio della medesima.
E', così, legittima la sentenza di merito con cui, accertato il pagamento della sanzione in misura ridotta utilizzando il bollettino precompilato dalla stessa P.A. procedente, venga annullata la cartella di pagamento per mancato versamento delle spese postali iscritte a ruolo dal Comune unitamente all'intero importo della sanzione: l'onorario, quindi, a carico del soccombente è determinato avendo riguardo alla somma della cartella esattoriale annullata. Il principio si argomenta dalla sentenza n. 9507 depositata il 30 aprile 2014.


http://www.soluzionedebito.com/wp-content/uploads/2011/11/mfront_cartella_esattoriale_pagamento.jpgIl caso è quello di un soggetto che, a seguito di verbale della polizia municipale per infrazione al codice della strada, provvedeva al pagamento in misura ridotta della sanzione, mediante il bollettino precompilato inviatogli dal medesimo Ente: tuttavia, riceveva una cartella di pagamento della sanzione con maggiorazione, relativa anche al mancato versamento delle spese per la seconda raccomandata inviata dagli agenti postali per comunicare l'avvenuto deposito della raccomandata presso l'ufficio postale, che quindi impugnava con successo. Veniva, però, respinta la domanda di condanna del Comune per responsabilità aggravata processuale ma le spese di lite venivano liquidate in base alla notula del legale di parte attrice comprensiva della richiesta risarcitoria.


In primis, vanno richiamati gli artt. 2, 3, 24 e 97 Cost., 96 e 616 c.p.c., 16 e 17 l. n. 689/1981, 201, 202 e 203 co. 3 d.lgs n. 285/1992, 389 co. 2 reg. esecuz. c.d.s. e 6 D.M. n. 127/2004 nonché la l. n. 241/1990, la l. n. 69/2009 e la ln. 120/2010.


All'uopo, bisogna stabilire, sul piano formale, se il mancato versamento delle spese postali possa costituire un'omissione giuridicamente rilevante e, quindi, un inadempimento-illecito sanzionabile ex lege e, pertanto, quale sia il comportamento 'attivatore' del beneficio dell'oblazione, onde valutare se la P.A. abbia esercitato la propria azione amministrativa secundum legem e, quindi, secondo correttezza formale, procedurale e sostanziale.
Sul punto, va tenuta presente la tesi secondo cui non vi sarebbe differenza ontologica tra le spese procedimentali accessorie (di accertamento e di notificazione) e la sanzione ed, anzi, le prime, cumulandosi con quest'ultima e concorrendo quindi alla misura della medesima (sanzione), si assimilerebbero alla stessa: le spese postali sostenute dall'Amministrazione per la notificazione del verbale di contestazione di un'infrazione al codice della strada formerebbero, cioè, una somma unica con quella dovuta a titolo di sanzione pecuniaria (Cass. n. 14181/2012). In tal modo, avrebbe diritto al beneficio della sanzione in misura ridotta soltanto il trasgressore che, entro sessanta giorni dalla notificazione, paghi (o abbia pagato) l'ammontare della sanzione e quello delle spese postali.
Sotto il profilo procedurale, due le osservazioni da effettuare.


La prima inerente le modalità di estinzione di un illecito amministrativo pecuniario.
All'uopo, va detto che il rito dell'oblazione è previsto, anche dalle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale (d.lgs. n. 271/1989), in alternativa al giudizio penale e mediante esso, con il pagamento allo Stato di una somma di denaro prestabilita, si estingue un reato contravvenzionale punito con la sola pena dell'ammenda: in tal caso il trasgressore ha il diritto soggettivo di chiedere ed ottenere la 'depenalizzazione negoziata'.
La seconda osservazione riguarda la condotta delle parti processuali ed i poteri del magistrato in ordine alle medesime.


A riguardo, l'ordinamento interno prevede la sanzionabilità, con la condanna alle spese ed al risarcimento dei danni, (del comportamento) della parte soccombente che abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave nonché dell'attore o del creditore procedente che abbia agito senza la normale prudenza, qualora sia accertata l'inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare o trascritta domanda giudiziale o iscritta ipoteca giudiziale: all'uopo, va sottolineato che è onere della parte richiedente il risarcimento dedurre e dimostrare la concreta ed effettiva esistenza di un danno che sia conseguenza del comportamento processuale della controparte. Pertanto, il giudice non può liquidare il danno, anche equitativamente, se dagli atti non risultino elementi idonei ad identificare concretamente l'esistenza del nocumento, desumibili anche da nozioni di comune esperienza e dal pregiudizio che la parte resistente abbia subìto per essere stata costretta a contrastare un'iniziativa del tutto ingiustificata della controparte (Cass. n. 21393/2005 e n. 8913/2013).
In termini di diritto sostanziale, va ricordato che i comportamenti privatistici così come l'azione pubblicistica devono porsi nel rispetto della ratio dell'ordinamento (perseguire l'anti-erosione della legge) e che l'illecito è, normalmente, strutturato e, quindi, l'adempimento richiesto ex lege è composito: sul punto, è da sottolineare che il mancato pagamento in misura ridotta della sanzione rende esecutivo il verbale per una somma pari alla metà del massimo della sanzione e per spese del procedimento.


Segnatamente, però, in attuazione del principio di legalità, non è consentito estendere, in via ermeneutica, l'area della sanzione ed includervi importi, come le spese procedimentali, aventi natura giuridica e/o genus differente o che siano species di altro genus: la sanzione ha, infatti, natura giuridica multipla, titolo e fonte amministrativa mentre le spese non si configurano, anche sic et simpliciter, quali componenti speciali della sanzione e rilevano in termini civilistici. Per sanzione va intesa, cioè, la 'misura-reazione' attiva, pura ed universale così prevista e formulata dalla legge ad hoc e, quindi, quella che resti nei propri argini e quote e non sia esterna al relativo 'profilo longitudinale e trasversale', come quindi quelle somme non-sanzione e/o post sanzione e/o derivanti da ulteriori dinamiche.
In altri termini, la violazione è la causa della sanzione e quest'ultima esisterebbe anche a prescindere dalle spese: le voci del debito da illecito vanno, quindi, tenute disgiunte. Diversamente, il cittadino trasgressore che ha pagato prontamente, in misura ridotta, la sanzione sarebbe equiparato a colui che non abbia inteso procedere all'oblazione e, peraltro, la P.A. conseguirebbe una sorta di 'elusione' delle cause di illegittimità della propria azione pubblicistica.
Nella fattispecie, il Comune avrebbe dovuto agire in autotutela con lo sgravio della cartella esattoriale emessa relativamente ad importi non inglobabili nella sanzione già pagata.


Le spese del procedimento sanzionatorio non rientrano (ex se) nel pagamento (della sanzione) e nel conseguimento dell'oblazione. In ambito di illecito amministrativo pecuniario, vanno tenuti distinti, ai fini della determinazione della sanzione e della relativa oblazione, il pagamento della sanzione ed il pagamento delle spese di accertamento e di notificazione e quindi del procedimento: così, il privato può legittimamente sindacare e censurare, mediante gravame ad hoc, la cartella omnia-comprensiva emessa per mancato versamento di spese procedimentali (G.d.P. Pisa n. 56/2009) in quanto l'estinzione dell'obbligazione sanzionatoria non si verifica esclusivamente se siano (state) pagate sia la sanzione che le spese procedimentali e, dunque, la P.A. non ha titolo ad agire in via esecutiva per il recupero di quanto non pagato in termini di spese (anche) se abbia previamente iscritto a ruolo tali spese non versate (ma) unitamente alla sanzione già pagata.


Infine, sotto il profilo formale, nei giudizi per pagamento di somme o liquidazione- danni, il valore della lite, onde parametrare le spese legali da addebitare al soccombente, è determinato avendo riguardo alla somma attribuita, dal giudice, alla parte vincitrice e non a quella domandata.


Ergo, il ricorso va parzialmente accolto, relativamente alla liquidazione delle spese processuali.

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