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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

26 May

Dopo la morte?

Pubblicato da Tara MacIsaac  - Tags:  #Enigmi

Ecco che cosa c’è dopo la morte: La tesi choc del terzo scienziato al mondo...Le migliori ipotesi e studi ...testimonianze  a confronto...

 

esperienze-di-pre-morte

 

La teoria di un famosissimo scienziato prova a spiegare come la vita va avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza. Vi è un libro dal titolo abbastanza complesso: “Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe” che sta avendo un notevole successo su Internet. Il concetto di fondo prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza. L’autore di questa pubblicazione, il dottor Robert Lanza, è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics. Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione. Ma da un po’ di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo.


Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario. Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora. La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà.


Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso. Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo. E così via, all’infinito. Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione. Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro universo. Il pilota canadese Jeffrey S. ha condiviso questa sua esperienza di pre-morte sul sito web Near Death Experience Research Foundation e su YouTube. 


L'INCIDENTE

Mentre svolgevo la mansione di primo pilota per un servizio aereo canadese, sono precipitato poco dopo il decollo.
Il velivolo ha subito un guasto catastrofico al motore. La mia reazione immediata è stata di panico, anche se subito dopo ha avuto la meglio la mia formazione professionale... ho provato a riavviare il motore ma senza successo dato che era in fiamme. Quindi l'ho messo in sicurezza e mi sono preparato per un atterraggio di fortuna. Non appena i galleggianti del velivolo hanno iniziato a strusciare sulle cime degli alberi, ho tirato indietro la cloche mandando l'aereo in stallo di proposito; l'ala sinistra si è spezzata facendomi avvertire l'impatto con il primo albero. Da quel momento, il tempo è trascorso lentissimamente come al rallentatore. Ho potuto vedere l'ala impattare contro l'albero e strapparsi dall'aereo... poi tutto è diventato nero e non ricordo il resto dell'incidente avvenuto in mezzo agli alberi.

    "...Avevo completamente accettato il fatto che era arrivato il mio momento e per i primi trenta secondi mi sono ritrovato in una situazione di puro panico..".

Avevo completamente accettato il fatto che era arrivato il mio momento e per i primi trenta secondi mi sono ritrovato in una situazione di puro panico, seguito immediatamente da uno stato di calma quasi pacifica, scaturita dalla consapevolezza che stavo per morire. Mi sono svegliato nell'aereo e mi sono accorto che stavo sanguinando copiosamente dalla testa. Ho notato delle gravi lesioni al mio braccio e le ossa della parte superiore del mio corpo erano tutte completamente rotte. Mi sono reso conto che avrei fatto meglio ad uscire dal velivolo il più presto possibile perché c'era il rischio che si sviluppasse un incendio... sono uscito dall'aereo... Ho portato con me dei fazzoletti di carta per asciugarmi il sangue sulla testa in modo che non mi finisse negli occhi mentre camminavo verso il limite del bosco.

INCREDIBILE SCOPERTA

Ho guardato il velivolo, che a quel punto era a circa 15 metri dietro di me. Il parabrezza della cabina di pilotaggio era a livello del terreno così, quando mi sono seduto, ho potuto scorgere l'interno della cabina e, per mio orrore, ho visto 'il capitano' seduto a testa in giù con un braccio e una gamba che gli pendevano! Sapevo che in quel momento stavo osservando me stesso. Dopodiché, mi sono guardato intorno e ho notato un'incantevole cielo azzurro, di quelli che non avevo mai visto prima... non un singolo suono, non un uccello e neppure un sussurro di vento. Mi sono sentito subito molto a mio agio e davvero al sicuro lì.

Poi ho guardato di nuovo nella cabina di pilotaggio per essere sicuro di quello che avevo visto e ho potuto constatare che ero ancora appeso a testa in giù sul mio sedile. In quel momento, ho pronunciato le parole «... sono morto» e, in quel preciso istante ero effettivamente morto.

RITORNO ALLA VITA CONTRO OGNI PREVISIONE

Mi sono svegliato quattro giorni dopo... in ospedale... avevo ventidue ossa rotte — quello orbitale destro completamente frantumato — e un grave trauma cranico... non avevo riscontrato nessun danno cerebrale e i medici mi hanno definito un vero miracolato. Nel 2009, dopo il mio incidente, mi sono seduto davanti al Medical Review Board [comitato di revisione medica, ndt] e uno dei cinque medici presenti ha affermato che il mio genere di trauma cranico risulta fatale 99 volte su 100. Inoltre, per quelli che hanno la fortuna di sopravvivere, solo uno su mille non riporta nessuna lesione cerebrale. Quindi, le probabilità che io potessi sopravvivere senza alcuna lesione cerebrale erano minori di quelle di vincere la lotteria otto volte nella mia vita.

IL MISTERO SI INFITTISCE

Quando ho incontrato il pilota dell'elicottero che mi ha salvato e gli ho raccontato la mia esperienza, ha iniziato a piangere. Ha detto: «Capitano, quando vi ho trovato, eravate appeso a testa in giù nel vostro sedile e non avevate abbandonato l'aereo». La cosa che nessuno riesce ancora a spiegarsi, sono i 54 fazzoletti intrisi di sangue ritrovati sparsi in tutto l'abitacolo e lungo il sentiero che porta al limite del bosco, come ho spiegato. Quando il pilota dell'elicottero mi ha confermato che in realtà non ero mai uscito dall'aereo ho sentito dei brividi continui lungo la schiena.

ULTERIORI COMPRENSIONI DELL'ESPERIENZA

Nel vedere il mio corpo senza vita nella cabina di pilotaggio, mi sono improvvisamente reso conto dell'esistenza di un unico universo e noi, non siamo altro che i pezzi di questo grande puzzle... Le descrizioni delle esperienze di pre-morte (Nde) esistono da sempre. Vengono raccontate da persone che sono state vicine al decesso o che sono trapassate realmente e poi tornate in vita. Queste esperienze, seppur diverse tra loro, possiedono tuttavia molti elementi che le contraddistinguono: vedere un tunnel di luce; vedere un proprio caro trapassato; provare gioia o euforia; avere un senso di consapevolezza accresciuto; sentire un senso di grande amore; rivedere la propria vita in un breve periodo di tempo e avere la sensazione che l'anima lasci il corpo. Le Nde tendono a trasformare in maniera positiva le vite delle persone che le sperimentano.

Queste ricche e interessanti esperienze hanno suscitato domande riguardo alla possibilità che l'uomo possegga veramente un'anima o se la coscienza sia prodotta dal cervello. Con i progressi delle neuroscienze, abbiamo un crescente numero di affermazioni che relegano la spiegazione delle Nde al campo neuroscientifico, evitando qualsiasi riferimento o spiegazione che prenda in considerazione l'anima.

SPIEGARE LE ESPERIENZE DI PRE-MORTE (Near Dead Experience, Nde)

Quanto sono consistenti le spiegazioni delle neuroscienze?

Una parte importante delle informazioni riguarda il fatto che metà delle Nde accadano quando gli individui pensano di essere in punto di morte ma in realtà, dal punto di vista medico, non siano vicini alla morte. Per esempio il caso di qualcuno che cade da un edificio e pensa di stare per morire, ma in realtà ha subito solo delle ferite lievi. Ciò significa che se cerchiamo nel cervello la spiegazione di tutti i differenti elementi distintivi delle Nde, dobbiamo tener conto, in termini medici, dei casi in cui una persona sta morendo realmente e dei casi in cui non c'è un reale pericolo di morte.

Una spiegazione comune, avanzata da alcuni scienziati, è che quando il cervello è senza ossigeno si possono sperimentare varie situazioni, in particolare un senso di luce splendente nei centri nervosi legati alla visione. Questo tipo di sensazioni possono essere prodotte realmente da una mancanza di ossigeno, ma il problema è che non tutte le Nde comportano mancanza di ossigeno e nonostante ciò la sensazione di un tunnel di luce permane.

Inoltre quando il cervello è in mancanza di ossigeno, inizia a fornire risposte in modo disorganizzato: non lavora in modo corretto. Dalla nostra conoscenza del cervello, in questo stato non dovremmo aspettarci delle esperienze organizzate, ma piuttosto un disordine probabilmente simile a una crisi epilettica o a una malattia mentale insomma altre situazioni in cui il cervello non lavora in modo corretto.

Tuttavia abbiamo delle esperienze dinamiche, organizzate e reali: secondo quanto affermano le persone, le Nde sono «più reali del reale» e quando le hanno vissute si sentono libere, hanno compreso l'universo a un livello profondo e non sono mai state così felici. Questo può accadere sia quando il cervello non è in pericolo immediato e sia quando si trova in situazioni difficili a causa di un pericolo di morte.

LA FORZA DELLA MENTE

Curiosamente, quando il cervello è vicino alla morte, avviene un miglioramento cognitivo: la mente è senza restrizioni e può gestire più pensieri del solito. Il fatto che in situazioni difficili il cervello abbia un miglioramento delle funzioni cognitive non quadra con la nostra comprensione delle funzioni cerebrali. Un'altra spiegazione basata sul cervello è che le esperienze extracorporee (Obe), che fanno parte delle Nde, siano causate da un malfunzionamento della giunzione parieto-temporale, una regione del cervello deputata alla formazione del concetto del proprio corpo.

La prova che sia questa regione la responsabile della sensazione di perdita della percezione del corpo e dell'ambiente circostante, come stanze o zone vicine, è sorprendentemente debole. Lo studio di Blanke e dei colleghi, spesso menzionato, è basato sul caso di un paziente; le spiegazioni del paziente indicavano che, quando non aveva la sensazione del proprio corpo, poteva ugualmente vedere il tronco e le gambe. Tuttavia lo studio dimostra solo che la stimolazione elettrica di questa parte del cervello permette alle persone di avere la sensazione di non essere nel corpo, ma non produce nessuna delle altre situazioni caratteristiche di una Obe, come vedere tutto il corpo, galleggiare nella stanza e vedere l'ambiente circostante. In breve non riesce a descrivere nulla di qualitativamente simile allo stato extracorporeo vissuto durante una Nde.

RIVEDERE LA PROPRIA VITA

Le spiegazioni date al fenomeno di rivedere la propria vita ossia ai casi in cui si riesce a osservare, a volte con grande dettaglio, l'intero corso della propria vita provando rimorso per le azioni egoiste e soddisfazione per quelle 'buone', sono particolarmente misteriose.

Una spiegazione, in un articolo di Charlese Choi in American Scientific, suggerisce che la regione del cervello responsabile del fenomeno di rivedere la propria vita è probabilmente il locus coeruleus, un'area coinvolta nello stress e collegata alle aree che gestiscono l'emozione e la memoria. Perché tuttavia quest'area può evocare tutti i ricordi delle azioni di una vita, durante la morte – o quando la morte è imminente – e non evoca alcun ricordo durante altri stress estremi? E come si possono spiegare la formazione di nuovi concetti morali che spesso accompagnano una Nde? Un altro articolo, di Mobbs e Watt, apparso su Trends in Cognitive Sciences, cerca di spiegare il fenomeno citando il caso di un paziente che, durante una Nde, era in stato di Rem (uno stato caratteristico del sogno). Loro concludono che il fenomeno del rivedere la propria vita è collegato probabilmente allo stato Rem, dato che è presente durante la Nde ed è anche associato con il consolidamento della memoria.

Un problema critico in questo argomento è che lo stato di Rem è coinvolto solamente nel processo di consolidamento dei ricordi procedurali – quando impariamo nuove abilità, come ad esempio andare in bicicletta – e non è coinvolto nei ricordi episodici che costituiscono i ricordi pregressi, presenti durante il fenomeno del rivedere la propria vita. La spiegazione ha un altro problema fondamentale, lo stesso dell'esempio della sensazione extracorporea. Essa fa riferimento a un unico paziente. In casi come questi utilizzare un solo esempio per fare generalizzazioni significa fare un cattivo uso della scienza, dato che non si può sapere se si tratta di una situazione eccezionale.

Mobbs e Watt cercano di spiegare la presenza dei propri cari deceduti, sostenendo che a volte alcune persone, che soffrono di gravi problemi di Parkinson, hanno allucinazioni in cui compaiono cadaveri senza testa, mostri, fantasmi e parenti defunti. Il Parkinson provoca problemi a un'area del cervello che produce la dopamina, un neurotrasmettitore e gli autori suggeriscono che queste allucinazioni sono causate da uno squilibrio di questo neurotrasmettitore.
Il problema è che quasi tutti i casi di Nde riportano delle esperienze positive, sensazioni d'amore e gioia: non ci sono cadaveri senza testa. Ci sono alcuni casi in cui le persone vivono esperienze in cui sono presenti demoni e situazioni infernali, tuttavia la maggior parte dei casi non sono di questo tipo.

Un altro problema è che nei casi di Parkinson il paziente è consapevole che queste sono allucinazioni, mentre nei casi di Nde è consapevole di essere di fronte a un fenomeno reale. In effetti questo fatto potrebbe suggerire un differente tracciato neurale. Una buona spiegazione in campo neuroscientifico non deve solo spiegare un singolo fenomeno, ma deve collegare i vari fenomeni e spiegare come possano verificarsi contemporaneamente.

FALSI RICORDI?

Un altra spiegazione proposta per le Nde è basata sul fenomeno dei falsi ricordi: essa sostiene che queste esperienze sono create dalla mente per spiegare la mancanza di coscienza. Questa spiegazione è stata proposta dal biologo P.Z. Myers, un noto scettico.

Myers affema che quando le persone ritornano in vita dopo la morte clinica e raccontano alcune situazioni sperimentate, non significa che durante il periodo di morte clinica siano state consapevoli, potrebbe essere solo una spiegazione del cervello per giustificare il periodo di incoscienza. In un articolo pubblicato su Slate, il biologo afferma che «questa è la risposta standard dei neuroscienziati su come il cervello funziona». Questa spiegazione soffre degli stessi problemi principali, presenti nelle altre spiegazioni neuroscientifiche: circa metà delle Nde non accadono in situazioni di pericolo di vita, ciò significa che queste persone non sono assolutamente inconsapevoli e quindi non c'è alcun gap da giustificare.

L'altro problema è che in un primo momento una spiegazione basata sul fenomeno dei falsi ricordi sembra plausibile ma nella letteratura scientifica i falsi ricordi e gli eventi straordinari – entro cui una Nde dovrebbe essere considerata – accadono solo a persone con gravi problemi di memoria. Le persone, che hanno recentemente subito dei traumi cerebrali e soffrono di problemi legati all'apprendimento di nuove informazioni e al ricordo di vecchie informazioni, a volte creano falsi ricordi per spiegare le cose. In alcuni casi essi sono abbastanza fantastici, come essere un pirata spaziale, tuttavia mostrano pochi punti in comune con le esperienze di tipo Nde.

La spiegazione ha altre debolezze, in primo luogo questo tipo di falsi ricordi spariscono col tempo, in secondo luogo i racconti spesso cambiano e per terzo essi non hanno il requisito dell'ineffabilità, un elemento caratteristico delle Nde, infatti nelle descrizioni di queste esperienze le persone cercano di spiegare cos'hanno sperimentato ma ammettono che le parole sono davvero inadeguate per descriverle. Una spiegazione basata sui falsi ricordi è poco esaustiva: in un primo tempo può sembrare buona, ma non combacia con ciò che sappiamo sui falsi ricordi e non funziona per metà delle Nde.

È importante cercare di spiegare questi fenomeni utilizzando sistemi conosciuti, dato che non vogliamo accettare le cose in modo superficiale, ma dobbiamo anche riconoscere le debolezze di una spiegazione e quando essa proprio non funziona. Nel marzo del 1987 Dawn Gillott fu ammessa al Northampton General Hospital, in Gran Bretagna, in quanto gravemente ammalata di polmonite. Dopo essere stata messa in terapia intensiva, i medici decisero di effettuare una tracheotomia perché non riusciva a respirare.


Peter Fenwick ed Elizabeth Fenwick l'hanno citata nel loro libro La verità nella Luce: "La cosa che ero diventata stava sopra di me accanto al soffitto che guardava verso il basso. Una delle infermiere diceva con quella che sembrava una voce frenetica, 'Respira, Dawn, respira.' Un medico stava premendo il mio petto, le gocce venivano staccate, ognuno stava correndo intorno. "Non riuscivo a capire il panico, non ero nel dolore. Poi hanno spinto il mio corpo fuori dalla stanza nella sala operatoria. Ho seguito il mio corpo dall'unità di terapia intensiva e poi l'ho lasciato in quello che posso descrivere solo come un viaggio di una vita.

"Sono sceso da quello che sembrava un tunnel cilindrico con una luce calda brillante e invitante alla fine. Mi sembrava di viaggiare ad una certa velocità, ma ero felice, nessun dolore, solo la pace. "Alla fine è stato un bel campo aperto, un meraviglioso profumo estivo di fiori. C'era una panchina sulla destra dove il mio nonno era seduto (era morto da sette anni). Mi sono seduto accanto a lui. Mi ha chiesto come stavo e la famiglia. Ho detto che ero felice e contenta e tutta la mia famiglia stava bene.

"Ha detto che era preoccupato per mio figlio, mio figlio aveva bisogno di sua madre, era troppo giovane per essere lasciato. Ho detto a Grampi che non volevo tornare, volevo stare con lui. Ma Grampi ha insistito di tornare per amore dei miei figli. Io quindi gli ho chiesto se sarebbe venuto per me quando sarebbe venuta la mia ora. Ha cominciato a rispondere: 'Sì, tornerò alle quattro', allora tutto il mio corpo sembrava saltare. Mi guardai intorno e vidi che ero di nuovo nell'unità di terapia intensiva.

"Onestamente credo in quello che è successo, che c'è una vita dopo la morte. Dopo la mia esperienza non ho paura della morte, come succedeva prima della mia malattia".

L'esperienza pre-morte sopra descritta non è rara. Centinaia di casi simili coinvolgono persone che hanno riferito che, mentre erano gravemente malati o feriti avevano lasciato i loro corpi, hanno osservato la scena circostante, sono entrate in un tunnel, sono apparse in un altro mondo dove hanno incontrato gli amici o i parenti defunti prima di tornare nei loro corpi, sono stati accuratamente documentati in numerosi differenti paesi. Il caso di cui sopra non è nemmeno uno particolarmente impressionante. A prima vista, questi casi sembrano indicare che in circostanze di pericolo di vita la parte conscia di noi è in grado di distaccarsi dai nostri corpi fisici, e può spostarsi in un altro mondo. La stragrande maggioranza di coloro che hanno avuto esperienze del genere sono assolutamente convinte dell'esistenza di una vita ultraterrena. Tuttavia, ci sono quelli che sono in disaccordo, e che sostengono che tali esperienze non possono essere semplicemente quello che in un primo momento sembrano essere.

Mente e Corpo

Ho iniziato una ricerca nel mio recente libro 'La scienza e l'esperienza premorte', esaminando la questione se la coscienza dipende o no dal cervello. Varie teorie materialiste in tal senso sono state esaminate, e ho scoperto che tutti gli argomenti per la dipendenza della parte mentale sul piano fisico, come gli effetti dell'età, le malattie, i danni cerebrali, e la droga sulla mente, sono tutte basate su una assunzione non dichiarata. Il presupposto implicito fatto in tutte le argomentazioni materialiste era che il rapporto tra attività cerebrale e la coscienza è sempre stata una delle cause verso l'effetto, e mai quello dell'effetto verso la causa. Ma questa ipotesi non è conosciuta per essere vera, e non è l'unica concepibile coerente con i fatti osservati di cui sopra.

Semplicemente come coerente con i fatti osservati vi è l'idea che la funzione del cervello sia quella di intermediario tra la mente e il corpo, o in altre parole, che la funzione del cervello sia quella di un ricevitore-trasmettitore a due vie, a volte dal corpo alla mente, e, talvolta, dalla mente al corpo.

L'ipotesi di trasmissione può spiegare tutto

L'idea che il cervello funzioni come intermediario tra la mente e il corpo è antica, ma è stata anche discussa e approvata dai pensatori moderni, quali Henri Bergson, William James, e Ferdinand Schiller. La forma del dualismo interattivo implicita da questo rapporto è stata sancita anche da filosofi moderni, tra cui Curt Ducasse e Neal Grossman, e da scienziati del cervello di spicco, tra cui il famoso chirurgo del cervello Wilder Penfield e il Premio Nobel Sir John Eccles. Inoltre, come dimostro nel mio libro, molti fisici ritengono che la fisica moderna ora supporta anche un modello dualistico di interazione mente-cervello.

In realtà, l'ipotesi di trasmissione può spiegare tutto ciò che l'ipotesi di produzione spiega, come l'effetto della droga e le lesioni cerebrali sulla mente, e può anche spiegare molti fenomeni che sono semplicemente inspiegabili sotto l'ipotesi di produzione. Il più drammatico di questi fenomeni esaminati nel mio libro è l'esperienza di pre-morte (NDE), in cui le persone vicine alla morte a volte riportano di lasciare i loro corpi, di osservare la scena circostante in modo dettagliato, di attraversare un tunnel, a volte di incontrare gli amici e i parenti defunti , o un misterioso "essere di luce".

In molti di questi casi, le persone descrivono accuratamente i dettagli del loro ambiente, ma il personale medico presente al momento ha testimoniato che la persona era profondamente incosciente, con poca o nessuna possibile attività cerebrale. Molti tentativi sono stati fatti per spiegare queste esperienze in un quadro materialista, e questi sono stati trattati nel libro. Per motivi di brevità, mi limiterò a trattare qui le due spiegazioni materialiste più comuni: che la NDE è un'allucinazione causata dalla mancanza di ossigeno nel cervello morente, e che la NDE è causata dalla crisi del lobo temporale.

La privazione di ossigeno provoca la NDE?

Dean Edell, un medico, è ben conosciuto per la sua posizione sul fenomeno. Durante il suo programma radiofonico in onda il 20 gennaio 1999, dichiarò: "Le esperienze pre-morte sono il risultato della mancanza di ossigeno. Niente di più".

Gli effetti della privazione di ossigeno - chiamata anossia - sono ben noti. Gli alpinisti frequentemente la sperimentano e viene indotta in laboratorio. I piloti in addestramento si sottopongono regolarmente all'anossia acuta nei simulatori di volo per assicurarsi che essi possano prendere in tempo le loro maschere. Coloro che non riescono non hanno le NDE: sperimentano confusione e disorientamento, a volte provando a far atterrare i loro aerei simulati sopra dalle nuvole prima di perdere coscienza. Inoltre, abbiamo il rapporto di un uomo che ha sperimentato sia l'anossia che la classica esperienza pre-morte. Mentre lui era un pilota della Reale Aviazione Britannica Militare, Allan Pring sperimentò l'anossia ad alta quota, e anni dopo che ebbe una NDE. Egli ha descritto, in 'La Verità nella Luce':

"Ho scoperto di 'fluttuare' in un tunnel buio, pacifico e sereno, ma sveglio e consapevole. So che l'esperienza del tunnel è stata attribuita alla privazione di ossigeno del cervello, ma come ex-pilota che ha sperimentato la mancanza di ossigeno in alta quota posso dire che per me non c'era alcuna somiglianza. Al contrario, l'intera esperienza [della NDE] dall'inizio alla fine è stata cristallina ed è rimasta così per gli ultimi quindici anni".

Convulsioni lobo temporali causano le NDE?

Le convulsioni sono causate da anomale scariche elettriche nel cervello, e le convulsioni nei lobi temporali del cervello possono causare allucinazioni uditive e visive, flashback di memoria, senso di déjà vu, e, più raramente, sensazione di essere "fuori dal corpo".

È questo tipo di attacchi che si pensa, da parte di alcuni ricercatori, sia una causa primaria della NDE. Una carenza di approvigionamento di ossigeno per il cervello ha dimostrato che aumenta la suscettibilità del cervello alle convulsioni, tra cui gli attacchi improvvisi ai lobi temporali. Ricerche simili di altri neurologi sostengono la conclusione che la stimolazione elettrica dei lobi temporali porti a fenomeni piuttosto banali che hanno poca o nessuna somiglianza con quello trovato nella NDE. Nel 1978 Eric Halgren, Richard Walter, Diana Cherlow e Paul Crandall, presso il Reed Neurological Research Center nella UCLA School Medicine, a Los Angeles, California, hanno effettuato migliaia di questi esperimenti, e hanno concluso:

"Delle 3495 stimolazioni del lobo temporale mediale di 36 epilettici psicomotori, 267 sono state accompagnate da segnalazioni di fenomeni mentali, tra cui allucinazioni di scene complete, déjà vu, ansia, sensazioni viscerali, amnesia e immature esperienze sensoriali. ... I nostri risultati suggeriscono che i fenomeni mentali evocati dalla stimolazione del lobo temporale mediale sono idiosincratiche e variabili, e sono legate alla personalità del paziente stimolato".

Le esperienze più comuni riportate

Più di recente, Michael Persinger, psicologo alla Laurentian University in Canada, ha imitato il fenomeno di attacco improvviso al lobo temporale con la stimolazione elettromagnetica. Ha disposto i suoi soggetti seduti al buio (che indossavano gli occhiali) in una camera speciale. Con il soggetto che indossava un casco speciale, sono stati poi applicati dei deboli campi magnetici su tutto il piano temporale, e attraverso un'esposizione di 20-30 minuti, il soggetto riportava le sue esperienze, che venivano registrate. Le esperienze più comuni riportate erano "vertigini o stranezza" e "formicolii", anche se il 55% ha riportato la sensazione "come essere da qualche altra parte" e il 39% ha riferito di sentirsi come se avessero lasciato i proprio corpi o fossero in qualche modo "distaccati".

Altre esperienze comunemente riportate sono state le "vibrazioni" e i sentimenti di paura. Le esperienze più comuni, le vertigini e il formicolio, non sono tipiche delle esperienze pre-morte. E le "vibrazioni", la "paura o il terrore", i "gusti strani" e gli "odori strani" sono raramente (se non mai) riportati come parte della NDE. Inoltre, i soggetti nei suoi esperimenti possono dialogare con lo sperimentatore e riferire le loro esperienze che si verificano - in altre parole, essi rimangono molto "in questo mondo" e non provano un senso di spostamento verso un'altra realtà.

Nel 2004, una team svedese tentò di replicare i risultati di Persinger usando le apparecchiature in prestito dal suo laboratorio. Il team, dell'Università di Uppsala in Svezia, guidato da Pehr Granqvist, testò 89 studenti universitari, alcuni furono esposti al campo magnetico mentre altri no. Il team svedese consultò inoltre il collaboratore di Persinger, Stanley Koren, per assicurare che le condizioni per la riproduzione dell'esperimento fossero ottimali. Il team di Granqvist non scoprì alcun effetto dei campi magnetici. L'unica caratteristica che predisse cosa i soggetti segnalavano fu la personalità: i soggetti che furono giudicati "altamente suggestionabili" sulla base di un questionario riferirono delle strane esperienze quando indossavano il casco, sia se la corrente era accesa o spenta. Granqvist e il suo team conclusero che la consolidata psicologia della suggestione è stata la migliore spiegazione per i risultati di Persinger.

Infine, quanto strettamente si assomigliano questi attacchi alle NDE? Ernst Rodin, direttore medico del Centro Epilessia del Michigan e professore di neurologia alla Wayne State University, chiarisce la questione nel documento "Commenti su 'Un modello neurobiologico per le Esperienze Pre-Morte'" pubblicato nel Journal of Near-Death Studies nel 1989:

"Le caratteristiche e le componenti centrali delle NDE sono una sensazione di pace o anche di beatitudine, la consapevolezza di essere morto, e, di conseguenza, non essere più limitato al corpo fisico. A dispetto di aver visto centinaia di pazienti con crisi epilettiche del lobo temporale in tre decenni di vita professionale, non mi sono mai imbattuto in quella sintomatologia come parte di un attacco".

In contrasto con la pace e la gioia presenti nella maggior parte delle NDE, gli attacchi sono accompagnati da sentimenti di paura, solitudine e tristezza. E le convulsioni e la stimolazione elettrica della corteccia non evocano immagini di comunicare con i parenti defunti in un altro mondo.

Ho esaminato tutti gli altri tentativi di spiegare le NDE come il prodotto di un malfunzionamento del cervello, e in ultima analisi, non una ha retto ad un esame critico. La conclusione a cui sono finalmente arrivato era che la NDE sono esattamente quello che sembrano essere: una vera separazione della mente dal corpo durante le fasi iniziali della morte biologica.

Chris Carter ha studiato all'Università di Oxford in filosofia ed economia, ed è l'autore di "La scienza e le esperienze pre-morte".

 

Per ulteriori informazioni sul libro,

visitare il sito    http://www.scienceandtheneardeathexperience.com/

 

 

 

 

 

ARTICOLO PUBBLICATO DA: Tara MacIsaac

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