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08 May

LA FACCIA RASSICURANTE DELL’ORCO. Riconoscere e punire i reati di pedofilia

Pubblicato da Giuseppe Maggiore  - Tags:  #ATTUALITA'

Non mostrano segni particolari. Possono essere persone comuni, uomini e donne (padri, madri, nonni, zii, amici fidati o vicini di casa), ma anche – o troppo spesso – persone “rispettabilissime”, rese ancor più insospettabili dal fatto che rivestono ruoli di una certa importanza tali da fargli guadagnare stima e fiducia da parte della società, magari dietro una divisa, un’uniforme, un paramento…

 

Non hanno fattezze da “mostro”, o sguardi sinistri che possano suscitare timore o sospetto. Se il diavolo esistesse non si presenterebbe certo con sembianze zoomorfe, corna e coda, sarebbe più verosimilmente una figura tenera e rassicurante; agirebbe in luoghi “protetti” come il focolaio domestico, l’oratorio parrocchiale o l’asilo nido, lì dove il livello di guardia si abbassa o resta inibito. E in questo caso il diavolo fa le pentole e pure i coperchi: nessuno osa dubitare della sua persona in virtù del ruolo che riveste o della divisa che indossa (specie se sacrale), perché si pensa che il mostro sia ben altro, che abbia delle caratteristiche o “tendenze” particolari; può anche contare sull’omertà – da parte di vittime o spettatori silenti – per ragioni di pudore o senso di vergogna; può ancora contare su particolari appoggi e coperture, grazie ai quali riuscire magari a farla franca eludendo le conseguenze del reato.

 

Secondo lo studio The Abel and Harlow child molestation prevention study condotto dal dott. Gene G. Abel per l’Istituto Nazionale di Igiene Mentale degli Stati Uniti, i pedofili tenderebbero a modificare le loro attività sociali e lavorative scegliendo stili di vita e mestieri a contatto con i minori, in special modo occupando posizioni che permettano di ottenere agevolmente la fiducia dei bambini e dei genitori. In particolare un pedofilo adatta la propria professione o ruolo sociale alle proprie esigenze sessuali. È così che il più delle volte i molestatori agiscono indisturbati mentre rivestono ruoli sociali di tutto riguardo come sacerdoti, leader di gruppi giovanili, infermieri, pediatri, capi scout, politici di spicco. Serve oltretutto sgomberare la mente da certe consolidate opinioni comuni: il pedofilo è spesso una di quelle persone cosiddette “timorate di Dio”, fervente cristiano con ruoli specifici all’interno della propria chiesa. 

 

Altri luoghi comuni da abbattere sono quello che vorrebbe stabilire un collegamento tra omosessualità e pedofilia (come più volte si è visto sostenere da parte delle gerarchie ecclesiastiche), e quello in base al quale gli uomini che preferiscono uomini come partner sessuali adulti molestino ragazzi e gli uomini che preferiscono donne come partner sessuali adulti molestino ragazze: entrambi gli assunti sono incongruenti e fuorvianti. Infatti, sempre secondo il suddetto studio, il 70% degli uomini che molestano i ragazzi ha prevalenza eterosessuale (dati confermati da altri analoghi studi condotti in varie nazioni). 

 

Per tutte queste ragioni parlare di pedofilia rappresenta sempre e comunque un’impresa fra le più difficili e imbarazzanti, per quell’immane sforzo nel dover compiere un percorso in cui c’è da sfondare mura impenetrabili, smitizzare certi ruoli (al di là del titolo o dell’abito), certi quadretti (tra cui quello dell’allegra “famigliola mulino bianco”), certi luoghi (comuni, ma anche istituzionali, religiosi e di aggregazione); ed ancora perché c’è, soprattutto, da saper cogliere certe sfumature, cogliere dei messaggi non sempre molto chiari, sondare dei silenzi, vincere paure e diffidenze… E tuttavia facendo sempre molta attenzione: è facile incorrere in qualche abbaglio, vedere il diavolo anche dove non c’è.

 

È bene essere prudenti – sarebbe meglio dire disincantati – piuttosto che lasciarsi preda di un eccesso di allarmismo e di diffidenza. Basterebbe credere un po’ meno a mostri e diavoli leggendari e guardare l’uomo concreto nella sua reale natura, in tutto il suo potenziale di meraviglia e di squallore. Non esistono identikit perfetti, occorre avere occhi e mente sgombri da congetture e da falsi miti, saper ascoltare. Agire lì dove occorre, dare la vergogna a chi la merita  e non alla vittima. Uscire dal silenzio.

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Maggiore

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