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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

03 Jun

La piaga dell'urbanizzazione sulle coste italiane

Pubblicato da Marco Motta Per CasaClima  - Tags:  #DANGER NEWS

Il WWF chiede al ministero dell'Ambiente una moratoria delle nuove edificazioni e un piano nazionale per le “green infrastructures”


condono_sei_mesiUn litorale lungo 8.000 chilometri costellato di infrastrutture, porti, stabilimenti balneari, compromesso dall’erosione costiera e dall’inquinamento, con un sistema di aree marine che sono “protette” solo sulla carta, parchi nazionali costieri mai nati e una cronica mancanza di fondi che rischia di relegare le aree protette a una funzione meramente burocratica.

Questa la fotografia delle coste italiane scattata dal WWF nel suo nuovo dossier “Coste: il profilo fragile dell’Italia”, consegnato al ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

 

Il quadro descritto dal WWF parla di 8.000 chilometri di coste affollati da 638 comuni costieri e 30 milioni di italiani, colpiti da erosione costiera per il 42%, costeggiati da un “lungomuro” di cemento che conta in media uno stabilimento balneare ogni 350 metri (12.000 in tutto), interessati da 28 dei 57 siti di bonifica industriale d’interesse nazionale.

 

Un porto ogni 14,2 chilometri di costa

In Italia si conta un porto ogni 14,2 chilometri di costa per un totale di 525 fra turistici e commerciali, approdi e darsene (con un incremento di di oltre il 7,6% tra il 2007 e il 2011), con picchi in Friuli Venezia Giulia e Veneto, che contano un porto ogni 2,6 km e 3 km di costa. Il Belpaese è al terzo posto in Europa per il peso totale dei beni movimentati nei porti UE (13,6%), dopo Olanda e Regno Unito.

 

Il greggio che arriva nel Mediterraneo

Per quanto riguarda il petrolio, la metà del greggio che arriva nel Mediterraneo (9 milioni di barili di greggio ogni giorno) viene scaricato nei porti petroli italiani (14 scali petroliferi, 3 dei quali sono quelli principali: Genova, Trieste, Venezia). Sono 9 le raffinerie situate sulla costa (Marghera, Falconara, Taranto, Livorno, Augusta, Priolo, Milazzo, Sarroch e Gela) ed è l’Italia ad avere il primato del greggio versato nei principali incidenti che si sono succeduti in 25 anni, con 162.200 le tonnellate sversate nelle acque territoriali italiane, seguita dalla Turchia (con quasi 50.000 tonnellate) e dal Libano (29.000).

 

Il 30% degli italiani non è servito dalla depurazione delle acque reflue

Sul fronte dei depuratori, ben 18 milioni di cittadini, pari al 30% della popolazione italiana, non sono serviti dalla depurazione delle acque reflue, mentre un impianto su 4 sarebbe irregolare.

 

Mancano strategie complessive

Eppure, sottolinea l'associazione ambientalista, gli strumenti di tutela ci sarebbero: oltre alle Convenzioni internazionali, le Direttive Comunitarie, le Norme nazionali e regionali, si contano in Italia 7 Parchi Nazionali costieri, 27 Aree Marine Protette, 51 Zone Ramsar, senza contare 378 Siti di Interesse Comunitario, 114 Zone a Protezione Speciale, 150 SIC a mare, e il nostro Paese è lo stato mediterraneo con il maggior numero di Aree Marine Protette. Ma questo impianto di tutela, osserva l'organizzazione, è tale solo sulle carte, perché mancano strategie complessive, atti d’indirizzo efficaci, una coopianificazione Stato-Regioni, mancano fondi e quelli disponibili non sono ben gestiti, mentre la rete dei controlli è sempre più debole nonostante gli sforzi degli organi preposti.

 

Dal WWF 10 richieste al ministero dell'Ambiente

Il WWF ha presentato al ministro Clini dieci richieste ‘salva-coste’, che riguardano da un lato la diminuzione della pressione sulle coste già edificate, dall’altro una gestione naturalistica ed ambientale efficace per le aree che si sono salvate:

1) estensione del vincolo paesaggistico sulle coste; 2) moratoria delle nuove edificazioni; 3) approvazione dei Master Plan regionali dei porti; 4) ricognizione sulle concessioni degli stabilenti balneari; 5) bonifica delle aree industriali costiere inquinate; 6) pieno rispetto della Convenzione di Barcellona su fascia costiera e aree protette; 7) approvazione dei Piani di gestione per le aree costiere e marine della Rete Natura 2000; 8) gestione integrata delle acque per salvare la costa e il mare; 9) garantire le risorse per maggiori controlli in mare e sulla fascia costiera; 10) avvio di un piano nazionale per le “green infrastructures” che garantisca la funzione ecologica di coste e fiumi che devono essere più idonei a rispondere alle esigenze di “adattamento” imposte dai cambiamenti climatici in atto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Motta

Per CasaClima

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