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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

30 May

Malocchio??? Tra bufale e verità

Pubblicato da Marta Russo  - Tags:  #Enigmi

Tra scetticismo e verità, tra bufale e tradizioni ecco un viaggio tra il malocchio e i suoi segreti .... 94enne insegna: “Ecco come capire che ce l’hai e come venirne fuori”. Guarda il video:

 

 

 

 

ANTICA FORMULA PER ELIMINARLO

Prima di pronunciare l’orazione del malocchio si recita la preghiera Cattolica del Credo.

Poi viene recitata la formula del malocchio:

“In nome di lu patri, di lu figghiu e di lu spiritu santu

Ti parru cu prutesta occhi bruttu

Ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ……… (si dice il nome della persona a cui si sta togliendo il malocchio) avi u malocchio a mari mi sinni va.

Scunciuru la ‘nvidia, scunciuru lu mummuru, scunciuru lu malocchio, scunciuru li malilingue, scunciuru la jettattura, scunciuru la mavaria, io ti scunciuru pi patti di Dio e di Maria e di la Santissima Trinità, si ……. avi u malocchio a mari mi sinni va.

Cincu foru chi ti vittunu, quattru foru chi ti ducchiaru, tri foru chi ti luvaru

U Patri, u figghiu, u Spiritu Santu e la Santissima Trinità, si ……. avi u malocchio a mari mi sinni va.

Fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria, fora malocchio intra Maria.”

Traduzione:

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Ti parlo con disprezzo occhio brutto

Ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.

Scaccio l’invidia, scaccio i mormorii, scaccio il malocchio, scaccio le malelingue, scaccio la jettatura, scaccio la mavaria, io ti scaccio in nome di Dio e di Maria e della Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.

Cinque sono stati che ti hanno visto, quattro sono stati quelli che t hanno adocchiato, tre sono stati quelli che ti hanno scacciato. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e la Santissima Trinità, se …..ha il malocchio che vada a finire in mare.

Fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria, fuori il malocchio dentro Maria.”

Mentre si pronuncia l’ultima frase si lasciano cadere dal dito mignolo 4 gocce di olio a forma di croce, dentro un piatto riempito d’acqua.

Se le gocce di olio si allargano significa che c’era il malocchio, se le gocce restano ferme non c’era nessuna jettatura.

Una volta finita l’orazione, in presenza di malocchio, il piatto viene lasciato a riposare per un paio d’ore, di modo che l’olio di possa allargare del tutto nel piatto, poi il contenuto viene buttato nello scarico in modo che possa finire in mare e disperdersi.

 

 

Non vi è nulla che la gente tema o consideri più letale nei suoi effetti del malocchio. Può colpire in qualunque momento, se non vengono prese grosse precauzioni, ed anche così non vi è alcuna possibilità di porvi rimedio a meno che il medico fatato non pronunci l‟incantesimo mistico che, solo, può distruggere la maligna e fatale influenza.

 

Vi sono diversi modi in cui il malocchio può agire, alcuni più letali di altri. Se certe persone vengono incontrate per prime al mattino, si sarà sfortunati per tutto il giorno in tutto ciò che si farà. Se chi fa il malocchio viene da voi per riposare e guarda fisso qualcosa, bestiame o un bambino, vi è la malasorte nello sguardo, una fatalità che non può essere evitata se non grazie ad un potente contro-incantesimo. Ma se chi fa il malocchio pronuncia un verso sopra ad un bambino addormentato, quel bambino certamente morirà, perché l‟incantesimo è del diavolo e nessun incantesimo può resistergli o respingerne il male. Talvolta il procedimento della stregatura viene effettuato guardando fissamente l‟oggetto attraverso nove

 

dita; questa magia particolarmente letale se la vittima è seduta accanto al fuoco alla sera quando la Luna è piena. Perciò, per evitare di essere sospettati di fare il malocchio è necessario, quando si guarda un bambino, dire “Dio lo benedica”. E quando si passa presso una fattoria dove le mucche sono radunate per la mungitura si dica: “La benedizione di Dio sia su di voi e su tutte le vostre opere”. Se viene omessa questa formula si potrebbero immaginare i peggiori risultati e la gente si riempirebbe di terrore ed allarme, a meno che non venisse impiegato immediatamente un contro-incantesimo.

 

Questa singolare influenza malefica di una sguardo è stata percepita da molte persone nella propria vita, un‟influenza che pare paralizzare l‟intelletto e la parola semplicemente per la presenza nella stanza di qualcuno che sia misticamente ostile alla nostra natura. Perché l‟anima è come una fine arpa che vibra alla più lieve forza o movimento esterno e la presenza e lo sguardo di certe persone possono emanare intorno a sé una gioia divina, mentre altre possono uccidere l‟anima con un sogghigno o un‟occhiata. Noi chiamiamo misteri queste influenze sottili, ma i popoli antichi credevano che fossero prodotte da spiriti, buoni o malvagi, che agivano sui nervi o sull‟intelletto.

 

Alcuni anni or sono viveva a Kerry una vecchia che si pensava portasse sfortuna ad incontrarsi al mattino, tanto che tutte le ragazze erano solite uscire dopo il tramonto per andare a prendere l‟acqua per il giorno seguente, in modo da evitare il suo sguardo malefico; perché ogni cosa che la vecchia guardava diveniva perdita e dolore.

 

Vi era anche un uomo che veniva temuto a causa dello strano e fatale potere del suo sguardo: in sua presenza erano accadute così tante sfortune ed incidenti che infine i vicini lo costrinsero a portare sul suo occhio malefico una benda nera, da non rimuovere se non su richiesta; infatti, i dotti gentiluomini, curiosi di queste cose, talvolta gli chiedevano una prova del suo potere ed egli scommetteva mentre beveva con i propri amici.

Un giorno quest‟uomo incontrò vicino alle rovine di un castello un ragazzo in lacrime e molto addolorato per il suo piccione, che era salito sulla cima delle rovina e non si riusciva a riportarlo giù.

“Cosa mi dai” chiese l‟uomo “se te lo riporto?”

 

“Non ho nulla da dare” disse il ragazzo “ma pregherò Dio per te. Solo riportami il mio piccione ed io sarò felice.”

 

L‟uomo si tolse allora la benda nera e guardò fissamente l‟uccello, finch‟esso cadde improvvisamente a terra e rimase senza sensi, come stordito; ma non gli era accaduto alcun male ed il ragazzo le prese ed andò gioioso per la sua strada.

 

Una donna della contea di Galway aveva un bel bambino, così bello che tutti i vicini facevano attenzione a dire “Dio lo benedica” quando lo vedevano, perché sapevano che le Fate avrebbero voluto rapirlo e portarlo sulle colline. Un giorno accadde che una vecchia, una straniera, entrò in casa. “Lasciatemi riposare,” disse “perché sono molto stanca.” E sedette, guardando il bambino, ma non disse mai “Dio lo benedica”. Quand‟ebbe riposato si alzò, guardò fisso nuovamente il bambino in silenzio e se ne andò. Per tutta la notte il bambino pianse senza dormire ed il giorno dopo si lamentò come se soffrisse. La madre andò quindi dal prete, ma lui non fece nulla per timore delle Fate. Proprio quando la povera madre era disperata, vide una strana donna avvicinarsi alla porta. “Chissà” disse al marito “se questa donna può aiutarci.” Così le chiese di entrare a riposare. E quando ella vide il bambino disse subito: “Dio lo benedica” e gli sputò per tre volte addosso, quindi sedette. “Ora, cosa mi darai” disse “se ti dico cosa affligge il bambino?” “Riempirò le tue mani di argento,” disse la madre “quanto ne vorrai, solo parla” e versò il denaro nelle mani della donna. “Ora dimmi la verità, per l‟amore ed in nome di Maria e dei buoni angeli.” “Bene,” disse la straniera “le Fate hanno tenuto il tuo bambino sulle colline in questi due giorni ed al suo posto hanno lasciato un sostituto. Ma sul tuo bambino sono state dette così tante benedizioni che le Fate non possono fargli del male. Solo una benedizione non è stata detta e solo una persona ha fatto il malocchio. Ora devi cercare questa donna, portarla in casa e tagliare segretamente un pezzo del suo mantello. Bruciate quindi i pezzo vicino al bambino fin quando il fumo che si innalzerà lo farà starnutire; quando questo accadrà l‟incantesimo sarà spezzato ed il tuo bambino ritornerà sano e salvo al posto del sostituto.” Quindi la straniera si alzò e se ne andò. Per tutto il pomeriggio la donna cercò la vecchia ed infine la scorse sulla strada.

 

“Entra,” le gridò “entra a riposare, buona donna, perché i dolci sono caldi sulla griglia e la cena è pronta.”

 

Così la donna entrò, ma non disse mai “Dio benedica la tua gentilezza” a uomo o mortale, limitandosi a guardare minacciosamente il bambino, che piangeva più che mai. La madre aveva detto alla figlia più grande di tagliare un pezzo del mantello della vecchia segretamente quando si fosse seduta per mangiare e la fanciulla così fece, portando poi il pezzo alla madre senza che nessuno se ne accorgesse. Ma, con loro sorpresa, appena fatto questo la vecchia si alzò e uscì senza dire una parola e non la videro più. Il padre portò quindi fuori il bambino e bruciò il pezzo di mantello davanti alla porta, tenendo il bambino sopra il fumo fin quando starnutì tre volte violentemente, dopo di che riportò il bambino alla madre, che lo mise a letto dove egli dormì pacificamente con un sorriso sulle labbra e non pianse più di dolore. Quando si risvegliò la madre seppe che aveva riavuto dalle Fate il suo caro bambino e null‟altro di male gli accadde più. 

 

L‟influenza del misterioso e maligno potere del malocchio è sempre stato temuto in Irlanda come in Egitto, in Grecia o in Italia a tutt‟oggi. Tutto ciò che è giovane e bello o perfetto nel suo genere e che attira naturalmente l‟attenzione e l‟ammirazione è particolarmente esposto a quella fatale influenza maligna che segue lo sguardo del malocchio. E‟ perciò costume tra i contadini di non lodare qualcosa senza aggiungere subito “Dio lo benedica”, perché se questa formula venisse omessa cadrebbero le peggiori conseguenze sull‟oggetto delle lodi. Questa credenza dev‟essere molto antica in Irlanda perché in un antico manoscritto si dice che Balor, il gigante ed eroi dei Femori, sia capace di pietrificare i suoi nemici con uno sguardo; e di come venne in possesso di questo potere si narra quanto segue: un giorno in cui i Druidi erano occupati con i loro incantesimi, bollendo un incantesimo magico, il giovane Balor passò nei pressi e curioso di vederli al lavoro, guardò all‟interno di una finestra aperta. In quel momento i Druidi alzarono il coperchio del calderone ed il vapore investì uno degli occhi di Balor, portando con esso il veleno dell‟incantesimo. Questo fece sì che il suo sopracciglio crescesse a tal punto da richiedere quattro uomini per alzarlo ogni qualvolta voleva esercitare il potere del suo sguardo velenoso sui propri nemici. Secondo la leggenda egli venne infine ucciso in un combattimento singolo durante la grande battaglia di Magh-Tura (la Piana delle Torri, ora chiamata Moytura), combattuta tra i Firbolg ed i Tuatha-de-Danann per il possesso dell‟Irlanda diversi secoli prima dell‟era cristiana; questo accadde perché, prima che il sopracciglio di Balor potesse essere sollevato per trafiggere il suo nemico e colpirlo a morte con il terribile potere del suo sguardo, il suo avversario lanciò un a pietra con tale violenza da colpire proprio il suo occhio maligno, spaccando il cranio, ed il possente mago cadde per non rialzarsi più.

 

Un interessante resoconto di questa battaglia, che conferma dell‟attualità di questa leggenda nel distretto, ci viene fornita da Sir William Wilde nella sua opera “Lough Corrib; its Shores and Islands.” In un antico manoscritto si narra che un giovane eroe venne ucciso mentre difendeva coraggiosamente il suo Re e l‟esercito dei Firbolg eresse un tumulo su di esso su cui ogni uomo portava una pietra ed il monumento è da allora conosciuto come il Carn-in-en-Fhir (il tumulo dell‟uomo). Avendo esaminato la località con una trascrizione di un manoscritto in mano, Sir William si fissò su quello tra i molti tumuli di pietra sparsi nella pianura che pareva rispondere meglio alla descrizione e lo fece aprire sotto la sua sovrintendenza. Per prima cosa fu scoperta una larga pietra piatta posta orizzontalmente; quindi un‟altra sotto ad essa che copriva una piccola camera quadrata formata di pietre, all‟interno della quale vi era una singola urna di argilla cotta, graziosa e delicata nelle forme e nella decorazione, contenente ossa umane incenerite, i resti senza dubbio del giovane Firbolg che era stato onorato per la sua lealtà con l‟erezione sul suo cadavere del Carn-in-en-Fhir nella storica piana di Mayo. Dopo Balor, l‟unica altra prova degli effetti fatali dell‟occhio malefico viene narrato a riguardo di San Silan, che nel suo sopracciglio aveva un pelo velenoso che uccideva chi lo guardava per primo al mattino. Per questo tutti coloro che erano stanchi della vita, sia a causa di una lunga malattia che di disperazione, cercavano di trovarsi sulla strada del santo, in modo che le loro sofferenze cessassero con una morte veloce e facile. Ma un altro santo, Molayse, sentendo dire che San Silan stava per visitare la sua chiesa decise che non avrebbe dovuto più morire nessuno a causa di quel pelo velenoso. Così si alzò presto al mattino, prima di tutti gli altri, ed andò da solo ad incontrare San Silan; quando lo vide giungere lungo la strada gli andò incontro coraggiosamente e gli strappò il pelo fatale dal sopracciglio. Nel far questo venne però colpito dal veleno ed immediatamente cadde a terra morto.

 

Il potere del malocchio era riconosciuto dalle leggi bretoni ed erano state promulgate misure severe contro coloro che usavano questa maligna influenza. “Se una persona ha l‟abitudine di danneggiare cose a causa di trascuratezza o volontariamente, sia che le abbia benedette o meno, per lui vi sarà un‟ammenda o la restituzione di beni della stessa natura.” Così diceva l‟antica legge.

 

 

Si tratta di un dono di natura e nasce con la persona, anche se potrebbe non essere funzionale a meno che le circostanze non sollecitino questo potere. Pare quindi che esso agisca come uno spirito di amara e maliziosa invidia che irradia un‟atmosfera velenosa che gela e rovina tutto ciò che raggiunge. Senza essere superstiziosi, tutti hanno sentito che esiste un tale potere e sono stati costretti a cedere alla sua influenza in maniera passiva, come se tutta la propria fiducia e la propria energia fossero improvvisamente paralizzate dalla sua influenza. Le persone sospette sono molto temute dai contadini, che le riconoscono da determinati segni. Vengono particolarmente temuti gli uomini e le donne con sopracciglia scure ed allungate ed i bambini graziosi vengono tenuti alla larga dalle loro strade per timore che essi li guardino. Anche i capelli rossi si suppone abbiano influenza maligna e ne è persino nato un proverbio: “Non permettete all‟occhio di una donna con i capelli rossi di rimanere su di voi.” Molte persone sono pressoché inconsapevoli che il loro sguardo possiede questo potere maligno fin quando non accade una disgrazia, e da allora cercano di non guardare nessuno in pieno volto e di evitare gli occhi altrui quando parlano per timore che la sfortuna possa cadere su quella persona. (a) L‟invocazione di salvezza “Dio lo benedica” viene usata universalmente quando si loda qualcosa per prevenire pericoli e se un bambino dovesse ammalarsi qualcuno verrebbe immediatamente sospettato di avere omesso la frase usuale per malizia e cattiveria. Nulla viene maggiormente temuto dai contadini dello sguardo pieno, fisso e diretto di qualcuno sospettato di malocchio e, se esso dovesse cadere su di loro o su qualcuno della loro casa, una terribile paura li invaderebbe, paura che spesso finisce in malattia o talvolta anche in morte.

 

Alcuni anni or sono una donna che viveva in Kerry dichiarò di essere “stregata” dal malocchio. Non traeva alcun piacere o conforto dalla vita e si stava consumando per la paura, causata dalla seguente strana circostanza: ogni volta che le capitava di uscire di casa da sola e nessuno era a portata di voce incontrava una donna sconosciuta che, fissando i suoi occhi in silenzio con espressione terribile, la gettava a terra e procedeva a picchiarla ed a pizzicarla fin quando non perdeva quasi i sensi, dopo di che spariva. Avendo sperimentato per diverse volte questo trattamento, la povera donna si astenne infine dall‟uscire di casa a meno che non fosse protetta da un servo o un compagno ed osservò questa precauzione per diversi anni, durante i quali non venne mai molestata. Alla fine cominciò a credere che l‟incantesimo fosse rotto e che la sua strana nemica se ne fosse andata per sempre. Di conseguenze divenne meno cauta nei confronti delle solite precauzioni ed un giorno andò da sola ad un corso d‟acqua vicino alla casa per lavare alcuni panni. China sul suo lavoro non pensava ad alcun pericolo e cominciò a cantar come era solita fare nei giorni spensierati prima che l‟incantesimo fosse su di lei; improvvisamente, un‟ombra oscura cadde sull‟acqua e, guardando, la donna vide con errore la strana donna sull‟altro lato del fiumiciattolo che con i suoi terribili occhi la stava fissando, dura e ferma come se fosse di pietra. Balzando in piedi con un urlo di terrore, si gettò sui suoi panni e corse verso la casa, ma in breve udì dei passi dietro di lei ed in un attimo venne raggiunta, gettata a terra e la sua tormentatrice cominciò a picchiarla anche peggio di prima, fin quando perse conoscenza; ed in questo stato venne ritrovata dal marito, giacente sul volto e senza sensi. Venne portata subito in casa e su di lei vennero profuse tutte le cure che l‟affetto e le capacità contadine potevano darle, ma invano. Tuttavia ella riguadagnò conoscenza bastante per raccontare loro del terribile incontro che aveva fatto, ma morì prima della fine della notte. Si credeva che il potere della fascinazione tramite lo sguardo, che non è necessariamente un potere negativo come nel caso del malocchio, venisse posseduto in sommo grado dalla gente saggia e dotta, in particolare dai poeti, che potevano farsi amare e seguire da qualunque ragazza volessero semplicemente grazie all‟influenza dello sguardo. Intorno all‟anno 1790 vi era nella contea di Limerick un giovane che possedeva questo potere ad un grado singolare ed insolito. Era un intelligente e brillante rimatore di lingua irlandese e, probabilmente, aveva gli occhi profondi che caratterizzano la natura calda ed appassionata dei poeti – occhi che anche senza magia avrebbero esercitato una potente influenza magnetica sulle menti femminili.

 

Un giorno, mentre viaggiava lontano da casa, giunse ad una luminosa e bella fattoria e, sentendosi stanco, si fermò e chiese un sorso di latte e un posto per riposare. La figlia del fattore, una giovane e graziosa ragazza, non amando accogliere uno straniero in quanto tutte le donne stavano facendo il burro ed ella era sola in casa, rifiutò di farlo entrare. Il giovane poeta fissò seriamente il suo volto per qualche tempo in silenzio quindi, voltandosi lentamente, se ne andò verso un boschetto di alberi proprio di fronte alla casa. Lì rimase per alcuni momenti a riposare contro un albero e, guardando la casa con uno sguardo come di vendetta o di ammirazione, andò per la sua strada senza voltarsi. La ragazza, che lo stava guardando dalla finestra, nell‟istante in cui egli si mosse oltrepassò la porta come in un sogno e lo seguì lentamente, passo dopo passo, lungo la strada. Le donne si allarmarono e chiamarono suo padre, che corse fuori e le gridò di fermarsi, ma lei non si voltò né parve ascoltarlo. Il giovane, tuttavia, si guardò intorno e, vedendo che l‟intera famiglia lo seguiva, allungò il passo, guardando prima fissamente la ragazza per un istante. Immediatamente ella corse verso di lui ed erano entrambi quasi fuori dalla visuale quando una delle donne vide un pezzo di carta legato ad un ramo dell‟albero dove il poeta aveva riposato. Lo prese per curiosità e, nel momento il cui il nodo venne sciolto, la figlia del fattore si fermò improvvisamente, rimase ferma e quando il padre la raggiunse gli permise di riportarla a casa senza fare resistenza. Quando venne interrogata, disse che si sentiva attirata da una forza invisibile a seguire il giovane straniero dovunque andasse e che lo avrebbe seguito in tutto il mondo, perché la sua vita sembrava legata a quella di lui; ella non voleva resistere e non era consapevole di altro che della sua presenza. Improvvisamente, tuttavia, l‟incantesimo si era spezzato e dopo ella aveva udito la voce di suo padre ed aveva capito in quale strana maniera si era comportata. Allo stesso tempo il potere del giovane su di lei era svanito e l‟impulso di seguirlo non era più nel suo cuore. Quando venne aperto, si scoprì che il foglio conteneva cinque parole misteriose scritte con il sangue, in questo ordine:

 

SATOR

AREPO

TENET

OPERA

ROTAS

 

Queste lettere erano messe in modo tale che in qualunque modo venissero lette, da destra a sinistra, da sinistra a destra, da su a giù o da giù a su producevano le stesse parole; e, quando vengono scritte con il sangue con una penna d‟aquila, formano un incantesimo cui si dice nessuna donna possa resistere. Ma il lettore incredulo può facilmente testare la verità di questa affermazione lui stesso. (a) Vi è tuttora in Europa la strana idea che uno dei più famosi potenti ora esistenti possieda questo dono fatale e potere del malocchio. Queste storie popolari sono provocatoriamente incomplete e non si può fare altro che rammaricarsi del fatto che la storia del poeta e della figlia del fattore non ha un finale felice, ma le storie irlandesi sono in generale piuttosto incoerenti, più come frammenti di ricordi di antiche storie che una composizione drammatica ben organizzata con le luci ben posizionate ed una catastrofe che colpisce. L‟inizio è solitamente attraente, con l‟eccitante formula “c‟era una volta” da cui ci si aspetta molto; e certamente vi è una vecchia strana e simile ad una strega capace delle azioni più demoniache ed un uomo misterioso che promette di essere lo spirito malvagio irredento della storia; ma alla fine entrambi diventano innocui come bambini e le loro azioni malvagie raramente vanno oltre al furto del burro dai loro vicini al rapimento di una bella fanciulla, peccati che anche i comuni mortali sarebbero in grado di fare anche senza l‟aiuto degli “Dei della Terra” e del loro famoso capo Finvarra, il Re delle Fate. La storia che segue, tuttavia, che parla di un caso di rapimento da parte del potere fatato, è ben costruita. L‟eroe della storia è simpatico ed interessante e finisce bene, cosa che è considerata un grande merito dagli Irlandesi, che non amano una storia cui non possano aggiungere nel finale il caloroso ed esplicito “grazie a Dio”.

 

 

Nella dimensione magica sarda rientrano i malefici, atti ad arrecare danno ad animali o persone, influenzando, in certi casi, anche la sfera affettiva o economica di queste ultime.

Oltre alle fatture, chiamate in sardo “Mazzinas”, troviamo il malocchio, che in Sardegna assume diverse denominazioni secondo la località, come ocru malu nel nuorese, ogru malu nel logudorese e ogu malu nel Campidano. Esistono poi tutta una serie di espressioni dialettali utilizzate per designare l’avvenuto maleficio: l’occhio che aggredisce è un occhio cattivo (ogu malu) oppure un occhio che si posa (si ponidi) recando danno, oppure che prende d’occhio (pigai de ogu).

 

L’effetto deleterio viene causato dallo sguardo, mezzo attraverso il quale si esternano le forze interiori.

Di norma il malocchio può essere lanciato da chiunque (ghettai ogu), donna o uomo, ma in passato si ritenevano particolarmente temibili i preti, gli storpi, i guerci e gli orbi da un occhio.

Un’altra categoria è costituita da is Oghiadoris. Si tratta di persone di cui si conosce per certo il loro potere di colpire con il malocchio con più frequenza ed efficacia di qualsiasi altra persona normale, e tale potere si trasmette di genitore in figlio per generazioni.

Nonostante venga riconosciuto dal gruppo il loro influsso negativo, non subiscono emarginazione in quanto il fenomeno del “pigai de ogu” è ritenuto un fatto dei loro occhi, di cui essi in genere non sono responsabili.

Si tratta dunque di un fatto di sangue, congenito, non scelto dall’individuo, per tanto egli è, in linea di massima, assolto dagli effetti negativi di quel potere.


Il motore che attiva il malocchio è il desiderio, l’ammirazione o l’invidia per le altrui cose.

Sentire il desiderio di qualcosa che si vede e che appartiene ad altri comporta automaticamente il rischio che questo qualcosa venga colpito nelle sue peculiarità o venga meno del tutto.

E questo rischio sussiste sia quando il desiderio viene esternato, sia quando esso rimane un fatto intimo dell’individuo, o addirittura un fatto di cui il responsabile non ha piena consapevolezza.

Uguale rischio comportano anche le più comuni espressioni di ammirazione verso persone, animali o cose, soprattutto quando questa ammirazione è determinata da una particolare bellezza dell’entità in questione: un bel bambino o un bel cavallo possono anche morire, una bella pianta può seccarsi, se qualcuno esprime, o anche solo sente ammirazione nei loro confronti e non si adoperano le terapie del caso.

PREVENZIONE

Il sistema di difesa preventivo era costituito da svariati oggetti, come gli amuleti, e da gesti destinati ad annullare il possibile influsso negativo.

Tra i più diffusi ricordiamo Sa sabegia (conosciuta come cocco in Barbagia, Pinnadellu in Gallura e Logudoro, Pinnadeddu nell’Oristanese), una pietra nera tonda ( in giavazzo, onice, ossidiana),  incastonata in argento. Per funzionare da anti-malocchio l’amuleto doveva essere abbrebau, cioè su di esso dovevano essere stati recitati is brebus le “parole”, formule magico-religiose.

In alcune zone della Sardegna la pietra nera veniva sostituita dal corallo, cambiando il nome in corradeddu ‘e s’ogu leau (corallino del malocchio).

Sa sabegia intendeva simboleggiare il globo oculare, nella fattispecie l’occhio buono che si  contrapponeva a quello cattivo, attirandone lo sguardo. La sua funzione consisteva nell’assorbire gli influssi malefici arrivando a spaccarsi, assovendo così il suo compito e salvando il portatore da morte certa.

Per proteggere i neonati veniva appeso alle culle, mentre ai bambini più grandicelli la si faceva generalmente portare al polso, legata con un fiocchetto verde. Veniva loro tradizionalmente regalata dalla nonna o dalla madrina di battesimo, mentre le donne la portavano appesa al collo o al corsetto.

Sempre simboleggiante l’occhio troviamo “s’ogu de Santa Luxia”, l’opercolo di un mollusco (astrea rugosa) cui si attribuiva il potere, oltre che di preservare dalla iettatura, di “medicina preventiva” per gli occhi.

Un altro amuleto era su scrappollariu (scapolare), di varia forma, trattati con is brebus da “is praticas”. Queste non dovevano prendere dei soldi per il rituale di benedizione e lo consegnavano al richiedente dicendo “ti srebada  po saludi” (ti serva per salute), a cui il destinatario rispondeva “Deus ti du paghidi” (Dio ti ripaghi).

Oltre a sa sabeggia, poteva essere utilizzato un pendaglio conosciuto come “corru abbrebau“, un pezzo di corno di cervo trattato con particolari brebus.

 

I piccoli, essendo i più esposti al malocchio, potevano essere protetti facendogli indossare qualche indumento al rovescio, nascondendogli qualche foglia di prezzemolo nelle fasce o legandogli al polso un nastrino verde. Se qualcuno pronunciava espressioni di ammirazione nei confronti del bambino, si rimediava agli effetti di un possibile malocchio faccendoglielo toccare immediatamente.

Talvolta proprio chi faceva il complimento, conscio del fatto che involontariamente poteva “ghettai s’ogu”, toccava la persona dicendo “po non ti  ghettai ogu” (per non colpirti di malocchio) oppure “chi Deus du conservidi” (che dio lo conservi).

Tra gli scongiuri rivolti al possibile portatore di malocchio ricordiamo anche l’uso di sputare per allontanare il male, attestato in Sardegna da un manoscritto anonimo del settecento, toccare un oggetto di ferro, di corno o le parti genitali, bestemmiare al suo passaggio, tirar fuori velocemente la punta della lingua per tre volte, oppure fare le fiche al suo indirizzo “a fura” (di nascosto), ecc. Il fare sas ficas è usanza diffusa sia fra gli uomini che fra le donne, tale uso era certamente noto anche a Cagliari.

Altri metodi utili a tener lontane le influenze nefaste del malocchio richiedevano di portare in tasca o negli indumenti intimi, a diretto contatto con la pelle, un ramoscello di lentischio o d’ulivo. Per proteggere gli animali si appendeva una foglia di fico d’India sul recinto o all’ingresso della stalla, così pure per proteggere le coltivazioni.

RIMEDI

Le cure per il malocchio rientrano nella medicina popolare sarda, anche se fanno parte delle casistiche che sconfinano nel magico. Tali cure eliminano le influenze nefaste riportando il soggetto nello stato psicofisico precedente a “sa pighada de ogu”.

Per quanto riguarda la preparazione della medicina, esistono diverse procedure che variano non solo da paese a paese ma anche da un operatore all’altro all’interno dello stesso paese.

Sostanzialmente nel rituale si riscontra la presenza, diversamente combinata, dei seguenti elementi: i “brebus”, preghiere quali il Padre Nostro, l’Ave Maria, la recitazione del Credo, spesso assieme all’uso di grano, acqua, sale, olio, orzo, riso, pietre, corno di muflone, di cervo o di bue, l’occhio di Santa Lucia, il carbone, carta, anelli.

In passato, ma probabilmente anche ora, vi era una componente di segretezza necessaria in quanto tali pratiche venivano condannate dalla curia, anche se questo non vietava alla popolazione di farvi ricorso all’occorrenza.

Le vittime maggiormente colpite erano (sono) i bambini ed i sintomi più comuni vengono descritti come svenimenti, un forte mal di testa o febbre alta, vomiti e capogiri, anche se diverse testimonianze raccontano di come s’ogu pigau possa condurre alla morte.

Secondo Max Leopold Wagner, studioso di lingua e tradizioni di Sardegna, l’influenza nefasta del malocchio può essere rilevata scorgendo nell’occhio della persona o dell’animale colpito, un punto luccicante, riflesso dell’occhio iettatore.

Nel caso in cui il malocchio abbia già fatto effetto, le cure possono essere molteplici. La più diffusa è conosciuta con diversi nomi: s’aqua de s’ogu, aqua licornia, aqua medallia o semplicemente mexina de s’ogu (medicina dell’occhio), l’unica definizione che si riscontri presente in tutta la Sardegna.

Tra le tante varianti, si pone dell’acqua in un bicchiere entro il quale vengono gettati 5 chicchi di grano, e dopo aver chiesto il nome della persona colpita, la guaritrice recita il Credo o is brebus che normalmente utilizza.

Se la persona è stata effettivamente presa d’occhio, il chicco di grano “si ndi pèsara“, si solleva verticalmente, si formano delle bollicine sulla sua superficie e si mette a girare.

Se il malocchio è molto forte le bollicine “zaccanta“, scoppiano.

Terminate le pratiche, la guaritrice chiede “de da torrai sa sceda sia in beni sia in mabi” , ossia di essere informata sullo stato della persona malata sia che sia guarita sia che non lo sia.

In quest’ultimo caso, dovuto al fatto che il malocchio è troppo forte o di vecchia data, è necessario ripetere il rito.

Dal paese di San Sperate ci viene segnalato l’utilizzo di nove chicchi di grano (della migliore qualità e compatto) e nove cristalli di sale grosso, preventivamente divisi a gruppi di tre.
La “fase preparatoria” è accompagnata da un preciso rituale: il segno della croce ripetuto nel formare ognuno dei tre mucchietti di grano e sale (sei volte in totale), la recita del Credo e di seguito la litania:
“Susanna ha fattu Anna, Anna ha fattu Maria, Maria ha fattu Gesusu, sogu pigau non ci siada prusu” (nota anche nella variante: “Susanna è mamma de Sant’Anna, Sant’Anna è mamma de Maria,s’ogu pigau non ci siada prusu”).

Terminata la formula di benedizione, vengono gettati dapprima i tre gruppi di chicchi di grano (con i quali si sarà provveduto a comporre il segno della croce) e successivamente quelli di sale, sempre accompagnati dal simbolo trinitario.


Anche in questo caso, per verificare la presenza nefasta del malocchio, occorre osservare le eventuali bollicine formatesi sopra i chicchi di grano, con una variante rispetto alla posizione delle bolliccine : la posizione (parte superiore o centrale) indicherà la patologia del “malato”, mal di testa o di mal di pancia, mentre il numero dei grani interessati alla formazione delle bolle rivelerà invece la cifra dei responsabili de sa pigadura de ogu. Qualora però al termine del rito le bollicine non fossero scomparse, si renderà necessario la ripetizione della pratica, fino ad un massimo di tre volte, superate le quali si dovrà attendere il giorno successivo oppure rivolgersi ad altre due persone che ne completino la funzione salutare con l’adempimento del rituale.

Tra le prescrizioni più importanti perché la cura sia valida c’è quella de no sattai su giobia (non saltare il giovedì), la disattesa di questa condizione potrebbe avere infatti conseguenze nefaste, addirittura la morte per infarto (crepai su coru) soprattutto se si tratta di animali.

Altre operatrici che utilizzano il grano dalle bolle d’aria prodotte nell’acqua, o dalla posizione dei chicchi di grano, l’operatore riesce a capire se “s’oghiadori” è una donna o un uomo.

Se il grano resta orizzontale si ritiene sia stato fatto da una donna, mentre se il grano resta con la punta in alto si ritiene sia stato fatto da un uomo. In quest’ultimo caso, in alcune zone si ritiene che la medicina debba essere fatta da un’uomo.

L’acqua trattata in tale modo viene poi utilizzata per bagnare le giunture del corpo del malato con il segno della croce, oppure gliene si fa bere qualche sorso. L’eventuale acqua rimanente viene gettata in un vaso.

Uno dei rituali fa uso di un piatto colmo d’acqua e dell’olio.
Il procedimento, con qualche variante da zona a zona, è il seguente: si prende il piatto colmo d’acqua sul quale si fa una croce con la mano destra, mentre si recitano is brebus (li parauli in gallurese), si lasciano cadere tre grani di sale e tre gocce d’olio d’oliva, dopo aver fatto su questi un segno di croce sempre con la mano destra.

Se le tre gocce d’olio rimangono separate e piccole, cioè senza spandersi o unirsi, non c’è malocchio; se al contrario si spandono o si uniscono, allora c’è l’influsso negativo. In questo caso occorre recitare le formule opportune per debellarlo.

 

Se entro le prime tre volte in cui si applica tale rimedio le gocce d’olio non rimangono separate e ridotte, si può cambiare operatore oppure aspettare il giorno dopo fintanto che il malocchio non viene debellato.

Se il problema persiste si possono prendere dal focolare tre carboni ardenti e, dopo aver fatto su di questi il segno della croce sempre con la mano destra, gli si assegna il nome di tre persone sospettate di essere i fautori del maleficio.
Si buttano questi tre carboni nella ciotola contenente l’acqua, recitando per tre volte uno scongiuro particolare e nel caso in cui il rituale va a buon fine, il carbone a cui è stato dato il nome della persona colpevole va a fondo e le gocce d’olio assumono la forma corretta.

Altre testimonianze riportano alcune differenze sull’uso dei carboni: si dispongono tre carboni ardenti dentro un bicchiere d’acqua fredda e si recita l’Ave Maria, se almeno uno di essi va a fondo significa che si è colpiti dal malocchio in forma leggera, se vanno a fondo tutti e tre si è colpiti in forma molto grave.
Una volta che l’operatore ritiene debellato il malocchio, può far bere alla persona colpita qualche sorso d’acqua (s’aqua medalla) dalla ciotola nella quale sono stati fatti cadere i carboni quindi si deve necessariamente buttare la rimanente acqua in un vaso o comunque in un punto che non può essere calpestato da persone o animali.

In alcune zone si ritiene che il rito vada ripetuto da un minimo di tre ad un massimo di nove volte. Per la risoluzione dei casi più gravi in genere è previsto l’intervento di tre diversi operatori.

E’ bene precisare che in origine l’acqua da utilizzare doveva essere benedetta, e generalmente veniva presa in chiesa, motivo per il quale alcuni parroci evitavano di benedire l’acqua presente nell’acquasantiera. Ci si è adattati utilizzando la normale acqua con il medesimo risultato.

Altri elementi usati, a seconda dell’operatore e della zona, sono: grano, olio, sale, un medaglione, le licornias (amuleti). Questi consistono in due pezzi di corno, la punta e una sezione centrale, tenuti separatamente ciascuno con uno spago in modo da poterli immergere nell’acqua durante l’esecuzione del rito.

Nicolino Cucciari, nel suo “Magia e superstizione tra i pastori della Bassa Gallura” descrive il seguente rituale: “Prima fare il segno di croce, poi, prendere una scodella o un piatto colmo di acqua, fare su questa una croce con la mano destra e poi posarla su una qualsiasi parte del corpo di chi è stato colpito dal malocchio; infine, mentre si dà inizio alla recita di li parauli, lasciar cadere nell’acqua, tre grani di sale e tre gocce d’olio d’oliva dopo aver fatto sul sale e sull’olio, sempre con la mano destra, un segno di croce.
Se le tre gocce restano separate e ridotte, cioè senza spandersi o unirsi, il male non è causato dal malocchio; al contrario se si spandono anche restando separate (sfattu) oppure si uniscono, il malocchio c’è ed allora si recita:

 

Ghjiésù Cristu Nazarè,
cantu beddhu mi parè,
cantu beddhu mi paristi,
candu a lu mundu inisti,
cu una candéla lucendi,
e un agnulu in paradisu.
Santu Silvestru médicu lestru;

Santu Damianu medicu sanu;
Santu Pantalléu
è ca middhurési a Déu;
cussì middhória
ca pongu li mani éu.

 

Scrive ancora il Cucciari: Se qualcuno recita li parauli ad un paziente per alcuni giorni di seguito, nell’intervallo di tempo tra la prima e l’ultima recita, non deve, nella maniera più assoluta, recitarle ad altro paziente.

Se non si attiene al divieto, perderanno ogni efficacia per tutti.

Se dopo la prima, seconda o terza recita, le gocce non restano separate e ridotte, ma allargate, è necessario rivolgersi ad altra persona, cambià mani, oppure se si ha fiducia nella stessa persona, questa farà la recita il giorno dopo e fintanto che l’ ociu no torra; se questo non avviene si possono prendere dal focolare tre carboni ardenti, e, dopo aver fatto sugli stessi con la mano destra una croce, si da il nome di una persona che si presume sia quella che ha colpito con il malocchio, si buttano nella scodella che contiene l’acqua e si recita per tre volte:

 

Santu Damianu médicu sanu;
Santu Silvestru  médicu lestru;
Santu Pantalléu
ha midicatu a Déu;
Cussì middhória
ca pongu li mani éu.

 

Mentre gli altri due carboni, durante la recita, resteranno a galla, quello al quale è stato dato il nome che ha lanciato il maleficio, andrà a fondo.

Se durante la prima, seconda o terza recita, o durante la recita con i carboni accesi, le gocce riprenderanno la forma solita, si dice l’óciu è turratu.

Se non si riesce a vincere il malocchio cu li parauli si ricorre allora a “li 12 parauli” dette anche “li parauli di Santu Maltinu” e l’olio senz’altro si normalizzerà.

Per recitare li parauli contro il malocchio non è necessaria la presenza dell’interessato, è sufficiente che chi fa la cerimonia dell’imposizione delle mani, abbia una ciocca di capelli, o di un indumento personale del colpito.

I capelli, dopo aver fatto l’óciu, si restituiscono all’ammalato che deve tenerli addosso per almeno tre ore, poi deve bruciarli, mentre l’indumento personale deve essere indossato per almeno una notte.

L’olio non si normalizzerà e il malocchio non scomparrirà se chi recita li parauli, inavvertitamente, dovesse sbagliare o passare al recchieme tenna (requiem aeternam).

Ciò significa che il paziente è di moltu, morirà subito a causa del malocchio perchè l’óciu è stato fatto con ritardo. Infine non si deve mai buttare l’acqua col sale e l’olio in un punto dove può essere calpestata, ma si deve buttare in mezzo ad un cespuglio o in una pelchjia (un anfratto), un luogo, insomma, che non sia trafficato da persone o animali.

A volte alla persona colpita si fa bere, a piccoli sorsi, l’acqua con la quale è stato fatto l’óciu e nella quale sono stati lasciati cadere i carboni. Subito l’olio si normalizza: questo sistema si chiama fa turrà l’óciu cu lu fócu.

Il Cucciari scrive che è necessario, prima della cerimonia, fare un segno di croce con la mano destra sia sull’acqua contenuta nella scodella o nel piatto, sia sul sale, sull’olio, sui carboni ardenti, o su qualsiasi altro elemento usato anche in altri tipi di parauli per annullare il malocchio. Segnarsi, poi attingere l’olio col dito da un cucchiaino. Il rituale è come il precedente:

 

Santu Gosimu
e Santu Dumianu
unu medicu
e l’altu solgianu;
Santu Silvestru etc.

oppure:

Santu Petru e Ghjesù Cristu
si fesini cumpagnia.
Santu Petru li dicia:
Magistru palchì no piddhi
lu mali di chistu
pal mezu di la ‘iglini Maria?
Si li mani no  li pongu bè éu,
ti li ponghia bè Déu.
Dómine Patri.

 

Alcuni rituali, come riportato da Luigi Cecchini e Franco Fresi, richiedono l’imposizione delle mani da parte dell’officiante il rito. Si inizia facendo il segno della croce e prendendo un piatto con dell’acqua che viene posto sulla testa del paziente, oppure sopra una ciocca tagliata dai suoi capelli. Per tre volte si getta nell’acqua un grano di sale ripetendo:

 

Eu ti pongu li mani in onóri e gloria di Déu,
in suffragghjiu di
l’ animi di lu Pulgatóriu;
pà fà bè è chi ti pongu
li mani éu.
Cristu Beddhu è andatu
cu’ un bóiu smisuratu
suttu rigóri malignu,
Paradignu d’occhji
di la Santa Trinitai. Ammè.

 

Fatto questo si intinge più volte un dito in un vasetto di olio d’oliva, lasciando cadere delle gocce nell’acqua del piatto dicendo:

Ghjiesu Cristu Nazzarè etc.

A questo punto si attende un pò e si recitano per le anime del purgatorio tre Ave Maria, sei Requiem Aeternam e si fa per sei volte un segno di croce toccando quattro punti esterni del piatto, a croce. Infine l’officiante osserva l’olio: se si è riunito in una sola chiazza l’influsso maligno è stato vinto e il rito è finito.

Se invece l’olio è rimasto sparso in tante goccioline il malocchio perdura ed il rito deve continuare. Si prende un pezzo di carta che viene attorcigliato e acceso, avvicinandolo subito dopo all’acqua del piatto in cui viene immerso. Il rito viene ripetuto fino alla buona riuscita dello scongiuro. In caso contrario la donna esclama “E’ troppu presu”.

Il rito deve essere ripetuto in un altro giorno oppure se la donna esperta dichiara la sua impotenza dicendo Chici nò c’ ha fattu meu (non è cosa per me), si ricorre ad un’altra persona.

Spesso abbiamo sentito dire che sa mexina de s’ogu ha effetto anche a distanza, in assenza quindi della persona colpita.

In questo caso pare sia necessario portare alla guaritrice, se questa non conosce personalmente la persona da trattare, qualcosa che appartenga al malato. In casi simili pare che is brebus da utilizzare debbano essere recitati rivolgendosi nella direzione in cui vive la persona da curare.

Il malocchio può essere esercitato su tutto ciò che è vivo, quindi non solo esseri umani ma anche sugli animali, sulle piante, sulla frutta, sugli ortaggi; in questi casi spesso ciò che è colpito “si scorara”, ossia perde qualunque forza e muore. Alcuni ritengono addirittura che il malocchio possa colpire il cibo nel senso che la sua preparazione può andare a male: torte o pane che non lievitano, crema che impazzisce, conserve che ammuffiscono.

Anche per gli animali si ricorreva ai rimedi tradizionali, con l’utilizzo delle erbe e dei “brebus“. Una delle cure consisteva nell’utilizzare l’acqua benedetta, spruzzandola sull’animale o facendogliene bere alcuni sorsi.

IS BREBUS

Come abbiamo avuto modo di specificare, ogni operatore aveva il suo metodo e i suoi Brebus. Abbiamo trovato i seguenti:

1 – S.Luxia de Milis
Santa Luxia de Arrabi
Santa Luxia de Aristanis
Circanta Sant’Antiogu
Po sanai custa ferid’i ogu.
S.Luxia de Arrabi,
Santa Luxia de Aristanis
S.Luxia de Casteddu,
Santi Mracu e Sant’Antiogu,
Custu mabi bogaindeddu,
cun sa mexina de s’ogu.
Santu Nigola,Santi Sisineri,
Deus t’appada a torrai,
Forza e poderi.

2 – Da Villamar

Santa Trisanna fiat sa mamma de Santa Susanna,
Santa Susanna fiat sa mamma de Sant’Anna,
Sant’Anna fiat sa mamma de Maria
CUST’OGU PIGAU SPARIU SIAT.
Santa Trisanna fiat sa mamma de Santa Susanna,
Santa Susanna fiat sa mamma de Sant’Anna,
Sant’Anna fiat sa mamma de Maria,
Maria fiat sa mamma de Gesus
CUST’OGUPIGAU NON SI BIAT PRUS.
Santa Trisanna fiat sa mamma de Santa Susanna,
Santa Susanna fiat sa mamma de Sant’Anna,
Sant’Anna fiat sa mamma de Maria,
Maria fiat sa mamma de Gesus,
dd’at fattu po sa potenzia de su Babbu e po opera de su Spiritu Santu,
CUST’OGU PIGAU SI ND’ANDIT INCANTUS PO IS SATTUS E PE IN MONTIS E NISCIUNA ANIMA BATTIADA DDU INCONTRIT E DE DOGNA ANIMA BATTIADA SIAT SPARIU
Gesù Cristu è mortu e resuscitau su sanguini ti torrit chi ti ndi dd’at pigau
Gesù Cristu è mortu in sa lettiera,
su sanguini ti torrit a sa vena.
Gesù Cristu è mortu in sa gruxi,
su sanguini ti torrit a luxi.
Cristus vincit, Cristus regnat de dogna mali ti difendat.

3 – Santa lughia,
de oju majia,
santu damianu torramilu sanu,
custa no est sa manu mia: est sa manu e maria,
no est sa manu mia pius :est sa manu ‘e gesus.
santa lughia ( 3 volte)
liberanos de oju e de majia

4 – Da San Sperate
Deusu e Santu Antiogu
e deusu ti torri s’ogu
e Santu Patriaccu ti torridi sacra,
e Sant’Anni Battista
e Santu Liberau sogu ti sia torrau..

5 – Da Serramanna
Gesu Cristu Santu adi nau una cosa,
chi ti pongiu una manu in fronti,
manu in fronti e in conca,
po chi no timmasta custa notti,
ca andausu de Santu Juanni,
e du narada Deusu, ca su mellusu seu deu,
su mellusu battiau,
a s’ogu sa luxi torridi
Custa mexina de s’ogu d’happu fatta po (e si narada su nomini)

COME SI TRASMETTE E CHI PUO’ PRATICARE LA MEDICINA DELL’OCCHIO

Su questo aspetto della pratica sciamanica sarda ci sono diverse correnti di pensiero. Riportiamo quelle da noi raccolte:

  • Solo chi ha entrambi i genitori in vita può curare il malocchio.

  • Si ha l’obbligo di non insegnare la medicina ad una persona più anziana.

  • Si deve obbligatoriamente mantenere segreti “is brebus”, le formule che accompagnano il rito.

  • Solo le donne possono praticare la medicina;

  • Si può apprendere sia da un familiare che da estranei;

  • Deve essere trasmessa la notte di Natale;

  • Una volta che il rituale viene passato, chi lo trasmette non può più ripeterlo;

  • Deve essere fatta prima che il sole tramonti;

  • Si può insegnare solo a tre persone;

 

PUBBLICATO DA: Marta LoRusso

Per approfondire si consiglia:

BIBLIOGRAFIA

“Magia e superstizione tra i pastori della Bassa Gallura” – Nicolino Cucciari –  Ed. Chiarella, 1985 – 279 pagine

BIBL“Magia e superstizione tra i pastori della Bassa Gallura” – Nicolino Cucciari –  Ed. Chiarella, 1985 – 279 pagine

 

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