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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

17 May

Piazza Fontana A/Z

Pubblicato da Antonello Sacchetti  - Tags:  #BLOG

 

Nomi, fatti e numeri della strage che il 12 dicembre 1969 ha inaugurato la stagione più tragica della storia dell’Italia repubblicana



ATTENTATI
Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.37: un ordigno, composto da sette chili di tritolo, esplode nel salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana. Il bilancio è di 17 morti e 88 feriti.

Roma, ore 16.45: una bomba esplode in un corridoio sotterraneo della sede centrale della Banca Nazionale del Lavoro, tra via Veneto e via San Basilio: 13 impiegati dell’istituto rimangono feriti, uno in maniera grave.
Roma, ore 17.16: scoppia un ordigno sulla seconda terrazza dell’Altare della Patria, sul lato che si affaccia sui Fori Imperiali: nessuna vittima.
Roma, ore 17.24: un’altra esplosione, sempre sulla seconda terrazza dell’Altare della Patria, ma questa volta dalla parte della scalinata dell’Ara Coeli: nessuna vittima.
Milano, ora imprecisata: un impiegato della Banca Commerciale Italiana di piazza della Scala trova una borsa nera e la consegna alla direzione. La borsa contiene un’altra bomba che non esplode per un difetto di funzionamento del timer del congegno d’innesco. Alle 21.30 l’ordigno viene fatto esplodere dagli artificieri della polizia. Distruggendo quella bomba vengono cancellati eventuali indizi fondamentali.
La strage di Piazza Fontana è uno spartiacque tragico della storia dell’Italia repubblicana. Il Paese è reduce dall’autunno caldo della contestazione studentesca e delle lotte operaie. In Grecia, nel 1967, un colpo di stato ha instaurato la dittatura militare “dei colonnelli”. Anche in Italia molti prevedono una svolta autoritaria per impedire che il Paese si sposti troppo “a sinistra”. Di fatto, gli attentati di Roma e Milano aprono una stagione di violenza che si chiuderà soltanto quindici anni dopo.

 

BOMBE ANARCHICHE?
La polizia e l’Ufficio affari riservati indirizzano subito le indagini contro gli anarchici: 84 i fermati. Il 16 dicembre 1969 viene arrestato Pietro Valpreda, appartenente al gruppo 22 Marzo, con l’accusa di essere l’esecutore materiale della strage. La conferma di tali accuse è data da un tassista, Cornelio Rolandi, che sostiene di aver portato Valpreda il 12 dicembre sul luogo della strage. Dopo tre anni di carcere, Valpreda viene assolto già in primo grado per insufficienza di prove.

 

CALABRESI, LUIGI
Il giorno stesso della strage, la questura milanese diretta da Marcello Guida ferma il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli. Interrogato dal commissario Luigi Calabresi, funzionario dell’ufficio politico, Pinelli viene trattenuto per tre giorni.  Il  5 dicembre 1969 precipita da una finestra al terzo piano della questura di Milano, in via Fatebenefratelli. La versione ufficiale parla di suicidio. I quattro poliziotti e il capitano dei carabinieri Lo Grano, presenti nella stanza dell’interrogatorio al momento della morte del ferroviere, vengono indagati per omicidio colposo e in seguito per omicidio volontario. L’inchiesta della magistratura arriverà ad escludere l’omicidio, ma conferma che Pinelli fu vittima di un ‘’arresto abusivo e violento’’. Lotta continua, formazione della sinistra extraparlamentare, avvia una violenta campagna di stampa contro Calabresi, accusandolo di essere il responsabile della morte di Pinelli.
Il 17 maggio 1972 il commissario Calabresi viene ucciso sotto casa.  Nel 1988 Leonardo Marino, ex militante di Lotta continua, si costituisce sostenendo di aver partecipato all’omicidio di Calabresi su ordine di vertici di Lotta continua. In base a questa testimonianza vengono arrestati Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, dirigenti di Lc all'epoca, e Ovidio Bompressi, indicato da Marino come il killer di Calabresi. Marino avrebbe fatto da autista a Bompressi. Si apre una vicenda giudiziaria molto tormentata. L’11 novembre 1995 la terza Corte d' Assise d' appello condanna Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni, mentre a Marino è riconosciuta la prescrizione del reato. Nel gennaio 2000 Sofri torna in carcere, Bompressi si costituisce il 7 marzo 2000 e il 29 marzo ottiene il differimento per motivi di salute. Il 31 maggio 2006 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli concede la grazia. Pietrostefani è invece latitante.

 

DESTRA EVERSIVA
La pista anarchica frana nel 1971. Ristrutturando una casa a Castelfranco Veneto, viene trovato un arsenale nella soffitta di un neofascista. Dagli archivi gli inquirenti recuperano la testimonianza dell’insegnante Guido Lorenzon che subito dopo la strage aveva accusato Giovanni Ventura di avergli confessato le bombe del 12 dicembre 1969. I magistrati veneti trasmettono gli atti a Milano, dove il giudice D’Ambrosio e i pm Fiasconaro e Alessandrini (poi ucciso da Prima Linea) svolgono indagini sulla cellula di Ordine nuovo padovana, capeggiata da Franco Freda. Emerge così che la valigia con la bomba inesplosa era stata venduta in un negozio di Padova a una persona simile a Freda e che la polizia lo aveva scoperto ma non aveva indagato oltre. Freda avrebbe inoltre acquistato una partita di “timer a deviazione” identici a quelli del 12 dicembre.
Nel 1973, dopo l’arresto, Ventura confessa 21 attentati, ma nega di avere responsabilità su Piazza Fontana. Si scopre poi che Ventura era legato a Guido Giannettini, un agente del Sid scappato all’estero. La Cassazione sposta poi il processo a Catanzaro perché “a Milano non c’è un clima sereno per giudicare”. La Corte d’assise infligge l’ergastolo a Freda, Ventura e Giannettini, che in appello e Cassazione sono però assolti per insufficienza di prove. Condanna definitiva per favoreggiamento anche per il generale Maletti e il capitano Labruna del Sid. Dopo un secondo processo ai neofascisti Stefano delle Chiaie e Massimiliano Fachini, negli anni Novanta il giudice Guido Salvini fa ripartire le indagini da un nome emerso a Catanzaro: a preparare le bombe era “zio Otto”, identificato per Carlo Digilio. Rientrato dalla latitanza a Santo Domingo, Digilio si pente e accusa Carlo Maria Maggi, arrestato nel 1997 come mandante, e Delfo Zorzi, presunto esecutore, latitante in Giappone. Altri testimoni chiamano in causa come basista il milanese Giancarlo Rognoni. In primo grado, nel 2001, la Corte d’assise infligge tre ergastoli. Ma in appello, nel 2004, i nuovi giudici scagionano Rognoni con formula piena e assolvono Zorzi e Maggi «perché la prova è rimasta incompleta». Nelle motivazioni, il presidente Pallini considera Digilio attendibile quando accusa se stesso, ma non credibile contro Zorzi e Maggi, ricordando “il grave ictus che nel 1995 ne ha compromesso la memoria” e denunciando “l’oggettiva influenza” dei suoi “colloqui con i carabinieri”. La stessa sentenza, ora definitiva, considera “pienamente attendibili i nuovi testimoni”, dall’elettricista Tullio Fabris all’ex ordinovista Martino Siciliano, che “inchiodano Freda e Ventura alle loro responsabilità per la strage”. Ma queste verità sono valide ormai solo per la storia. La sentenza del 3 maggio 2005 è la pietra tombale a tutta la vicenda giudiziaria.

 

GIANNETTINI
Nel marzo 1974 Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa del governo Rumor, rivela in un’intervista al Corriere della sera che Guido Giannettini, ricercato dall’aprile 1973 nell’ambito dell’inchiesta su Piazza Fontana, era stato un collaboratore dei servizi di sicurezza. Nella stessa intervista Andreotti dice che era stato il governo a porre il segreto sul ruolo di Giannettini. Andreott, Rumor e Tanassi (ministro della Difesa nel 1973) vengono per questo accusati di favoreggiamento e falsa testimonianza nel processo di Catanzaro. Il 23 agosto 1981 la commissione parlamentare inquirente decide di archiviare la pratica per il reato di favoreggiamento nei confronti di Mario Tanassi, Giulio Andreotti e Mariano Rumor e di archiviare le pratiche per i reati di omissione di atti di ufficio, rivelazione di segreti di ufficio e abuso generico di atti di ufficio.

 

HOTEL PARCO DEI PRINCIPI
Dal 3 al 5 maggio 1965 l’Istituto di studi militari “Alberto Pollio” organizza un convegno all’Hotel Parco dei Principi di Roma sulla guerra rivoluzionaria finanziato dallo Stato Maggiore dell’esercito. Secondo alcuni è in questa occasione che viene delineata la cosiddetta “strategia della tensione” (vedi sotto). La relazione introduttiva è tenuta da Enrico de Boccard, ex gerarca della Repubblica sociale di Salò. Guido Giannettini avverte: Se sapremo finalmente aprire gli occhi sulla guerra rivoluzionaria, se sapremo reagire in maniera adeguata, allora, e soltanto allora, potremo riprenderci e vincere. Ma attenzione: e’ tardi. Molto tardi. Siamo arrivati agli ultimi cinque minuti...

 

IO SO
Il 14 novembre 1974 Pier Paolo Pasolini scrive sul Corriere della Sera un articolo clamoroso.
“Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del vertice che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpe, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli ignoti autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero”.

 

MALETTI, GIANADELIO
Responsabile dell'Ufficio D del SID dal 1971 al 1975. Accusato di favoreggiamento per la fuga di Giannettini e per la tentata evasione di Giovanni Ventura. Il 21 marzo 2000 rientra in Italia dal Sudafrica dopo 21 anni con un salvacondotto di 15 giorni per deporre al processo per la strage di piazza Fontana. Tre anni prima Maletti aveva deposto di fronte alla Commissione stragi. In un’intervista alla Repubblica dell’agosto 2000 dichiara: “La Cia voleva creare attraverso la rinascita di un nazionalismo esasperato e con il contributo dell'estrema destra, Ordine nuovo in particolare, l'arresto del generale scivolamento verso sinistra. Questo è il presupposto di base della strategia della tensione. La Cia - precisa - ha cercato di fare in Italia ciò che aveva fatto in Grecia nel '67, finanziando i fascisti quando il golpe mise fuori gioco Papandreu. In Italia le è sfuggita di mano la situazione. I servizi segreti - continua Maletti - non erano pienamente consapevoli del piano americano, ma lasciarono fare. Esisteva un orientamento sostanzialmente favorevole al progetto. E il potere politico, che non poteva non sapere, non ci ha mai dato una direttiva. La vera responsabilità politica nella strategia della tensione - conclude - è che nessuno ha mai preso delle decisioni, mai nessun uomo politico ha parlato e agito in termini politici.

 

OTTO, ZIO
Nome in codice di Carlo Digilio, presunto fabbricatore delle bombe del 12 dicembre 1969.

 

PROCESSI
Cinque istruttorie, otto processi, tre piste investigative battute con scarsi risultati. Trent’anni di accuse, rivelazioni e depistaggi. Ecco le tappe più importanti:
23 febbraio 1972:
si apre a Roma il primo processo. Dopo 4 giorni la Corte si dichiara incompetente e rinvia gli atti a Milano.
13 ottobre 1972:
la Cassazione assegna la competenza a Catanzaro, perché a Milano possono esserci problemi di ordine pubblico.
23 febbraio 1979:
a Catanzaro si conclude il processo, cominciato il 18 gennaio 1977. Ergastolo per Freda, Ventura e Giannettini. Quattro anni e mezzo per Valpreda e Merlino per associazione sovversiva.
12 agosto 1979: a Buenos Aires viene arrestato Giovanni Ventura.
23 agosto 1979: Franco Freda viene catturato in Costa Rica.
20 marzo 1981: a Catanzaro si conclude il processo di secondo grado. La sentenza assolve per insufficienza di prove dall'accusa di strage Franco Freda e Giovanni Ventura ma li condanna a 15 anni per attentati a Padova e Milano. Confermate le condanne di Valpreda e Merlino per associazione sovversiva. Assolto Giannettini.
10 giugno 1982: la Corte di Cassazione annulla la sentenza d'appello di Catanzaro e rinvia il processo a Bari. Confermata solo l' assoluzione di Guido Giannettini.
1 agosto 1985: a Bari la Corte d' Assise d' Appello assolve per insufficienza di prove Freda, Ventura, Merlino e Valpreda.
27 gennaio 1987: la Cassazione respinge i ricorsi degli imputati di Bari contro la sentenza di secondo grado, rendendola definitiva.
27 marzo 1987: a Caracas è arrestato Stefano Delle Chiaie ritenuto coinvolto nella vicenda con Massimiliano Fachini.
20 febbraio 1989: la Corte d' Assise di Catanzaro assolve Delle Chiaie e Fachini per non avere commesso il fatto. Delle Chiaie viene scarcerato.
11 aprile 1995: a Milano, per una inchiesta parallela, il giudice istruttore Guido Salvini rinvia a giudizio Giancarlo Rognoni, Nico Azzi, Paolo Signorelli, Sergio Calore, Carlo Digilio e Ettore Malcangi e trasmette a Roma gli atti che riguardano Licio Gelli per il reato di cospirazione politica.
luglio 1995: Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi sono iscritti nel registro degli indagati con l' accusa di strage.
8 giugno 1999: sono rinviati a giudizio per strage Zorzi, Maggi e Giancarlo Rognoni; per favoreggiamento Stefano Tringali. In seguito viene rinviato a giudizio anche Carlo Digilio.
24 febbraio 2000: davanti ai giudici della seconda Corte d'
Assise di Milano inizia il processo.
30 giugno 2001: i giudici della seconda Corte d' Assise accolgono le conclusioni dell'accusa e condannano Zorzi, Maggi e Rognoni all' ergastolo. Tre anni a Tringali, prescritto Digilio.
19 gennaio 2002: depositate le motivazioni. I pentiti Digilio e Siciliano sono credibili.
6 luglio 2002: muore Pietro Valpreda, 69 anni, il ballerino anarchico che fu il primo accusato per la strage.
16 ottobre 2003: a Milano comincia il processo presso la Corte d'assise d'Appello.
22 gennaio 2004: al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale chiede la conferma della sentenza di primo grado e invita la Corte a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per accertare eventuali reati di falsa testimonianza in alcune deposizioni di testi a difesa.
12 marzo 2004: la Corte d'assise d'Appello di Milano assolve Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, i tre imputati principali della strage, per non aver commesso il fatto. Riducono invece da tre a un anno di reclusione la pena per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento.
21 aprile 2005: approda di nuovo in Cassazione la vicenda giudiziaria. La suprema Corte deve esaminare il ricorso presentato dalla Procura Generale milanese contro l'assoluzione disposta dalla Corte d'assise d'appello. Il 28 aprile 2005 il Pg della Cassazione ha chiesto la conferma delle assoluzioni emesse in appello per i tre imputati.
3 maggio 2005 la seconda sezione della Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla procura di Milano e dalle parti civili contro le assoluzioni dei tre neofascisti, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, condannati all'ergastolo in primo grado per la strage di piazza Fontana.  Inoltre, la Cassazione ha condannato le parti civili - tra le quali i familiari delle vittime, la Provincia di Milano e Lodi e il Comune di Milano - al pagamento delle spese processuali.

 

 


 

 

QUANTE VITTIME?
Piazza Fontana inaugura una triste stagione di stragi misteriose. Ecco le principali:
22 luglio 1970: Gioia Tauro, attentato al treno Freccia del Sud. 6 morti, 50 feriti.
31 maggio 1972: Attentato a Peteano. Muoiono 3 Carabinieri.
17 maggio 1973: Attentato alla questura di Milano. Gianfranco Bertoli è stato condannato all' ergastolo (sentenza definitiva), ma rimane aperto uno stralcio per accertare l'esistenza di eventuali complici. Nella strage muoiono 4 persone, 46 i feriti.
28 maggio 1974: Attentato in piazza della Loggia, a Brescia. 8 morti, 94 feriti. Ancora ignoti gli esecutori. Tutti gli imputati processati sono stati assolti.
4 agosto 1974: San Benedetto Val di Sambro: attentato al treno Italicus. 12 morti, 105 feriti. Ancora ignoti gli esecutori. Tutti gli imputati processati sono stati assolti.
27 giugno 1980: Strage di Ustica. 81 morti. Ancora ignota la dinamica stessa dell' accaduto.
2 agosto 1980: Attentato alla stazione di Bologna. 85 morti, 177 feriti. Valerio Fioravanti e Francesca Mambro sono stati condannati all'ergastolo, e la sentenza è definitiva. La Mambro e Fioravanti si proclamano però innocenti.

 

ROSA DEI VENTI
Organizzazione parallela al Sid, in contatto, a livello internazionale, a strutture nel quadro Nato, create per combattere il comunismo con ogni mezzo. La Rosa dei Venti compare in molti dei processi relativi a Piazza Fontana e al Golpe Borghese.

 

STRAGE DI STATO
E’ il titolo della contro-inchiesta pubblicata nel 1970 dall'editore Giulio Savelli. Il volume è diffuso nelle edicole come supplemento al mensile Controborghese, di cui era direttore responsabile Alfonso Cardamone.  Il libro è il risultato del lavoro svolto da un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare che si identificava nel Comitato di controinformazione. Marco Ligini curò l'aspetto giornalistico mentre Eduardo M. Di Giovanni si occupò degli aspetti giuridici. Il libro suscita scalpore e dà il via a una serie di denunce e richieste di sequestro. E’ ancora oggi ricordato come il primo atto che rompe il muro di silenzio sulla strage del 12 dicembre 1969.

 

TENSIONE, STRATEGIA DELLA
Dal 1969 ai primi anni Ottanta, l’Italia è sconvolta da quella che alcuni storici hanno definito una “guerra civile a bassa intensità”. La “strategia della tensione, messa in atto da frange dell'estrema destra con la complicità di settori deviati dei servizi segreti, puntava a creare le premesse sociali e politiche a un colpo di stato militare che mettesse al bando Partito comunista e sindacati e instaurasse un regime autoritario sul modello greco. Recentemente, l’ex presidente della Commissione stragi Giovanni Pellegrino ha suggerito una nuova chiave di lettura. La strategia sarebbe stata della “tensione per la tensione”. Non finalizzata a un golpe, ma a destabilizzare il Paese per impedire cambiamenti politici indesiderati.

 

UFFICIO AFFARI RISERVATI
Nel 1996 il Gip di Milano Clementina Forleo sostiene che la strage alla Banca dell'Agricoltura fu ''una strage di stato contro lo stato'' voluta ed appoggiata dai servizi segreti di allora, dal Sid e dall' Ufficio Affari riservati del Viminale per favorire in Italia il cosiddetto 'Golpe Borghese': un progetto di colpo di stato che doveva verificarsi alla fine del 1969 ma che poi fu 'rinviato' di un anno. Ma il giudice non nasconde la possibilità che vi siano stati agganci con servizi segreti stranieri. Per il Gip, infatti, dietro ai neofascisti di Ordine nuovo c'erano forze che tendevano a ''sovvertire l' ordinamento dello Stato''.

 

VERITA’
L’ex senatore Dc Paolo Emilio Taviani disse alla Commissione stragi: “Voi non capirete niente della strage di Piazza Fontana se non partite dal presupposto che la bomba avrebbe dovuto scoppiare a banca chiusa. Come fu per la altre bombe del 12 dicembre. Perché - aggiunse Taviani - “non posso credere che un ipotetico colonnello (ma ipotetico lo precisò correggendo il verbale) abbia potuto dare l’ordine di uccidere tanti italiani”.

 

ZORZI
Sarebbe lui il presunto esecutore della “strage coi capelli bianchi”. E’ cittadino giapponese, vive a Tokyo da molti anni e fa l’imprenditore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonello Sacchetti

Per ILCassetto

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