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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

22 Apr

Social Network ..non solo Fb

Pubblicato da Lorenzo Cavalca  - Tags:  #INTERNET

Se il portale creato da Mark Zuckerberg vi ha stufato, ma avete ancora tanta voglia di socializzare, non disperate. La rete è piena di alternative a Facebook!

 

 

I numeri di Facebook sono impressionanti. Il portale ha più di 400 milioni di utenti e ben trentacinque milioni di persone aggiornano ogni giorno il loro “Status”. L’Italia è il sesto paese al mondo per numero d’iscritti: circa 15 milioni di italiani (un quarto della popolazione totale) hanno infatti già creato una pagina personale sul portale. Tuttavia lo sbalorditivo successo di Facebook ha sollevato problemi e attirato una valanga di critiche sul sito e sul suo ideatore.
Ciò è dovuto tanto alla novità del “fenomeno social network” quanto alla imbarazzante leggerezza con cui il portale ha trattato il delicatissimo tema della privacy dei propri utenti. Per esempio, fino al maggio 2010 Facebook si dichiarava “proprietario” (caso rarissimo tra le piattaforme Web 2.0) di “tutti” i contenuti condivisi dagli iscritti nella piattaforma. A rigore, il social network avrebbe così potuto vendere a terzi foto e video degli utenti anche dopo che questi si fossero cancellati dal sito. Tale previsione esponeva potenzialmente la piattaforma a una querelle infinita, dal momento che gli ex-iscritti avevano, e hanno, tutto il diritto di richiedere che il portale tratti i loro dati personali secondo legge e, in particolare, quello di esigere la cancellazione di informazioni sensibili dai contenuti che Facebook decidesse di cedere a terzi. Con un dietrofront improvviso, ma non sorprendente, il social network ha cambiato le condizioni di utilizzo del servizio e ha deciso che “l’utente è il proprietario di TUTTI i contenuti e delle informazioni pubblicate su Facebook”. Nonostante le continue (e spesso contraddittorie) modifiche apportate all’interfaccia per la gestione della privacy, è sempre complicato capire chi abbia accesso alle informazioni e ai contenuti caricati nella pagina personale. Inoltre, le continue revisioni della policy in materia di diritto alla riservatezza hanno generato, esse stesse, degli errori madornali. Il più celebre, e drammatico, ha fatto sì che, per un certo periodo, le applicazioni interne al portale potessero attivarsi senza l’autorizzazione dell’utente, “sparando” i dati personali degli iscritti all’esterno del social network.
Insomma, la sensazione è che tra miglioramenti e passi falsi, il portale possa fare ancora molto per rendere più semplice la vita ai suoi utenti. Però, proprio per il suo successo che ha riscosso, Facebook vanta innumerevoli tentativi di imitazione. Si tratta di servizi, disponibili anche in italiano, che possono essere utilizzati in alternativa o in sinergia con il social network di Zuckerberg per incrementare le proprie conoscenze online. Chi, dunque, per qualsiasi motivo fosse scontento di Facebook o volesse semplicemente sperimentare un social network diverso, ha davanti a sé numerose opportunità.

L’ex Numero Uno

Prima dell’avvento di Facebook era MySpace a costituire il luogo di aggregazione principale per i navigatori attratti da una gigantesca offerta di contenuti multimediali (audio e video) veicolati in streaming. Nonostante il portale sia oggi diventato principalmente una piattaforma utilizzata da band e cantanti per promuovere la propria produzione musicale, il sito offre ancora gli strumenti tipici dei social network: consente di creare una rete di amici con i quali chattare e scambiarsi informazioni; offre un (elementare) servizio di blogging per pubblicare post; permette di caricare video e immagini e di tenersi aggiornati sui contributi disponibili nelle pagine degli utenti preferiti attraverso un sistema di feed RSS. MySpace pullula inoltre di community (chiamate “Gruppi”) dedicate agli argomenti più disparati: dalla musica alle serie TV, dal vino alle auto, dai fumetti al giardinaggio. News Corporation (proprietaria del social network) ha annunciato profonde modifiche al sito che consentiranno di acquistare dai jukebox on-line i brani musicali trasmessi in streaming, di condividere le playlist contenenti tracce caricate dalle pagine personali degli artisti, e di acquistare biglietti per i concerti. Al momento, però, alcune di queste nuove funzioni sono presenti solo nella versione statunitense del sito. A causa della crisi economica vige la massima incertezza su quando, e se, il “nuovo MySpace” sarà disponibile per gli utenti italiani.

Cinguettii poco sociali

Ritenere che Twitter sia un’alternativa a Facebook è un’affermazione un po’ forzata. Sebbene il “portale dei cinguettii” sia considerato dalla stampa come il vero “antagonista” del social network fondato da Zuckerberg, questa rivalità è tale solo se si considerano i numeri e l’enorme interesse mediatico e di pubblico che i due portali stanno ottenendo. Se si valutano funzioni e finalità, quelle dell’uno sono nettamente diverse da quelle dell’altro. Twitter è infatti una piattaforma di micro-blogging (ogni post può essere lungo al massimo 140 caratteri): non permette di caricare direttamente immagini (se non quella che identifica l’utente) né video, non dà la possibilità di dilettarsi con giochi, quiz e passatempi vari e, soprattutto, consente di instaurare una relazione con gli altri iscritti che non è necessariamente “alla pari”. Ogni utente può infatti rivestire un doppio ruolo: può iscriversi al flusso dei messaggi pubblicati da un altro utente per riceverli automaticamente nella propria bacheca (e si dice allora che è “following”), ma può anche contrario, essere lui stesso a concedere ad altri utenti di seguire i propri tweets (utenti che, in questo caso, agiscono da “follower”). Capita dunque che chi segue i messaggi di qualcun altro consenta poi anche agli altri di seguire i propri, ma non è poi così automatico: non è raro il caso di persone che usano Twitter in un’unica direzione… Data la scarsa possibilità di condividere direttamente contenuti multimediali (operazioni possibile solo indirettamente, attraverso gli URL shortener) e a causa del particolare rapporto che si instaura con i propri contatti, solo dunque chi fa un utilizzo intensivo degli “Aggiornamenti di stato” di Facebook, per comunicare notizie, stati d’animo e dettagli vari ai propri Amici, può trovare in Twitter un valido surrogato del social network per antonomasia.

 

 

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Twitter non è un’alternativa a Facebook, ma una piattaforma di microblogging dedicata al rapido scambio di informazioni


Un “Buzz” dopo l’altro

Il successo di Facebook non ha lasciato indifferente Google, che ha cercato di competere semplicemente arricchendo di funzioni “social” il suo Gmail. Nel 2010 l’azienda ha infatti integrato Google Buzz nella propria Web mail. Si tratta di uno strumento che permette di condividere foto, video e link tra i contatti e che consente, allo stesso tempo di informarsi sull’attività sociale di amici e conoscenti attraverso la gestione di un flusso di notizie. Contrariamente a molti altri servizi di Big G, Google Buzz non è semplice da utilizzare. Anzi, a dirla tutta, è piuttosto ostico da padroneggiare a causa di un’interfaccia dei comandi un po’ criptica. Una volta attivato il servizio, questo suggerisce di inserire tra i propri “preferiti” gli utenti con i quali si scambiano più messaggi tramite Gmail. Ovviamente è possibile compiere scelte più oculate, selezionando dalla rubrica solo alcuni amici. Fatta questa operazione occorre poi concentrarsi sul mezzo mediante il quale si attua la condivisione dei contenuti, ovvero il “Buzz”. Con questo termine sono definiti i singoli post caricati nel proprio profilo mano a mano che vengono pubblicati nelle pagine personali dei contatti inseriti nella lista degli amici. La condivisione è duplice, perché può avvenire “all’interno” o “all’esterno” dei Buzz. Nel primo caso si procede commentando i post oppure riportando altre informazioni prelevate dalle applicazioni e dai servizi online di Google (Picasa, Blogger, Google Reader e YouTube) o da altri social network (Twitter e Flickr). Se invece si seleziona il link “e-mail” presente in ogni “Buzz”, appare una pagina di Gmail che dà la possibilità di spedire agli amici il messaggio che riporta il contenuto e l’oggetto del “Buzz”. Una volta che avete sincronizzato il servizio con applicazioni cloud e con i social network (entrambi chiamati genericamente “Siti”), Google Buzz vi mostra anche i post, le foto, i video e tutte le altre informazioni disponibili originariamente nelle pagine personali dei “Siti”. Per esempio, se si interfaccia Google Buzz con Picasa e si utilizza quest’ultimo per creare un album “pubblico”, ci si può avvalere del servizio di Google per comunicare agli amici il link che permette di guardare le immagini. Oppure, “collegando” Google Buzz a Twitter, la pagina personale di Buzz elencherà i cinguettii inseriti dai propri contatti nel sito di microblogging. È interessante notare che, contrariamente a quanto prevede Facebook, per ogni post Google Buzz dà la possibilità di scegliere quali siano gli utenti autorizzati a visionarlo. Si può così decidere che un determinato contributo sia accessibile a tutta la community, mentre un altro possa essere letto solo dai propri contatti Gmail o, addirittura, da un solo sottogruppo di questi (gli amici più fidati, i colleghi di lavoro, coloro che hanno anche un account su Flickr…).

 

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Google Buzz, la risposta di Big G a Facebook

 

 

Crediti sotto i Riflettori

Non occorre certo essere un “colosso del Web” per ideare un’alternativa a Facebook. Sono stati infatti due sconosciuti programmatori belgi (Lorenz Bogaert e Toon Coppens) ad ideare Netlog (www.netlog.it), un portale che, almeno in Europa, con i suoi 65 milioni di utenti, sta riscuotendo un certo successo. Il sito, dedicato prettamente a un pubblico molto giovane, presenta delle caratteristiche inconsuete. Per certi versi è classificabile come un social network, per altri lo si può considerare un servizio di dating on-line e, per altri ancora, una piattaforma dedicata all’intrattenimento basata su un sistema di “crediti virtuali”. Chi si iscrive al sito ha a disposizione il consueto bagaglio di opzioni tipiche di una “piattaforma 2.0”. Può creare una rete sociale selezionando amici tra gli iscritti, unirsi a gruppi di discussione (denominati “Clan”), condividere foto e playlist musicali e classificare le immagini tramite tag. Netlog offre però degli strumenti che sembrano essere dedicati più a mettere in risalto la pagina personale che a favorire la pura e semplice interazione tra utenti. Si tratta, in particolare, dei cosiddetti “Crediti” e “Riflettori”, una sorta di valute virtuali. I primi servono per acquistare applicazioni e giochi e per comprare i “Riflettori”. I “Crediti” si ottengono gratuitamente invitando altri navigatori a iscriversi a Netlog oppure li si acquista tramite SMS, chiamando un numero a tariffazione speciale oppure, ancora, tramite carta di credito o PayPal. Questa valuta virtuale è disponibile in tagli diversi a seconda della modalità di pagamento scelta. Per esempio, se si acquistano “Crediti” via SMS si paga 1 euro per averne 40 e 7 euro per 280. Se si usa la carta, se ne ottengono 360 con 5 euro, 750 con 10 euro, 1515 con 20 euro e così via. Si può spendere questa moneta anche per accedere alla versione a pagamento di Netlog: è chiamata “Super!”, costa 50 Crediti al mese e dà diritto a conoscere statistiche riguardanti il traffico sul proprio profilo (chi vota i contributi pubblicati, chi visita l’account e via dicendo) e a utilizzare emoticon particolari.
Anche i “Riflettori” sono una moneta virtuale, ma possono essere impiegati unicamente per dare maggiore visibilità alla propri pagina personale per un tempo limitato. I profili “sotto i Riflettori” sono infatti evidenziati in una speciale sezione dell’homepage di Netlog, in modo che gli iscritti possono dare loro un’occhiata e scoprire così persone interessanti e “curiose”. È il caso poi di sottolineare che il social network ha una politica di privacy che dà all’iscritto un’ampia possibilità di controllo, permettendogli di stabilire quali utenti sono autorizzati a visualizzare la pagina personale, se questa e i contenuti in essa pubblicati debbano essere inclusi tra i risultati del motore interno e se i propri feed siano pubblici o riservati solo ai contatti. Quando Netlog vi ha stufato, vi basta selezionare il link “Cancella” (accessibile seguendo il percorso Impostazioni/Account) e fare clic sul tasto “Cancella account” per eliminare il profilo dal portale.

 

 

 

 

Netlog (www.netlog.it) può considerarsi una versione di Facebook ideata per mettere in comunicazione “giovani cuori solitari”


Il portale per cuori solitari

Netlog non è l’unico social network che strizza l’occhio agli incontri sentimentali. Badoo (www.badoo.com) è infatti tra le piattaforme Web 2.0 quella più influenzata dai servizi di dating on-line. Le immagini caricate negli account del portale sono un’esplosione di sguardi maliziosi, pose ammiccanti, pettorali e bicipiti al vento, decolté “generosi” e gambe in bella mostra. In questo social network la pubblicazione di immagini personali non è considerata un optional, anzi è caldamente consigliata.
Addirittura nella sezione “Foto di Te” (corrispondente all’area “Immagini del Profilo” di Facebook) si devono caricare scatti che consentano al sito di identificare in maniera chiara chi sia l’utente che ha attivato il profilo. La pubblicazione di immagini non è necessaria solo per completare la descrizione dell’account, ma anche per presentarsi alla community ed entrare in contatto con persone che hanno deciso di non essere avvicinate da chi non abbia pubblicato una foto personale. Tanto più l’immagine è accattivante, meglio è, perché il motivo per cui ci si iscrive a Badoo è uno solo: cuccare! Il portale premia chi carica foto “piccanti”, perché solo attraverso queste gli utenti hanno opportunità di trovare altre persone che, attratte da un particolare del soggetto ritratto, possono decidere di fare conoscenza o di esprimere un giudizio positivo sullo scatto. Tali giudizi contano molto perché il motore di Badoo suddivide gli utenti per città elencandoli poi sulla base dei voti ricevuti dalle loro foto: chi ha racimolato più voti apparirà più in alto nella pagina dei risultati corrispondente alla propria località geografica. L’iscritto viene così incentivato a esprimere continuamente commenti sulle immagini altrui, anche perché solo dopo che avrà espresso un voto su 50 foto di altri, avrà diritto a ottenere un giudizio su una delle proprie immagini.



Se non volete chattare e dialogare ma solo “cuccare”, dimenticate Facebook e puntate su Badoo.Ma siate prudenti (www.badoo.com)


La politica in materia di privacy di Badoo è “all’acqua di rose”. Non si deve infatti dimenticare che l’obiettivo del social network è favorire l’incontro tra “cuori solitari” e non le relazioni tra semplici amici, per cui la massima esposizione del profilo è il presupposto essenziale per apprezzare appieno le funzioni del sito. Attraverso i comandi dell’area “Privacy” (raggiungibile tramite il percorso “Impostazioni/Impostazioni Profilo”) si decide chi può vedere i contenuti pubblicati nella propria pagina, e le opzioni sono soltanto due: o tutti i navigatori o tutti gli utenti del sito. Selezionando il link “Chi ti ha visitato” nell’area “I tuoi contatti”, ciascun utente può scoprire chi ha visualizzato il suo profilo, quando lo ha fatto e qual è il link che riporta alla del visitatore su Badoo.
Per evitare brutti incontri le condizioni di utilizzo del sito stabiliscono invece regole piuttosto ferree. Oltre all’obbligo di pubblicare nella sezione “Foto di te” soltanto immagini che identifichino l’iscritto, Badoo proibisce l’invio di messaggi di spam e vieta la condivisione di materiale che violi il copyright e di foto con contenuto osceno. Il social network prevede poi la possibilità non solo di bloccare un utente particolarmente fastidioso, ma di segnalare al social network i “molestatori” facendo clic sul link “Denuncia Profilo” presente nella pagina di ogni iscritto.



Lo sapevate che Friendster è stato il primo social network nato con l’obiettivo di favorire le relazioni tra gli utenti? È stato ideato nel 2002 ma oggi è utilizzato principalmente in Asia


Gli altri social network

Oltre alle alternative a Facebook citate in precedenza ve ne sono molte altre. Si tratta di servizi che non sono ancora disponibili in italiano e che sono diffusi soprattutto in Asia e nell’America Meridionale. È il caso però di tenerli d’occhio perché le dinamiche dei social network sono imprevedibili e magari tra breve questi portali saranno “gettonatissimi” anche in Italia e nel Vecchio Continente. Orkut (www.orkut.com) è una delle piattaforme da monitorare con una certa attenzione. Si tratta del social network del gruppo Google ed è molto utilizzato in Brasile e in India. Tra i suoi punti di forza va senza dubbio annoverata la sinergia con gli altri servizi di “Big G” e, in particolare, la possibilità di caricare nell’account i video presenti nelle pagine personali attivate su YouTube e Google Video. Il portale presenta inoltre qualche elemento tipico dei portali di e-dating, come la possibilità di esprimere un giudizio sugli amici valutandoli sulla base di tre categorie (“Sexy”, “Cool” e “Trustworthy”), oppure di inserire i contatti che piacciono di più in uno speciale elenco (“Crush list”). Friendster (www.friendster.com) è invece il classico esempio di come anche un social network valido e interessante debba avere la fortuna di essere lanciato nel momento “giusto” per diventare un punto di riferimento nella Rete. Il sito è stato infatti creato nel lontano 2002, ben prima dell’arrivo di MySpace, Facebook e Twitter. È stato il primo portale a prevedere la creazione di un profilo per presentarsi alla collettività e la pubblicazione di post e contenuti multimediali, elementi che sono poi divenuti le fondamenta per ogni social network apparso successivamente.
L’arrivo prima di MySpace, che poteva contare sull’offerta di contenuti multimediali, e poi di Facebook, che punta a presentarsi con una “versione semplificata di Internet” e allo stesso tempo come un megafono digitale della propria esistenza, hanno relegato Friendster a un ruolo marginale. Oggi il portale ha un seguito significativo solo in Asia (Filippine e Indonesia soprattutto).

 

 

La spesso contraddittoria politica di Facebook in merito alla privacy ha diffuso tra gli utenti una certa disaffezione nei confronti del portale.Anche se il progetto QuitFacebookDay.com (che promuoveva l’abbandono in massa del sito di Zuckerberg esattamente il 31 maggio di quest’anno) si è rivelato un fiasco colossale, ci sono ancora navigatori che, pur continuando a usare Facebook, non sono affatto contenti di come questo tuteli il loro diritto alla riservatezza.A tali utenti e a tutti coloro che fanno della privacy la propria bandiera è dedicato Diaspora (www.joindiaspora.com). Si tratta di un portale Web 2.0 open source ancora in fase di sviluppo (la versione beta dovrebbe arrivare a settembre) che propone un nuovo modello di condivisione.Questo permetterà agli iscritti di scambiarsi informazioni senza utilizzare una piattaforma centralizzata che faccia da hub per la distribuzione dei contenuti, ma affidandosi a un sistema che, come accade nei network P2P, metta direttamente in comunicazione il PC di ciascun utente con quelli di tutti gli altri, facendo così a meno dell’intermediazione di un server. Diaspora inoltre si integrerà con Flickr e Twitter e adotterà il sistema di crittografia GPGper proteggere i dati degli iscritti.Il progetto di questo social network ha attirato l’attenzione non solo dei navigatori e degli addetti ai lavori, ma anche di alcuni investitori, come testimoniano i 175.000 dollari raccolti dai quattro ragazzi che stanno lavorando allo sviluppo del portale.


Alla scoperta di FriendFeed

Friendfeed (www.friendfeed.com) riunisce in una sola piattaforma i feed provenienti dai portali Web 2.0 (Facebook, Twitter, MySpace, Flickr) e dalle piattaforme di blogging (Blogger e Wordpress) e, allo stesso tempo, offre la possibilità di condividere contenuti “originali” e creare una rete sociale “autonoma” all’interno del sito stesso. Obiettivo del servizio è infatti quello di unificare la gestione delle informazioni derivanti dalle molteplici attività “social” dell’utente stesso.



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Passo a Passo. BEBO
Blogga presto e blogga spesso!


Bebo (acronimo di “Blog early blog often”) è un social network dalla vita travagliata. Ideato dai coniugi Birch nel 2005, fu comprato per 800 milioni di dollari nel 2008 dal colosso AOL che investì nel portale un bel gruzzolo di denaro fino a farlo uno dei siti più visitati della Rete. Il successo di Facebook prima e di Twitter poi ha però relegato Bebo a un ruolo di nicchia nel mondo dei social network. Dopo aver perso parecchi soldi per il rilancio del sito, AOL ne annunciò la chiusura, data per certa a meno che non si fosse fatta avanti qualche società con un’offerta di acquisto.Così è stato: la piattaforma dei Birch è stata acquisita dal fondo di investimento americano Criterion Capital Partners per una cifra irrisoria (tra gli 8 e i 20 milioni di dollari) rispetto a quella pagata da AOL.

1.



Per iscrivervi al portale (www.bebo.com ) fate clic sul link “Registrati Ora” presente nella pagina iniziale. Non è più possibile accedere al sito tramite l’account AOL Instant Messenger o AOL Web mail e la presenza dei collegamenti che invitano a effettuare tale operazione sembra essere un errore dovuto al “fresco” passaggio del social network da AOL a Criterion.

2.





Inserite i dati (nome, indirizzo di posta, sesso e data di nascita) per compilare il modulo di iscrizione e fate clic su “Registrati” per terminare la procedura. Una volta attivato l’account occorre trovare gli amici. Bebo permette di importare la rubrica dei più diffusi servizi di posta (Yahoo! Mail, Gmail) e di inoltrare la richiesta di amicizia ai contatti selezionati presenti in tali elenchi. In alternativa si può digitare il nome di una determinata persona nella casella di ricerca presente nella parte superiore del profilo al fine di verificare se abbia già un account Bebo.

3.



Selezionando il link “Impostazioni” in alto a destra, si può configurare la pagina personale. Con un clic su “Impostazioni account” si tracciano le caratteristiche basilari del profilo: si sceglie il nome utente, si cambia la password e si comunica l’indirizzo di posta al quale il servizio deve inviare le notifiche. Per evitare di ritrovarsi sommersi dai messaggi provenienti da Bebo, è consigliabile togliere il segno di spunta dalle caselle corrispondenti ad argomenti per i quali non si desidera ricevere aggiornamenti. Conviene impostare gli alert in modo tale da ricevere un messaggio solo quando si viene aggiunti tra i contatti o tra i “migliori amici” di un utente, nel caso si venga “taggati” in una foto e qualora siano stati commentati i post pubblicati nel profilo.

4.



Facendo clic sul link “Impostazioni sulla privacy” potete decidere chi avrà la la possibilità di visualizzare il vostro profilo. La scelta è drastica: o i soli amici o tutti gli utenti di Bebo.Potete inoltre decidere se permettere ai motori di ricerca di indicizzare la vostra pagina personale, stabilire chi, tra gli iscritti al servizio, possa esprimere giudizi sui contenuti presenti nel vostro profilo e, eventualmente, decidere di controllare i commenti altrui prima di procedere alla loro pubblicazione.

 

 

Lorenzo Cavalca

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