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In collaborazione con le Redazioni - NotizieWeb 24/24; DangerNews; The Curious MagazineWeb

09 May

Vampiri Mania Tra mito e realtà

Pubblicato da Sapah Zimii Giulio Nucera  - Tags:  #Enigmi

Perché Dracula non è mai morto

Il mito dei vampiri e di Dracula è come quest'ultimo: eterno. Terrorizzava nel Medioevo, affascinava i romantici, oggi seduce gli adolescenti. Ecco perché i vampiri piacciono ancora tanto.

 
Da qualche anno sono dap­pertutto. Hanno invaso gli scaffali delle librerie ma soprattutto gli schermi, te­levisivi e cinematografici. Dalla serie televisiva Buffy l’ammazzavampiri a Twilight, passando per Vampire Diaries, le creature succhia sangue battono ogni record di ascolti. Per quanto diversi, tutti hanno un progenitore comune: Dracula. Nato dalla penna dello scrit­tore irlandese Bram Stoker alla fine del XIX secolo, questo personaggio si ispira alla figura storica di Vlad III Dracula. Chi era quest’uomo per meritare una simile discendenza? Da dove arriva la sua reputazione così sini­stra e in che modo ha dato origine a un mito tanto potente? La lista delle atroci­tà che Vlad III avrebbe commesso è im­pressionante.
 
La storia del vero Dracula
Tutto inizia nel XV secolo: Vlad nacque intorno al 1430 a Sighisoara, cittadina al centro della Romania. Non aveva anco­ra quattordici anni quando il padre salì al trono della Valacchia, una provincia nel Sud del Paese. All’epoca la regione si trovava in una situazione politica molto delicata.

Già vassallo del re d’Ungheria, il sovrano era minacciato a est dall’avanza­ta dei Turchi (da due secoli, l’impero ot­tomano si era lanciato in una politica di espansione che si estendeva fino ai Bal­cani). I Turchi ottomani arrivavano fino al Mar Nero, controllavano le due rive del Danubio e le principali vie di comunica­zione. Per proteggere le loro frontiere, Ungheria e Valacchia dovettero conclu­dere un trattato di pace con il sultano. In seg Un celebre ritratto di Vlad III (anonimo, XIV sec.). Si trova in Austria, nel castello di Ambras. no di buona volontà, il principe valac­co inviò “in pegno” alla corte del sovrano ottomano i due figli cadetti, tra cui il fa­moso Vlad. Poco dopo il loro arrivo, però, il papa revocò il trattato in nome della crociata contro l’islam. Gli Ottomani, furibondi, trattennero prigionieri Vlad Dracula e il fratello per quattro anni.

Tra sadismo e leggenda
Quali tor­menti siano stati inflitti ai due giovani non è dato sapere. Sta di fatto che quando Dracula salì poi al trono con il nome di Vlad III, si lanciò in una lotta acerrima e crudele contro gli Ottomani. Il suppli­ zio preferito era quello di impalare le sue vittime: per questo gli venne affibbiato anche il “titolo” di Vlad Tepes (l’impala­tore). Sotto le finestre del castello, si nar­ra che avesse fatto costruire una foresta di pali estesa diversi chilometri. Festeg­giando, guardava agonizzare lentamente i suoi nemici. Migliaia di uomini, donne e bambini sarebbero stati uccisi così, senza contare le vittime di altri eccidi. Avrebbe persino costretto madri a man­giare i propri figli dopo averli arrostiti e mariti a nutrirsi dei seni amputati delle rispettive mogli. Questa macabra leg­genda è riportata in uno scritto anonimo intitolato Histoire du voïévode Dracula (Storia del principe Dracula), pubblicato intorno al 1463 e diffuso in tutta Europa.
Il vampiro cinematografico più famoso del secolo scorso: Christopher Lee. Qui è nel film Dracula il Vampiro (1958), di Terence Fisher. Sono seguite altre sei pellicole, sempre con Lee protagonista.
Corrisponde al vero? Difficile da dirsi. «È impossibile contabilizzare le vittime di Dracula basandosi sui documenti dell’e­poca» avverte lo storico rumeno Matei Cazacu, esperto conoscitore di Vlad III, che sottolinea l’importanza della propa­ganda negativa mossa nei confronti di questo personaggio. «Perché il principe, non contento di reprimere gli Ottomani, se la prese anche con i boiardi, le grandi famiglie del regno che tradizionalmente facevano le leggi. Eliminò i privilegi di una parte della popolazione per recu­perare fondi in vista della guerra contro i Turchi. Non c’è da stupirsi che questo suscitasse forti rancori».
In realtà non ci sono prove che questo sovrano sia stato più crudele dei suoi contemporanei. Matei Cazacu ricorda che le pene inflitte da Dracula erano re­lativamente comuni nel XV secolo. Ma a differenza degli altri «Vlad Dracula ave­ va il gusto dell’orrido spettacolare: sape­ va usare alla perfezione il terrore come arma politica». Cosa che non basterà co­munque a garantirgli una lunga esisten­za. Nel 1476 morì sul campo di battaglia contro i Turchi e fu dimenticato.

Morsi e sessualità
Occorre attende­ re il XIX secolo prima che Bram Stoker richiami dall’oblio questo personaggio. Mentre era in cerca d’ispirazione, l’auto­ re ebbe un incubo, popolato di vampiri. Decise così di farlo diventare l’argomen­to del suo libro, con protagonista un tale “conte Vampyr”. Mentre era in biblioteca per fare ricerche sulla Transilvania, la re­gione dell’Ungheria vicina alla Valacchia culla di numerose leggende sui succhia­ tori di sangue, si imbatté nella figura di Vlad Dracula. Fu così che il conte Vampyr divenne il conte Dracula. All’epoca le sto­rie di vampiri erano di moda in Europa.
Vampiri romantici
Il Romanticismo le riportò in auge all’inizio del XIX secolo. «Ai romantici piaceva l’i­dea della vita dopo la morte. Ma anche la dimensione sessuale, presente con la pe­netrazione e il possesso del corpo altrui attraverso il morso, è altrettanto forte» spiega Marjolaine Boutet, storica fran­cese della cultura popolare. In un’epoca nella quale non si poteva parlare di sesso, questi personaggi permettevano di aggi­rare le regole della morale

 

I vampiri nella storia
Ma la figura del vampiro è ben più antica. Già nel XII secolo si credeva che i morti cercassero di succhiare il sangue dai vivi, una convinzione particolarmente diffu­sa nelle isole britanniche e nei Paesi or­todossi, dove non esisteva il concetto di purgatorio e dove si ignorava quale fosse il destino delle anime in attesa del giudi­zio. Le grandi epidemie con le loro sepol­ture frettolose – talvolta ai danni di persone ancora vive – hanno contribuito a dare corpo alla leggenda.

Metodi anti vampiri
Alcuni archeo­logi hanno ritrovato scheletri risalenti al XVI secolo con la cassa toracica trafitta da un palo o con la bocca tenuta aperta da un mattone per impedire che mangiassero il sudario nel quale erano avvolti... Eppure, alla sua pubblicazione nel 1897, il romanzo di Bram Stoker conobbe un successo limitato. Fu poi l’adattamento teatrale, e soprattutto cinematografico, a far entrare Dracula nella leggenda.

 

 

Al cinema
Nel 1931 gli Universal Studios portarono sul grande schermo una com­media ispirata al libro, che un anno prima aveva riscosso grande successo a Broad­way. Accolto positivamente dal grande pubblico, il Dracula di Tod Browning è il primo di una lunga serie di oltre duecento film ispirati a questo personaggio. «La figura del vampiro ha tanto successo perché è una metafora perfetta dell’esse­ re umano, che si dibatte tra il suo istinto animale, la sete di sangue e il desiderio d’immortalità» analizza Marjolaine Boutet. Con Dracula, il vampiro assume sembianze umane e perde progressiva­ mente la sua connotazione mostruosa.

Il romanzo di Anne Rice, Intervista con il vampiro (1976), umanizza definitiva­ mente il personaggio e apre la strada a vampiri post­moderni dotati di sen­timenti come nella serie Buffy contro i vampiri o, ancora, in Twilight, di enorme successo tra gli adolescenti.
«La figura del vampiro piace ai ragazzi perché evoca temi da cui sono fortemen­ te attratti, come il sesso e la morte» spiega Marjolaine Boutet. «Ma ciò che seduce nella saga di Twilight è la riattualizzazione delle favole in una società ipersessuata come la nostra» conclude.

Quanto all’originario Vlad Dracula, in parte dimenticato da questi sviluppi, è tornato alla ribalta nel XX secolo, quan­do il dittatore rumeno Ceausescu lo di­ chiarò eroe nazionale.

 

 Il termine Vampiro evoca nella nostra coscienza immagini particolari, tali da suscitare un fascino misterioso, un’attrazione non disgiunta da un atavico terrore. Un deserto, un castello fatiscente, una rocca sperduta su lande desolate: questi sono alcuni dei luoghi dove immaginiamo il vampiro possa esistere. Ma perché proprio queste immagini e non altre, perché oggi lo immaginiamo così, perché la letteratura e il cinema lo hanno così modellato? E dove termina il mito ed inizia la realtà, qual è la spiegazione fornita dalla Magia per il fenomeno del Vampirismo?

Cercheremo di schiarirci le idee nel corso di questa relazione e dobbiamo necessariamente partire da lontano, da luoghi oscuri e tenebrosi, dalle più ancestrali paure dell’uomo. E quali sono le paure per eccellenza se non quelle del dolore e della MORTE, ed è soprattutto questa che ci fornirà un valido punto di partenza. Il vampiro, infatti, vince la morte, pur rimanendo condannato a un’esistenza crepuscolare.

Cominciamo con l’analizzare il termine stesso, vampiro: il dizionario di italiano Devoto-Oli ci da questa definizione “Personaggio terrificante di tenebrose credenze popolari, diffuse in vaste aree del mondo moderno , nel quale si identifica una persona morta (spesso di morte accidentale o violenta, quindi ancora assetata di vita), che rivivificata dal suo stesso spirito o da riti magici, va in giro di notte a succhiare il sangue dei vivi ... speculatore, ingordo, usuraio.”

Già il termine vampiro ha oggi anche connotazioni diverse da quelle dell’essere sovrannaturale, quella di usurpatore fu già utilizzata da Voltaire nel suo Dizionario filosofico. E’ curioso citare un’episodio della seconda guerra mondiale in cui l’identificazione del barbaro Dracula del Nazismo, fornì agli alleati un pretesto da strumentalizzare. Nei manifesti di propaganda bellica apparve un soldato tedesco con un’espressione demoniaca sul volto e i canini scoperti che stillavano sangue.

Ma anche Marx si servi di questa figura per il suo attacco al capitalismo.

Gordon Melton, forse la massima autorità di vampirismo in questo momento, ha coniato una definizione: “un tipo particolare di revenant, una persona morta che è tornata alla vita e continua una forma di esistenza bevendo il sangue dei viventi”, lo stesso autore ammette però che vi sono molte sfumature. In realtà la parola ‘vampiro’ ha origine slava ed appare formata dalla radice   -PI ‘mago, stregone’  e il verbo lituano ‘wempti’ , bere, succhiare.

La tradizione classica identifica il vampiro nello spirito di un defunto, o comunque nel suo corpo, ritornato per sottrarre ai vivi la loro essenza vitale, solitamente sotto forma di sangue, nel tentativo di mantenere la sua esistenza crepuscolare.

Il termine vampiro nella nostra accezione fu cominciato ad essere usato certamente dal 1725 e.v. quando nei registri della parrocchia di Barnin, in Moravia, fu annotato che il cadavere di un certo Andreas Berge non trovava pace perché era vampertione infecta. Comunque sia, la morte è la chiave di tutto il nostro discorso, quel velo che separa il nostro tipo di esistenza da un’altro tipo, un velo oscuro che fa paura, come già abbiamo detto, ma che può essere esorcizzato, come tutte le paure, e, in effetti, nei casi di vampertione infecta troviamo che spesso sono riconducibili ad un cattivo funerale, a una morte violenta, o a una morte senza sepoltura e quindi si è sempre pensato nei secoli scorsi che una buona sepoltura, una corretta cerimonia e alcuni piccoli accorgimenti prevenissero questo fenomeno. Stando così le cose possiamo ricondurre persino determinati metodi di sepoltura nelle necropoli preistoriche, in cui enormi pietre vengono poste sul corpo dei cadaveri, ad una paura del loro ritorno. I temi del doppio, del ritornato dell’antenato che riesce a entrare in comunicazione con i vivi è sempre stato un retaggio di molte culture. Dalle antiche popolazioni irlandesi, ai più remoti gruppi del sud del Pacifico, ai nativi d’America per arrivare al cuore dell’Africa, il mistero della morte è sempre stato al centro di pratiche complesse, articolate, destinate in qualche modo a dare un senso alla fine della vita. E’ importante tenere questo a mente, quando tratteremo delle origini del vampiro, perché questo è un indizio che ci potrebbe far propendere per una teoria piuttosto che per un’altra, ma capiremo meglio tra un po’.

Abbiamo visto che secondo certe tradizioni popolari rischiano di diventare vampiri i morti di morte violenta, senza sepoltura, o quelli con un cattivo funerali, ma non sono le uniche cause: troviamo a volte indicati anche altre credenze come le streghe e gli stregoni, quelli rivolti ad un’operatività malefica, gli eretici, i lupi mannari, i suicidi, i non sepolti in terra consacrata, i ladri, gli assassini, il settimo figlio di un settimo figlio, e, ovviamente coloro che subiscono il morso di un vampiro.

Ma dobbiamo precisare una cosa, i vampiri non sono gli unici esseri che in questo modo nascono, è risaputo che in casi di morte violenta si possono generare energie che danno luogo a spettri, apparizioni, fantasmi. Esseri tutti in qualche modo legati alla morte e che in passato spesso stavano si confondevano con il vampiro, probabilmente perché l’immagine del vampiro in carne ed ossa è relativamente tarda, la prima versione è quella del  revenant (colui che ritorna) ed è indubbiamente immateriale.

Esistono quindi possibili analogie tra il vampiro e il fantasma e possono essere così indicate: la notte come momento essenziale per l’apparizione, il ritorno nei luoghi della morte o comunque di esperienze molto significative, il tentativo, a volte, di coinvolgere i vivi.

Tuttavia questo è un territorio molto insidioso, oggi c’è molta confusione su questi argomenti e forse sarebbe auspicabile uno più studio dettagliato, ma qui basti dire una cosa: anche se oggi non si fa una chiara distinzione c’è differenza, per esempio, tra l’apparizione, il fantasma e lo spettro. In particolare una può a noi interessare ed è la differenza sostanziale tra lo spettro e le altre due forme energetiche, secondo alcune tradizioni infatti lo spettro sarebbe un tipo di entità che tenderebbe ad esaurire le risorse vitali degli individui che entrano in contatto con lui, per autoalimentarsi, rendersi maggiormente autonomo e potente. E questa è una caratteristica tipica del vampiro, in effetti abbiamo già visto che in passato il vampiro fu spesso confuso con lo spettro.

Non volendo dilungarmi oltre, ma volendo fare chiarezza mi limito a proporre uno schema in cui far rientrare tutti questi tipi di manifestazioni, che sarà poi anche utile per classificare un minimo i vari tipi di vampiri nelle varie culture, che non sono affatto simili:

Oggettive autonome o limitate

Soggettive autonome o limitate

Le manifestazioni soggettive limitate colpiscono un solo individuo o una sola categoria in determinate circostanze ben definite. L’esempio classico è quello delle visioni prodotte da uno stato di eccitazione, in questo caso l’evento è legato passivamente ad un luogo (connotazione spaziale), ad un tempo (determinata ora) e a un fattore logico (lo stato di eccitamento). Pertanto questo è il caso di una semplice apparizione vista soltanto da una persona. Le soggettive autonome sono molto simili alle precedenti ma molto meno legate a fattori spaziali e temporali.

Passiamo alle oggettive: nelle limitate si tratta di esseri autonomi, slegati da qualsiasi condizione emotiva della persona che la percepisce, ma comunque legata a un posto e a un tempo particolare (Es. Casi di omicidi, morte violenta, ecc.). Le manifestazioni oggettive autonome sono rarissime sono slegate da qualsiasi vincolo, si può dire che abbiano una propria intenzionalità ed è proprio a questa categoria che facciamo riferimento quando parliamo di vampiro classico. La differenza tra il vampiro e lo spettro la possiamo capire ora molto meglio, in quanto salvo rare eccezioni, lo spettro e sempre legato a qualche posto o a periodi particolari e quindi, a differenza del vampiro rientra tra le manifestazioni oggettive limitate.

 

Andiamo ora ad analizzare più approfonditamente dove nasce la credenza nel vampiro. Esistono diverse teorie a tal proposito, ma le principali sono identificabili in cinque ipotesi; la prima sostiene che il vampiro è antico quanto l’uomo e le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Un’altra teoria, sostenuta principalmente da un certo  Jean-Claude Aguerre ritiene che il vampiro, come oggi lo conosciamo, nasca soltanto sulla base del materiale seicentesco, nell’Europa del primo XVIII secolo. Troviamo ancora teorie sull’origine sciamanica, su quella orientale ed infine su un’origine medievale.

 

Teoria dell’origine universale o preistorica

Montague Summers, celebre vampirologo, ha sostenuto con dovizia di particolari la teoria dell’origine universale del vampiro nel suo libro “The Vampire: His Kith and Kin”.  Siamo nel 1928 e.v. . “La tradizione” dichiarava Summers “è mondiale e di un’antichità senza data”. Le prove a questa teoria si trovano nella cosiddetta paura dei morti. Giacché la morte ha avuto inizio con la vita, sin dall’inizio della storia le popolazioni si sono trovate di fronte all’ignoto, al non conosciuto e da qui, come abbiamo già visto, sono nati particolari metodi di sepoltura, particolari credenze. Personalmente, per quanto mi riguarda, propendo nettamente per questa teoria, che, d’altra parte è molto razionale e suffragata da prove concrete, e non solo ipotesi. Inoltre se andiamo a studiare popolazioni ancora oggi in parte integre delle loro credenze originali, come certe tribù africane troviamo anche qui tracce di rituali o tradizioni legate ad un concetto di vampirismo. Questa teoria è stata sostenuta anche da un’altra famosa studiosa dell’argomento, Ornella Volta.

Massimo Introvigne trova da obiettare a questa teoria nel suo saggio sui vampiri “La stirpe di Dracula”, ma le sue obiezioni non negano la fondatezza della teoria. Infatti Introvigne specifica si dall'inizio del saggio che il suo interesse è rivolto verso un particolare tipo di vampiro, quello per così dire classico moderno, cioè che abbia particolari condizioni: si nutra di sangue, sia ritornato in vita con il suo stesso corpo. Questa relazione, invece non si ferma di fronte a questo tipo di vampiro o al vampiro in particolare ma cerca di andare a ricercare il vampirismo, cioè la forma universale, l’idea originale che successivamente si coagulò nel vampiro con i tratti che Introvigne delinea perfettamente. Questa idea originale la troviamo, come abbiamo visto sin dalla preistoria, e conseguentemente la troveremo in tutte le parti del mondo. Lo stesso Introvigne afferma: “Rimane peraltro innegabile il fatto che la paura di un ritorno dei morti è antichissima, e si accompagna spesso a pratiche – come il colpire al cuore i cadaveri con un paletto appuntito – che più tardi diventeranno parte integrante del mito del vampiro.”

Tenendo a mente le considerazioni sin qui riportate possiamo andare avanti ed esaminare le altre teorie sull’origine del vampiro.

 

Teoria dell’origine sciamanica

Secondo alcuni autori, la presenza del vampiro e di alcuni personaggi diversi, ma affini come il licantropo, nasce in un preciso ambiente religioso-culturale, e cioè quello dello sciamanesimo. L’area territoriale che questa identificazione ricopre è vastissima e va dal mondo celtico alla Siberia, dagli indiani d’America del Nord alla Germania precristiana, alla Scandinavia e all’Europa orientale.

Nel mondo sciamanico il collegamento tra il mondo dei morti e quello dei vivi non ammetteva soluzioni di continuità, secondo convenzioni del tutto mancanti nelle credenze religiose occidentali. L’aldilà era un mondo parallelo e rovesciato, opposto, ma complementare a quello dei viventi. Il viaggio verso l’aldilà era identificato come una sorta di viaggio iniziatico, da cui non si poteva tornare indietro. Per questo motivo, per esempio, gli Ugri seppellivano i defunti lontano dai villaggi e cospargevano la strada con oggetti appuntiti. Si credeva infatti che non tutti volessero o avessero la forza per intraprendere il vero e proprio viaggio, che nella maggior parte dei casi lo avrebbe portato alla reincarnazione, e che la maggior parte dei defunti preferisse rimanere ancorato al mondo dei vivi. Visto che l’unico legame con questo mondo era costituito dal loro corpo fisico, erano previsti tutta una serie di rituali per favorire una rapida putrefazione del cadavere, culminanti nella riesumazione dopo un certo numero di anni per assicurarsi l’avvenuta decomposizione. Diversamente si procedeva a complessi rituali di distruzione della salma.

Se nonostante tutto questo lavoro di aiuto per compiere il cammino iniziatico a lui proposto, il defunto si rifiutava di intraprenderlo rischiava di diventare un elemento di turbamento per tutto l’ordine cosmico. Si pensava allora che potesse attaccare i viventi succhiando loro il sangue, che anche in questa matrice culturale è visto come fonte di vita. Secondo una studiosa italiana Carla Corradi Musi “il vampiro nell’area sciamanica nella sua singolare realtà di ‘non-morto’ e di ‘non-vivo’ era già di per sé una figura trasgressiva, in quanto espressione di una condizione assolutamente innaturale. Nella visione sciamanica il vampiro, non potendosi reincarnare, ostacolava il collegamento tra il modo ultraterreno e quello umano”.

 

Questa figura si va a porre in netta contrapposizione con quella dello sciamano, anche lui ponte tra il mondo dei morti e quello dei vivi, ma che al contrario del vampiro, lavora per mantenere l’ordine prestabilito. E’ significativo che per allontanare il vampiro si usasse spruzzare acqua  in quanto possiamo identificare l’acqua come elemento di vita, di fertilità, teso a contrastare l’elemento di putrefazione, di sterilità rappresentato dal non-morto.

Sotto questo punto di vista il vampiro era una sorta di anti-sciamano. E’ da notare ulteriormente che nel modo sciamanico non esisteva una netta distinzione, come poi avvenne in successive religioni, tra bene e male; e questo poteva portare ad un ribaltamento degli elemnti che abbiamo finora visto, o almeno alla creazione di forme ibride. Ed è in questo modo, in questo mondo limite che separa lo sciamano dal vampiro, collegati entrambi al mondo dei morti che nasce una figura quasi di sintesi, comunque modellata con alcuni elementi tipici delle due precedenti figure: il taltos.

 

Il taltos è più che uno sciamano, uno stregone che era per così dire ‘chiamato’ da uno spirito animale che gli conferiva i suoi poteri. A questo incontro il taltos era predestinato sin dalla nascita da alcuni segni tipici come la presenza di denti o di coda già al momento della nascita (elementi già tipici di coloro che erano destinati a diventare vampiri). Dopo la morte il taltos correva il rischio di rimanere intrappolato nell’anima animale a lui collegata e di trasformarsi in una sorta di licantropo. Vediamo dunque che si tratta di una figura quasi passiva, che subisce l’influenza dello spirito. Tutto dipendeva dal tipo di spirito animale che era in contatto con il taltos, se era un cavallo per esempio il pericolo era minore e, dopo morto, il taltos si limitava ad apparire sotto le finestre della sua famiglia sotto la forma di un cavallino giallo, nitrendo e chiedendo un’offerta che finiva per esorcizzarlo.

A questo punto possiamo inserire una curiosità: è senz’altro interessante notare che la famosissima saga della letteratura fantastica del ‘ciclo delle streghe’ di Anne Rice sia incentrata sulla figura del taltos, Anne Rice infatti era precedentemente conosciuta per i suoi bellissimi romanzi sui vampiri, in primis, ‘Intervista col vampiro’, reso famoso anche dalla riedizione cinematografica. I suoi romanzi sui vampiri evocavano una figura struggente, malinconica, romantica, ed estremamente potente che sin dagli inizi della civiltà umana, sin dall’antico Egitto, cammina su questa terra, una figura che deve molto ad una visione romantica ottocentesca e che ha creato lettori appassionati, grazie all’estrema cura dei dettagli sui vampiri, di cui l’autrice è certamente un’esperta. Secondo me lo dimostrerebbe anche questo suo passaggio maturo dal vampiro romantico al taltos.

Ma concludiamo l’analisi di questa interessantissima teoria.

A mio parere questa ipotesi ci ha aiutato a conoscere alcune parti dello sciamanesimo che sono vicine al fenomeno del vampirismo, ma è assai lontana dal decretare l’origine certa del vampiro in questa area culturale.

 

La teoria dell’origine orientale

Personaggi simili al vampiro erano già stati segnalati in oriente da Marco Polo, ma solo nell’Ottocento è iniziato uno studio sistematico del vampirismo nel mondo orientale.

 

In Malesia, per esempio, esiste la credenza nei polong e nei pelesit – spesso accusati di succhiare sangue- si tratta di esseri creati con la magia. Il polong, in particolare è uno spirito che può essere attirato in una bottiglia dove è stato raccolto per due settimane il sangue di un uomo assassinato. Il pelesit di solito precede il polong insinuandosi nel corpo della vittima.

Sempre in Malesia troviamo troviamo i langsuyar e il pontianak talora confusi tra loro, il primo infatti è lo spirito di una donna morta durante il parto, mentre il secondo lo spirito di un bimbo abortito. In Indonesia la terminologia è invertita.

Spostandoci in India troviamo un insieme certamente più ricco di elementi. I Bhutas e i brahmaparusha sono spiriti di morti particolari, o morti di morte violenta o persone che in vita erano deformi o dementi. Questi si dice si aggirino nei cimiteri, possono trasformarsi in pipistrelli e attaccano i viventi sotto forma di ombre; possono anche entrare nel corpo dei viventi possedendoli e trasformandoli in assassini antropofagi.

Poi troviamo anche i vetalas o betails, spiriti che entrano nel corpo di defunti e li rianimano.

Nonostante la presenza di tutte queste forme, non credo si possa far risalire l’origine del vampirismo a queste aree geografiche come fanno alcuni autori, a volte riportando passaggi non troppo chiari a supporto delle loro teorie. Un’ipotesi alternativa, postula che il mito del vampiro possa essere arrivato in Europa con gli zingari. Il mondo degli zingari presenta somiglianze con quello dello sciamanesimo, e gli zingari temono il ritorno della persona morta sotto forma di mullo. I motivi per cui si può diventare mullo sono i soliti (morte violenta, suicidio...).

I Rom hanno diverse tradizioni riguardo al  mullo. Per alcune tribù il mullo esce dalla tomba a mezzanotte con il suo corpo, ma talvolta senza le ossa, per strangolare i viventi e cibarsi del loro sangue. Per altre tribù il mullo uscito dalla tomba si può trasformare in un grosso cane o in un lupo e attaccare così i viventi. Un’altra tradizione vuole il mullo alla continua ricerca di sesso, anziché di sangue.

Anche tra i Rom esistono precauzioni per evitare che il cadavere si trasformi in mullo e ancora oggi alcuni hanno l’usanza di perforare il cadavere con un ago d’acciaio all’altezza del cuore, altri costruiscono palizzate intorno alle tombe, altri lasciano delle offerte...

Il mullo può poi essere distrutto esumandone il corpo e bruciandolo, o meno drasticamente, tramite opportuni rituali magici. Si pensa anche che il mullo possa essere distrutto dal morso di un lupo bianco, di un cane nero, o di un gallo nero. Se il mullo durante i suoi rapporti sessuali avrà dei figli, questi non vivranno tantissimo ma avranno caratteristiche particolari. Il mullo, stesso, tuttavia non è immortale ma può vivere sino un massimo di cinque anni.

Per concludere l’esposizione di questa teoria, che come la precedente non fa altro che darci le prove dell’esistenza del vampiro in ogni parte del mondo, vediamo che anche in Cina sono presenti figure particolari riconducibili al nostro mito, ma i principali sono senza dubbio i Chiang Shih spiriti capaci di dar vita ai cadaveri e plasmare un proprio corpo con ossa o pezzi di cadaveri.

 

Teoria dell’origine europea antica o medievale

Questa teoria ha due versioni: la prima inquadra l’origine del vampiro nell’ambiente culturale greco e romano la seconda si sforza di farla nascere in periodo medievale o pre-medievale nella ‘terra oltre la foresta’, la Transilvania, o comunque nei paesi dell’Est europeo.

E’ vero che la Transilvania è ricchissima di leggende in tal senso, alimentate soprattutto dal mistero che ancora oggi circonda il personaggio di Dracula, il celebre Vlad Tepes storico, un eroico condottiero che si distinse nella lotta contro i Turchi, ma anche e soprattutto per la difesa e l’indipendenza del suo territorio, la Valacchia. Eroe nazionale, quindi, ma certamente molto sanguinario, aveva infatti l’abitudine di impalare i suoi nemici in gran quantità ed in seguito di banchettare tra le file di pali, a volte bagnandosi con il sangue dei nemici. Da qui la nascita della figura del vampiro per eccellenza.

E’ anche vero che si possono fare curiosi giochi di parole sul suo nome, Dracula; drakul infatti può significare drago, ma anche diavolo, e dracula starebbe quindi per figlio del drago o per figlio del diavolo.

Il drago sarebbe stato, però, anche il simbolo della sua casata; e suo padre, anch’esso di nome Vlad e anch’esso eroico condottiero fu fatto membro dell’Ordine del Dragone, un ordine del Sacro Romano Impero che riuniva tutti i più valorosi guerrieri nella lotta contro gli infedeli.

 

Teoria dell’origine moderna

Questa teoria, brevemente, mette in relazione la nascita del vampiro con il forte periodo di crisi spirituale collegato con l’Illuminismo. Non c’è molto da dire in proposito. Il suo principale sostenitore è Jean-Claude Aguerre che sottolinea come le difficoltà di interpretare il rapporto uomo-anima e quindi il problema della morte, nel Settecento, avrebbe in qualche modo plasmato la figura di colui che vince la morte con il proprio stesso corpo.

A mio giudizio, questa teoria può essere in parte accettata se la consideriamo valida solo per alcuni elementi che hanno costituito la figura del vampiro moderno. Abbiamo infatti visto che nessuna tradizione in realtà ci fornisce una figura del vampiro come noi lo conosciamo oggi, ma in maggioranza si tratta di spiriti o demoni. Credo anch'io che per individuare la nascita di certi connotati, e non del mito, si debba risalire a questo periodo, anche all’ottocento. Senza dimenticare che il risveglio vero e proprio del non-morto, con tutte le caratteristiche moderne si ha solo con il grandissimo Bram Stoker, autore del Dracula e con altri autori minori come, ad esempio il Polidori, amico intimo di Byron, e autore di un’altro importante libro, molto meno famoso, Il Vampiro. 

 

Abbiamo così introdotto le varie possibilità sull’origine storica del fenomeno, prossimamente ci addentreremo maggiormente nell’argomento andando a studiare le varie entità vampiriche, ed il modo con cui alcuni moderni gruppi magici tentano di interagire con esse.

 

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